sabato 7 gennaio 2017

Katherine Johnson



Sono sempre stato appassionato dalla conquista dello spazio e ho sempre seguito le tutte le missioni dal programma Gemini in poi. Anche quando i lanci sembravano diventati una routine cercavo informazioni sui giornali per capirne di più e ora con internet li seguo sempre più accanitamente.
Confesso di essere anche un fan sfegatato di fantascienza e quest’interesse mi ha spinto a cercare di conoscere anche gli scienziati e le figure di rilievo che con il loro lavoro e le loro intuizioni hanno permesso le esplorazioni spaziali.
Nel 2015 il presidente Obama ha insignito con una Medal of Freedom una donna di colore, Katherine Johnson per i suoi meriti nel campo astronautico e nella ricerca spaziale.
La sua storia merita di essere raccontata – quella di un’insegnante di matematica che alla Nasa ebbe accesso a uno dei compiti più delicati: il calcolo delle rotte delle navicelle spaziali delle prime missioni americane con uomini a bordo. Verificò i calcoli del lancio di Alan Shepard – il primo americano nello spazio - e John Glenn mise come condizione irrinunciabile del suo volo che le verifiche e il controllo dei calcoli di rotta fossero eseguiti da Katherine.
Di lei si è sempre parlato poco, non ha avuto la notorietà di altri scienziati e tecnici della Nasa e pochi sanno chi è e che cosa ha fatto.
Nata in West Virginia nel 1918 è stata tra le prime donne di colore ad accedere prima al college a 15 anni e poi all’università dove nel 1937 si laureò “summa cum laude” in matematica e francese. La sua famiglia l’incoraggiò pur non avendo grandi mezzi e quando frequentò l’università si trasferì vicino al campus per seguirla ed incoraggiarla.
Nell’America di quegli anni sembrò che la sua carriera dovesse finire come insegnante in qualche college per gente di colore quando la National Advisory Committee for Aeronautics – un ente di ricerca che poi sarebbe diventato la Nasa – iniziò a cercare tecnici, scienziati, ingegneri senza le preclusioni e le barriere razziali comuni in quel periodo.
Katherine Johnson entrò a far parte di un gruppo di lavoro all’epoca quasi esclusivamente maschile, che si occupava di ricerche aeronautiche e aerospaziali.
La sfida di quei tempi era quella di mettere su sistemi di calcolo usando i primi computer; con la supervisione di numerosi matematici tra cui Dorothy Vaughan (la prima scienziata di colore assunta alla Nasa) venne creato un sistema che permetteva modifiche rapide ed elasticità nelle procedure di missione.
All’inizio le abilità di Katherine Johnson vennero impiegate per il controllo dei calcoli ma in breve tempo le sue capacità le consentirono di studiare i problemi inerenti le finestre di lancio, i calcoli che permettevano rendez-vous tra veicoli spaziali e le traiettorie di rientro.
La sua abilità nei calcoli di volo e il suo intuito divennero leggendari e apprezzati da tutti i team coinvolti nell’avventura spaziale. Partecipò a quasi tutte le missioni più importanti e durante quella di Apollo 13 contribuì ad elaborare la rotta che permise all’equipaggio di tornare a terra in sicurezza nonostante i problemi causati dall’esplosione di un serbatoio. Partecipò anche alle prime missioni Shuttle e prima di ritirarsi contribuì ad elaborare le linee guida di quello che sarà il prossimo viaggio su Marte.




Attribuzione foto:

Foto NASA; restaurata da Adam Cuerden 
http://www.nasa.gov/sites/default/files/thumbnails/image/1966-l-06717.jpeg, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47431407