Nei
giorni scorsi l'uccisione di un leone nel parco di
Hwange nello Zimbabwe ha scatenato l'indignazione sui social. Il leone Cecil era
diventato il simbolo del parco e anche l'università di Oxford stava
conducendo una ricerca su di lui e sugli altri esemplari del parco.
Il
dentista del Minnesota responsabile dell'uccisione sembra abbia
pagato cinquantamila dollari a delle guide locali per poterlo
uccidere e ora ha fatto perdere le sue tracce incalzato dagli
animalisti che ormai bivaccano in permanenza davanti alla sua
clinica, impaurito dalle petizioni che reclamano a furor di popolo la
sua estradizione ad Harare.
Molti
hanno fatto notare che un bambino di diciotto mesi è stato bruciato
vivo in Cisgiordania senza aver causato un'ondata di indignate
proteste come Cecil.
C'è
però da tenere conto che l'empatia con la natura è perfettamente
comprensibile e purtroppo, situazioni come quella della Palestina non
fanno più notizia forse per rassegnazione o forse per l'incapacità
di capire una storia così tormentata e così lunga.
Inoltre
sta cambiando la consapevolezza nei confronti della natura; se fino
ad oggi commercialisti, avvocati e manager scalavano l'Everest (mettendo a
rischio la vita delle guide e degli altri scalatori) o partecipavano
a safari sparando a tutto quello che si muoveva - questi
comportamenti sembrano non andare più di moda – anche negli
armatissimi USA.
Anche
se spesso solo a parole, molti sembrano cercare un rapporto più
diretto e ragionevole con la natura e con gli animali; un mondo non
soltanto da conquistare ma da conoscere e da preservare e la storia
di Cecil ne è un esempio.
Se
riuscissimo ad estendere questa empatia ...
