Maryam Mirzakhani ci ha lasciato lo scorso 14
luglio. Professoressa di matematica a Stanford ha scritto alcune
delle più belle pagine della matematica moderna. Il suo “pensare
con lentezza” ha evitato sempre le ricerche più alla moda e i
luoghi comuni purtroppo sempre presenti nelle carriere accademiche di
oggi e ha compiuto dei passi importanti nella comprensione e nello
sviluppo di teorie come quelle inerenti alle superfici di Riemann. A
quarant’anni era diventata un punto di riferimento della matematica
moderna.
Quello che mi ha sempre colpito del lavoro di
Maryam Mirzakhani è stato il modo di procedere – con argomenti e
abilità non comuni ha affrontato problemi con una caparbietà e con
una determinazione notevoli nella scienza teorica anche quando gli
scopi e i fini dei suoi lavori non erano immediatamente chiari. Nel
2014 la medaglia Fields, il più alto riconoscimento che un
matematico possa ricevere (una sorta di Nobel per la matematica) -
ha riconosciuto l’importanza dei suoi lavori e per inciso è stata
assegnata per la prima volta ad una donna. Durante il liceo e
l’università frequentati a Teheran, Maryam si era già segnalata
per i suoi studi e per il suo modo di fare ricerca e nel 1995, da
semplice studentessa ottenne il punteggio più alto alle Olimpiadi
della matematica – 42 su 42.
Oggi in molte università la ricerca pura non
sempre viene sempre incoraggiata come dovrebbe; potere economico,
desiderio di prevalere, carriere e facile accesso ai fondi stanziati
per le ricerche, hanno in un certo senso “addomesticato” e
ridotto curiosità e mordente di molti scienziati. I politici di
solito non hanno percezione degli obiettivi della ricerca pura e
preferiscono investire risorse su traguardi facilmente comprensibili
e rivendibili. Applicazioni direttamente rivendibili e ricerche
applicate a problemi tecnologici spiccioli costituiscono la
maggioranza delle attività delle università. Questo ci sta
lentamente portando in un nuovo medio evo – oggi probabilmente
anche Niels Bohr, Alan Turing o Richard Feynman avrebbero difficoltà
ad avere una cattedra e a poter lavorare in una università.
