giovedì 24 dicembre 2015

Regalo di Natale



Su diversi giornali sta girando una notizia come una musica in in sottofondo. Senza sensazionalismi e con un certo misunderstanding, alcuni quotidiani hanno riferito che in Italia il tasso di mortalità è aumentato di circa l'undici per cento in poco più di un anno. Circa sessantasettemila morti in più rispetto al 2014 che in assenza di dati strutturati (situazioni specifiche, fasce d'età, rilevazioni demografiche precise) ci rimandano comunque agli anni '40.
Secondo l'Istat servirà ancora qualche mese per avere a disposizione analisi più complete ed esaustive. Possiamo comunque fare alcune ipotesi: la più evidente è quella che vede il nostro paese invecchiare sempre più. Si fanno meno figli, ci si sposa più tardi e l'indice di natalità è sempre più basso. L'Italia sta diventando un paese di vecchi; in ogni settore l'accesso e la presenza dei giovani è sempre più rarefatta – il mondo del lavoro è ingessato, preso in una morsa soffocante tra pensioni sempre più lontane e precariato sempre più diffuso che rende difficile ai giovani l'accesso al lavoro, al "mestiere" e la possibilità di mettere su famiglia.
I tentativi fatti dai nostri governanti per risolvere il problema in realtà lo hanno profondamente aggravato – un sistema scolastico ridotto ad una farsa, un avviamento al lavoro inesistente e il collasso del sistema pensionistico hanno causato una situazione di precarietà sociale degna di una guerra.
Il sistema sanitario potrebbe essere una delle cause del problema; sempre più persone con patologie serie non riescono più ad avere accesso alle cure necessarie per inefficienza dei servizi o più semplicemente perché nonostante i limiti d'età, ancora costretti a lavorare senza possibilità di avere tempo e risorse occorrenti alle terapie di base.
Sembrerebbe che i decessi per patologie cardiovascolari o quelli causati da malattie croniche come il diabete siano improvvisamente aumentati.
Nell'indifferenza generale sanità, assistenza e istruzione stanno facendo terribili passi indietro. Quello che mi domando è se sia giusto che la politica continui a perseguire obiettivi distanti dal bene comune; si preferisce salvare banche o privilegi dei grossi gruppi finanziari in nome di una visione economica superata. La storia ci ha insegnato a più riprese che aumentare le tasse e ridurre e comprimere lo stato sociale non ha mai aiutato a risolvere le crisi economiche, anzi le ha aggravate – basta vedere l'aumento del tasso di disoccupazione di questi anni e il numero delle imprese costrette a chiudere i battenti.

domenica 20 dicembre 2015

Ciao Mario!