Nelle ultime elezioni in Emilia-Romagna e in Umbria praticamente il vero vincitore è stato l'assenteismo.
Un umbro su tre non è andato a votare e in Emilia l'affluenza è stata del 44,5%.
L'assenteismo da qualche tempo è diventato il primo partito.
Evidentemente nessuno riesce realmente a coinvolgere i possibili elettori e a farli uscire di casa per andare a votare.
Un partito di gente che purtroppo ha deciso da tempo che esprimere il proprio parere votando non serve più a niente.
Il bello è che molti politici considerano ormai il fenomeno dell'astensione "fisiologico" e praticamente quasi normale.
Altri politici invece, non sanno fare altro che accusare e rimproverare i mancati elettori come se fossero bambini cattivi senza cercare di capire a fondo il fenomeno dell'astensione, ormai diventato veramente preoccupante.
Il classico atteggiamento del "ditino alzato" che stigmatizza, critica e punisce ma non comprende.
Secondo me oggi, l'astensionismo diffuso illustra perfettamente lo scollamento tra politica e realtà che caratterizza purtroppo da anni il rapporto tra governanti e governati in Italia.
Paghiamo a caro prezzo l'omologazione di tutte le parti politiche su argomenti vitali e importantissimi.
L'esempio lampante è quello della politica economica legata alle retribuzioni, al sostegno al lavoro e alle pensioni - negli ultimi anni destra e sinistra qui da noi su questi temi hanno portato avanti politiche praticamente identiche.
Personaggi come Draghi sono rispettati, temuti e ascoltati da destra e sinistra come se fossero oracoli e le politiche economiche di tutti gli schieramenti, soprattutto sulle retribuzioni, sulle pensioni e sulla sanità sono pericolosamente affini.
L'Italia in tema di stipendi sta diventando il fanalino di coda d'Europa e questa debacle è iniziata paradossalmente quando ha governato il centro-sinistra.
Le privatizzazioni in stile Thatcher qui da noi sono iniziate sotto governi di sinistra, non sotto quelli di destra come ci si potrebbe aspettare e come è accaduto in altri paesi europei.
Quelli che sono sempre stati gli obiettivi tipici dei partiti progressisti di tutta Europa, in Italia sono stati praticamente dimenticati e sacrificati ad una criticabile ecumenica ed ipocrita visione in tema di politica economica.
Provvedimenti come quelli della legge Fornero e come quelli del governo Monti hanno avuto la benedizione di gran parte della sinistra italiana.
Sinistra che ora non riesce più a capire perché in tanti non vanno più a votare.
I progressisti di casa nostra hanno originato provvedimenti come il Job Act, hanno mandato in pensione in ritardo migliaia di italiani e hanno privatizzato sanità, trasporti e telecomunicazioni in modo irresponsabile senza un piano preciso e senza pensare alle conseguenze.
Politiche e provvedimenti discutibili hanno creato un mercato del lavoro prono alla grande industria e ai grandi gruppi economici.
Abbiamo settantacinquenni morti sul lavoro cadendo da un'impalcatura o stritolati da una pressa o giovanissimi che muoiono nel primo impiego o durante il periodo di prova nella totale indifferenza di tutti.
Ora fortunatamente - almeno in parte - i nostri coraggiosissimi capitani progressisti hanno cambiato rotta, e finalmente stanno seriamente mettendo sul tavolo argomenti reali e problemi urgenti, cercando consensi senza però rendersi conto che devono necessariamente recuperare la credibilità perduta e che si devono differenziare una volta per tutte dalla destra - altrimenti il luogo comune di chi non va a votare - "tanto sono tutti uguali" - sarà sempre più reale.
Chi non capirà questo sarà destinato a ripetere in continuazione gli stessi errori e a non cambiare niente se non a chiacchiere.
