mercoledì 27 agosto 2025

Automobili

 


Stellantis sta per chiedere la cassa integrazione in deroga per tutti i 3750 operai dello stabilimento di Pomigliano d'Arco.

Quella che fino a qualche tempo fa era la fabbrica dei grandi numeri, oggi soffre per il calo delle vendite della Panda e per i dazi di Trump che hanno reso antieconomica la fabbricazione della Dodge Hornet.

L'azienda ne ha annunciato lo stop anche se Salvini ha detto che i dazi vanno visti come "opportunità da cogliere".

I dazi hanno poi colpito moltissime altre aziende del settore e ne vedremo le conseguenze già nei prossimi mesi.

Nonostante il fatto che più del 60% delle auto italiane prodotte nell'ultimo anno vengano da Pomigliano il calo delle vendite rispetto agli altri anni è stato importante.

Probabilmente la crisi potrebbe essere superata o quanto meno ridotta in modo significativo se Stellantis avesse intenzione di investire per razionalizzare le produzioni ma sembra che il leit-motiv aziendale ora sia quello di sganciarsi e andare verso altri lidi e altre attività dimenticando che lo stabilimento di Pomigliano è stato edificato con l'apporto di risorse pubbliche purtroppo erogate a fondo perduto.

Anche nello stabilimento di Termoli verrà rinnovato il contratto di solidarietà fino ad agosto 2026 per circa duemila persone e analogamente Stellantis non sembra orientata a fare investimenti che potrebbero cambiare il destino di questi lavoratori.

Si profila un periodo di crisi nera nel settore automotive - vedi anche la fine che hanno fatto Iveco e Magneti Marelli - e i nostri governanti non hanno neanche idea di quello che sta per succedere e di come poter correre ai ripari.

Per ora dal governo vengono emessi periodicamente i soliti annunci trionfali riguardanti l'occupazione e la produzione industriale che poi l'Istat puntualmente smentisce ma un piano politico con provvedimenti per evitare il peggio non si vede.

E la vera tragedia è che non si vedono neanche soggetti intelligenti e capaci di gestire questa crisi ma soltanto clown bugiardi ai quali purtroppo molti ancora credono. 





domenica 10 agosto 2025

Vacanze italiane

 


Anche quest'anno l'aumento dei costi delle vacanze sta tenendo banco su tutti i mezzi d'informazione. In molte regioni il numero dei vacanzieri italiani è diminuito e anche i turisti stranieri sembrano aver preferito altri siti.

Da altre parti il numero dei turisti è leggermente aumentato ma i soldi che hanno speso sono diminuiti rispetto agli anni scorsi.

Anche posti come la riviera romagnola o i litorali pugliesi hanno registrato un calo di presenze - molti hanno fatto notare che andare in vacanza costa troppo e sembrerebbe che circa il quarantanove per cento degli italiani rimanga a casa.

Senza dubbio i prezzi sono aumentati di molto in pochi anni e non sempre la qualità dei servizi è aumentata di conseguenza. 

Gran parte dei nostri imprenditori balneari ad esempio, pur usufruendo di discutibili concessioni a bassissimo costo e di altre agevolazioni, hanno aumentato i prezzi di più del trenta per cento in meno di due anni.

La concorrenza di paesi come l'Albania poi si è fatta sentire soprattutto nei confronti delle mete turistiche del sud Italia.
Un altro modo di andare in vacanza, quello delle crociere sta poi prendendo piede sempre più, sottraendo clienti ai siti turistici tradizionali.

Però oltre questo, secondo me ci sono anche altri motivi che hanno innescato questo trend. 
Non è soltanto una questione di moda o di scelta di destinazioni turistiche.

Il motivo principale è quello che gli stipendi italiani sono da diverso tempo tra i più bassi d'Europa e che il lavoro spesso non da sicurezza come avviene in altri paesi; troppi contratti a termine, troppo lavoro interinale e discontinuo, troppi lavoratori costretti ad aprire partita iva per poi magari lavorare soltanto per un soggetto e in molti settori non c'è più percezione di continuità nelle attività - l'incertezza del futuro è aumentata.

Mio padre negli anni '60 prendeva uno stipendio da operaio specializzato; con quello si poteva permettere di portarci in vacanza ogni estate almeno per quindici o venti giorni senza grossi problemi. 

Certamente all'epoca le strutture turistiche erano più  a "misura di famiglia" di oggi e tante cose erano sicuramente meno complicate ma mio padre e tanti altri come lui, oltre alle vacanze, ha acquistato una casa e ha garantito alla famiglia un tenore di vita più che dignitoso senza problemi o particolari sacrifici.

Ricordo da ragazzo di essere stato sulle Dolomiti, sulla riviera ligure e su quella romagnola, in Calabria e in molte altre bellissime zone d'Italia. 
E tantissime altre famiglie come la mia facevano lo stesso.
Certo, eravamo stipati in un'utilitaria, pranzavamo al sacco e andare al ristorante non era un'abitudine ma non rinunciavamo a viaggiare e a vedere tanti bei posti.

Non credo che un operaio specializzato di oggi possa andare in vacanza, mantenere una famiglia, comperare un'auto e una casa e magari risparmiare anche qualcosa come accadeva cinquanta o sessant'anni fa. 

Da questo punto di vista il nostro è un paese che sta lentamente affondando. L'età media della forza lavoro è in continuo aumento e quelli che riescono a "mettere su famiglia" sono sempre meno. 

E sono sempre meno quelli che possono permettersi le canoniche due o tre settimane di ferie.

Di questo non si parla abbastanza - non si parla del fatto che il nostro paese va avanti grazie a tutti quelli che lavorano ottenendo in cambio briciole - un argomento spinoso che anche molti progressisti qui da noi cercano accuratamente di evitare. 

Purtroppo oltre alle retribuzioni calano in continuazione i livelli dei servizi; una sanità come quella di oggi ha fatto si che le persone si stanno curando sempre meno a causa dei lunghi tempi d'attesa e dell'impossibilità di pagare prestazioni che in un mondo perfetto dovrebbero essere gratuite. 
Oppure i servizi di trasporto pubblico sempre più carenti che costringono molti ad usare l'auto per spostarsi.

Il tenore di vita delle classi meno abbienti e della stessa classe media sta diventando sempre più basso e le abitudini e i modi di vita cambieranno di conseguenza e servirà farci i conti sempre più spesso e non soltanto nel settore del turismo.

Sempre più di frequente sui mezzi d'informazione si sentono i nostri imprenditori - "ore rotundo" - che si lamentano del fatto che la gente in vacanza "spende poco", che non acquista più auto o altri beni, che preferisce soltanto prodotti a basso costo.
Ormai l'argomento è diventato una litania ricorrente.


Chiedetevi perché.




domenica 3 agosto 2025

Recessione

 


L'applicazione dei dazi alle nostre esportazioni negli Stati Uniti ha complicato ed aggravato una situazione economica già abbastanza precaria.

Probabilmente se nell'immediato non cambierà qualcosa dovremo aspettarci una recessione economica notevole. 
Con una situazione che ha visto i gruppi industriali più grandi progressivamente ritirarsi dal nostro paese o vendere asset importanti, anche le industrie che esportavano in uno dei mercati più redditizi al mondo dovranno superare grosse difficoltà.

Fino ad ora i nostri governanti non hanno neanche provato a discutere per difendere il nostro export. Per alcuni di loro i dazi USA potrebbero addirittura essere "un'opportunità" - non si capisce per fare cosa.

Neanche l'Europa purtroppo ha cercato di opporsi seriamente. Sembra che dovremo subire una politica economica dove pagheremo l'energia sempre di più, spenderemo sempre più soldi in armi e avremo difficoltà a vendere i nostri prodotti all'estero.

Per quanto ci riguarda si prevede un aggravio di circa quindici o venti miliardi di euro all'anno o poco più. Praticamente un ponte sullo stretto ogni 365 giorni. 

Nel 2021 l'export negli USA è stato di circa 49 miliardi di euro - moda, macchinari industriali, elettronica, alimentari, prodotti agricoli e vini, elettromedicali e componenti tecnologici hanno contribuito a sostenere il nostro apparato produttivo che per altri versi non ha ottenuto grandi risultati - vedi quello che è successo nel settore delle auto con le dismissioni di marchi storici e di attività consolidate.

Già molte industrie e diversi settori produttivi stanno parlando di "ridimensionamento" e come al solito, i lavoratori ne faranno le spese.

Nessuno ha pensato a tassare gli extra-guadagni dei grandi gruppi americani che qui da noi godono di trattamenti di favore in tema di tassazione.

I nostri governanti fino ad ora hanno tenuto un atteggiamento che ricorda quello di fedeli camerieri, fregandosene delle conseguenze e dicendo cose che rivelano una totale ignoranza in materia d'economia.

La nostra coraggiosissima premier non è riuscita a fare altro che chiedere un prestito europeo che pagheranno anche i nostri nipoti per l'acquisto di armi. 

Per quanto riguarda però il problema delle esportazioni negli USA silenzio assoluto.