giovedì 24 dicembre 2015

Regalo di Natale



Su diversi giornali sta girando una notizia come una musica in in sottofondo. Senza sensazionalismi e con un certo misunderstanding, alcuni quotidiani hanno riferito che in Italia il tasso di mortalità è aumentato di circa l'undici per cento in poco più di un anno. Circa sessantasettemila morti in più rispetto al 2014 che in assenza di dati strutturati (situazioni specifiche, fasce d'età, rilevazioni demografiche precise) ci rimandano comunque agli anni '40.
Secondo l'Istat servirà ancora qualche mese per avere a disposizione analisi più complete ed esaustive. Possiamo comunque fare alcune ipotesi: la più evidente è quella che vede il nostro paese invecchiare sempre più. Si fanno meno figli, ci si sposa più tardi e l'indice di natalità è sempre più basso. L'Italia sta diventando un paese di vecchi; in ogni settore l'accesso e la presenza dei giovani è sempre più rarefatta – il mondo del lavoro è ingessato, preso in una morsa soffocante tra pensioni sempre più lontane e precariato sempre più diffuso che rende difficile ai giovani l'accesso al lavoro, al "mestiere" e la possibilità di mettere su famiglia.
I tentativi fatti dai nostri governanti per risolvere il problema in realtà lo hanno profondamente aggravato – un sistema scolastico ridotto ad una farsa, un avviamento al lavoro inesistente e il collasso del sistema pensionistico hanno causato una situazione di precarietà sociale degna di una guerra.
Il sistema sanitario potrebbe essere una delle cause del problema; sempre più persone con patologie serie non riescono più ad avere accesso alle cure necessarie per inefficienza dei servizi o più semplicemente perché nonostante i limiti d'età, ancora costretti a lavorare senza possibilità di avere tempo e risorse occorrenti alle terapie di base.
Sembrerebbe che i decessi per patologie cardiovascolari o quelli causati da malattie croniche come il diabete siano improvvisamente aumentati.
Nell'indifferenza generale sanità, assistenza e istruzione stanno facendo terribili passi indietro. Quello che mi domando è se sia giusto che la politica continui a perseguire obiettivi distanti dal bene comune; si preferisce salvare banche o privilegi dei grossi gruppi finanziari in nome di una visione economica superata. La storia ci ha insegnato a più riprese che aumentare le tasse e ridurre e comprimere lo stato sociale non ha mai aiutato a risolvere le crisi economiche, anzi le ha aggravate – basta vedere l'aumento del tasso di disoccupazione di questi anni e il numero delle imprese costrette a chiudere i battenti.

domenica 20 dicembre 2015

Ciao Mario!



sabato 14 novembre 2015

Parigi



Sentendo le notizie che arrivano da Parigi non posso fare a meno di ricordare i bei momenti passati con mia moglie proprio nel XI arrondissement e i giorni trascorsi alla scoperta di una delle più belle città del mondo.
Le stragi di Parigi rappresentano indubbiamente il fallimento della politica che l'occidente e i paesi industrializzati hanno perseguito nei confronti dei paesi islamici e di quelli del terzo mondo.
Le ingerenze, gli aiuti elargiti a gruppi estremisti, le guerre scatenate per rovesciare regimi non graditi, i governi fantoccio stolidamente sostenuti per anni hanno portato a questi risultati.
Quando l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan gli Stati Uniti non trovarono di meglio che finanziare ed armare i talebani; quella che era una minoranza senza appoggi e con poco seguito, venne finanziata e armata e riuscì a prendere il controllo di gran parte del paese e ad allearsi perfino con i gruppi vicini ad Osama bin Laden – le manovre dell'occidente crearono un mostro. Con l'isis è avvenuta probabilmente la stessa cosa.
Nel 1953 in Iran un colpo di stato favorito e forse organizzato dagli USA e dal Regno Unito eliminò il premier Mossadeq fautore di una politica democratica riformista ed equidistante da Unione Sovietica e USA e consegnò l'Iran allo Scià Pahlavi che instaurò un regime di polizia ma confermò immediatamente i privilegi delle compagnie petrolifere occidentali. Lo Scià venne sostenuto fino all'ultimo, eliminando ogni possibilità di crescita di un'opposizione democratica e spianando la strada agli ayatollah.
Nei confronti del terzo mondo e dei paesi meno sviluppati la politiche sono state sempre improntate al massimo sfruttamento possibile passando sopra a tutte le più elementari regole del vivere civile. Dittatori sanguinari e politici corrotti sono stati aiutati e coccolati; gruppi di terroristi sono stati addestrati e finanziati nell'illusione di usarli e poi di poterli spegnere come avviene con gli elettrodomestici di casa.
Pagheremo per molto tempo ancora queste azioni dissennate alle quali purtroppo ha partecipato attivamente anche l'Italia; nella nostra costituzione ripudiamo la guerra ma siamo tra i maggiori esportatori di armi e non perdiamo occasione per intervenire in situazioni poco chiare. Questi interventi hanno causato esodi biblici di migliaia di persone che cercano di fuggire dalla guerra e dal terrore.
In queste ore qui da noi oltre alle solite dichiarazioni deliranti della lega e della destra, sembra che nessuno comprenda quello che sta accadendo; si inneggia a possibili “soluzioni d'intervento militare” dimenticando che il terrorismo è capace di colpire ovunque e che non ha “basi” individuabili nel senso militare del termine.
Sembra che pochi si accorgano che in questo momento le politiche e gli atteggiamenti dissennati del passato ci stanno presentando il conto.


sabato 7 novembre 2015

Divagare




Questo blog è nato semplicemente per gioco. Mi è sempre piaciuto annotare quello che mi passa in mente senza alcuna pretesa, solo per il piacere di farlo. Ho volutamente evitato strategie di comunicazione complicate e ho usato questo spazio come un bloc-notes. Mentre scrivo ora, guardo la mia gatta Maia che si stiracchia sul divano e per una volta mi rendo conto di non voler scrivere di qualcuno in particolare o di un argomento preciso; voglio dedicare questo post a chi - come la gatta – si accontenta di cose semplici, a chi si è stancato di dialogare dei massimi sistemi, a chi desidera piccole cose.
Bertrand Russel disse che l'equilibrio tranquillizza ma la pazzia è molto più interessante – è vero, ma alla lunga essere pazzi è stancante. Essere fuori dagli schemi e lottare per continuare ad esserlo è qualche volta faticoso e frustrante. Ripetere mille volte cose per me ovvie è un esercizio che non è piacevole, quindi oggi il post è dedicato al riposo e ai piccoli desideri.
Un piccolo balcone al sole, un libro che avevi letto vent'anni fa, una canzone dimenticata o una vecchia fotografia e cose del genere che contribuiscono a ricaricare la batterie.




domenica 1 novembre 2015

Internet


In questi giorni al parlamento europeo si è discusso di internet e di comunicazioni globali; tra strafalcioni, pressapochismo e ignoranza assoluta della materia (il livello dei parlamentari europei è quello che è …) alcune proposte potrebbero cambiare in peggio gli equilibri che rendono internet libera e imparziale come è stata fino ad ora.
Molti dei provider di telecomunicazioni più grandi e diversi gruppi finanziari sono favorevoli ad introdurre dei cambiamenti che potrebbero stravolgere completamente la rete così come la conosciamo oggi:

  1. Corsie preferenziali per il collegamento veloce di alcuni siti. Tutto il traffico diretto verso siti in grado di pagare, acquisterà visibilità immediata a dispetto del reale interesse degli utenti. Potrebbe non fregarmi niente degli argomenti e dei temi trattati da un certo sito ma mi ritroverei sempre le sue pagine onnipresenti a scapito di altre.
  2. Zero rating”, cioé non conteggiare nella bolletta dell’utente il collegamento a determinate applicazioni.
    Ovviamente solo quelle che possono pagare il servizio.

  3. La possibilità per i provider di definire “Classi di servizi” e di decidere se rallentare – o accelerare – il loro traffico e nei fatti, di impedirlo.

  4. La facoltà dei provider di gestire il traffico su internet e di rallentarlo per sventare una non meglio definita “Minaccia di congestione del traffico - in parole povere la facoltà di scegliere che tipo di traffico instradare in assoluta autonomia senza doverne rendere conto a nessuno.
Pochissimi mezzi di informazione si stanno occupando dell'argomento – molti gruppi editoriali sono probabilmente favorevoli a una deriva del genere che consentirebbe la loro sopravvivenza e farebbe aumentare i ricavi. Internet così come è strutturata oggi, consente la visibilità di soggetti e argomenti che non troverebbero spazio sui media tradizionali. Blog come questo, pagine dedicate a minoranze etniche e culturali, siti dedicati ad argomenti interessanti ma poco comuni hanno potuto vivere e comunicare attraverso l'imparzialità e la neutralità di internet. Start-up che nella rete hanno potuto nascere, vivere e ingrandirsi solo in forza delle loro idee – magari con pochi capitali ma con una visibilità assicurata senza l'impiego di grandi risorse.
Da qualche tempo, ciclicamente, nei parlamenti nazionali e negli organi transnazionali le proposte per “regolamentare” la comunicazione globale sembrano moltiplicarsi; anche molti soggetti politici apparentemente progressisti sembrano aderire a questa linea – magari con scuse fumose come quelle inerenti alla “privacy”, al controllo di eventuali frange “terroriste” o più semplicemente per la contiguità con i grandi gruppi editoriali e/o finanziari.
Lottare per conservare la rete così com'è è importantissimo. Fermatevi a riflettere su come potrebbe essere internet se fosse gestita da gruppi finanziari o direttamente dai governi. Sarebbe un mezzo di controllo di massa formidabile e qualsiasi voce fuori dal coro scomparirebbe nel nulla. In tutti i paesi in cui si esercita il controllo della rete la democrazia non esiste o viene quotidianamente messa in discussione. Più che a controllare la rete dovremmo lavorare a migliorarla, a garantirne l'accesso a tutti, a potenziare cose come l'istruzione e l'insegnamento a distanza ma tutto questo non sembra interessare molti.

sabato 26 settembre 2015

Trucchi e inganni



Il caso Volkswagen e la manipolazione dei software per “truccare” i test sulle emissioni in questi giorni ha tenuto banco su tutti i mezzi d'informazione.
Molti con malcelata soddisfazione, hanno accolto la notizia sottolineando che anche i meticolosi e precisi tedeschi si sono comportati da “italiani” e sono caduti in tentazione come se fossero dei “terroni” qualsiasi. Altri hanno sottolineato che i tedeschi in genere amano dettare regole a tutti e ora le hanno infrante ripetutamente e su scala industriale.
In realtà la vicenda ha dei risvolti drammatici e non solo per l'economia tedesca. La quotazione del gruppo VW è precipitata e l'inevitabile calo delle vendite si ripercuoterà anche su di noi; sembra che l'indotto dei sub-fornitori occupi direttamente almeno due o tremila persone qui in Italia oltre a diverse altre attività collegate indirettamente al gruppo di Wolfsburg.
Approfondendo la vicenda VW sembrerebbe che comportamenti del genere potrebbero essere la norma e non l'eccezione di molti altri costruttori che per ora tengono un basso profilo senza neanche cercare di precisare o smentire le voci sui risultati dei test d'inquinamento eseguiti sulle loro auto.
Se dimentichiamo gli stereotipi nazionali l'accaduto dovrebbe insegnarci che senza controlli meticolosi e frequenti tutti i gruppi industriali perseguono un solo obiettivo: il guadagno. Correttezza e onestà passano in secondo piano - qualsiasi sistema è buono se porta profitti. In Italia vicende come quelle dell'Ilva sono emblematiche e illustrano perfettamente quali sono le priorità dell'industria: profitti e guadagno. Con la complicità della politica e con il ricatto dei posti di lavoro sono nati dei mostri che inquinano, mentono, corrompono senza alcun riguardo per le regole e per il bene comune.


domenica 23 agosto 2015

Sacco e Vanzetti




Il 23 agosto del 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti pagarono con la vita il fatto di essere anarchici e italiani. Nonostante l'evidente estraneità ai fatti furono condannati per l'omicidio di una guardia e di un contabile di un calzaturificio. A nulla valse una confessione di un detenuto che li scagionava e il lavoro di una commissione d'inchiesta che metteva in dubbio le modalità del processo. 

Il governatore del Massachusetts A.T. Fuller si oppose alle richieste di grazia e di revisione del processo.
Negli USA di quegli anni imperversava la “paura rossa” - tutti quelli bollati come “sovversivi” non avevano alcun diritto legale e venivano bestialmente perseguiti. 

Il tipografo Andrea Salsedo, amico di Vanzetti, nel 1920 fu buttato da una finestra del Ministero della Giustizia (ricordate Pinelli?) e le proteste che seguirono furono represse brutalmente e fecero dei due anarchici due elementi da colpire come tutti quelli che avevano partecipato ai comizi e agli scioperi che seguirono.

Il fatto di essere italiani costituì un'aggravante in un periodo storico in cui l'emigrazione italiana negli USA era rilevante. 
Da un lato l'opportunità di avere manodopera a basso costo e dall'altro l'incapacità di integrare i “wops”, i “mangiaspaghetti” che pur contribuendo al sogno americano lavorando come bestie con paghe da fame e diritti inesistenti, erano trattati come animali.

A nulla valsero le richieste di clemenza di gran parte degli intellettuali americani e del governo italiano e le proteste di piazza in tutta Europa.

Solo cinquant'anni dopo il governatore Dukakis proclamò ufficialmente l'innocenza dei due anarchici italiani.

giovedì 20 agosto 2015

Social network, internet e bufale



Da qualche tempo ho notato un incredibile aumento del potere dei social network nel creare consenso e nel “fare opinione”.
Su alcuni temi come il lavoro, l'immigrazione, l'economia e l'inquinamento sembra che le opinioni espresse sui social siano ampiamente pilotate e confezionate ad arte per confondere le idee. Teorie farneticanti e prive di ogni fondamento scientifico e razionale sono propagandate come fossero il vangelo e discussioni politiche sembrano attrarre lo stesso pubblico e le stesse persone che scrivono sui bagni degli autogrill e delle stazioni.
La riforma della scuola è stato un esempio lampante – molti hanno crocifisso quegli insegnanti che magari a cinquant'anni hanno rifiutato di trasferirsi e di iniziare tutto da capo per continuare a lavorare; quasi nessuno ha pensato che con 1300 euro al mese trasferirsi in un'altra città e continuare a mantenere una famiglia nel posto d'origine sia un po' complicato e che il tanto agognato “posto in ruolo” poteva essere visto come un ricatto dopo anni di precariato.
Il massimo è stato raggiunto nelle critiche fatte dai giornalisti dell'Unità ai soliti “gufi”. 
Dimenticando che ormai il giornale fondato da Gramsci senza soldi pubblici sarebbe chiuso da anni, questi signori sono saliti in cattedra difendendo ad oltranza una riforma pressapochista e insultando chi non accetta o non può accettare di trasferirsi e di cambiare tutto per continuare a lavorare; anche la Pravda anni 50' funzionava così.
In tema di immigrazione e di lavoro poi i social network hanno sfiorato il paradossale; i vari Salvini, Meloni e compagnia hanno improvvisamente “dimenticato” chi firmò gli accordi di Dublino o chi votò a favore della legge Fornero o del governo Monti o dei vari interventi militari all'estero che hanno scatenato esodi biblici.
Questi capipopolo (che in gran parte hanno lucrato su profughi e migranti) hanno ormai preso il sopravvento – sembra che il problema principe dell'Italia siano gli immigrati e molti “dimenticano” che più di mezzo milione di italiani hanno lasciato il paese negli ultimi due anni in cerca di lavoro e di una vita migliore e che questo numero è destinato ad aumentare – anche se “stiamo uscendo dalla crisi”.
Uno degli argomenti elettorali preferiti di Le Pen – per inciso grande amica di Salvini – e di David Cameron è proprio la lotta all'emigrazione: ricordo agli “urlatori” dei social che anche i vostri figli potrebbero trovarsi costretti ad emigrare per studiare o per lavorare e a subire tutte le conseguenze di questa scelta e che stronzate tipo “l'Italia agli italiani”, “prima gli italiani” o bufale simili ci si ritorceranno contro come già successo in Svizzera e come succederà presto in Inghilterra, in Francia e in Germania.
Un altro classico argomento è quello dei mutamenti climatici per molti causati dalle “scie chimiche” o da segretissimi esperimenti di geoingegneria - l'inquinamento è in continuo aumento in tutto il mondo complice anche la crisi economica, ma molti credono a complotti condotti su scala planetaria da chissà quali oscure entità; nessuno si scandalizza per il ricatto di molti grandi gruppi industriali che giustificano il loro operato con la sopravvivenza dell'economia (il caso Ilva a Taranto è un esempio tragico) e nessuno si scandalizza per lo scioglimento del Corpo Forestale o per la assoluta mancanza di controlli ambientali sistematici. Sembra più facile dare la colpa a complotti segreti che al capitalismo selvaggio senza regole di questi anni.
Una regola aurea del giornalismo d'inchiesta recita “se vuoi sapere che succede vai appresso ai soldi”. Se lasciate stare complotti alieni, disinformazione pilotata e congiure dei klingon e ragionate serenamente vi accorgerete che l'economia selvaggia di oggi è riuscita a creare mostri. Quando i nostri politici parlano dell'istruzione, dei trasporti e della sanità come se fossero aziende private e non servizi primari per i cittadini servirebbe indignarsi veramente ricordando le parole di Gino Strada e non quelle di Renzi.

sabato 15 agosto 2015

Autismo e Ferragosto



Da lunedì prossimo la onlus “Fondazione Bambini e Autismo” in Friuli sarà costretta a sospendere le attività; la convenzione che assicura i finanziamenti è scaduta nel 2014 e la regione sembra aver “dimenticato” di rinnovarla. I metodi di supporto di questa onlus sono all'avanguardia nell'assistenza a chi soffre di queste patologie e nell'aiuto alle famiglie che vivono questo dramma.
Nel settembre 2013 la commissione salute del senato aveva convocato i vertici della fondazione per un'audizione ritenendo il lavoro eseguito in Friuli un modello d'assistenza possibile e praticabile in tutta Italia ma come spesso accade, alle parole non sono seguiti i fatti.
Da gennaio 2015 la fondazione è comunque andata avanti grazie a donazioni private e a sottoscrizioni ma ora sembra che non sia più possibile continuare oltre.
Le richieste di incontri con il ministero non hanno neanche ricevuto una risposta e da lunedì chi avrà necessità di usufruire dei servizi specialistici erogati dall'associazione dovrà pagare.
Per l'ennesima volta agli annunci roboanti non sono seguiti i fatti – dopo la proposta di legge sull'autismo pubblicizzata a reti unificate e strombazzata ai quattro venti questa è la situazione reale (che i media hanno beatamente ignorato tranne alcune rare eccezioni perse tra i soliti pezzi sulle vacanze dei vip e sugli effetti della chirurgia plastica).
Anche in questo caso i proclami sono stati molti ma i fatti pochi.
Buon Ferragosto a tutti.


domenica 9 agosto 2015

Linux

La storia


Nel 1990 uno studente finlandese, Linus Torvalds, cercava un sistema operativo per il suo computer 386 che fosse meno cerebroleso e più economico di quelli reperibili all'epoca. Ispirandosi al sistema Minix (una sorta di Unix a microkernel sperimentale per p.c.) iniziò a scrivere l'ossatura di un possibile sistema operativo.
L'idea geniale fu quella di implementare Unix in un singolo kernel adatto, chiedere aiuto alla comunità dei programmatori e lasciare tutto di libero dominio. Dopo un primo periodo di sviluppo fu rilasciata una versione del sistema funzionante e molti ricercatori contribuirono a perfezionarla. Questo anche grazie alla politica di licenza pubblica GNU che ha permesso il continuo sviluppo di Linux e l'elaborazione di una documentazione completa disponibile a tutti. 

Oggi


Linux è diventato - soprattutto nei sistemi di rete - un punto di riferimento e un temibile concorrente dei software proprietari. Internet "gira" al 90% su Linux, e molti dei dispositivi tecnologici che usiamo sono Linux o derivati direttamente da esso. Smartphone, tablet, decoder tv, mediacenter e tante altre cose impiegano questo sistema operativo.
Importanti aziende lo hanno installato sui loro server, apprezzandone la stabilità e la economicità. Molte organizzazioni hanno creato delle "distribuzioni" - raccolte di programmi e applicazioni che permettono di installare facilmente Linux con tutto quello che serve per iniziare a lavorare: software di rete, applicazioni office, database, programmi per l'elaborazione grafica ecc.
Il tutto con un vero multitasking e con una affidabilità elevatissima. Molti ritengono Linux un sistema per hacker o per tecnici; personalmente ho avuto più difficoltà nell'installare e nell'usare windows 8 e sono un utilizzatore normale non certo un guru. Certamente potrebbe servire documentarsi e studiare un po', ma il gioco vale la candela. Inoltre ho apprezzato la sicurezza e l'immunità a virus, worm, spyware e dataminer vari.

Primi passi con linux


Ho installato Linux la prima volta quasi dodici anni fa per pura curiosità su un vecchio computer destinato al pensionamento; con mia grande meraviglia, dopo qualche difficoltà dovuta alla mia totale inesperienza, ho ottenuto una workstation efficientissima che ha fatto sfigurare una nuova macchina pagata fior di quattrini.
Via via che sono stati disponibili, ho installato gli aggiornamenti e ho provato nuove distribuzioni.
Tutto l'hardware di normale diffusione è pienamente supportato e i programmi d'installazione sono ormai semplici e intuitivi.
Le uniche difficoltà nascono con periferiche vecchiotte o non molto diffuse; ricordate però che da qualche tempo, molti produttori si sono accorti di Linux e gran parte del nuovo hardware spesso è pienamente supportato dal pinguino. Non avete più scuse ... provatelo!

Ora al lavoro!


Prima di tutto procuratevi una distribuzione adatta all'hardware che intendete usare. Personalmente consiglio Ubuntu o OpenSuse - sono quelle con un installer migliore, supportano una quantità di hardware vecchio e nuovo e comprendono già quasi tutti i programmi di cui si può aver bisogno; distribuzioni come Slack o Gentoo lasciatele ai puristi o ai maghi dell'informatica. Per imparare usate distribuzioni orientate alla grande utenza e non agli specialisti; di solito sono quelle più documentate e più aggiornate.
Cercate di non usare distribuzioni datate a meno che non prevediate di usarle su macchine vecchiotte. Ogni distribuzione viene aggiornata almeno con cadenza mensile oltre che per il kernel anche per il nuovo hardware e le correzioni dei bug. Leggete e installate gli how-to inclusi nelle distribuzioni. Non ho mai trovato difficoltà che non potessere essere risolte aprendo le pagine d'aiuto o sbirciando i forum degli utenti.
Attualmente ho installato Ubuntu su un vecchio mini-pc con una connessione a larga banda. L'unica accortezza è stata quella di espandere la ram; questo minicomputer è quello che uso ormai molte ore al giorno anche per lavorare, scrivere queste pagine, collegarmi da casa alla rete dell'ufficio e ascoltare musica.

Installazione


Il primo passo è quello di raccogliere più informazioni possibili riguardo all'hardware che intendete utilizzare. Tutte le distribuzioni hanno una lista dei dispositivi compatibili - consultatela! Iniziate con l'installare un sistema di base con pochi fronzoli che consenta di rendervi conto delle caratteristiche di Linux; farete sempre in tempo a caricare altri programmi in seguito.
Quasi tutte le distribuzioni hanno poi anche edizioni live con cui è possibile provare Linux senza installarlo e scoprire eventuali incompatibilità o più prosaicamente vedere se è quello che fa per voi, se vi piace la grafica e l'aspetto e se tutto funziona come volete.
Per adesso lasciate eventuali compilazioni del kernel o altre operazioni astruse ai più esperti - accontentatevi di mettere in piedi un sistema stabile anche se ridotto all'osso e di imparare la sintassi dei principali comandi; anche se è possibile non usare mai la cli e lavorare in modo grafico con Kde o Gnome può essere utile, soprattutto in casi d'emergenza, conoscere l'uso della linea di comando.
Cercate di capire che Linux non può avere le stesse caratteristiche o gli stessi modi d'uso di windows e che il primo passo per conoscerlo è quello di poter accedervi rapidamente e con semplicità. Non serve installare cose soltanto per vedere come vanno; spesso una lettura della documentazione dei programmi vi farà risparmiare tempo.
Cercate di perdere le brutte abitudini ...
Consultate le pagine dedicate a Linux e i gruppi di discussione. Spesso problemi apparentemente insormontabili son stati già affrontati e risolti brillantemente da qualcun'altro.
In breve le difficoltà più comuni sono quelle causate da incompatibilità hardware soprattutto per quello che riguarda schede video - la regola d'oro è quella di impiegare dispositivi d'uso comune per montare un sistema funzionante - fatto questo è possibile fare eventuali esperimenti di sostituzione con i singoli componenti se proprio non riuscite a smettere di smanettare.
In linea di massima è possibile mettere su un sistema Linux in meno di un'ora su tutto l'hardware più comune, portatili e netbook compresi.
Ovviamente è molto comodo disporre di una connessione internet veloce, soprattutto per scaricare gli aggiornamenti o addirittura le immagini iso delle varie distribuzioni.

domenica 2 agosto 2015

Re leone




Nei giorni scorsi l'uccisione di un leone nel parco di Hwange nello Zimbabwe ha scatenato l'indignazione sui social. Il leone Cecil era diventato il simbolo del parco e anche l'università di Oxford stava conducendo una ricerca su di lui e sugli altri esemplari del parco.
Il dentista del Minnesota responsabile dell'uccisione sembra abbia pagato cinquantamila dollari a delle guide locali per poterlo uccidere e ora ha fatto perdere le sue tracce incalzato dagli animalisti che ormai bivaccano in permanenza davanti alla sua clinica, impaurito dalle petizioni che reclamano a furor di popolo la sua estradizione ad Harare.
Molti hanno fatto notare che un bambino di diciotto mesi è stato bruciato vivo in Cisgiordania senza aver causato un'ondata di indignate proteste come Cecil.
C'è però da tenere conto che l'empatia con la natura è perfettamente comprensibile e purtroppo, situazioni come quella della Palestina non fanno più notizia forse per rassegnazione o forse per l'incapacità di capire una storia così tormentata e così lunga.
Inoltre sta cambiando la consapevolezza nei confronti della natura; se fino ad oggi commercialisti, avvocati e manager scalavano l'Everest (mettendo a rischio la vita delle guide e degli altri scalatori) o partecipavano a safari sparando a tutto quello che si muoveva - questi comportamenti sembrano non andare più di moda – anche negli armatissimi USA.
Anche se spesso solo a parole, molti sembrano cercare un rapporto più diretto e ragionevole con la natura e con gli animali; un mondo non soltanto da conquistare ma da conoscere e da preservare e la storia di Cecil ne è un esempio.
Se riuscissimo ad estendere questa empatia ...

domenica 26 luglio 2015

Ancora una volta



Ritorno ancora a parlare del sindaco Marino dopo i fatti di questi giorni. I vertici dell'azienda che gestisce i trasporti romani sono stati azzerati ed è stata annunciata l'intenzione di coinvolgere soggetti privati in quello che è forse il servizio più scadente della capitale.
Con due anni di ritardo Marino si è finalmente accorto che serve un management competente e che essere parenti/amici di alemanno non basta a garantire un servizio degno di una città come Roma.
Come ho già detto i mali della città eterna non possono essere cancellati in pochi giorni ma proporre di sostituire i numeri romani nella toponomastica non mi sembra la priorità giusta da affrontare e i monumenti illuminati da Storaro sono bellissimi ma se poi non possono essere raggiunti dai turisti e dai romani rimangono fini a se stessi.
Tra i dirigenti delle società comunali potete trovare i curriculum più vari: ex neofascisti, truffatori, cubiste, fiorai, delinquenti comuni, parenti e amici. Questa iniezione di competenze ha prodotto dei deficit enormi e ha ridotto la qualità dei servizi comunali a zero. Dopo due anni Marino propone di “aprire ai privati” e chiede ai cittadini di avere pazienza – anche se fino ad oggi coinvolgere i privati nella gestione della cosa pubblica non ha funzionato; gli scopi di un'impresa privata quasi mai coincidono con l'erogazione di servizi per tutti – vedi quanto accade con la gestione delle risorse idriche, la raccolta dei rifiuti e le telecomunicazioni.
Non metto in dubbio l'onestà e le competenze di Marino ma discuto la lentezza del suo operato e la sua roadmap non mi convince; nella vita della capitale servono risposte rapide e occorre concentrarsi immediatamente sul problema dei trasporti e su quello della pulizia – il turismo che è la risorsa principale non aspetta e Roma sembra ormai “passata di moda”; serviranno anni per recuperare le posizioni perdute.
Gli articoli apparsi sulla stampa americana e inglese sono stati visti quasi con fastidio ma l'analisi che hanno fatto, se pur semplicistica è sostanzialmente giusta. Arrivando a Roma già lo stato degli aeroporti e delle stazioni è indicativo della situazione e ne è il biglietto da visita; prendere un taxi è un'esperienza unica – se sei un turista è probabile che in un modo o l'altro verrai fregato; se provi a prendere i mezzi pubblici troverai orari e percorsi fantasiosi rigorosamente in italiano (che come tutti sanno è lingua parlata perfettamente in tutto il mondo) e se ti viene voglia di un gelato in un bar del centro avrai buone probabilità di spendere più che in una gioielleria.
Rassegnazione, senso di impotenza, scarsa partecipazione sono ormai caratteristiche dei romani – sicuramente non aiutano ma sono l'esatta fotografia di quello che sta succedendo.

sabato 11 luglio 2015

L'extraterrestre




In questi giorni a Roma Ignazio Marino sembra essere nella bufera. Le indagini sul malaffare e sugli scandali di “mafiacapitale” hanno escluso ogni responsabilità del sindaco ma la situazione di malessere vissuta dai cittadini romani e le continue inefficienze hanno scatenato una campagna mediatica durissima per invitarlo a dare le dimissioni.
Una connessione più che trentennale fra politica e delinquenza non può essere cancellata in un attimo e sicuramente Marino è il meno responsabile tra tutti i politici che hanno amministrato la città eterna ma anch'io come altri, sono arrivato alla conclusione che il suo operato in questa situazione è perfettamente inutile e forse anche dannoso.
Roma ha bisogno di ripartire da zero immediatamente con uomini nuovi e completamente estranei all'oligarchia criminale che l'ha guidata fino ad oggi. Ogni giorno di ritardo renderà sempre più difficile e costoso uscire da questo pantano di disonestà e inefficienza.
Una soluzione possibile potrebbe essere il commissariamento totale dell'intera giunta per cercare di spezzare questa spirale di corruzione quotidiana che non ha risparmiato nessun settore della vita cittadina e ha paralizzato anche le gestioni ordinarie.
Pulizia, ordine pubblico e trasporti sono nel caos; i costi dei lavori per le nuove linee della metro sono aumentati a dismisura in modo incontrollato, circa il 30% dei mezzi pubblici sono inutilizzabili in attesa di riparazioni e tra circa cento giorni ci sarà un giubileo con un prevedibile grande afflusso di turisti mentre anche l'acquisto del gasolio per i bus è un problema.
Nel frattempo Marino se la è presa con i macchinisti della metro che secondo lui, non “producono” abbastanza. Ho il sospetto che non abbia mai visto la cabina di guida di un treno della Roma – Lido o lo stato dei materiali Atac; nel 2015 è semplicemente vergognoso che ci siano persone costrette a lavorare in queste condizioni in un'azienda che ha più manager che autisti, meccanici e tecnici. Non vivo più a Roma da quattro anni e faccio il pendolare – affermo queste cose con cognizione di causa.
Molti hanno segnalato che il personale dei trasporti di Milano lavora più ore a settimana – verissimo, ma con materiali e condizioni di lavoro ben differenti.
L'allegra gestione di Alemanno & compagni, le esternalizzazioni e i lavori appaltati ad “amici e parenti” hanno fatto il resto; non c'è praticamente quasi nessuna stazione della metro con tutte le scale mobili e gli ascensori funzionanti (il tragico episodio avvenuto alla stazione di Furio Camillo è indicativo della situazione) e la qualità dei servizi non è mai stata così scadente. Anche la ferrovie urbane e regionali soffrono gli stessi problemi e rendono Roma una città irraggiungibile, impraticabile e invivibile.
Spostarsi a Roma usando i mezzi pubblici non è mai stato così difficile; alcune misure come l'ultima riorganizzazione dei percorsi e delle linee bus hanno addirittura peggiorato la situazione.
La raccolta dei rifiuti è un altro male endemico a cui nessuno ha cercato di porre rimedio.
Servirebbero soluzioni e delibere rapide ma quasi sempre ci si è limitati ad annunci sensazionali quasi mai seguiti dai fatti – (Renzi docet) – sono state inaugurate strutture poi dimenticate, sono state annunciate politiche e manovre mai messe in atto ma pubblicizzate fino alla nausea.
Trovo goffi, strumentali e qualche volta vergognosi gli attacchi subiti da Marino in questi giorni ma sono dell'idea che un sistema del genere non si possa cambiare più. L'unica soluzione è ripartire da zero abbandonando completamente una classe di amministratori che si è rivelata la peggiore del dopoguerra.


sabato 4 luglio 2015

Disastri annunciati


Gli avvenimenti in Grecia hanno cancellato definitivamente il sogno di una Europa unita; ancora una volta gli interessi della gente comune sono stati sacrificati dalla legge del più forte. Mai come adesso l'ipocrisia delle frasi fatte di questi anni - “ce lo chiede l'Europa”, “nascita di un grande progetto economico”, “verso gli stati uniti europei” - appare tragicamente evidente.
Non occorre essere dei geni per capire che in questo momento di recessione economica tutte le misure di austerità, tutti gli attacchi al welfare e gli aumenti della pressione fiscale serviranno soltanto a proteggere gli interessi della Germania e di pochi grandi gruppi economici.
Il benessere dei popoli del vecchio continente non è stato neanche preso in considerazione, i greci non potranno tassare le rendite dei patrimoni più grandi ma – come noi italiani – dovranno aspettarsi una economia sempre più pilotata dagli interessi dei gruppi finanziari tedeschi e francesi.
Jean-Claude Juncker che nel 2013 aveva dato le dimissioni dal governo del Lussemburgo dopo essere stato sospettato di aver agevolato con provvedimenti fiscali compiacenti diverse multinazionali e aver creato una polizia segreta per spiare migliaia di cittadini, ora svolge il lavoro sporco: privilegiare gli interessi di pochi a scapito di molti con una inflessibilità che rasenta la monomania.
Una colossale opera di disinformazione ha instillato in tutti gli europei una fatalistica rassegnazione nell'accettare queste politiche e la paura di metterle in discussione.
La Germania sembra aver dimenticato il trattamento economico di favore che le ha permesso di rinascere, di riunificarsi e diventare l'economia più forte del continente.
Ma quale che sia il risultato del referendum in Grecia l'Europa ha comunque perso.
Se i greci voteranno contro le misure economiche avranno creato un pericoloso precedente – se voteranno a favore queste misure dovranno funzionare a tutti i costi per non minare la credibilità internazionale (già scarsa) dell'unione europea.
La cravatta che Renzi ha regalato a Tsipras potrebbe soffocarci tutti.





domenica 14 giugno 2015

Ornette Coleman





Ornette Coleman credo sia stato uno dei più influenti musicisti di jazz degli ultimi sessant'anni.
E' venuto a mancare l'undici giugno e nonostante l'età ha suonato e composto musica incessantemente dall'inizio degli anni '50. Miles Davis quando lo ascoltò per la prima volta lo definì “uno svitato” ma la sua musica ha influenzato il jazz moderno con l'uso dell'improvvisazione, le contaminazioni tra rock, blues elettrico e musica seria e il suo originale modo di comporre ha contribuito a creare una nuova generazione di musicisti.
Quando frequentavo il liceo ascoltarlo insieme ad altri artisti come Sonny Rollins o Miles Davis era quasi un obbligo – la sua musica dava un senso di freschezza e di liberazione inusuale per quei tempi.
Con il passare degli anni ho ritrovato ispirazioni alle sue melodie e ai suoi modi di suonare in molti artisti più giovani; non solo nel jazz ma anche nella musica elettronica d'avanguardia e nella world music – con il senno di poi mi sono reso conto che quella che consideravo una moda passeggera era un contributo all'arte e alla musica importantissimo.

sabato 30 maggio 2015

Mary Ellen Mark



Alcuni giorni fa ci ha lasciato Mary Ellen Mark una grande fotografa americana che con le sue immagini vive, crude e dirette ha segnato un'epoca.
Ho iniziato a conoscere le sue immagini a metà degli anni '70.
I soggetti che prediligeva erano spesso strani, inusuali, borderline e nell'atmosfera patinata di quell'epoca facevano effetto. Le sue immagini apparentemente senza regole compositive evidenti, in realtà erano studiate e preparate con cura. Se avete conosciuto le sue foto di scena e i suoi reportage capirete quello che dico.
Di Mary Ellen Mark ho sempre ammirato il coraggio di andare contro corrente e la capacità analitica affilata come un rasoio. Aveva il dono di raccontare storie in pochissime immagini e il suo tratto caratteristico era originalissimo.
Non posso pubblicare su questo blog le sue foto per ovvie ragioni di copyright ma non è difficile vederle in rete. Vi invito a trovarle – in tempi come questi dove, tra smartphone selfie e photoshop il gusto per l'immagine sembra essersi appiattito, osservare i suoi lavori è una stimolante ventata di aria fresca e i suoi reportages sono ancora attuali.
Le sue celebri foto di scena sembrano qualche volta indicare un percorso narrativo parallelo al film e al soggetto ripreso – vedi il ritratto di Marlon Brando/Kurz di Apocalypse Now o le foto scattate a Federico Fellini ; una grande reporter che riusciva ad illustrare molti “destini incrociati” in una sola immagine.
Rivedendo i suoi lavori ho provato le stesse sensazioni di trent'anni fa e trovo ancora validissime gran parte delle sue cose.







venerdì 15 maggio 2015

Episodi


Ultimamente mi sono capitati alcuni episodi spiacevoli per aver pubblicato dei post su facebook in cui parlavo di politica, di governo e di opposizione.
Amici di lungo corso hanno mostrato uno spiacevole lato oscuro insultandomi semplicemente perché non la penso come loro. Altri hanno preferito rispondere a frasi fatte e luoghi comuni non capendo un tubo di quanto scritto.
Ho sempre messo in conto che le discussioni sui social sono un po' come i muri dei bagni alla stazione – spesso riescono a scatenare il lato peggiore delle persone, quindi pazienza …
Quello che vorrei ribadire è che la diversità di opinioni è fantastica e poter discutere è bellissimo; gli insulti eliminano ogni possibilità di spiegazione, le frasi fatte o gli slogan chiudono ogni porta.
Cari ex amici lo so che ho cambiato forse strada e idee - qualche anno fa pensavo che un grande partito di sinistra dovesse rappresentare degnamente chi lo votava e che i numeri fossero importanti; pensavo che un partito doveva avere l'opportunità di essere maggioranza per governare e votarlo servisse effettivamente a cambiare le cose.
Certamente occorreva accettare qualche compromesso, uscire dalle dialettiche “tutto e subito”, accettare come compagni di strada altri soggetti con radici diverse e approvare politiche e provvedimenti distanti dal mio modo di pensare per non disperdere energie e per fare fronte comune. Col tempo però i compromessi sono diventati sempre più pesanti e velenosi e le cose fatte sempre più distanti e contrarie a quello che ritenevo giusto - fino a non farmi distinguere più differenze tra quello che volevo e quello che combattevo.
Qualcuno mi ha detto che cambiare idee non è un dramma – sono d'accordo – ma non credo poi di aver cambiato idee o valori in modo sostanziale.
Mangio più verdure e cerco di fumare meno e cerco anche di essere più educato di un tempo ma credo ancora che il mondo che ci circonda possa essere reso migliore per tutti e non per pochi.
Carissimi fatevene una ragione – vi rispetto, se non la pensate come me non mi offendo - abbiate però il coraggio di fare altrettanto.
Affettuosamente vostro

giovedì 14 maggio 2015

I ricordi e il digitale


L'avanzare dell'elettronica e del digitale nella vita di tutti i giorni ha reso obsoleti molti dispositivi. Macchine fotografiche, walkman, registratori, giradischi e radio sono stati sostituiti da smartphone e tablet.
Trenta-quaranta anni fa il computer cambiò definitivamente il modo di scrivere e di prendere appunti o di ascoltare musica e vedere film – oggi dispositivi sempre più piccoli e meno ingombranti hanno cambiato le nostre abitudini in maniera ancora più radicale che allora.

Ci scambiamo messaggi, facciamo partecipi i nostri amici e conoscenti della nostra presenza e dei nostri stati d'animo attraverso i social e siamo sempre visibili, raggiungibili e collegati. Inviamo le nostre immagini in tempo reale condividendo i posti visitati, le situazioni vissute e le emozioni provate.

Una caratteristica abbastanza sinistra del digitale è che finita la condivisione immediata - delle nostre informazioni rimangono ben poche cose da ricordare: le immagini e le situazioni vengono subito sostituite dalle successive e anche quelle che vorremmo conservare spesso finiscono cancellate/dimenticate/superate per disattenzione o disinteresse o magari per l'acquisto di un nuovo dispositivo più cool ma completamente diverso dal vecchio.

Soprattutto per le immagini è cambiato il modo con cui le usiamo e le consumiamo. La fotografia tradizionale - “analogica” - veniva eseguita con il preciso intento di ricordare; dovevi caricare la tua macchina, scattare e aspettare che le foto fossero pronte magari cinque o sei giorni dopo.
Inoltre i costi e le limitazioni della pellicola rendevano l'atto di fotografare probabilmente più “pensato” - dovevi raccontare la vacanza in dodici o trentasei pose, immortalare l'evento e condensarlo rinunciando da subito a qualsiasi pretesa “real time”.

Le prime foto istantanee polaroid fecero scalpore proprio perché con questi foglietti di plastica malamente colorati ti sembrava di abbattere delle barriere insormontabili e guadagnare in spontaneità e immediatezza con l'immagine ancora “calda”, visibile e pronta mentre gli eventi erano ancora in corso.

Un'altra insidia del digitale poi è la rapida obsolescenza dei formati. Chi trent'anni fa usava i primi word processor oggi difficilmente riuscirà a leggere le cose scritte all'epoca a meno che non le abbia stampate su carta così come le immagini elaborate e archiviate all'epoca difficilmente potranno essere recuperate dai vecchi supporti di memorizzazione.

Tutto sommato le tradizionali foto “chimiche” reggono ancora bene; risentono poco del tempo – soprattutto se ben conservate – e molto meno delle prime stampe a colori a getto d'inchiostro che sbiadiscono irrimediabilmente in poco tempo.
Diapositive kodachrome di cinquant'anni fa sono ancora più che presentabili mentre diventa difficile leggere alcuni supporti di memoria che il rapido progresso ha reso superati e archivi interi sono miseramente scomparsi per un hardisk rotto o per essere stati archiviati su sistemi inaffidabili e ormai irreperibili - oppure più prosaicamente - per una password di accesso al cloud andata persa.

Possiamo ancora ascoltare un disco in vinile ma alcuni dei primi cd a causa di inchiostri delle etichette chimicamente troppo aggressivi, sono ora irrimediabilmente danneggiati e inascoltabili.

Probabilmente questi nostri anni rischiano di essere tra i meno documentati e paradossalmente soltanto i documenti e le immagini messi in cloud su internet avranno una qualche probabilità di salvarsi – sempre che non vengano sommersi dall'enorme quantità di altri dati e non scompaiano in questo enorme rumore bianco che distingue la Rete.

L'eccessiva quantità di informazioni – l'alea - spesso rende difficile trovare quello che ci interessa – non mi ricordo chi disse che le informazioni utili su internet sono come piccoli diamanti in un oceano di fango.

Aveva ragione.

domenica 10 maggio 2015

Occasioni perdute


Con la discussione sul job act e quella sulla legge elettorale la minoranza del PD ha dimostrato che in un partito come questo “l'opposizione leale”, “la coscienza critica” e lo “spirito unitario” non servono a niente e ha perso forse l'ennesima occasione per contare qualcosa.
La partecipazione al teatrino, i mugugni, le interviste piene di frasi oblique e di ammiccamenti che sembrano altolà (e viceversa) hanno dimostrato la distanza tra la politica di questi “oppositori” e la realtà di tutti i giorni.
Una riforma del lavoro che non avrebbe immaginato neanche la Thatcher, scritta con un pressapochismo preoccupante e promulgata senza possibilità reali di discussione ora viene vista come la panacea universale – la medicina che ci dovrebbe far uscire dalla crisi, la bacchetta magica che tutto risolve e tutto aggiusta.
La scuola non versa in migliori condizioni – il governo ha partorito dei provvedimenti da pazzi che riusciranno ad affossare definitivamente il settore dell'insegnamento.
I nostri baldi combattenti per ora brontolano, qualche volta minacciano (velatamente) ma restano aggrappati alla poltrona tranne pochissime eccezioni – l'addio di Civati è stato fino ad ora, l'unico gesto coerente e coraggioso.
In questo gioco sicuramente ha avuto un peso notevole anche la predilezione degli italiani a delegare la gestione della cosa pubblica all'ennesimo “uomo del destino”. Dopo Mussolini, Craxi e Berlusconi, è probabile che ci tocchi ora un ventennio in stile Renzi – tutto tweet, annunci, supercazzole, selfie e gelati.
Mentre quello che era il maggior partito progressista italiano è diventato simile alla democrazia cristiana della prima repubblica il resto del mondo è andato avanti – culture ed economie ci sopravanzano allegramente infischiandosene delle nostre beghe, dei nostri sottili distinguo e dei nostri buoni propositi e relegando l'Italia ad un ruolo sempre più marginale.
Poi ci sorprendiamo che la Mogherini non sia stata neanche interpellata mentre si discuteva con Putin o che una banda di olandesi ubriachi abbia bloccato e devastato il centro storico di Roma.
Ci sorprendiamo che i giovani siano costretti ad emigrare per trovare lavoro ma abbiamo la legge Fornero.
Ci meravigliamo che la scuola sia finita in malora ma i ministri della pubblica istruzione degli ultimi trent'anni hanno rappresentato il peggio che si poteva esprimere.
Ci sorprendiamo della durata della crisi ma aumentiamo l'iva, aumentiamo le tasse e la burocrazia nella speranza che l'economia si risollevi.
Ci meravigliamo per la corruzione ma spesso per proteggere interessi personali vengono promulgate leggi sempre più “colabrodo” e sempre più permissive e indagati e condannati siedono in parlamento in quasi tutti gli schieramenti.


venerdì 1 maggio 2015

Pedalare a vuoto


La sentenza della Consulta – peraltro ampiamente prevedibile – ha bocciato la riforma Fornero; la legge proposta tra lacrime e tweet ora costerà miliardi di euro e probabilmente polverizzerà il “tesoretto” di Renzi (sempre che esista e sia reale).
Quelli che erano i “tecnici” al governo si sono rivelati un branco di dilettanti; tra i provvedimenti economici di Monti e Fornero e le discutibili manovre sul lavoro dell'attuale governo l'economia non riparte e il baratro sembra essere sempre più profondo – basta leggere le ultime statistiche pubblicate da quei pericolosi gufi sovversivi dell'Istat.
Non serve aver studiato ad Harvard per capire che diminuzione dei diritti e aumento delle tasse non hanno mai fatto ripartire le economie. Purtroppo maggioranze e opposizioni che si sono succedute al comando in questi anni sembrano stolidamente non capirlo.
La minoranza del pd e molti suoi elettori ora accusano Renzi per la “deriva impressa al partito” ma le cose sono iniziate molto prima con le bicamerali a vuoto, con il mettere in discussione i diritti del lavoro e con tante altre cose non fatte come la revisione del bilancio della difesa, l'abolizione reale degli enti inutili e riforme da ottenebrati come quella della scuola che ha precipitato il settore dell'istruzione nel terzo mondo.
Intellettuali e figure pubbliche come il vignettista Staino danno la colpa a Bersani e al vecchio gruppo dirigente del pd per non aver fermato Renzi ignorando che la logica conseguenza di errori commessi vent'anni fa ha spianato le porte all'ex sindaco di Firenze e a tutta la corte di yes-men che ha intorno come già accaduto con Berlusconi.
Non esiste secondo me un prima senza Renzi e un dopo con Renzi – certe idee vengono da lontano, commistioni tra politici, delinquenti e imprenditori non sono di adesso ma inquinano da tempo opposizioni e maggioranze di governo – certi tentennamenti e certi compromessi ora vengono al pettine in tutta la loro gravità.
Buon primo maggio a tutti.

sabato 25 aprile 2015

Tragicomico


Come accade quasi sempre, la tragedia della morte di Lo Porto si è trasformata in farsa. Il ministro Gentiloni ha riferito fuffa in un aula semivuota – i nostri politici soffrono della sindrome del week-end lungo - cercando di giustificare l'assenza di una linea di politica estera credibile.
Renzi negli USA non è stato neanche informato di quanto accaduto - questo la dice lunga sul nostro ruolo nelle decisioni di politica internazionale.
Purtroppo il detto che si raccoglie quello che si è seminato è quanto mai vero.
Inviamo i marò a proteggere i discutibili interessi di gruppi commerciali privati ma quando ci scappa il morto grazie agli ordini d'ingaggio contraddittori e all'assenza di una qualsiasi concertazione, li abbandoniamo al loro destino.
Bombardiamo e interveniamo al fianco dei più forti in operazioni discutibili e poi ci meravigliamo se migliaia di persone cercano di fuggire dal caos insostenibile che abbiamo contribuito a creare.
Spendiamo milioni di euro in armamenti sacrificando ogni possibilità di ripresa economica e poi abbiamo il coraggio di parlare di “antipolitica” e di “disinteresse” .
Per pochi minuti abbiamo riconosciuto lo stato palestinese poi abbiamo fatto marcia indietro, abbiamo coccolato un rais come Gheddafi e armato contemporaneamente i suoi avversari – insomma ci siamo barcamenati come al solito cercando di tirare opportunisticamente a campare.
La nostra credibilità non è mai stata così bassa – leggete quello che scrivono i giornali e quello che dicono i media esteri (sui mezzi d'informazione italiani non si accenna minimamente alla questione, si preferisce riferire che Renzi ha fatto jogging) - vi farete rapidamente un'idea di come ci considerano.
Le uniche iniziative degne di rispetto sono quelle delle associazioni volontarie come Emergency che all'estero stanno facendo grandi cose spesso viste con fastidio dai nostri politici.
Oggi 25 aprile ricordiamo tutti quelli che hanno creduto nella possibilità di costruire un mondo migliore e ne hanno pagato il prezzo – gli dobbiamo molto e non meritavano certamente tutto questo.
Ragazzi vi chiedo scusa – non pensavo potesse finire così.



mercoledì 22 aprile 2015

700


Ancora una volta una tragedia - centinaia di profughi in cerca di una vita migliore sono affogati in quel tratto di mare che ci separa dall'Africa diventato ormai un enorme cimitero. Sull'emigrazione sono state dette tante cose e molte  veramente terrificanti; i commenti sui social network che ho letto sono in gran parte sconfortanti. Sembrerebbe che i nostri politici siano riusciti nell'intento di far dimenticare il loro discutibile operato instillando la paura xenofoba del “diverso”, dell' "extracomunitario".
L'orripilante politica estera italiana ha contribuito a creare situazioni come quella libica dove bande di delinquenti e di predoni hanno preso il sopravvento e non esiste più uno stato ma delle tribù e delle fazioni in perenne lotta.
Con una miopia straordinaria abbiamo sostenuto e sosteniamo in tutto il mondo fantocci corrotti che prima o poi ci ritroviamo contro – sembrerebbe che intelligenza e lungimiranza non siano le caratteristiche della nostra politica estera. 
Personaggi che ora auspicano bombardamenti e azioni di forza per anni hanno lucrato sull'accoglienza ai profughi e non hanno fatto niente per cercare di risolvere il problema. Gran parte di quelli che cercano di sbarcare qui da noi spesso sono diretti in altre parti d'Europa per raggiungere i loro cari – l'Italia è solo una tappa di un viaggio che può durare anche due/tre anni.
Gli altri paesi europei fino ad ora sembrano essere ben contenti che il problema sia in gran parte italiano; per motivi geografici siamo la prima tappa di questa migrazione biblica verso l'Europa. Nessuno dei nostri governi ha mai sollevato veramente la questione e le poche iniziative comunitarie fanno ridere.
La paura dei migranti però costituisce una delle canzoni elettorali più suonate. La lega e la destra per far dimenticare i loro discutibili trascorsi di governo sembrano cavalcare l'onda xenofoba nella speranza di prendere più voti cercando di far dimenticare che l'origine del problema è in gran parte imputabile a loro.
In realtà il numero degli italiani che vanno all'estero per lavorare è sempre più grande e in Svizzera, in Francia e in Inghilterra le stesse paure dei residenti stanno prendendo di mira quelli di noi costretti a lavorare e vivere lì.
Il movimento di Marie Le Pen – grande amica di Salvini – ha fatto della lotta all'emigrazione uno dei motivi vincenti delle sue campagne elettorali e altrettanto avviene negli altri paesi.
La memoria corta di noi Italiani ci fa dimenticare quello che siamo stati in passato: un popolo di emigranti.
Purtroppo siamo ritornati ad esserlo ma non ce ne siamo ancora accorti.