sabato 6 dicembre 2025
Pensioni e pensionati
mercoledì 22 ottobre 2025
Nascite
Secondo dati Istat nel 2024 in Italia le nascite sono calate del 2,6% - un nuovo minimo storico. A fronte di circa 650.000 decessi le nuove nascite non hanno superato le 369.000 unità.
Un saldo negativo che equivale più o meno alla scomparsa della popolazione di una città come Venezia o Catania. E nel primo semestre del 2025 questa tendenza negativa sembrerebbe continui ad aumentare in modo preoccupante.
Altri dati contribuiscono ad illustrare dei cambiamenti per niente buoni; la scolarizzazione diminuisce, diminuiscono i laureati e siamo diventati i penultimi in Europa come numero di diplomati.
Se teniamo anche conto di tutti quei giovani che usciti dalle nostre università vanno a lavorare all'estero, il quadro è veramente desolante.
Per ora nessuno sembra preoccuparsi troppo anche se stiamo diventando un paese di vecchi. Gli anni del boom economico sono lontani e ormai mettere su famiglia è sempre più difficile e costoso.
Mestieri e professioni che garantivano una vita normale ormai neanche assicurano più la sopravvivenza; una fascia notevole della popolazione pur lavorando, è finita sotto la soglia di povertà - una tendenza in forte aumento con la quale prima o poi dovremo fare i conti.
Basta vedere chi oggi frequenta le sedi della Caritas o di altri enti assistenziali. Qui il numero di persone che hanno un lavoro ma non riescono comunque a vivere decentemente è in continua crescita.
Questo è un problema che ci sta letteralmente facendo scomparire come paese e sta complicando l'economia e la qualità dei servizi.
Con queste tendenze non si capisce chi sosterrà il costo dei servizi e delle pensioni dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Qui da noi purtroppo nessun politico ha mai pensato di prendere i soldi a chi ce li ha. L'assenza di una patrimoniale efficace, un sistema fiscale che è in gran parte sulle spalle di chi percepisce un reddito fisso o di chi è un piccolo imprenditore o artigiano, hanno fatto si che servizi pubblici come sanità, scuola e trasporti funzionino sempre peggio a causa di una ovvia e cronica mancanza di risorse.
L'età pensionabile viene aumentata in continuazione per cercare di risparmiare risorse anche se poi questo trend blocca il mercato del lavoro e produce altri guai. La tanto deprecata legge Fornero è attuale più che mai, anzi proprio chi voleva abrogarla la sta rendendo sempre più severa.
Oggi non è infrequente vedere settantenni su impalcature o alla guida di camion o di macchine per il movimento terra e il numero dei morti sul lavoro è in preoccupante aumento.
Scuola e sanità qui da noi sono enormi carrozzoni senza risorse e senza pianificazione intelligente - basta vedere le liste di attesa per prestazioni sanitarie basiche e la qualità delle stesse.
Credo che questi argomenti non siano mai stati affrontati fino in fondo da nessuna forza politica e nessun partito, una cosa che ha fatto si che la disaffezione alla vita pubblica e alla politica sia diventata un'abitudine comune a molti.
Ad ogni tornata elettorale aumenta il numero di chi rimane a casa. Anche alle ultime regionali il numero dei non votanti è salito - praticamente il 50% non ha partecipato al gioco.
Se fossi un politico mi preoccuperei moltissimo di questa disaffezione crescente, di questo apatico disinteresse diffuso - invece per molti rappresentanti di partito l'astensionismo sembra essere diventato inevitabile, quasi fisiologico.
Probabilmente la politica progressista di oggi non parla più la stessa lingua della gente e non propone più argomenti e obiettivi degni di considerazione. In effetti è da tempo che si propone poco e si combatte sempre contro qualcuno ma mai per qualcosa.
Anche le alleanze - i "campi larghi" spesso non portano avanti rivendicazioni, non propongono soluzioni, non parlano del raggiungimento di certi obiettivi ma trovano la loro ragione d'essere semplicemente per cercare di battere l'avversario.
Un classico è rappresentato dai modi con cui si fa campagna elettorale - la preoccupazione principale non è quella di proporre e illustrare obiettivi ma è quella di proporre candidati.
Le alleanze sono fatte tra chi è d'accordo sulle persone da eleggere. Delle proposte, degli obiettivi e su cosa fare per raggiungerli si parla pochissimo o non si parla per niente.
Probabilmente se cambiasse questo modo di fare politica chissà, magari quell'italiano su due che rimane fuori dai giochi potrebbe ritornare a dire la sua e il nostro paese potrebbe risvegliarsi e ritornare a crescere.
mercoledì 27 agosto 2025
Automobili
Stellantis sta per chiedere la cassa integrazione in deroga per tutti i 3750 operai dello stabilimento di Pomigliano d'Arco.
Quella che fino a qualche tempo fa era la fabbrica dei grandi numeri, oggi soffre per il calo delle vendite della Panda e per i dazi di Trump che hanno reso antieconomica la fabbricazione della Dodge Hornet.
L'azienda ne ha annunciato lo stop anche se Salvini ha detto che i dazi vanno visti come "opportunità da cogliere".
I dazi hanno poi colpito moltissime altre aziende del settore e ne vedremo le conseguenze già nei prossimi mesi.
Nonostante il fatto che più del 60% delle auto italiane prodotte nell'ultimo anno vengano da Pomigliano il calo delle vendite rispetto agli altri anni è stato importante.
Probabilmente la crisi potrebbe essere superata o quanto meno ridotta in modo significativo se Stellantis avesse intenzione di investire per razionalizzare le produzioni ma sembra che il leit-motiv aziendale ora sia quello di sganciarsi e andare verso altri lidi e altre attività dimenticando che lo stabilimento di Pomigliano è stato edificato con l'apporto di risorse pubbliche purtroppo erogate a fondo perduto.
Anche nello stabilimento di Termoli verrà rinnovato il contratto di solidarietà fino ad agosto 2026 per circa duemila persone e analogamente Stellantis non sembra orientata a fare investimenti che potrebbero cambiare il destino di questi lavoratori.
Si profila un periodo di crisi nera nel settore automotive - vedi anche la fine che hanno fatto Iveco e Magneti Marelli - e i nostri governanti non hanno neanche idea di quello che sta per succedere e di come poter correre ai ripari.
Per ora dal governo vengono emessi periodicamente i soliti annunci trionfali riguardanti l'occupazione e la produzione industriale che poi l'Istat puntualmente smentisce ma un piano politico con provvedimenti per evitare il peggio non si vede.
E la vera tragedia è che non si vedono neanche soggetti intelligenti e capaci di gestire questa crisi ma soltanto clown bugiardi ai quali purtroppo molti ancora credono.
domenica 10 agosto 2025
Vacanze italiane
Anche quest'anno l'aumento dei costi delle vacanze sta tenendo banco su tutti i mezzi d'informazione. In molte regioni il numero dei vacanzieri italiani è diminuito e anche i turisti stranieri sembrano aver preferito altri siti.
Da altre parti il numero dei turisti è leggermente aumentato ma i soldi che hanno speso sono diminuiti rispetto agli anni scorsi.
Anche posti come la riviera romagnola o i litorali pugliesi hanno registrato un calo di presenze - molti hanno fatto notare che andare in vacanza costa troppo e sembrerebbe che circa il quarantanove per cento degli italiani rimanga a casa.
Senza dubbio i prezzi sono aumentati di molto in pochi anni e non sempre la qualità dei servizi è aumentata di conseguenza.
Gran parte dei nostri imprenditori balneari ad esempio, pur usufruendo di discutibili concessioni a bassissimo costo e di altre agevolazioni, hanno aumentato i prezzi di più del trenta per cento in meno di due anni.
Il motivo principale è quello che gli stipendi italiani sono da diverso tempo tra i più bassi d'Europa e che il lavoro spesso non da sicurezza come avviene in altri paesi; troppi contratti a termine, troppo lavoro interinale e discontinuo, troppi lavoratori costretti ad aprire partita iva per poi magari lavorare soltanto per un soggetto e in molti settori non c'è più percezione di continuità nelle attività - l'incertezza del futuro è aumentata.
Mio padre negli anni '60 prendeva uno stipendio da operaio specializzato; con quello si poteva permettere di portarci in vacanza ogni estate almeno per quindici o venti giorni senza grossi problemi.
Certamente all'epoca le strutture turistiche erano più a "misura di famiglia" di oggi e tante cose erano sicuramente meno complicate ma mio padre e tanti altri come lui, oltre alle vacanze, ha acquistato una casa e ha garantito alla famiglia un tenore di vita più che dignitoso senza problemi o particolari sacrifici.
Non credo che un operaio specializzato di oggi possa andare in vacanza, mantenere una famiglia, comperare un'auto e una casa e magari risparmiare anche qualcosa come accadeva cinquanta o sessant'anni fa.
domenica 3 agosto 2025
Recessione
L'applicazione dei dazi alle nostre esportazioni negli Stati Uniti ha complicato ed aggravato una situazione economica già abbastanza precaria.
Fino ad ora i nostri governanti non hanno neanche provato a discutere per difendere il nostro export. Per alcuni di loro i dazi USA potrebbero addirittura essere "un'opportunità" - non si capisce per fare cosa.
Neanche l'Europa purtroppo ha cercato di opporsi seriamente. Sembra che dovremo subire una politica economica dove pagheremo l'energia sempre di più, spenderemo sempre più soldi in armi e avremo difficoltà a vendere i nostri prodotti all'estero.
Per quanto ci riguarda si prevede un aggravio di circa quindici o venti miliardi di euro all'anno o poco più. Praticamente un ponte sullo stretto ogni 365 giorni.
Nel 2021 l'export negli USA è stato di circa 49 miliardi di euro - moda, macchinari industriali, elettronica, alimentari, prodotti agricoli e vini, elettromedicali e componenti tecnologici hanno contribuito a sostenere il nostro apparato produttivo che per altri versi non ha ottenuto grandi risultati - vedi quello che è successo nel settore delle auto con le dismissioni di marchi storici e di attività consolidate.
Già molte industrie e diversi settori produttivi stanno parlando di "ridimensionamento" e come al solito, i lavoratori ne faranno le spese.
Nessuno ha pensato a tassare gli extra-guadagni dei grandi gruppi americani che qui da noi godono di trattamenti di favore in tema di tassazione.
domenica 29 giugno 2025
Spagna
La Spagna è in grande crescita. Il PIL del 2024 è salito al 3,2% - più o meno il quadruplo della media europea. Anche il tasso di occupazione e le retribuzioni sono in salita.
Aumentano i contratti di lavoro a tempo indeterminato e diminuiscono quelli a tempo parziale. Il costo della vita poi non ha avuto aumenti significativi come è successo qui da noi.
Un trend che è l'esatto opposto di quanto sta succedendo in tutti gli stati d'Europa.
A fare la parte del leone non è soltanto il turismo pur essendo aumentato significativamente, ma anche le attività tecnologiche e le esportazioni.
Un gran numero di start-up nate in una situazione economica e legislativa favorevolissima, stanno guadagnando soldi esportando prodotti e tecnologie avanzate in mezzo mondo.
Investimenti a tappeto nelle energie rinnovabili fatti con un coordinamento qui da noi impensabile e una riforma del mercato del lavoro estremamente razionale stanno contribuendo a questo miracolo mentre qui da noi la crescita è bloccata allo 0,7%.
In Spagna c'è il reddito di cittadinanza e il salario minimo - provvedimenti tanto vituperati dai nostri politici che per ora, l'unico impegno che hanno saputo prendere è stato quello di acquistare più armi alla faccia degli investimenti per il welfare e per i servizi e di garantire un posto di lavoro sicuro a parenti e amici e simpatizzanti.
lunedì 9 giugno 2025
Referendum parte seconda
Purtroppo come previsto da molti, i referendum non hanno raggiunto il quorum per essere validi. Nemmeno il 30% degli aventi diritto è andato a votare e il trend di rimanere a casa quando ci sono da prendere decisioni importanti è diventato ormai una moda.
Complici i mezzi di informazione che hanno parlato pochissimo dell'argomento e complice soprattutto il governo che ha rifiutato di accorparli alle elezioni amministrative e ha addirittura esortato tutti ad andare al mare, una grande occasione si è volatilizzata.
Non soltanto la maggioranza ha cercato di parlare dei referendum il meno possibile ma anche buona parte del polo progressista ha tirato fuori le solite questioni di lana caprina e di sesso degli angeli pur di non seguire la segretaria del PD che invece ha fatto una notevole campagna elettorale a tappeto cercando di coinvolgere più gente possibile.
Gran parte dei ras del partito viceversa, hanno fatto finta di niente o addirittura hanno remato contro come purtroppo sempre più spesso avviene su questioni fondamentali.
Eppure questi referendum per certi versi erano più importanti delle tradizionali elezioni.
In Europa siamo tra gli ultimi a livello retributivo e siamo tra i primi a poter essere licenziati con relativa facilità; siamo tra i pochi che in caso di incidenti gravi durante le attività produttive - soprattutto quelle in subappalto - rischiamo di non essere tutelati e neanche pagati a causa di una legislazione sul lavoro estremamente carente.
Nonostante questo e nonostante il progressivo impoverimento degli italiani le responsabilità di certe situazioni ancora non vengono individuate chiaramente da tutti.
Molti - forse troppi - pensano di essere immuni da certe dinamiche economiche salvo poi caderci dentro a capofitto e lasciarci le penne.
Basta dare uno sguardo agli ostelli e alle mense della Caritas, dove da qualche anno la percentuale di italiani è in continuo aumento, per capire cosa stia succedendo e come purtroppo gran parte di noi ragiona.
Un umorista, scherzando, affermò tempo fa che gli italiani non si accorgono dell'esistenza della merda fino quando non ci mettono il piede sopra e anche argomenti d'importanza vitale per chi lavora, ancora una volta sono stati perfettamente ignorati.
Occorre anche dire che a un popolo come quello italiano in genere pochissimo informato, allergico agli approfondimenti e in balia di una stampa e una televisione asservite e pilotate - gli schieramenti progressisti e il PD in particolare, con questi referendum hanno chiesto moltissimo, forse troppo.
Dopo aver accettato/invocato i provvedimenti di Monti e della legge Sacconi/Fornero, dopo aver varato il job act con Renzi, accarezzato le politiche liberiste ad oltranza di Draghi, ora si chiede di non tenere più conto di queste cose e dimenticare tutto.
Cambiare idea è bello ma è difficile da spiegare bene e l'elettorato è stato lasciato in confusione a se stesso sperando che tutti gli argomenti di questo ripensamento potessero essere chiari.
Tutto ciò ha probabilmente aumentato il clima sonnolento che ormai contraddistingue la nostra partecipazione alla politica.
E in un certo senso ci si è abituati a non essere interpellati e a non contare niente quando comunque si decide del nostro destino.
E quindi si va al mare.
domenica 25 maggio 2025
Referendum
Ascoltando gli istituti di ricerche demoscopiche i prossimi referendum, l'otto e il nove giugno, difficilmente raggiungeranno il quorum.
Secondo diversi pareri non più del 35% degli aventi diritto si recherà a votare e probabilmente, questi cinque referendum saranno l'ennesima occasione perduta.
I mezzi di informazione tranne poche eccezioni non danno risalto a nessuno dei cinque quesiti; si pensa che poco meno del 30% dei possibili votanti sappia effettivamente di cosa si parli nel dettaglio.
Ed è un vero peccato - questi referendum per certi versi sono più importanti e più significativi delle tradizionali elezioni politiche dove designiamo soltanto chi ci dovrebbe rappresentare sperando che lo faccia correttamente.
Nei referendum non scegliamo politici, non scegliamo schieramenti, fissiamo invece dei punti fermi per tutte le parti e per tutti i partiti. Parliamo di argomenti reali ed importanti e di mete da raggiungere direttamente senza delegare qualcuno che lo faccia per noi.
Purtroppo in questo clima addormentato e con tutti i mezzi di comunicazione ormai quasi totalmente asserviti, perfino esponenti del governo istituzionale - vergognosamente - stanno dicendo di non votare e di rimanere a casa.
E come in una brutta favola, anche nello schieramento progressista che dovrebbe essere solidale con gli argomenti trattati, i sottili distinguo e le discussioni sul sesso degli angeli si sprecano, allontanando ancora di più gli indecisi e i disinformati.
Speriamo bene. Non vi fate fregare - andate a votare.
domenica 27 aprile 2025
Lo zero
domenica 12 gennaio 2025
Automobile in crisi
Nonostante i 47 miliardi spesi dagli italiani per acquisto di nuove auto - un record storico - il numero delle vendite di automobili in realtà è diminuito di quasi il 22% nell'ultimo anno, indice di una profonda crisi del settore. I miliardi spesi per l'acquisto di automobili in realtà sono da mettersi in relazione all'aumento dei prezzi che negli ultimi vent'anni è salito continuamente.
I prezzi delle automobili sono in continua ascesa - negli ultimi anni il costo di un modello di fascia media è salito fino a quasi 30.000 euro - più o meno quasi una ventina di stipendi medio bassi.
Mio padre nel '71 acquistò una Fiat 128 pagandola circa 1 milione e quattrocentomila lire, circa 7 o 8 stipendi medi dell'epoca.
L'aumento del costo delle auto è stato di oltre il 40% in cinque anni e modelli di fascia bassa - quelle che erano le utilitarie di una volta - sono praticamente scomparsi.
Le cilindrate sotto i 900 cc. sono in gran parte uscite dai listini da diversi anni, molte auto sono ibride (e costano di più) mentre le vendite dei modelli elettrici qui in Italia non hanno decollato mai in modo significativo penalizzate dal costo dell'energia e dall'assenza di una rete di ricarica.
Da noi l'età del parco macchine in circolazione sta nuovamente aumentando dopo gli anni del boom.
Molti dicono che l'auto non è più commercialmente un prodotto di punta come è stato in passato ma non sono molto d'accordo. In un paese come il nostro, con un sistema di trasporti pubblici poco più che embrionale, l'auto per molti è ancora una necessità vitale.
Il problema è che nessun costruttore ha realmente innovato e cercato di vendere modelli realmente appetibili. Se vediamo i modelli di auto oggi in commercio, possiamo notare che all'interno di una stessa fascia di appartenenza tutti quelli che i vari costruttori propongono sono in realtà quasi identici con caratteristiche praticamente uguali, spesso con parti meccaniche unificate e prestazioni molto simili.
Le case costruttrici poi non hanno più rischiato come nel passato introducendo modelli realmente innovativi o aprendo altre fasce di mercato. Paradossalmente la Fiat di Valletta è stata molto più moderna e innovativa della Stellantis di John Elkann.
Le case automobilistiche di oggi investono poco rispetto a quanto succedeva cinquanta anni fa e cercano comunque di guadagnare alzando i prezzi.
Quello dell'auto è un mercato ingessato senza novità reali e con una unificazione e una banalizzazione dell'offerta sempre più elevata e credo che dovremmo preparaci ad affrontare una crisi del settore sempre più profonda che segnerà profondamente l'economia europea e l'economia italiana.
Quasi tutti i governi d'Europa non stanno gestendo bene la trasformazione ecologica e i cambiamenti del mercato dell'auto e la crisi ormai si fa sentire anche in quei paesi dove l'industria automobilistica l'ha fatta da padrone per decenni.









