domenica 23 luglio 2017

Pensare con lentezza


Maryam Mirzakhani ci ha lasciato lo scorso 14 luglio. Professoressa di matematica a Stanford ha scritto alcune delle più belle pagine della matematica moderna. Il suo “pensare con lentezza” ha evitato sempre le ricerche più alla moda e i luoghi comuni purtroppo sempre presenti nelle carriere accademiche di oggi e ha compiuto dei passi importanti nella comprensione e nello sviluppo di teorie come quelle inerenti alle superfici di Riemann. A quarant’anni era diventata un punto di riferimento della matematica moderna.
Quello che mi ha sempre colpito del lavoro di Maryam Mirzakhani è stato il modo di procedere – con argomenti e abilità non comuni ha affrontato problemi con una caparbietà e con una determinazione notevoli nella scienza teorica anche quando gli scopi e i fini dei suoi lavori non erano immediatamente chiari. Nel 2014 la medaglia Fields, il più alto riconoscimento che un matematico possa ricevere (una sorta di Nobel per la matematica) - ha riconosciuto l’importanza dei suoi lavori e per inciso è stata assegnata per la prima volta ad una donna. Durante il liceo e l’università frequentati a Teheran, Maryam si era già segnalata per i suoi studi e per il suo modo di fare ricerca e nel 1995, da semplice studentessa ottenne il punteggio più alto alle Olimpiadi della matematica – 42 su 42.

Oggi in molte università la ricerca pura non sempre viene sempre incoraggiata come dovrebbe; potere economico, desiderio di prevalere, carriere e facile accesso ai fondi stanziati per le ricerche, hanno in un certo senso “addomesticato” e ridotto curiosità e mordente di molti scienziati. I politici di solito non hanno percezione degli obiettivi della ricerca pura e preferiscono investire risorse su traguardi facilmente comprensibili e rivendibili. Applicazioni direttamente rivendibili e ricerche applicate a problemi tecnologici spiccioli costituiscono la maggioranza delle attività delle università. Questo ci sta lentamente portando in un nuovo medio evo – oggi probabilmente anche Niels Bohr, Alan Turing o Richard Feynman avrebbero difficoltà ad avere una cattedra e a poter lavorare in una università.