Alcuni giorni fa ci ha lasciato Mary
Ellen Mark una grande fotografa americana
che con le sue immagini vive, crude e dirette ha segnato un'epoca.
Ho iniziato a conoscere le sue
immagini a metà degli anni '70.
I soggetti che prediligeva erano
spesso strani, inusuali, borderline e nell'atmosfera patinata di
quell'epoca facevano effetto. Le sue immagini apparentemente senza
regole compositive evidenti, in realtà erano studiate e preparate
con cura. Se avete conosciuto le sue foto di scena e i suoi reportage
capirete quello che dico.
Di Mary Ellen Mark ho sempre
ammirato il coraggio di andare contro corrente e la capacità
analitica affilata come un rasoio. Aveva il dono di raccontare storie
in pochissime immagini e il suo tratto caratteristico era
originalissimo.
Non posso pubblicare su questo blog
le sue foto per ovvie ragioni
di copyright ma non è difficile vederle in rete. Vi invito a
trovarle – in tempi come questi dove, tra smartphone selfie e
photoshop il gusto per l'immagine sembra essersi appiattito,
osservare i suoi lavori è una stimolante ventata di aria fresca e
i suoi reportages sono ancora attuali.
Le sue celebri foto di scena
sembrano qualche volta indicare un percorso narrativo parallelo al
film e al soggetto ripreso – vedi il ritratto di Marlon Brando/Kurz
di Apocalypse Now o le foto scattate a Federico Fellini ; una grande
reporter che riusciva ad illustrare molti “destini incrociati” in
una sola immagine.
Rivedendo i suoi lavori ho provato
le stesse sensazioni di trent'anni fa e trovo ancora validissime
gran parte delle sue cose.



