
Per
essere un aeroporto internazionale c'era ben poco movimento. Una
trentina di persone si stavano registrando per un imbarco e molti dei
negozi erano ancora chiusi. Nel bar erano sedute cinque o sei persone
e fuori l'area dei taxi era desolatamente vuota.
Il
mio volo era stato cancellato e avrei dovuto aspettare cinque o sei
ore per sperare di ripartire verso casa; non c'era altro da fare che attendere ma mi accorsi di non avere portato con me neanche un libro
e iniziavo a sentirmi perduto – nemmeno una sosta nell'area
fumatori era riuscita a farmi passare il tempo più velocemente.
Fuori aveva iniziato a nevicare e sembrava che il tempo si fosse
fermato.
Ero seduto vicino ai banchi d'imbarco cercando di capire il
significato degli annunci che venivano emessi ogni due o tre minuti
in lingue improbabili; quando sentii il mio nome – ero desiderato con urgenza
ai controlli di sicurezza – fui quasi contento dell'imprevisto e mi
diressi a razzo verso il posto di polizia.
Qui
mi fecero aprire la valigia e esaminarono con cura tutto quello che
c'era dentro scusandosi per l'accaduto e augurandomi buon viaggio e
rimandandomi nel limbo dell'attesa.
Credo
che non ci sia niente di più impersonale dei luoghi pensati per
partire o per arrivare quando sei costretto a rimanerci per ore.
L'inutilità dell'attesa ti estranea dal mondo e ti fa rimuginare su
tutto e su tutti.
Uscire
a fumare cercando di ripararsi dalla neve non si rivelò una
soluzione al problema e neanche navigare su internet e leggere
notizie che sembravano lontane e già vecchie faceva scorrere il tempo
più velocemente.
Ero seduto nell'area di sosta passeggeri cercando
di ingannare il tempo quando arrivò un aiuto inatteso – un cane
entrato solo dio sa come, si era messo a girare intorno alle poltrone
come se cercasse qualcosa o qualcuno.
Devo
dire due parole per spiegare che non ho mai capito perché animali,
pazzi e bambini mi scelgono come interlocutore privilegiato anche se
sono confuso in una folla - mi è sempre successo e ancora mi meraviglio.
Il cane, una sorta di rottweiler non
troppo grande, aveva due occhi quasi umani e iniziò ad avvicinarsi e
a guardarmi con insistenza. Senza pensarci, appena mi si avvicinò
gli carezzai la testa e come se niente fosse lui si sdraiò sui
miei piedi. Dopo poco un poliziotto fece per avvicinarsi forse
incuriosito dalla presenza dell'animale ma l'arrivo nel terminal di una comitiva di
ragazzi troppo rumorosa attirò la sua attenzione e il cane si mise
addirittura a dormire.
Tutto ad un tratto l'atmosfera irreale
dell'attesa forzata in quel posto sconosciuto sparì e mi sembrò del
tutto normale essere seduto ad aspettare i mio volo in un aeroporto
sconosciuto con un cane ai miei piedi. Anche gli annunci sembravano
aver acquistato logica e comprensibilità e non mi sentivo più
sospeso in una bolla ma soltanto in attesa di partire.