lunedì 26 dicembre 2022

Medioevo

 


Un trend singolare sta caratterizzando le attività e le uscite del nostro governo ed è quello di un pervicace ritorno al passato su molti temi.

No allo SPID e magari ritorno al fax, limiti ai pagamenti eseguiti con i POS - idea poi bocciata dalla UE -  smart working dimenticato, corsa classista al "merito" nelle scuole e tante altre cose strane forse originate da antipatie e incapacità personali nel capire e nell'accettare gli inevitabili cambiamenti del modo di vivere quotidiano.

Ministri neanche laureati pontificano sul reddito di cittadinanza dimenticando di essere beneficiari di stipendi tra i più alti del mondo ma costringendo praticamente  i percettori dell'RdC ad accettare qualsiasi lavoro sottopagato disponibile.  

Già da un pezzo vediamo laureati da McDonald e sembra che questo piaccia molto ai nostri governanti.

Spendiamo soldi per istruire i nostri giovani e poi li mandiamo a consegnare pizze o magari li costringiamo ad emigrare.

In questo universo virtuale è più conveniente essere eletti alla camera che essere nominati AD di IBM o di qualche altra multinazionale ma i nostri politici parlano di "inevitabili sacrifici" e di "risorse non disponibili".

Ovviamente di tassare gli extra-guadagni e i grandi patrimoni neanche se ne parla e come al solito, la manovra economica cadrà sulle spalle dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e delle piccole imprese.

Nel frattempo con una cifra praticamente analoga a quella assorbita dall'RdC si finanzieranno le società calcistiche. 

Regalino forse fatto al nuovo eletto Lotito ...? Mah ...

Un'altra caratteristica del nuovo governo sono tutte quelle proposte di legge che sembrano elaborate durante la sagra della salsiccia; pensiamo al contributo a chi si sposa in chiesa o all'emendamento alla finanziaria per la caccia nelle zone urbane e a tante altre ideone del genere.

Tutto questo accade mentre a Natale nella sede dell'associazione "Pane Quotidiano" a Milano la fila per ricevere un pasto caldo è stata di quasi mezzo chilometro, mentre le sedi della Caritas sono strapiene e l'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita è diventato ormai una chimera.



venerdì 23 dicembre 2022

Siamo rimasti gli ultimi

 


Anche il governo spagnolo ha deciso di tassare gli extra-profitti. 

Banche, gruppi farmaceutici e colossi dell'energia e delle armi contribuiranno ad assicurare più risorse alla sanità pubblica, alla scuola, alle pensioni e alle fasce più deboli della popolazione. 

L'equivalente del nostro reddito di cittadinanza - l'ingresso minimo vitale - salirà del 8,5%.

Aiuti alle madri e ai soggetti non autosufficienti con una tassa di solidarietà che pagheranno le grandi aziende e i gruppi industriali più importanti, saranno destinati ad aiutare realmente chi non riesce ad arrivare a fine mese.

Mentre da noi i finanziamenti alle società di calcio supereranno i soldi stanziati fino ad ora per il tanto vituperato reddito di cittadinanza, in Spagna si cerca di combattere l'inflazione e la crisi economica con provvedimenti mirati per aiutare pensionati e lavoratori e per combattere il carovita e l'inflazione.

Una patrimoniale progressiva consentirà di raccogliere più di dieci miliardi di euro.

Anche gli spagnoli hanno capito che i soldi vanno presi a chi ce li ha mentre da noi la manovra economica sarà come al solito ancora sulle spalle di pensionati, dipendenti e piccole imprese.

Anche l'iprem - l'indice che viene usato per concedere aiuti pubblici (potrebbe essere paragonato più o meno al nostro isee) è stato rivalutato per adeguarlo al momento di crisi. 

Borse di studio, aiuti per gli affitti o contributi per i conti dell'energia verranno erogati in maggior misura e a fasce di popolazione sempre più larghe.

Gli stipendi seguiranno una politica di rivalutazione più significativa in linea con la diminuzione del potere d'acquisto e l'aumento del costo della vita.

I treni a media distanza e quelli suburbani rimarranno gratuiti fino al 2023 per cercare di evitare l'uso delle auto private e probabilmente, questa misura verrà prorogata visti i buoni risultati ottenuti.

Buoni affitto per soggetti a basso reddito, incentivi agli studenti, sconti sulle fatture dell'energia sono resi possibili da un sistema di tassazione che colpisce i profitti e i guadagni più alti a differenza del nostro sistema fiscale che ignora i guadagni dei grandi gruppi  e che in proporzione, fa pagare più tasse ad un pensionato o a un dipendente che ad Amazon o a Thales.



venerdì 9 dicembre 2022

Ritorno a casa

 


Ieri sera il rientro a casa è stato quanto mai avventuroso; per “danni causati dal maltempo” (leggi: “inverno”) ho fatto un viaggio in treno in stile transiberiana. 
Come spesso succede, per ingannare il tempo ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con degli studenti di un istituto tecnico della zona che cercavano di raggiungere casa.

Parlando di matematica e di informatica mi hanno chiesto chi secondo me, poteva essere ricordato oggi per aver contribuito alla creazione del nostro mondo digitale.

Dopo un primo momento di imbarazzo - di solito in treno non si affrontano argomenti così elevati - mi sono venuti in mente tre nomi: Alan Turing, Tim Berners-Lee e Dennis Ritchie.

Da qualche anno si parla molto di Turing – un film non eccezionale e una biografia strepitosa hanno fatto conoscere al grande pubblico quello che è uno dei padri della cibernetica e dell'informatica moderna; purtroppo per motivi di sicurezza nazionale, gran parte dei suoi lavori più interessanti hanno potuto vedere la luce soltanto negli primi anni '60. 
Per l'ipocrisia del tempo e per l'omofobia imperante Turing è morto suicida nel 1954. 

Matematico, logico e crittoanalista ha posto i fondamenti dell'informatica elaborando i concetti di algoritmo e di macchina “universale” programmabile e di “intelligenza artificiale” illustrandoli logicamente in modo chiarissimo.

Quelle che erano brillanti intuizioni - ricordiamo Ada Lovelace e la sua corrispondenza con Charles Babbage e Luigi Menabrea - si sono trasformate in una visione organica e moderna che ha posto le basi dell'informatica attuale.

Giù il cappello di fronte ad Alan – senza di lui noi smanettoni, attacca-cavi e macinatori di programmi avremmo potuto dedicarci all'agricoltura anche se poi forse non sarebbe stato proprio un male …

Tim Berners-Lee è il secondo nome che mi è venuto in mente – un ingegnere informatico che al Cern di Ginevra ha contribuito a creare e sviluppare un progetto sugli ipertesti che ha originato il World Wide Web. 

Non ha brevettato nessuno dei suoi lavori consentendone la diffusione planetaria e sostenendo da sempre che Internet debba restare aperta, gratuita e neutrale. 
Neanche Carlo Rubbia all'epoca influente collaboratore del Cern, volle proporre lo sfruttamento industriale degli studi sul www. 
Con il senno di poi quella che sembrò una posizione “originale e strana” del fisico italiano (secondo i giornali dell'epoca) ci ha regalato Internet così come la conosciamo.

Dennis Ritchie è il meno conosciuto dei tre, ci ha lasciato nel 2011 e soltanto pochi se ne sono accorti. 
Brillante fisico e matematico sviluppò la prima versione del sistema operativo Unix e nel 1971 insieme a Thompson e a Kernighan creò il linguaggio di programmazione C usatissimo anche ai giorni nostri. 

In ogni dispositivo di rete, computer o procedura informatizzata troverete sempre un pezzettino della sua opera. Chiunque usi uno smartphone, un computer, un bancomat o un servizio informatico sta usando qualcosa scritto da Ritchie.

Quello che mi stupisce è che queste cose non si studiano a scuola; qualche professore “illuminato” ne parla ma quasi mai in profondità. 
Anche i giornali e le tv perdono tempo a stabilire se il crocifisso debba essere esposto o no nelle aule scolastiche ma quasi mai parlano di questi uomini e di quello che hanno fatto.


mercoledì 7 dicembre 2022

Stipendi ed illusioni

 


L'immagine che vedete è la rilevazione dell'Ocse che illustra la variazione delle retribuzioni in Europa dal 1990 al 2020. 
Un'immagine secondo me tristissima ma non recepita fino in fondo da noi italiani. 
In tutti i paesi europei i salari sono aumentati progressivamente cercando di adeguarsi al costo della vita - da noi no.

Le spiegazioni di questo fenomeno penoso sono le più varie; teorie di politica economica da master universitario, recriminazioni ipocrite di parte, fantasie complottiste e tante altre stronzate che abbiamo imparato ad accettare ormai acriticamente.

In realtà il nostro sistema fiscale ha sempre fatto acqua da tutte le parti. 
I grandi gruppi finanziari ed economici pagano in proporzione meno tasse di un dipendente o di un piccolo imprenditore. Ed è così da anni.

Pensare quindi di alimentare i bisogni di scuola, sanità, trasporti e servizi con le tasse dei piccoli soggetti - dipendenti, pensionati, artigiani e piccole imprese - è semplicemente un'illusione.

Non serve avere un nobel in economia, appare chiaro che i soldi vanno presi a chi ne ha di più - anche la Germania dove non governano certo i soviet - sta tassando gli extra profitti delle multinazionali e dei gruppi finanziari dell'energia per sostenere l'economia.
Inoltre aiuta le sue imprese con finanziamenti mirati e studiati e non con regali arbitrari come accade qui da noi. 
Molti altri paesi stanno preparando politiche del genere o le hanno già in essere da tempo.

In Italia invece grandi gruppi economici hanno ricevuto aiuti importanti a fondo perduto pur continuando a delocalizzare le produzioni e a spostare le sedi fiscali all'estero.
Amazon e asset simili pagano una percentuale ridicola sui profitti - in proporzione un pensionato o uno studente universitario paga più tasse di loro.

Da qui il mantra della "mancanza di risorse" che ha regalato interi settori ai privati nell'illusione di poter erogare servizi in modo comunque insoddisfacente. 
Anche chi ha vinto le ultime elezioni ora si trova a dover rimangiarsi tutte le promesse fatte in campagna elettorale sempre per "mancanza di risorse" e si sta preparando a svendere parti della sanità e di altri servizi essenziali per l'ennesima volta.

Certamente l'attuale crisi internazionale ha poi aggravato le cose, ma rispetto ad altri paesi il problema del fisco ci caratterizza da anni. 
Una struttura fiscale che non riesce a combattere fattivamente l'evasione, una burocrazia ottusa che impedisce di fatto le iniziative innovative e i possibili nuovi modi di fare economia, completano il desolante panorama italico.

Qui da noi per le start-up la vita è molto più difficile che in altri posti e per i giovani le possibilità di affermarsi sono ridotte al lumicino.
Sarebbe interessante ricordare - quando si parla di flussi migratori e richiedenti asilo - che molte migliaia di giovani italiani sono costretti ad andare all'estero ogni anno per poter vivere e lavorare decentemente. 

Hanno studiato qui ma i risultati delle loro capacità saranno tutti a beneficio di altre economie.