L'atmosfera che i mezzi di
informazione hanno contribuito a creare dopo gli attentati di Nizza e
di Monaco si è fatta pesante. Dirette tv che senza raccontare niente
mostrano cadaveri e danno spazio a opinioni deliranti, social network
impazziti dove tutti diventano politologi o sfogano istinti repressi,
televisioni occupate a trasmettere il nulla e magari a coltivare e
incoraggiare possibili emulatori.
Non è l'isis ad attaccarci ma lo
stesso nostro sistema dei media che è bacato e incapace di fare
informazione a tutto tondo.
Qualsiasi scemo con uno smartphone
oggi ha buone possibilità di essere mandato in diretta e sembra che
giornalisti professionisti, fotografi e cameraman siano diventati una
specie in via di estinzione. La ricerca di immagini forti, la ricerca
delle sensazioni da grand guignol, degli spari in diretta ci ha fatto
dimenticare il perché di certi avvenimenti.
Non si approfondiscono le ragioni e
i motivi che sono alla base di sconvolgimenti e catastrofi – anzi
sono tutti molto attenti a non scavare e a non fare informazione vera
per non schierarsi rischiando magari di disturbare il potente di
turno.
Quindi ci preoccupiamo degli
extracomunitari e dei profughi ma non delle armi vendute e degli
appoggi dati a dittatori criminali o delle guerre di conquista
mascherate da “interventi umanitari” o “a sostegno alla
democrazia” – ci preoccupiamo dei vaccini ma non dello sfascio
del nostro sistema sanitario – il problema è quello dei matrimoni
tra persone dello stesso sesso, non delle infiltrazioni mafiose nei
partiti e nella politica.
Si parla di riforma costituzionale
senza che la nostra cara e vecchia costituzione sia mai stata
applicata interamente al cento per cento – basti pensare alle
misure anti-corruzione, alla legge 194 o alla legislazione in tema di
lavoro o alle finalità del sistema scolastico.
Oggi più che mai mi trovo in
difficoltà a discutere su questi argomenti e a cercare di capirne di
più a causa dell'andazzo pressapochista e generalista che argomenti
del genere sembrano scatenare.
Un'altra difficoltà è quella dei
“tuttologi” che imperversano sui social; dopo discussioni
infinite ho smesso anche di tentare di contrastarli. Su un blog di
qualche tempo fa Uriel Fanelli spiegava che anche il solo pensare di
discutere con queste frange estremiste è tempo perso – la sua
teoria della “montagna di merda” mi trova d'accordo. Certa gente
produce più merda di quanta ne puoi spalare e discuterci non serve a
niente.
Mentre tu ti preoccupi di studiare,
approfondire e consultare fonti attendibili per non sparare cazzate,
questa gente sembra avere un parere su tutto, dalla fisica
quantistica, all'economia globale e alla preparazione della carbonara
e tu sarai sempre in svantaggio con le tue assurde fissazioni di
correttezza e obiettività.
Nonostante le possibilità di
collegamento globale di internet e l'accesso istantaneo ai mezzi
d'informazione credo che il vero giornalismo sia ormai agonizzante e
influenzi molto poco la coscienza comune.
