Da qualche tempo ho notato un
incredibile aumento del potere dei social network nel creare consenso
e nel “fare opinione”.
Su alcuni temi come il lavoro,
l'immigrazione, l'economia e l'inquinamento sembra che le opinioni
espresse sui social siano ampiamente pilotate e confezionate ad
arte per confondere le idee. Teorie farneticanti e prive di ogni
fondamento scientifico e razionale sono propagandate come fossero il
vangelo e discussioni politiche sembrano attrarre lo stesso pubblico
e le stesse persone che scrivono sui bagni degli autogrill e delle
stazioni.
La riforma della scuola è stato un
esempio lampante – molti hanno crocifisso quegli insegnanti che
magari a cinquant'anni hanno rifiutato di trasferirsi e di iniziare
tutto da capo per continuare a lavorare; quasi nessuno ha pensato che
con 1300 euro al mese trasferirsi in un'altra città e continuare a
mantenere una famiglia nel posto d'origine sia un po' complicato e
che il tanto agognato “posto in ruolo” poteva essere visto come
un ricatto dopo anni di precariato.
Il massimo è stato raggiunto nelle
critiche fatte dai giornalisti dell'Unità ai soliti “gufi”.
Dimenticando che ormai il giornale fondato da Gramsci senza soldi
pubblici sarebbe chiuso da anni, questi signori sono saliti in
cattedra difendendo ad oltranza una riforma pressapochista e
insultando chi non accetta o non può accettare di trasferirsi e di
cambiare tutto per continuare a lavorare; anche la Pravda anni 50'
funzionava così.
In tema di immigrazione e di lavoro
poi i social network hanno sfiorato il paradossale; i vari Salvini,
Meloni e compagnia hanno improvvisamente “dimenticato” chi firmò
gli accordi di Dublino o chi votò a favore della legge Fornero o del
governo Monti o dei vari interventi militari all'estero che hanno
scatenato esodi biblici.
Questi capipopolo (che in gran parte
hanno lucrato su profughi e migranti) hanno ormai preso il
sopravvento – sembra che il problema principe dell'Italia siano gli
immigrati e molti “dimenticano” che più di mezzo milione di
italiani hanno lasciato il paese negli ultimi due anni in cerca di
lavoro e di una vita migliore e che questo numero è destinato ad
aumentare – anche se “stiamo uscendo dalla crisi”.
Uno degli argomenti elettorali
preferiti di Le Pen – per inciso grande amica di Salvini – e di
David Cameron è proprio la lotta all'emigrazione: ricordo agli
“urlatori” dei social che anche i vostri figli potrebbero
trovarsi costretti ad emigrare per studiare o per lavorare e a subire
tutte le conseguenze di questa scelta e che stronzate tipo “l'Italia
agli italiani”, “prima gli italiani” o bufale simili ci si
ritorceranno contro come già successo in Svizzera e come succederà
presto in Inghilterra, in Francia e in Germania.
Un altro classico argomento è
quello dei mutamenti climatici per molti causati dalle “scie
chimiche” o da segretissimi esperimenti di geoingegneria -
l'inquinamento è in continuo aumento in tutto il mondo complice
anche la crisi economica, ma molti credono a complotti condotti su
scala planetaria da chissà quali oscure entità; nessuno si
scandalizza per il ricatto di molti grandi gruppi industriali che
giustificano il loro operato con la sopravvivenza dell'economia (il
caso Ilva a Taranto è un esempio tragico) e nessuno si scandalizza
per lo scioglimento del Corpo Forestale o per la assoluta mancanza di
controlli ambientali sistematici. Sembra più facile dare la colpa a
complotti segreti che al capitalismo selvaggio senza regole di
questi anni.
Una regola aurea del giornalismo
d'inchiesta recita “se vuoi sapere che succede vai appresso ai
soldi”. Se lasciate stare complotti alieni, disinformazione
pilotata e congiure dei klingon e ragionate serenamente vi
accorgerete che l'economia selvaggia di oggi è riuscita a creare
mostri. Quando i nostri politici parlano dell'istruzione, dei
trasporti e della sanità come se fossero aziende private e non
servizi primari per i cittadini servirebbe indignarsi veramente
ricordando le parole di Gino Strada e non quelle di Renzi.
