domenica 2 agosto 2015

Re leone




Nei giorni scorsi l'uccisione di un leone nel parco di Hwange nello Zimbabwe ha scatenato l'indignazione sui social. Il leone Cecil era diventato il simbolo del parco e anche l'università di Oxford stava conducendo una ricerca su di lui e sugli altri esemplari del parco.
Il dentista del Minnesota responsabile dell'uccisione sembra abbia pagato cinquantamila dollari a delle guide locali per poterlo uccidere e ora ha fatto perdere le sue tracce incalzato dagli animalisti che ormai bivaccano in permanenza davanti alla sua clinica, impaurito dalle petizioni che reclamano a furor di popolo la sua estradizione ad Harare.
Molti hanno fatto notare che un bambino di diciotto mesi è stato bruciato vivo in Cisgiordania senza aver causato un'ondata di indignate proteste come Cecil.
C'è però da tenere conto che l'empatia con la natura è perfettamente comprensibile e purtroppo, situazioni come quella della Palestina non fanno più notizia forse per rassegnazione o forse per l'incapacità di capire una storia così tormentata e così lunga.
Inoltre sta cambiando la consapevolezza nei confronti della natura; se fino ad oggi commercialisti, avvocati e manager scalavano l'Everest (mettendo a rischio la vita delle guide e degli altri scalatori) o partecipavano a safari sparando a tutto quello che si muoveva - questi comportamenti sembrano non andare più di moda – anche negli armatissimi USA.
Anche se spesso solo a parole, molti sembrano cercare un rapporto più diretto e ragionevole con la natura e con gli animali; un mondo non soltanto da conquistare ma da conoscere e da preservare e la storia di Cecil ne è un esempio.
Se riuscissimo ad estendere questa empatia ...