domenica 11 dicembre 2016

La cruda realtà




Dopo aver espresso monosillabicamente il nostro parere il quattro dicembre, siamo ritornati alla cruda realtà. Il tempo perso a dibattere sulle riforme costituzionali e le energie spese dai fronti opposti non sono riusciti a mascherare lo stato delle cose. Una economia che non cresce, scuola e sanità paralizzate da provvedimenti discutibili, un mercato del lavoro da terzo mondo e una pressione fiscale in continuo aumento caratterizzano l’Italia di oggi.
Gli unici investimenti che non risentono di questa situazione sono quelli delle spese militari; acquistiamo aerei, sistemi d’arma sempre più sofisticati (almeno sulla carta) e in proporzione spendiamo come una super potenza in missioni militari dagli esiti incerti. Altre spese che non diminuiscono mai sono quelle dalla macchina dello stato: sempre più inefficiente, sempre più lenta e sempre più costosa.
Trasporti, comunicazioni, infrastrutture pubbliche sono abbandonati a se stessi – le balle governative di questi ultimi tempi sono servite soltanto a nascondere la spazzatura sotto i tappeti.
Come sempre succede quando le forze progressiste non sono più tali, l’economia privilegia i grandi gruppi e se ne fotte allegramente delle piccole realtà che sono la maggior parte del nostro tessuto produttivo con il risultato che abbiamo tutti sotto gli occhi. I media italiani cercano di nascondere la situazione pubblicando favolette ma le statistiche degli ultimi tempi sono impietose: il paese non cresce, gli stipendi e le retribuzioni sono tra i più bassi d’Europa e molte attività stanno morendo.
Se e quando si arriverà alle elezioni chi le vincerà dovrà affrontare un lavoro di ricostruzione paragonabile a quello del dopoguerra senza poter contare su nessun aiuto e con un’Europa ormai finita – senza solidarietà e senza le nobili motivazioni dei padri fondatori.
La vera battaglia inizia adesso; riuscire ad andare ad elezioni in tempi brevi e cercare di cambiare le cose e di rimettere in moto il paese per non dichiarare fallimento e diventare un serbatoio di forza lavoro a basso costo, una terra di conquista dove con un ticket acquistato in tabaccheria, sia possibile sfruttare manodopera omettendo il rispetto delle garanzie più elementari.

sabato 22 ottobre 2016

Renzi e la sfiga





In questi giorni la mia attenzione è stata catturata dalla missione Exomars che si propone di cercare tracce biologiche su Marte. Sono affascinato dalle esplorazioni spaziali e come tanti altri ho seguito le ultime fasi della missione.
Tutti attendevano con ansia che il lander Schiaparelli si posasse su Marte – poi c’è stato l’inevitabile tweet di Renzi "L'Europa arriva su Marte con una missione a guida italiana. Trepidazione e orgoglio" e poco dopo la sonda si è schiantata sembrerebbe per un malfunzionamento del computer di bordo che ha spento i razzi di frenata in anticipo.
L’inevitabile si è trasformato in ineluttabile e molti hanno ricordato gli sms che Renzi ha inviato agli atleti durante le olimpiadi di Rio 2016 - Federica Pellegrini, Vincenzo Nibali, Clemente Russo, Rossella Fiamingo e a quelli del del volley maschile – o l’annuncio : “Finalmente l’Italia c’è” alla quotazione della Ferrari in Borsa seguito da un crollo generale delle contrattazioni – per Wall Street la peggiore giornata dal 1932.
Anche i lavoratori di Almaviva hanno per così dire “beneficiato” delle attenzioni del presidente del consiglio – dopo il tanto strombazzato accordo di fine maggio che doveva ridare certezze all’attività ed evitarne la delocalizzazione, tutto è andato a rotoli: esuberi, commesse perse, licenziamenti, sedi in smobilitazione.
Per non parlare del job act o della riforma della scuola o dei provvedimenti di “riforma” della sanità che annunciati in pompa magna hanno prodotto risultati discutibili.
In rete si è ritornato a rivedere l’hashtag #renziportasfiga”.
Personalmente non sono superstizioso e non ho mai seguito questo trend; ho notato però una smania, quasi un bisogno psicologico dei nostri politici di oggi: quello di fare annunci su tutto e di farsi sempre e comunque notare e di fare spettacolo a tutti i costi su qualsiasi argomento e su ogni tema. D’altronde un annuncio costa poco e nel loro caso, non è quasi mai impegnativo ma da la sensazione che il governo “c’è”, è presente e si occupa di noi.
In piena campagna per il referendum del 4 dicembre i proclami si sprecano – promesse, intenzioni e desideri vengono trasformati in fatti; in realtà questo è quanto di più falso. Non c’è mai stato un governo come l’attuale che pur legiferando e disponendo, abbia inciso così poco pur combinando guai che impiegheremo anni a riparare.
Più che di sfiga si dovrebbe parlare di manifesta incapacità e di ignoranza a prova di proiettile.
Possono andare come hashtag secondo voi?


domenica 16 ottobre 2016

Si, No, Forse


Manca poco al referendum del quattro dicembre e siamo in piena campagna elettorale – televisioni e radio in modi più o meno velati stanno confermando che le statistiche sulla libertà di stampa che vedono l’informazione italiana tra le meno obiettive e più legate al potere politico ed economico, non sono campate in aria.
Già il testo sulla scheda elettorale è un capolavoro di ambiguità e di doppiezza ed è praticamente un palese invito a votare si – mentre le ragioni di chi si oppone alla riforma non hanno la visibilità e lo spazio che dovrebbero essere assicurati da una competizione realmente democratica. Stanno uscendo fuori le cose peggiori di un repertorio già collaudato: abolizione di equitalia, elargizioni di bonus, quattordicesima ai pensionati, migliaia di posti di lavoro (!), ciechi che tornano a vedere, miracolati ecc.
Con l’abilità di consumati venditori di stoviglie i nostri governanti confondono gli obiettivi: non abbasso la tassazione ma abolisco equitalia (tanto poi le tasse le incasserò in altro modo) – quattordicesima ai pensionati (che probabilmente verrà recuperata toccando le pensioni di reversibilità o costringendo quelli che vogliono andare in pensione ad accendere un mutuo) – bonus vari elargiti una tantum – come già avvenuto per gli 80 euro (verranno poi recuperati in altro modo o magari ne verrà chiesta poi la restituzione ...).
In questa colossale televendita si cerca di convincere gli indecisi che ancora rappresentano gran parte dell’elettorato e si cerca di far “dimenticare” alcune cose assurde come l’invio di truppe al confine con la Russia in spregio a quello che è scritto sulla nostra carta costituzionale, l’assenza di una politica economica che inneschi uno sviluppo da troppo trascurato o lo smantellamento della scuola e della sanità con riforme palesemente scritte da dilettanti incompetenti.
Sugli indecisi – come già accaduto altre volte – si giocherà la partita per la modifica della carta costituzionale e spero che questo referendum non cambi quella che è una costituzione che andrebbe applicata e non modificata.
Almeno per rispetto di tutti quelli che hanno dato la vita per essa.

domenica 28 agosto 2016

Terremoto


Mi piacerebbe, sopratutto in questi giorni, non leggere più le solite bufale sugli extracomunitari, sulla magnitudo del terremoti e sulla possibile previsione degli stessi.
Due o tre cose da considerare in breve:
sicuramente tra chi chiede asilo e tra chi fugge per venire qui ci saranno sempre la solite categorie di varia umanità - persone oneste, disonesti, finti profughi, veri profughi, opportunisti e persone rette come avviene per tuttel le nazionalità e per tutte le etnie da che mondo è mondo.
Noi italiani dovremmo avere la decenza di parlare dell'argomento solo a ragion veduta visto che mafia e 'ndrangheta sono ormai presenti in molti paesi del mondo – un mio amico, scherzosamente sostiene che negli USA, senza il contributo delle famiglie mafiose (gioco d'azzardo, controllo dei sindacati, racket della prostituzione e traffico di droga) probabilmente si sarebbe ancora fermi all'abigeato, alle rapine alle diligenze o all'assalto ai treni.
A parte la boutade cercate di non fare di tutta l'erba un fascio e di non cadere nelle grinfie di chi vuole scatenare una guerra tra poveri per coprire l'incapacità a governare onestamente.
Non era possibile prevedere questo terremoto – nessuno fino ad ora è riuscito a farlo - ma forse i miliardi spesi per gli F35 potevano essere spesi per cercare di riqualificare e restaurare i nostri borghi storici. Magari se invece di cercare di cambiare la costituzione a tutti i costi, qualcuno si fosse occupato degli uffici del catasto e dell'applicazione di incentivi seri per la ristrutturazione delle case più vecchie, ci sarebbe stata qualche vittima in meno nel conto. Le facoltà e i dipartimenti universitari di geologia si sono visti ridurre pesantemente i fondi – tanto a che serve perdere tempo per studiare una scienza così astrusa?
Il bello è che esportiamo in tutto il mondo le tecnologie per rendere antisismici case e palazzi e lo studio sull'uso di materiali alternativi nelle costruzioni ci vede protagonisti indiscussi ma non nel nostro paese.
Se per “grandi opere” fino ad ora si sono intese solo la TAV, il ponte sullo stretto o aeroporti da costruire in posti improbabili e non la riqualificazione del territorio, la manutenzione coerente delle strade e dei ponti, il trasporto locale e la mobilità regionale è solo colpa nostra. Se questo è il paese del ribasso minimo (aggiungi sabbia e togli cemento) è solo colpa nostra.
Se una banca non può fallire perché ha parenti tra politici mentre mancano risorse per i piccoli comuni è solo colpa nostra.
Sogniamo le olimpiadi ma non siamo capaci di gestire onestamente una gara d'appalto.
Permettiamo che la cattiva politica prosciughi tutte le risorse vitali del paese e poi ci meravigliamo – ma con quelli che abbiamo eletto che pretendete ora?
Mi avete rotto le scatole – sempre pronti a straparlare dopo - mai a combattere prima.


domenica 14 agosto 2016

Prodotto interno lordo



I dati relativi all'andamento del pil pubblicati in questi giorni sono impietosi – nonostante il prezzo del petrolio, nonostante un mercato del lavoro ormai senza regole, nonostante i tagli indiscriminati l'Italia non cresce. I nostri governanti hanno incolpato il terrorismo, la brexit e la crisi dei migranti.
In realtà brexit (avvenuta da troppo poco tempo per condizionare così la nostra economia) e terrorismo c'entrano poco, i migranti per niente – il paese non cresce perché è ormai chiuso da politiche assurde a cui pochi si oppongono. Domandate a tutti quelli che hanno provato oggi ad iniziare un'attività - a mettere su “bottega” - i costi che hanno sostenuto, le burocrazie e le difficoltà che incontrano e gli ostacoli che superano quotidianamente.
Parlando di economia spesso siamo portati a pensare ai grandi gruppi finanziari o alle grandi industrie ma l'Italia è stata sempre caratterizzata dalla presenza di imprese medie e piccole, di artigiani e di piccoli imprenditori. Settori come il turismo e la moda sono rappresentati da una miriade di piccole realtà spesso gestite su basi familiari che non hanno mai avuto paura di niente e di nessuno; idee nuove, fantasia e flessibilità hanno da sempre caratterizzato queste attività che oltretutto hanno formato professionalità invidiabili.
I grandi gruppi industriali invece hanno avuto comportamenti simili a quelli di uno sciame di cavallette; spesso coccolati con aiuti statali e politiche protezionistiche compiacenti, quando i giochi hanno iniziato a diventare duri le grandi imprese hanno alzato le braccia al cielo delocalizzando la produzione, licenziando e trasferendo attività e contabilità – il caso Fiat è un classico. Fatta terra bruciata, l'unica soluzione sembra essere quella di scappare verso altri lidi.
Altro punto da considerare è che in tempo di crisi le politiche di austerità non hanno mai funzionato in nessun paese del mondo; aumentare le tasse e ridurre i servizi serve solo a bloccare ogni tentativo di crescita e a scatenare l'incertezza.
Oggi nel nostro paese per la prima volta i figli sono più poveri dei genitori e con minori possibilità ; la certezza di miglioramento che ha accompagnato la vita delle vecchie generazioni non è più scontata e il futuro appare sempre più incerto. Purtroppo sembra che molti siano praticamente “addormentati” e sopratutto i giovani che dovrebbero essere la forza propulsiva di ogni cambiamento, sembrano latitare pericolosamente.
I nostri governanti – ora in ferie – stanno dimostrando un dilettantismo e un pressapochismo totale, presi da altre preoccupazioni come mettere le mani sulla costituzione, assistere alle olimpiadi o evitare argomenti spinosi come le pensioni, sistema sanitario o istruzione che riforme da dilettanti hanno completamente rovinato.
Acquistiamo F35 e fino ad ora nessuno è riuscito a quantificare quanto costano esattamente gli interventi militari – tanto poi chiudiamo ospedali e mettiamo a pagamento prestazioni sanitarie per risparmiare.

sabato 23 luglio 2016

Atmosfere e bufale


L'atmosfera che i mezzi di informazione hanno contribuito a creare dopo gli attentati di Nizza e di Monaco si è fatta pesante. Dirette tv che senza raccontare niente mostrano cadaveri e danno spazio a opinioni deliranti, social network impazziti dove tutti diventano politologi o sfogano istinti repressi, televisioni occupate a trasmettere il nulla e magari a coltivare e incoraggiare possibili emulatori.
Non è l'isis ad attaccarci ma lo stesso nostro sistema dei media che è bacato e incapace di fare informazione a tutto tondo.
Qualsiasi scemo con uno smartphone oggi ha buone possibilità di essere mandato in diretta e sembra che giornalisti professionisti, fotografi e cameraman siano diventati una specie in via di estinzione. La ricerca di immagini forti, la ricerca delle sensazioni da grand guignol, degli spari in diretta ci ha fatto dimenticare il perché di certi avvenimenti.
Non si approfondiscono le ragioni e i motivi che sono alla base di sconvolgimenti e catastrofi – anzi sono tutti molto attenti a non scavare e a non fare informazione vera per non schierarsi rischiando magari di disturbare il potente di turno.
Quindi ci preoccupiamo degli extracomunitari e dei profughi ma non delle armi vendute e degli appoggi dati a dittatori criminali o delle guerre di conquista mascherate da “interventi umanitari” o “a sostegno alla democrazia” – ci preoccupiamo dei vaccini ma non dello sfascio del nostro sistema sanitario – il problema è quello dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, non delle infiltrazioni mafiose nei partiti e nella politica.
Si parla di riforma costituzionale senza che la nostra cara e vecchia costituzione sia mai stata applicata interamente al cento per cento – basti pensare alle misure anti-corruzione, alla legge 194 o alla legislazione in tema di lavoro o alle finalità del sistema scolastico.
Oggi più che mai mi trovo in difficoltà a discutere su questi argomenti e a cercare di capirne di più a causa dell'andazzo pressapochista e generalista che argomenti del genere sembrano scatenare.
Un'altra difficoltà è quella dei “tuttologi” che imperversano sui social; dopo discussioni infinite ho smesso anche di tentare di contrastarli. Su un blog di qualche tempo fa Uriel Fanelli spiegava che anche il solo pensare di discutere con queste frange estremiste è tempo perso – la sua teoria della “montagna di merda” mi trova d'accordo. Certa gente produce più merda di quanta ne puoi spalare e discuterci non serve a niente.
Mentre tu ti preoccupi di studiare, approfondire e consultare fonti attendibili per non sparare cazzate, questa gente sembra avere un parere su tutto, dalla fisica quantistica, all'economia globale e alla preparazione della carbonara e tu sarai sempre in svantaggio con le tue assurde fissazioni di correttezza e obiettività.
Nonostante le possibilità di collegamento globale di internet e l'accesso istantaneo ai mezzi d'informazione credo che il vero giornalismo sia ormai agonizzante e influenzi molto poco la coscienza comune.

domenica 26 giugno 2016

Uscita


Un elettorato di vecchi ha deciso di far uscire l'Inghilterra dall'Europa. In contrasto con le intenzioni delle giovani generazioni hanno vinto le paure e le ansie provocate da un'Europa unita solo finanziariamente.
La Gran Bretagna aveva già ottenuto molto in termini di autonomia e di libertà di manovra rispetto agli altri membri del consesso UE ma per una serie di motivi tutto questo non è stato sufficiente a convincere gli inglesi.
La stampa inglese da mesi pubblica immagini di barconi e parla dei profughi di Calais (circa cinquemila, quanti ne sbarcano da noi in quattro/cinque giorni) come se fossero orde barbariche pronte ad invadere la madrepatria e a metterla a ferro e fuoco.
Cameron con il referendum ha cercato di rimettersi in gioco e ritornare agli indici di gradimento di qualche tempo fa ma goffamente ha ottenuto l'esatto opposto portando il paese in una zona inesplorata.
L'exit, seppure di stretta misura disegna perfettamente il malessere di gran parte dei cittadini europei e già adesso molti tra cui gli olandesi premono per effettuare consultazioni come quella inglese.
Il fatto è che essere parte di un Europa come questa non viene percepito da tutti come un vantaggio – decisioni favorevoli solo ai potentati economici, obblighi validi solo per i membri più poveri e lo strapotere della Germania, hanno affossato l'idea di un'unione politica sovranazionale.
Tutti i governi hanno dato per scontato che con “ce lo chiede l'Europa” potessero passare provvedimenti e leggi incomprensibili e potessero essere richiesti sacrifici economici per salvare gruppi bancari e finanziari che poco hanno a che vedere con le idee che hanno originato la UE.
Personalmente non sono favorevole al distacco o all'uscita dall'Europa. Da sempre il progresso è stato originato dall'assenza di frontiere, dalla collaborazione, dagli scambi economici e culturali mai dall'isolazionismo e dalle chiusure ma occorre fare i conti con quello che l'Europa nei fatti è diventata.
In tema di unione europea il distacco dei politici dal mondo reale sembra aumentare di giorno in giorno. Tipi come Schäuble sembrano usciti dal consiglio di amministrazione di qualche multinazionale e ne adottano anche il linguaggio – non c'è spazio per la visione originale di Europa unita nei loro discorsi e valori come solidarietà e cammini condivisi non sono più il leit-motiv dell'unione degli Stati d'Europa e sembrano quasi parolacce.
Dopo il referendum in un giorno le borse hanno bruciato una quantità di denaro (in gran parte virtuale) maggiore di quello del debito greco. Finanzieri scaltri hanno guadagnato cifre folli speculando sull'uscita della Gran Bretagna e continueranno a guadagnarci ancora per un bel pezzo.
Ma proprio aver sostituito l'Europa dei sogni con quella delle borse e dei fondi ha causato questa disaffezione generale e soprattutto la classe media in molti paesi è quella più spaventata dai cambiamenti indotti da queste politiche. La nonna inglese percepisce l'immigrato nigeriano come quello che toglierà a suo nipote la possibilità di lavoro e sopporta a fatica l'infermiere o il medico italiano che lavorano nel sistema sanitario inglese.
La gente comune non ha capito l'affare dei diesel tedeschi che ora con una legge ad hoc, non inquinano più – non riesce a capire perché non sia possibile difendere i prodotti tipici della sua terra o scegliere come impiegare i risparmi di una vita. Fino ad ora l'Europa è stata un guardiano arcigno che parla una lingua incomprensibile e invece di proporre soluzioni alla crisi economica sembra agitare il coltello nella piaga con provvedimenti che aumentano il malessere sociale e la distanza tra le classi sociali.
Le sinistre europee, tranne pochissime eccezioni, non hanno capacità e peso politico per contrastare queste politiche e ormai ne fanno parte.

domenica 24 aprile 2016

Informazione



Nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Reporters sans Frontieres l'Italia è scesa al settantasettesimo posto dal settantatreesimo occupato nel 2015.
L'aumento del numero dei giornalisti messi sotto protezione dalla polizia, la sempre più evidente concentrazione delle proprietà editoriali, i procedimenti giudiziari di querele strumentali e le conseguenti autocensure probabilmente contribuiscono ad accomunarci al Benin, alla Guinea Bissau e alla Moldova.
Credo poi che il nostro sistema di finanziamento pubblico dell'informazione sia un altro fattore che condiziona pesantemente questo report; con i meccanismi perversi con cui vengono erogati questi fondi i grandi gruppi e le pubblicazioni di partito vengono finanziati con cifre notevoli e con una preoccupante influenza diretta del governo in carica sulle linee editoriali.
Non vi aspettate che il vostro giornale di quartiere, la vostra radio di tendenza o il vostro sito internet d'informazione preferito possano accedere a queste risorse – per strano che possa sembrare, soltanto grandi gruppi (che potrebbero andare avanti anche autonomamente) hanno accesso ai finanziamenti insieme ai giornali di partito che invece senza aiuti chiuderebbero in pochi giorni.
La storia dell'Unità illustra in pieno la situazione – per sopravvivere il quotidiano è diventato l'organo ufficiale del PD renziano pubblicando bufale e notizie false – il famoso giornalismo 2.0 – e orchestrando campagne di disinformazione mirata degne della Pravda anni '50. Il giornale fondato da Gramsci ora è una raccolta di veline, gossip e panzane, rispettosissimo e ossequioso con il capo.
In un paese libero la libertà di espressione dovrebbe essere fondamentale e il suo indice dovrebbe migliorare e non peggiorare come ora; quello che hanno scritto i cinquanta giornalisti sotto scorta andrebbe divulgato e non ignorato – la lotta alla corruzione e all'illegalità inizia da qui, tutto il resto non conta.
Purtroppo il codice Rocco è stato sostituito da una legge altrettanto antidemocratica che tramite i finanziamenti, di fatto chiude l'accesso alla divulgazione di tutto quello che è inviso all'establishment. Anche internet non si sottrae a queste regole: i continui tentativi di regolamentarla/censurarla e i gruppi che fanno disinformazione la rendono spesso simile agli organi di informazione tradizionale se non peggiore.
Dalla classifica di Reporters sans Frontieres sembra che la libertà di espressione non sia una prerogativa dei paesi economicamente avanzati ma dei paesi dove l'informazione riesce ad essere indipendente e dove non ci sono paure o costrizioni a condizionare chi fa informazione.
Un altro fattore da tenere in considerazione è che qui da noi ci si informa poco, non acquistiamo giornali, leggiamo poco e ancora oggi l'informazione televisiva generalista è la principale fonte di informazione – ricordo i versi di “Quelli che” una canzone del grande Enzo Jannacci - “l’ha detto il telegiornale oh yeah!” che chiariscono la situazione dell'informazione meglio di un saggio o di tutti gli articoli scritti sull'argomento.
Se non sentiamo il bisogno di una informazione libera probabilmente non la avremo mai.

sabato 9 aprile 2016

Referendum



La ministra francese dell'ambiente Ségolène Royal ha annunciato una moratoria sulle ricerche di idrocarburi nelle acque territoriali francesi e ha auspicato provvedimenti simili in tutta l'area del Mediterraneo.
Il ragionamento della Royal è molto semplice: se l'obiettivo è quello di ridurre progressivamente l'uso delle energie fossili perché consentire ancora ricerche e erogare nuove concessioni?
Mentre qui da noi si sta facendo del tutto per affossare un referendum che mette in discussione solo parzialmente l'estrazione di idrocarburi, altri paesi fanno delle politiche energetiche serie fissando traguardi di lungo periodo.
Tra sguattere del Guatemala, intercettazioni e emendamenti compiacenti nei nostri governanti è evidente soltanto l'assenza totale di una qualsiasi visione a lungo termine in tema d'energia e l'asservimento totale alle lobby petrolifere. E' già accaduto con il gioco d'azzardo, con le spese per gli armamenti, con i provvedimenti a favore delle banche.
Sono abbastanza pessimista sull'esito del referendum del 17 aprile; troppa disinformazione, scarsa copertura mediatica e il disinteresse diffuso renderanno difficile raggiungere il quorum – sembra che gli italiani ormai non siano più abituati a farsi sentire e il partito del non voto è diventato la prima forza politica.
Peccato perché è proprio nella crisi di adesso che possiamo giocarci il futuro; già in settori vitali come quelli della scuola e del lavoro abbiamo perso molto accettando leggi aberranti che stanno contribuendo a creare un nuovo medioevo senza farci uscire dal tunnel. I dati sulla disoccupazione – intendo quelli reali, e i dati sulla qualità dell'insegnamento ci proiettano tra i paesi una volta detti del terzo mondo, per non parlare poi della libertà dell'informazione – Bruno Vespa ancora si fregia del titolo di giornalista ...
Leggendo e ascoltando certe fonti sembrerebbe che tutti i nostri problemi siano imputabili agli immigrati o ai gay o ai centri sociali o che l'assenza di progetti e di politiche serie sia colpa dei cinque stelle; abbiamo amministratori di municipalizzate e di enti pubblici che guadagnano più di Obama, deputati e senatori tra i meglio pagati del pianeta – che aspettiamo a farci sentire?

venerdì 4 marzo 2016

Ancora in guerra



Ancora una volta entreremo in guerra senza discutere e senza pensarci su. Andremo in Libia per “proteggere” un governo di unità nazionale che non c'è e probabilmente non ci sarà per molto tempo – attenti a non contrariare i nostri padroni/alleati.
Dopo aver impedito per anni ogni tentativo di crescita democratica appoggiando un dittatore sanguinario per poi sacrificarlo alla realpolitik dell'occidente, dopo aver causato un esodo di profughi come da tempo non se ne vedevano andremo alla guerra senza piani precisi e contro non si sa bene chi.
In Libia varie fazioni si stanno scannando in una faida infinita e non è semplice capire chi rappresenti cosa, chi vuole governare e chi vuole solo depredare. Ora vengono a galla tutte le questioni e tutti i nodi irrisolti della nostra assente politica estera purtroppo affidata adesso a uno come Renzi. E' iniziato il conto alla rovescia per un probabile intervento paragonabile soltanto a quello alleato del 1943 - da tremila a cinquemila militari in partenza senza consultare il parlamento e con degli obiettivi poco chiari e in parte ancora da scegliere. Sembrerebbe che l'importante sia non farci sopravanzare dai nostri “alleati” ed esserci comunque come se tutta la vicenda sia soltanto un ballo di fine anno o una serata mondana.
Tutto questo mentre le spese in armamenti sottraggono risorse indispensabili alla nostra sopravvivenza; negli ospedali la mortalità è sugli stessi valori del dopoguerra e le scuole cadono a pezzi ma avremo aerei F-35 ad un costo esorbitante e in gran parte non definito mentre le fabbriche d'armi fanno affari d'oro.
Nel suo blog Lucia Annunziata lamenta l'assenza di un piano B dopo che la mancata formazione di un governo di unità nazionale ha cambiato tutti i presupposti per possibili interventi di supporto a una transizione pacifica; il punto è che dopo anni di caos e di guerriglia non si capisce chi possa governare stabilmente e pacificamente la Libia e un intervento ora scatenerebbe una guerra infinita come già accaduto in Iraq e in Afghanistan.
Non è questione di piano A o piano B, la guerra non ha mai risolto niente e spesso ha soltanto complicato le cose scatenando catastrofi.
Vedere nuovamente Renzi in tuta mimetica non compenserebbe gli inevitabili orrori che un intervento del genere riserverebbe a tutti – per questo essere oggi a favore della pace è importante; le risorse che destiniamo alla guerra verranno inevitabilmente sottratte al nostro futuro.



domenica 21 febbraio 2016

Istruzione



La goffa uscita della ministra Giannini che segnalava il gran numero di ricercatori italiani che avevano ottenuto fondi di ricerca europei ha fotografato impietosamente lo stato comatoso in cui versa l'università italiana e ci ha fatto capire in che conto viene tenuta l'istruzione dai nostri politici.
Sottosegretari che sanno a malapena scrivere in italiano, funzionari con diplomi presi per il rotto della cuffia, portaborse e cafoni delle varie segreterie di partito hanno partorito una politica dell'istruzione ignobile che ha portato il nostro paese nel medioevo.
Un dato dovrebbe essere evidente anche ai profani: nessun ricercatore europeo verrà qui da noi a realizzare i suoi progetti, nessuno studio finanziato sarà svolto nelle nostre università. Esportiamo cervelli e basta. Le nostre università sono conventicole chiuse gestite spesso su basi d'appartenenza familiare dove figli, mogli e parenti contribuiscono a chiudere al merito e alle capacità l'accesso alle risorse indispensabili allo studio e alla ricerca. Questo stato di cose ha prodotto un esodo delle nostre menti migliori e gli effetti sono sotto i nostri occhi, basta soltanto volerli vedere. La ricerca pubblica e privata in Italia sta scomparendo; l'industria oltre a de-localizzare la produzione, non fa più ricerca e sviluppo qui. I risultati sono evidenti – negli anni '60 avevamo almeno quattro industrie italiane che producevano semiconduttori, ora nessuna; uno dei primi computer a stato solido è stato prodotto da noi – adesso credo non ci sia più da anni alcuna produzione di rilievo nel settore.
Neanche tanto lentamente stiamo scomparendo superati da altri paesi che hanno dimostrato maggior considerazione. E' un fatto preoccupante ma del quale si parla poco nonostante gli effetti di questa politica dissennata siano evidenti.

domenica 17 gennaio 2016

Racconto



Per essere un aeroporto internazionale c'era ben poco movimento. Una trentina di persone si stavano registrando per un imbarco e molti dei negozi erano ancora chiusi. Nel bar erano sedute cinque o sei persone e fuori l'area dei taxi era desolatamente vuota.

Il mio volo era stato cancellato e avrei dovuto aspettare cinque o sei ore per sperare di ripartire verso casa; non c'era altro da fare che attendere ma mi accorsi di non avere portato con me neanche un libro e iniziavo a sentirmi perduto – nemmeno una sosta nell'area fumatori era riuscita a farmi passare il tempo più velocemente. 
Fuori aveva iniziato a nevicare e sembrava che il tempo si fosse fermato. 
Ero seduto vicino ai banchi d'imbarco cercando di capire il significato degli annunci che venivano emessi ogni due o tre minuti in lingue improbabili; quando sentii il mio nome – ero desiderato con urgenza ai controlli di sicurezza – fui quasi contento dell'imprevisto e mi diressi a razzo verso il posto di polizia.
Qui mi fecero aprire la valigia e esaminarono con cura tutto quello che c'era dentro scusandosi per l'accaduto e augurandomi buon viaggio e rimandandomi nel limbo dell'attesa.

Credo che non ci sia niente di più impersonale dei luoghi pensati per partire o per arrivare quando sei costretto a rimanerci per ore. L'inutilità dell'attesa ti estranea dal mondo e ti fa rimuginare su tutto e su tutti.
Uscire a fumare cercando di ripararsi dalla neve non si rivelò una soluzione al problema e neanche navigare su internet e leggere notizie che sembravano lontane e già vecchie faceva scorrere il tempo più velocemente. 

Ero seduto nell'area di sosta passeggeri cercando di ingannare il tempo quando arrivò un aiuto inatteso – un cane entrato solo dio sa come, si era messo a girare intorno alle poltrone come se cercasse qualcosa o qualcuno.
Devo dire due parole per spiegare che non ho mai capito perché animali, pazzi e bambini mi scelgono come interlocutore privilegiato anche se sono confuso in una folla - mi è sempre successo e ancora mi meraviglio. 

Il cane, una sorta di rottweiler non troppo grande, aveva due occhi quasi umani e iniziò ad avvicinarsi e a guardarmi con insistenza. Senza pensarci, appena mi si avvicinò gli carezzai la testa e come se niente fosse lui si sdraiò sui miei piedi. Dopo poco un poliziotto fece per avvicinarsi forse incuriosito dalla presenza dell'animale ma l'arrivo nel terminal di una comitiva di ragazzi troppo rumorosa attirò la sua attenzione e il cane si mise addirittura a dormire. 

Tutto ad un tratto l'atmosfera irreale dell'attesa forzata in quel posto sconosciuto sparì e mi sembrò del tutto normale essere seduto ad aspettare i mio volo in un aeroporto sconosciuto con un cane ai miei piedi. Anche gli annunci sembravano aver acquistato logica e comprensibilità e non mi sentivo più sospeso in una bolla ma soltanto in attesa di partire.