L'avanzare dell'elettronica e del digitale nella vita di tutti i giorni ha reso obsoleti molti dispositivi. Macchine fotografiche, walkman, registratori, giradischi e radio sono stati sostituiti da smartphone e tablet.
Trenta-quaranta anni fa il computer cambiò definitivamente il modo di scrivere e di prendere appunti o di ascoltare musica e vedere film – oggi dispositivi sempre più piccoli e meno ingombranti hanno cambiato le nostre abitudini in maniera ancora più radicale che allora.
Trenta-quaranta anni fa il computer cambiò definitivamente il modo di scrivere e di prendere appunti o di ascoltare musica e vedere film – oggi dispositivi sempre più piccoli e meno ingombranti hanno cambiato le nostre abitudini in maniera ancora più radicale che allora.
Ci scambiamo messaggi, facciamo partecipi i nostri amici e conoscenti della nostra presenza e dei nostri stati d'animo attraverso i social e siamo sempre visibili, raggiungibili e collegati. Inviamo le nostre immagini in tempo reale condividendo i posti visitati, le situazioni vissute e le emozioni provate.
Una caratteristica abbastanza sinistra del digitale è che finita la condivisione immediata - delle nostre informazioni rimangono ben poche cose da ricordare: le immagini e le situazioni vengono subito sostituite dalle successive e anche quelle che vorremmo conservare spesso finiscono cancellate/dimenticate/superate per disattenzione o disinteresse o magari per l'acquisto di un nuovo dispositivo più cool ma completamente diverso dal vecchio.
Soprattutto per le immagini è cambiato il modo con cui le usiamo e le consumiamo. La fotografia tradizionale - “analogica” - veniva eseguita con il preciso intento di ricordare; dovevi caricare la tua macchina, scattare e aspettare che le foto fossero pronte magari cinque o sei giorni dopo.
Inoltre i costi e le limitazioni della pellicola rendevano l'atto di fotografare probabilmente più “pensato” - dovevi raccontare la vacanza in dodici o trentasei pose, immortalare l'evento e condensarlo rinunciando da subito a qualsiasi pretesa “real time”.
Le prime foto istantanee polaroid fecero scalpore proprio perché con questi foglietti di plastica malamente colorati ti sembrava di abbattere delle barriere insormontabili e guadagnare in spontaneità e immediatezza con l'immagine ancora “calda”, visibile e pronta mentre gli eventi erano ancora in corso.
Un'altra insidia del digitale poi è la rapida obsolescenza dei formati. Chi trent'anni fa usava i primi word processor oggi difficilmente riuscirà a leggere le cose scritte all'epoca a meno che non le abbia stampate su carta così come le immagini elaborate e archiviate all'epoca difficilmente potranno essere recuperate dai vecchi supporti di memorizzazione.
Tutto sommato le tradizionali foto “chimiche” reggono ancora bene; risentono poco del tempo – soprattutto se ben conservate – e molto meno delle prime stampe a colori a getto d'inchiostro che sbiadiscono irrimediabilmente in poco tempo.
Diapositive kodachrome di cinquant'anni fa sono ancora più che presentabili mentre diventa difficile leggere alcuni supporti di memoria che il rapido progresso ha reso superati e archivi interi sono miseramente scomparsi per un hardisk rotto o per essere stati archiviati su sistemi inaffidabili e ormai irreperibili - oppure più prosaicamente - per una password di accesso al cloud andata persa.
Possiamo ancora ascoltare un disco in vinile ma alcuni dei primi cd a causa di inchiostri delle etichette chimicamente troppo aggressivi, sono ora irrimediabilmente danneggiati e inascoltabili.
Probabilmente questi nostri anni rischiano di essere tra i meno documentati e paradossalmente soltanto i documenti e le immagini messi in cloud su internet avranno una qualche probabilità di salvarsi – sempre che non vengano sommersi dall'enorme quantità di altri dati e non scompaiano in questo enorme rumore bianco che distingue la Rete.
L'eccessiva quantità di informazioni – l'alea - spesso rende difficile trovare quello che ci interessa – non mi ricordo chi disse che le informazioni utili su internet sono come piccoli diamanti in un oceano di fango.
Aveva ragione.
