martedì 31 dicembre 2019

Buon Anno



Una pericolosissima professoressa di greco ora in pensione, è finita in galera. Con insolita rapidità, solerzia ed efficienza, la giustizia ha fatto il suo corso.
Nel silenzio ovattato di fine anno una terribile attivista no-tav è ora in prigione e tutti ci sentiamo più tranquilli e al sicuro.
Garantisti, progressisti, intellettuali e giornalisti troppo presi dal capodanno stanno bellamente ignorando l'accaduto forse sollevati dal fatto che un pericolo pubblico come Nicoletta non possa più nuocere.
Se poi operazioni contro la criminalità organizzata come quella intrapresa nei giorni passati vengono ignorate, pazienza ... mica si può fare sempre tutto ...
Buon Anno a chi era partito con Gino Strada alla sanità e Gratteri alla giustizia e poi è finito a leccare il culo a Salvini prima e a Zingaretti poi.
Buon Anno a chi era contro opere inutili come la tav e poi ha cambiato idea. 
Buon Anno a chi non voleva gli F35 ma poi li ha ritenuti indispensabili. 
Buon Anno a chi gestisce le autostrade e a chi gestisce i trasporti pubblici come se fossero bancomat privati. 
Buon Anno a chi ha svenduto scuola, sanità e lavoro.
Buon Anno a chi ha fatto del voto "utile" una religione facendo finta di non vedere come siamo finiti.
Buon Anno a chi pensava di cambiare il mondo ma poi ci si è trovato benissimo.
Buon Anno a chi ci ha creduto. 
Buon Anno a chi ci crede ancora. 

sabato 13 luglio 2019

Daphne


Il 16 ottobre 2017 un attentato con il semtex metteva fine alla vita di una giornalista maltese – Daphne Caruana Galizia. Una bomba nella sua auto in perfetto stile mafioso metteva a tacere una delle poche voci libere della stampa dell’isola di Malta.
Daphne, reporter e blogger , aveva reso noti i collegamenti di politici di spicco maltesi nell’affare Panama Papers analizzando con attenzione il giro mondiale di corruzione e i percorsi che hanno portato persone apparentemente insospettabili ad accumulare fortune in diversi paradisi fiscali.
Il suo popolare blog  “Running Commentary” dal 2008 prendeva di mira con inchieste precise e puntuali il sistema di corruzione legato al traffico di valuta e alle agevolazioni fiscali maltesi.
Quindici giorni prima dell’attentato aveva denunciato alla polizia di essere stata ripetutamente oggetto di minacce – dopo l’esplosione che ne ha provocato la morte le indagini sono ancora sostanzialmente ferme; anche se sono state arrestate tre persone accusate di essere gli esecutori materiali dell’attentato tutto sembra essersi limitato a questo – sui nomi dei mandanti buio assoluto.
I maltesi continuano ad accendere candele e a lasciare biglietti e dediche sul luogo dell’attentato che la polizia rimuove quotidianamente come se  la memoria dell’accaduto potesse essere cancellata.
Il figlio Matthew e il consorzio internazionale dei giornalisti investigativi– ICIJ – cercano di proseguire la ricerca della verità e dei mandanti. 
Una cosa positiva è che molti giornalisti e diverse testate hanno dato vita al Progetto Daphne, un’inchiesta internazionale coordinata per proseguire il lavoro investigativo iniziato da Daphne Caruana Galizia.
Per la prima volta dal 2016 gli oltre 2 terabyte di dati dei Panama Papers sono stati analizzati in modo approfondito e organico da decine e decine di giornalisti e di ricercatori e solo grazie a questo, iniziamo  ad avere ora un’idea precisa dei paradisi fiscali e di come sistemi di corruzione ad essi legati hanno coinvolto politici di mezzo mondo.
Nomi, importi, mandanti e beneficiari di un sistema di malversazione che sembra non avere confini, sono una delle notizie più sconvolgenti degli ultimi anni ma la stampa e l’informazione nostrana sembra non essersi accorta di niente forse troppo occupata a diffondere veline compiacenti o a rincorrere fake news. 
Non troverete un gran numero di articoli o di inchieste sui Panama Papers sui giornali italiani e la storia, nonostante il coinvolgimento di politici di casa nostra, sembra essere stata dimenticata in fretta, troppo in fretta.
L’indice sulla libertà di stampa compilato da Reporter senza frontiere e la classifica di Freedom of the Press classificano l’Italia ormai da anni, come un paese dove libertà, correttezza dell’informazione e indipendenza di giudizio sono praticamente quasi assenti.



sabato 5 gennaio 2019

Apple



La notizia che in questi giorni occupa le pagine dei giornali finanziari e le rubriche specializzate delle tv è quella delle previsioni di bilancio della Apple che da ottobre indicano una perdita di 450 miliardi di dollari – per intenderci il valore di Facebook.
Giovedì 3 gennaio, quando le stime di bilancio sono state rese pubbliche il prezzo delle azioni Apple è sceso del 9,96%.
L’ad Tim Cook si troverà in una situazione che forse avrebbe preferito non vivere e che ricorda moltissimo quella di J. Sculley, l’amministratore in carica prima del ritorno al timone di Jobs nel 1996.
Ufficialmente le previsioni del ribasso sono state motivate dalla guerra economica in atto con la Cina e dalla saturazione dei mercati ma il parallelo con quello che successe all’Apple negli anni ‘90 è inevitabile.
La questione cinese è probabilmente un paravento che nasconde altri motivi e ben altre difficoltà.
Prodotti che hanno forse perso il loro sex-appeal, innovazioni non più così evidenti e prezzi piuttosto alti potrebbero essere la causa di queste previsioni al ribasso.
IPhone e IPad non rappresentano più l’eccellenza tecnologica come nel 2007 e il segmento dei laptop e dei server propone devices molto eleganti ma un po’ datati e destinati a ritornare in una nicchia di mercato che potrebbe non avere più i grandi numeri ai quali eravamo abituati.
In Apple si è creata una atmosfera simile a quella presente in altre aziende tecnologiche; il desiderio di sfruttare commercialmente prodotti di punta il più a lungo possibile ha fatto passare in secondo piano il fatto che più che al singolo prodotto, Apple deve i suoi  numeri all’innovazione.
Se questa manca per troppo tempo, tutto si perde nei meandri del mercato e nuovi concorrenti occuperanno spazi sempre più vasti in tempi brevi.
L’information technology in realtà quasi mai vende i singoli prodotti per quello che sono ma per quello che riescono a cambiare nelle nostre abitudini e nei nostri modi di vita.
Mac, IPod, IPhone, Apple TV e tante altre cose uscite da Cupertino prima ancora che cose da vendere sono state tecnologie che hanno cambiato il modo di vivere e di comunicare - ora quest'onda di innovazione sembra essersi fermata; probabilmente non è così ma la percezione generale è questa e sta causando un ribasso economico che altre aziende, americane e non, vedono con preoccupazione.
Per molti addetti ai lavori è sempre stato chiaro che tecnologia e innovazione devono procedere di pari passo ma i dipartimenti finanziari spesso cercano di vendere prodotti tecnologici come fossero detersivi da supermarket e i risultati sono questi - finita la novità le vendite ristagnano e la concorrenza aumenta.
La capacità di vedere oltre e di immaginare è l'ingrediente del cambiamento - anche quando non da luogo a ricavi immediati - l'esempio di Elon Musk è illuminante. Anche se Tesla ancora non ha conquistato vette di mercato significative ha dettato nuove regole e ha messo in moto ricerche e tecnologie alle quali tutti i competitor dovranno adeguarsi.
La stessa cosa è successa – con le ovvie differenze – nel polo tecnologico italiano. Mancanza di convinzione, assenza di pianificazione concertata, ricerca ridotta al lumicino hanno fatto si che l’Italia abbia commercializzato il primo mainframe a stato solido, una delle prime calcolatrici programmabili e ora importi anche i componenti elettronici più semplici. Una classe di industriali pavidi e ansiosi di giocare sul sicuro poi ha fatto terra bruciata di molte realtà che avrebbero potuto diventare interessanti – ormai da anni siamo fuori dai giochi; sopravvivono e prosperano alcuni soggetti di nicchia che grazie al lavoro duro, alla testardaggine e alle competenze riescono a realizzare cose interessanti anche per il panorama internazionale.
Mi piacerebbe che fossero prese ad esempio e che si potesse ripartire da qui.