Con la discussione sul job act e
quella sulla legge elettorale la minoranza del PD ha dimostrato che
in un partito come questo “l'opposizione leale”, “la coscienza
critica” e lo “spirito unitario” non servono a niente e ha
perso forse l'ennesima occasione per contare qualcosa.
La partecipazione al teatrino, i
mugugni, le interviste piene di frasi oblique e di ammiccamenti che
sembrano altolà (e viceversa) hanno dimostrato la distanza tra la
politica di questi “oppositori” e la realtà di tutti i giorni.
Una riforma del lavoro che non
avrebbe immaginato neanche la Thatcher, scritta con un pressapochismo
preoccupante e promulgata senza possibilità reali di discussione ora
viene vista come la panacea universale – la medicina che ci
dovrebbe far uscire dalla crisi, la bacchetta magica che tutto
risolve e tutto aggiusta.
La scuola non versa in migliori
condizioni – il governo ha partorito dei provvedimenti da pazzi che riusciranno ad
affossare definitivamente il settore dell'insegnamento.
I nostri baldi combattenti per ora
brontolano, qualche volta minacciano (velatamente) ma restano
aggrappati alla poltrona tranne pochissime eccezioni – l'addio di
Civati è stato fino ad ora, l'unico gesto coerente e coraggioso.
In questo gioco sicuramente ha avuto
un peso notevole anche la predilezione degli italiani a delegare la
gestione della cosa pubblica all'ennesimo “uomo del destino”.
Dopo Mussolini, Craxi e Berlusconi, è probabile che ci tocchi ora un
ventennio in stile Renzi – tutto tweet, annunci, supercazzole,
selfie e gelati.
Mentre quello che era il maggior
partito progressista italiano è diventato simile alla democrazia
cristiana della prima repubblica il resto del mondo è andato avanti
– culture ed economie ci sopravanzano allegramente infischiandosene
delle nostre beghe, dei nostri sottili distinguo e dei nostri buoni
propositi e relegando l'Italia ad un ruolo sempre più marginale.
Poi ci sorprendiamo che la Mogherini
non sia stata neanche interpellata mentre si discuteva con Putin o
che una banda di olandesi ubriachi abbia bloccato e devastato il
centro storico di Roma.
Ci sorprendiamo che i giovani siano
costretti ad emigrare per trovare lavoro ma abbiamo la legge Fornero.
Ci meravigliamo che la scuola sia
finita in malora ma i ministri della pubblica istruzione degli ultimi
trent'anni hanno rappresentato il peggio che si poteva esprimere.
Ci sorprendiamo della durata della
crisi ma aumentiamo l'iva, aumentiamo le tasse e la burocrazia nella
speranza che l'economia si risollevi.
Ci meravigliamo per la corruzione ma
spesso per proteggere interessi personali vengono promulgate leggi
sempre più “colabrodo” e sempre più permissive e indagati e
condannati siedono in parlamento in quasi tutti gli schieramenti.