mercoledì 25 dicembre 2024

Prodotto Interno Lordo

 


I dati relativi all'andamento dell'economia italiana che la stampa europea ha pubblicizzato ultimamente (chissà perché argomento trascurato da tutti i nostri mezzi d'informazione) sono impietosi e fotografano una situazione apparentemente senza via d'uscita.

Nonostante un mercato del lavoro ormai senza regole, nonostante le retribuzioni e gli stipendi tra i più bassi d'Europa, nonostante i tagli indiscriminati a sanità e servizi, l'Italia non cresce come dovrebbe.

I nostri governanti hanno incolpato il reddito di cittadinanza, il superbonus, i costi energetici, la crisi dei migranti, il terrorismo, la brexit, le fasi lunari, l'influenza aviaria e le piogge acide.

In realtà brexit e terrorismo c'entrano poco e i migranti per niente – il paese non cresce perché è ormai chiuso da politiche assurde che pochi capiscono e a cui pochi si oppongono. 

Domandate a tutti quelli che hanno provato oggi ad iniziare un'attività - a mettere su “bottega” - i costi che hanno sostenuto, le burocrazia ottusa e tutte le difficoltà che incontrano e tutti gli ostacoli che superano quotidianamente.

Parlando di economia spesso siamo portati a pensare ai grandi gruppi finanziari o alle grandi industrie ma l'Italia è stata sempre caratterizzata dalla presenza di imprese medie e piccole, di artigiani e di piccoli imprenditori. 

Settori come il turismo e la moda sono rappresentati da una miriade di piccole realtà spesso gestite su basi familiari che non hanno mai avuto paura di niente e di nessuno; idee nuove, fantasia, creatività e flessibilità hanno da sempre caratterizzato queste attività che oltretutto hanno formato professionalità invidiabili.

Altro fatto è poi quello delle "partite iva" - teoricamente liberi professionisti ma in realtà per buona metà lavoratori che emettono fattura ad un solo cliente. Praticamente soggetti che in una realtà meno distopica potrebbero e dovrebbero essere dei normali dipendenti.

I grandi gruppi industriali (per fortuna non tutti)  hanno spesso avuto comportamenti simili a quelli di uno sciame di cavallette; sempre coccolati con aiuti statali a pioggia e politiche protezionistiche compiacenti - quando i giochi hanno iniziato a diventare duri, hanno alzato le braccia al cielo delocalizzando la produzione, licenziando e trasferendo attività, contabilità e sede fiscale; il caso FIAT/FCA/Stellantis è un classico del genere - quando va tutto bene capitalisti, quando le cose si complicano tutti a richiedere l'intervento dello stato. 

Per anni questo gruppo ha incassato soldi e favori dallo stato per poi spostare sede fiscale in Olanda continuando a delocalizzare la produzione fuori dall'Italia. 
Ora che le cose vanno male hanno richiesto per l'ennesima volta l'intervento degli italiani che hanno già pagato anni di cassa integrazione e di finanziamenti vari senza ottenere in cambio qualcosa. Con gli aiuti elargiti in questi anni tutti avremmo dovuto avere gratis almeno un'automobile fiat in garage. 

Ma anche in questo caso, fatta terra bruciata, l'unica soluzione sembra essere quella di scappare a gambe levate verso altri lidi.

Altro punto da considerare è che in tempo di crisi le politiche di austerità non hanno mai funzionato in nessun paese del mondo; ridurre i servizi serve solo a bloccare ogni tentativo di crescita e a scatenare l'incertezza; aumentare l'età pensionabile, come sicuramente avverrà ancora, serve soltanto ad ingessare un mercato del lavoro già asfittico.

Oggi nel nostro paese per la prima volta in sessant'anni i figli sono più poveri dei genitori e con minori possibilità di realizzarsi; la certezza di miglioramento che ha accompagnato la vita delle vecchie generazioni non è più scontata e il futuro appare sempre più incerto. 

Purtroppo sembra che molti siano praticamente “addormentati” e soprattutto i giovani che dovrebbero essere la forza propulsiva di ogni cambiamento, sembrano latitare pericolosamente.

I nostri governanti stanno dimostrando un dilettantismo e un pressapochismo totale, presi da altre preoccupazioni come mettere le mani sulla costituzione o evitare argomenti spinosi come le pensioni, il sistema sanitario o l'istruzione che riforme da incompetenti hanno completamente rovinato.

Abbiamo acquistato e continuiamo a comprare costosi aerei F35 e altri sistemi d'arma sofisticati e fino ad ora nessuno è riuscito a quantificare quanto costano esattamente gli aiuti e gli interventi militari – tanto poi chiudiamo ospedali e mettiamo a pagamento prestazioni sanitarie per cercare di pareggiare i conti.

Con un sistema fiscale come il nostro un dipendente, un piccolo imprenditore, un artigiano o un pensionato in proporzione paga più tasse di Amazon, di Thales o di Stellantis. 

Non è pensabile che con queste risorse sia possibile mandare avanti la baracca, avere servizi funzionanti e pagare le pensioni, senza contare poi che il numero dei nuovi lavoratori cala e quello dei pensionati aumenta; purtroppo stiamo diventando un paese di vecchi dove il numero delle nuove famiglie è in drammatica diminuzione. 

Gli immigrati che potrebbero contribuire anche loro al welfare, vengono invece sfruttati - nei loro confronti ci comportiamo come i soliti furbacchioni; paghiamo se va bene cinque euro l'ora chi raccoglie frutta e pomodori pensando di fare un affare senza capire che quei lavoratori se regolarizzati potrebbero contribuire anche loro a mandare avanti la baracca. 

Il fatto è che nessuna formazione politica italiana ha mai avuto il coraggio di tassare gli extra-profitti - pensiamo ai farmaceutici, all'industria degli armamenti o al settore energetico. Destra e sinistra non hanno mai preso in considerazione l'idea che i soldi vanno presi a chi ce li ha.

Paesi come la Germania o la Spagna non certo governati dai soviet - con la tassazione differenziata degli extra profitti stanno cercando d difendere le fasce più deboli della popolazione e quelle più giovani, cercando di garantire retribuzioni eque e servizi migliori.

Qui da noi, anche quello che dovrebbe essere il polo "progressista" latita pericolosamente nell'affrontare certi argomenti e in tema di politica economica non ha idee chiare se non tirare a campare in qualche modo.

Una cosa che dovrebbe far pensare è l'assenteismo che cresce ad ogni tornata elettorale - nelle ultime elezioni hanno votato più o meno soltanto due o tre italiani su cinque. Evidentemente c'è una forte crisi di rappresentatività della politica che non riesce a sintonizzarsi su quelli che sono i bisogni e le preoccupazioni reali delle persone.

Quello che dovrebbe essere il maggior partito d'opposizione è bloccato da una nomenclatura strutturata similmente a quella della vecchia DC e proposte reali per superare questo stato di crisi spesso non vengono neanche prese in considerazione per non invadere gli orticelli degli "amici" dei vari ras.

In tema di politica economica i capitani coraggiosi della nostra opposizione non hanno saputo fare altro che rivolgersi pedissequamente al "tecnico" di turno, Monti, Fornero o Draghi e le destre hanno fatto esattamente lo stesso. Nessuno vuole prendersi la responsabilità di fare opposizione seriamente.

Poi ci meravigliamo del disinteresse o dell'assenteismo elettorale.



giovedì 21 novembre 2024

Maggioranza silenziosa - parte seconda




Nelle ultime elezioni in Emilia-Romagna e in Umbria praticamente il vero vincitore è stato l'assenteismo. 

Un umbro su tre non è andato a votare e in Emilia l'affluenza è stata del 44,5%. 

L'assenteismo da qualche tempo è diventato il primo partito. 
Evidentemente nessuno riesce realmente a coinvolgere i possibili elettori e a farli uscire di casa per andare a votare. 
Un partito di gente che purtroppo ha deciso da tempo che esprimere il proprio parere votando non serve più a niente.
Il bello è che molti politici considerano ormai il fenomeno dell'astensione "fisiologico" e praticamente quasi normale.

Altri politici invece, non sanno fare altro che accusare e rimproverare i mancati elettori come se fossero bambini cattivi senza cercare di capire a fondo il fenomeno dell'astensione, ormai diventato veramente preoccupante.
Il classico atteggiamento del "ditino alzato" che stigmatizza, critica e punisce ma non comprende.

Secondo me oggi, l'astensionismo diffuso illustra perfettamente lo scollamento tra politica e realtà che caratterizza purtroppo da anni il rapporto tra governanti e governati in Italia. 
Paghiamo a caro prezzo l'omologazione di tutte le parti politiche su argomenti vitali e importantissimi.

L'esempio lampante è quello della politica economica legata alle retribuzioni, al sostegno al lavoro e alle pensioni - negli ultimi anni destra e sinistra qui da noi su questi temi hanno portato avanti politiche praticamente identiche.

Personaggi come Draghi sono rispettati, temuti e ascoltati da destra e sinistra come se fossero oracoli e le politiche economiche di tutti gli schieramenti, soprattutto sulle retribuzioni, sulle pensioni e sulla sanità sono pericolosamente affini.

L'Italia in tema di stipendi sta diventando il fanalino di coda d'Europa e questa debacle è iniziata paradossalmente quando ha governato il centro-sinistra. 
Le privatizzazioni in stile Thatcher qui da noi sono iniziate sotto governi di sinistra, non sotto quelli di destra come ci si potrebbe aspettare e come è accaduto in altri paesi europei. 

Quelli che sono sempre stati gli obiettivi tipici dei partiti progressisti di tutta Europa, in Italia  sono stati praticamente dimenticati e sacrificati ad una criticabile ecumenica ed ipocrita visione in tema di politica economica.

Provvedimenti come quelli della legge Fornero e come quelli del governo Monti hanno avuto la benedizione di gran parte della sinistra italiana. 
Sinistra che ora non riesce più a capire perché in tanti non vanno più a votare. 

I progressisti di casa nostra hanno originato provvedimenti come il Job Act, hanno mandato in pensione in ritardo migliaia di italiani e hanno privatizzato sanità, trasporti e telecomunicazioni in modo irresponsabile senza un piano preciso e senza pensare alle conseguenze.

Politiche e provvedimenti discutibili hanno creato un mercato del lavoro prono alla grande industria e ai grandi gruppi economici.

Abbiamo settantacinquenni morti sul lavoro cadendo da un'impalcatura o stritolati da una pressa o giovanissimi che muoiono nel primo impiego o durante il periodo di prova nella totale indifferenza di tutti. 

Ora fortunatamente - almeno  in parte - i nostri coraggiosissimi capitani progressisti hanno cambiato rotta, e finalmente stanno seriamente mettendo sul tavolo argomenti reali e problemi urgenti, cercando consensi senza però rendersi conto che devono necessariamente recuperare la credibilità perduta e che si devono differenziare una volta per tutte dalla destra - altrimenti il luogo comune di chi non va a votare - "tanto sono tutti uguali" -  sarà sempre più reale.

Chi non capirà questo sarà destinato a ripetere in continuazione gli stessi errori e a non cambiare niente se non a chiacchiere.


martedì 29 ottobre 2024

Maggioranza silenziosa

 


Dopo le elezioni in Liguria a sinistra sento sempre le stesse lamentele - gli italiani "non capiscono", "non vedono quello che ha fatto la destra", non tengono conto "della situazione", dimenticano quello che si "dice a destra".

Innanzitutto oltre il 50% degli elettori è rimasto a casa, Evidentemente nessuno è è riuscito realmente a coinvolgere queste persone e a farle uscire per andare a votare. E questa secondo me è la vera sconfitta.

Il bello è che quando argomenti convincenti sono stati messi sul tavolo molti sono usciti di casa e hanno espresso il loro parere.
Ad esempio quando alcune lotte sindacali hanno finalmente proposto e compreso obiettivi fondamentali, lavoratori che avevano abbandonato il sindacato da anni si sono rimessi nuovamente in gioco e sono ritornati in prima fila.
Quando le primarie per eleggere il nuovo segretario del pd hanno messo in primo piano la Schlein contro i soliti noti, molti sono andati a votare dopo anni di assenza politica e hanno espresso il loro parere nella speranza che qualcosa sarebbe potuto anche cambiare con una che sembrava essere fuori dai soliti giochi di partito. 
E anche ora in Liguria il partito della Schlein è stato comunque premiato dai numeri - anche se questi non sono bastati a capovolgere la situazione.
Quello che mi stupisce è che molti "sinistresi" pensano di ottenere risultati diversi comportandosi però sempre allo stesso modo da trent'anni e più. 
Il principale partito d'opposizione per certi versi è diventato una nuova democrazia cristiana dimenticando spesso di proporre mete e obiettivi realmente progressisti.

Si cercano "campi larghi" coinvolgendo cattolici e conservatori in alleanze improbabili per cercare di ottenere più voti e dimenticando quella gran parte di elettori che rimangono a casa e che ormai hanno rinunciato ad esprimersi.

Quella "maggioranza silenziosa" è quella che realmente potrebbe contare ma nessuno fa più niente da anni per coinvolgerla. 
Anzi, molti prendono atto della cosa giudicandola "fisiologica".

Si parla di Renzi o di Calenda, si parla di cattolici "progressisti" (secondo me un ossimoro in termini) ma di chi rimane a casa perché non si riconosce più in nessuna parte politica nessuno se ne cura.

In questi ultimi vent'anni per la gente comune, in tema di retribuzioni, pensioni e servizi le cose non sono migliorate ma peggiorate di anno in anno. 
La sinistra ha in gran parte supportato i provvedimenti di Monti e Fornero e ora la destra fa esattamente lo stesso applicando pedissequamente quella che era la ricetta della "agenda Draghi".

Non si tassano gli extra profitti, non si riesce a proporre e tanto meno a fare una patrimoniale valida e l'unica soluzione ormai ovvia è come sempre, ridurre i servizi, privatizzarli e tartassare sempre più la gente comune aumentando ancora una volta l'età pensionabile e riducendo l'importo reale delle pensioni stesse.

Sinceramente mi sono rotto i coglioni delle solite scuse e dei soliti discorsi che sento in continuazione. 
Purtroppo in tema di economia e di servizi non ci sono state per ora molte differenze tra governi di destra e di sinistra - facciamocene una ragione.

Perché aspettarsi che avvenga un cambiamento sostanziale se poi si continua a dire e a fare sempre le stesse cose?

Perché aspettarsi che la gente ti voti quando retribuzioni e tassazione non sono cambiate neanche quando eri al governo?

Gli italiani, rispetto ad altri, sono strani. Si informano molto meno rispetto ad altri popoli europei, leggono poco, studiano ancora meno e abbandonano spesso la scuola (stiamo diventando il fanalino di coda nel panorama dell'istruzione europea).

Sono poi molto lenti nel prendere decisioni - i trend politici qui da noi durano almeno vent'anni. 
C'è stato un ventennio fascista, un ventennio democristiano, un ventennio di centro-sinistra e così via.
Ora probabilmente ci sarà un ventennio di destra. 
Come già successo altre volte, tra vent'anni molti vedranno che gli stipendi saranno diventati ancora più bassi e i servizi sempre più inefficienti e cambieranno parere ma per ora perdonano ai politici voltafaccia clamorosi e dichiarazioni contraddittorie - vedi Salvini con il ponte sullo stretto o la Meloni con le accise sui carburanti o sul canone Rai.

Per invertire la tendenza e incidere realmente servirebbe essere veramente progressisti ma non si vede luce in fondo al tunnel rispetto a questo argomento.




domenica 22 settembre 2024

Immigrati e immigranti.

 


Continua imperterrito il mantra sulla presenza di "troppi immigrati" in Italia, molti si sentono "meno sicuri" (nonostante in realtà i reati contro il patrimonio siano in netta diminuzione da anni a differenza di quelli finanziari) e invocano una maggior "fermezza" dello stato e delle istituzioni. 

Queste affermazioni hanno fatto la fortuna elettorale di molti partiti - Fratelli d'Italia e Lega tra i primi e dominano i mezzi di informazione.

Anche sui social l'immigrato "cattivo" è ormai un personaggio ricorrente come quelli della Disney o della LucasFilm.

Una cosa che vorrei ricordare è che in moltissimi paesi siamo stati in realtà noi italiani a portare vera delinquenza; controllo del gioco d'azzardo e della prostituzione, gestione dei traffici di stupefacenti, speculazione edilizia, controllo dei lavoratori e dei sindacati - dico che probabilmente senza la mafia gli USA sarebbero ancora fermi all'abigeato o all'assalto di diligenze. 

Sembra che fenomeni come la 'ndrangheta o la camorra siano ormai anche pesantemente presenti in molti paesi del nord-Europa che consideriamo "civili".

I nostri mezzi d'informazione a reti unificate in genere però raccontano questa favoletta sugli "arrivi" dimenticando il numero, da anni in continuo aumento, degli italiani che scelgono l'estero per studiare e per lavorare rispetto a tutti gli stranieri che vogliono entrare in Italia. 

In un paese di vecchi come il nostro, il numero dei giovani in fuga all'estero per motivi di studio o di lavoro fa preoccupare. 
E fa preoccupare la miopia dei nostri governanti e delle opposizioni - che sull'argomento non riescono altro che a dire frasi fatte. 

Dopo aver sistematicamente affamato e impoverito quelli che chiamiamo "paesi in via di sviluppo" ci meravigliamo se poi orde di poveracci cerchino di scappare degli inferni che abbiamo contribuito a creare.

Mi preoccupa poi pure che dei dementi parlino di "razza italica" senza sapere che gli italiani non sono niente altro che il prodotto di invasioni ripetute,  fughe e mescolanze continue. 

Il fatto è che per non scomparire come paese abbiamo bisogno di giovani che possano mettere su famiglia e che lavorino pagando le tasse, pagando i servizi come scuole e sanità e pagando anche le nostre pensioni.

Senza tassare gli extra-profitti, senza regolarizzare chi arriva qui da noi, senza rivedere spese come quelle degli armamenti non vedo come potremmo sopravvivere.
Anche su questo argomento l'attuale maggioranza di governo sta proponendo le stesse cose della maggioranza precedente: aumento dell'età pensionabile, diminuzione dei servizi, privatizzazioni e cessioni. 
Già si parla dell'ennesimo "governo tecnico".

Paghiamo chi raccoglie pomodori cinque euro l'ora se va bene e ci consideriamo "furbi" senza pensare che se chi lavora fosse retribuito decentemente molte cose potrebbero cambiare.

Non vedo come la "razza italica" possa continuare ad esistere a queste condizioni.

Pensateci prima di cedere ai soliti luoghi comuni.



sabato 14 settembre 2024

Germania in crisi



Quello che per anni è stato considerato il paese europeo con l'economia più forte non cresce più da qualche tempo.
La Germania da sola rappresenta quasi un terzo del PIL dell'intera Europa ma da qualche anno la crescita economica che l'aveva sempre contraddistinta si è fermata. 
La politica interna tedesca oggi sembra essere in uno stato confusionale; la coalizione di governo è diventata estremamente impopolare e gruppi di estrema destra che avevano sempre avuto percentuali di gradimento ridicole, ora fanno grandi numeri e ambiscono al governo del paese.
Un malcontento diffuso del corpo elettorale, la non rappresentatività della maggioranza, la distanza dalle esigenze della gente e una sorta di "incomunicabilità" sta complicando le cose in un modo che ricorda moltissimo quanto sta succedendo qui da noi in Italia.

I costi elevati dell'energia saliti alle stelle con la guerra in Ucraina, stanno mettendo in ginocchio la produzione industriale e i bilanci familiari ma i partiti al governo sembrano completamente indifferenti a tutto questo.
Anche il sabotaggio del gasdotto Nord Stream - una delle cause principali della crisi energetica della Germania e dell'aumento dei prezzi - per il governo sembra non essere mai avvenuto.
I governanti tedeschi hanno sostenuto economicamente più di tutti l'Ucraina e sono in perfetta sintonia con gli Stati Uniti e con la NATO anche se la maggioranza della popolazione non è completamente d'accordo con queste scelte. 
Quasi il 70% dei tedeschi è favorevole ad un cessate il fuoco e all'avvio di negoziati e non capisce più la cieca subordinazione agli USA.

Uno dei motivi della crisi è che i costi dell'energia sono diventati ormai insostenibili per tutti e la componentistica industriale e i prodotti made in Germany sono sempre meno convenienti rispetto a quelli cinesi; inoltre lo sviluppo del paese sul quale aveva lavorato la maggioranza governativa è avvenuto a metà. 
L'ex Germania Est non è stata integrata come promesso. Tutti i Land orientali sono stati considerati soltanto come serbatoi di manodopera a basso costo. 
Il fatto è che ormai nelle produzioni industriali moderne il costo del lavoro conta paradossalmente sempre meno.
Il costo del lavoro incide in modo marginale sul prezzo reale di un prodotto specie se questo nasce in fabbriche con sistemi di produzione moderni - materie prime, disponibilità tecnologiche, consumi energetici, strutture per la vendita e la pubblicità o per la distribuzione rappresentano oggi i veri costi dei prodotti e della loro commercializzazione.

Questo errore commesso anche dai nostri governanti e dalle nostre opposizioni e dai politici di molti altri paesi europei - ha fatto si che scelte sbagliate abbiano tragicamente condizionato in negativo la politica economica tedesca e la politica economica di molti stati europei.
Scholz aveva proposto la Germania come il principale garante della politica USA in Europa ma a causa della crisi energetica le aumentate spese per la difesa non saranno più coperte interamente dal bilancio dello stato.
Da qui una crisi che i tedeschi qualche anno fa non avrebbero neanche immaginato. 

Industrie proverbialmente solide come Volkswagen stanno per chiudere fabbriche e stabilimenti e stanno per licenziare dipendenti. Questo trend sembra essere comune a molti altri grandi gruppi industriali. 
Come successo in Italia si sta pensando di ridurre le spese per i servizi e per il sociale e queste intenzioni hanno ovviamente provocato reazioni negative tra gli elettori.
Formazioni di destra stanno ora prendendo il sopravvento in molti Land con programmi chiaramente populisti o dichiaratamente fascisti, contro i lavoratori stranieri immigrati e contro la politica ufficiale dominante, avvantaggiati anche da un atteggiamento troppo distaccato dei partiti al potere verso gli elettori e le loro esigenze e i loro bisogni.

Da molte dichiarazioni di esponenti della maggioranza al potere sembra quasi che gli elettori siano bambini stupidi che vanno guidati a scegliere anche contro la loro volontà con una supponenza e un paternalismo fastidiosissimi.

Il pericolo è che si ripetano tragicamente gli errori del passato - ricordate come è nato il Terzo Reich nel 1933?




giovedì 20 giugno 2024

Nuova povertà

 


L'ultimo rapporto della Caritas disegna una realtà impietosa. Il numero di quelli che vengono considerati "poveri" ha raggiunto i massimi storici e per la prima volta le statistiche ci dicono che gran parte degli assistiti in realtà ha un lavoro ma con la retribuzione percepita non è in grado comunque di vivere decentemente.

Quasi il dieci per cento della popolazione vive in uno stato di povertà assoluta - dati Istat - e il numero di chi si rivolge alla Caritas o a strutture simili è in continuo aumento. 
Cala la presenza degli stranieri che ora è valutata intorno al 57% e aumenta la presenza degli italiani, gran parte dei quali avevano una vita normale fino a qualche tempo fa.

Ormai si parla di "lavoro povero" quando la retribuzione non consente di uscire dalla fascia di povertà. E purtroppo il bello è che gran parte dei rapporti occupazionali non garantiscono una vita decente.

L'Italia dal punto di vista retributivo sta diventando il fanalino di coda europeo; la produzione industriale continua a calare e i servizi come scuola e sanità a peggiorare.

Nessuno schieramento politico riesce a capire che i soldi per il welfare vanno presi a chi ce li ha - pensionati, dipendenti e piccole aziende non possono sostenere i costi dei servizi.

Andremo in pensione sempre più tardi e secondo il CNEL, sarà necessario aumentare almeno di tre/cinque anni l'età pensionabile.
Si cerca di risparmiare risorse ma si ingesserà sempre più un mercato del lavoro che non incoraggia e non premia certo l'ingresso dei giovani nelle attività produttive.

Anche l'attuale governo di destra - nonostante le promesse (mille euro con un click, togliamo le accise, meno tasse per tutti ecc.) sta proseguendo e perseguendo le politiche economiche fallimentari dei governi precedenti. 
Per ora ignorare la realtà e trovare comodi capri espiatori ha pagato; ce la siamo presa con gli sbarchi di poveracci, cerchiamo il presidenzialismo e l'autonomia differenziata, inneggiamo alla decima ma di argomenti come questi non ce ne preoccupiamo ancora troppo.
Il governo è più forte che mai ma si sta preparando un futuro certamente complicato per tutti.

Senza una patrimoniale, senza una tassazione progressiva dei redditi, senza far pagare le tasse ai grossi gruppi non potremo avere altro che servizi sempre meno efficienti e finanziati sempre meno - (già oggi l'aspettativa di vita degli italiani in molte regioni non cresce più a causa della difficoltà di curarsi nelle strutture pubbliche) - e il modo di vivere di molti cambierà completamente.

Gran parte dei gruppi economici italiani ormai qui non pagano neanche più le tasse - sedi fiscali all'estero - anche se nel corso degli anni hanno percepito aiuti importanti dallo stato e hanno delocalizzato gran parte delle produzioni ma sono sempre stati giustificati a farlo da un certo tipo di politicanti.

Stellantis - ex Fiat - praticamente non produce quasi più niente in Italia giustificando con "gli alti costi" l'abbandono delle attività qui da noi.
Poi però scopriamo che uno dei suoi sub-fornitori più importanti è austriaco e che parte della produzione è fatta in Olanda.

Su questi temi gli italiani sembrano essere più o meno addormentati fino a quando non sono investiti direttamente da problemi del genere; anche i partiti progressisti sembrano spesso ignorare certi obiettivi e certe mete tirando a campare e seguendo il parere dei "tecnici" quando il gioco diventa effettivamente duro e ci si trovano davanti i grossi gruppi economici e finanziari.


martedì 13 febbraio 2024

Algoritmi e informazione

 


In questi giorni a causa di un banale raffreddore sono rimasto a casa più del solito e tra tv, internet e giornali, ho avuto modo di ragionare su quello che è diventato oggi il mondo dell'informazione.

Gli ultimi tristi avvenimenti in Palestina, alcuni reportage su quello che è diventato il mondo del lavoro e anche spettacoli come il festival di Sanremo, mi hanno fatto riflettere su quello che è diventato oggi il giornalismo.

In particolare mi hanno colpito quelle pratiche e quei modi di lavorare che molti hanno classificato come "governance algoritmica" delle news.

Quello che mi ha fatto pensare è che le strategie dell'informazione odierna sono palesemente regolate da algoritmi profilati ad hoc per pilotare i nostri gusti e per stabilire cosa potrebbe interessarci di più.
Soprattutto l'invadenza dei social ha contribuito ad uniformare il modo di pensare e la propagazione delle news ora segue le stesse identiche regole. 

In realtà le tecnologie digitali per anni sono state viste come una enorme possibilità per allargare ed estendere le nostre conoscenze - molti hanno visto internet come un mezzo per veicolare sapere a tutti.

Nelle note scritte nel '91 da Tim Berners-Lee, uno dei padri del World Wide Web, ci sono cose fantastiche sulla "distribuzione" della conoscenza, della cultura e dell'informazione. 
Parliamo di insegnamento a distanza, di scuole per tutti, di conoscenze condivise e di democrazia diffusa. 
Tutti argomenti sempre più attuali e sempre più dimenticati nei distopici mondi social dell'internet di oggi.

Con il senno di poi si è visto che lo sviluppo della Rete non è andato proprio in questa direzione e che quello che poteva essere un mezzo di comunicazione formidabile è diventato un generatore di realtà virtuali spesso completamente false e del tutto slegate dalla vita vera.

La condivisione culturale che avrebbe dovuto farci dimenticare pregiudizi e luoghi comuni è scomparsa dalla rete, sostituita spesso dall'amplificazione sistematica dei nostri difetti e delle nostre chiusure mentali.

La maggior parte dei mezzi di informazione di oggi sono molto più portati a costruire consensi su cose spesso futili creando universi virtuali completamente falsi, che a divulgare o a far conoscere avvenimenti, storie e situazioni altrimenti ignorate. 

Contenuti e avvenimenti importanti e interessanti non vengono neanche presi in considerazione se non rientrano negli schemi della moderna informazione.
E come accade nei social se non si parla di certi argomenti e se non si illustrano certe realtà queste neanche esistono.



lunedì 1 gennaio 2024

Adriano Olivetti e il computer che cambiò le regole

 


Quel 27 febbraio 1960 il treno che da Milano portava a Losanna venne fermato ad Aigle e un medico salì a bordo – un passeggero si era sentito male.

Quel passeggero era Adriano Olivetti.

Alcuni testimoni dissero che aveva dimenticato il cappotto nel vagone ristorante, dopo cena era tornato a prenderlo ed era morto. 
Prima si parlò di infarto, poi di emorragia cerebrale ma non fu eseguita alcuna autopsia come di solito avviene in questi casi.

Per quello che sappiamo Olivetti stava cercando collaborazione e finanziamenti per quella che era la nuova creatura della sua industria, il computer Elea, e aveva in agenda incontri a Losanna e a Montreux.

Dopo anni di ricerche e di progetti, in Olivetti vide la luce un calcolatore modernissimo – Elea 9300 era uno dei primi mainframe interamente a stato solido con la capacità di eseguire 10000 istruzioni al secondo – superava agevolmente la concorrenza made in USA e la sua console e i suoi componenti disegnati da Ettore Sottsass, avevano una ergonomia e un design all’epoca incredibili.

Il capo progetto – l’ingegnere Mario Tchou – dimostrò che la tecnologia di Elea era avanti anni rispetto alla concorrenza.

Anche un occhio inesperto poteva vedere che Elea 9300 era il futuro – tutti gli altri calcolatori commercializzati in quegli anni da un giorno all’altro divennero dei ferrivecchi non soltanto da un punto di vista meramente estetico ma anche prestazionale.

La sua realizzazione non fu facile; mancavano anche i semiconduttori (transistor e diodi) necessari – a tale scopo Adriano Olivetti creò la SGS – praticamente rese operativa in meno di due anni una fabbrica di semiconduttori partendo da zero – per inciso la società è ancora esistente come ST Microelectronics.

All’epoca transistor veloci erano disponibili in piccole quantità e a prezzi elevati soltanto in America e Olivetti pensò bene di entrare anche in questo segmento strategico di mercato.

In breve tempo furono venduti una quarantina di esemplari Elea e questo preoccupò non poco le industrie americane che avevano iniziato a vendere i loro prodotti in Europa praticamente in regime di monopolio.

Altro motivo di preoccupazione per le industrie a stelle e strisce era stata l’acquisizione di Underwood (un produttore di macchine per scrivere e calcolatori elettromeccanici) da parte del gruppo Olivetti. 
Uno dei motivi dell’acquisizione era quello di produrre Elea e tutte le altre macchine che sarebbero state ideate poi, in quello che era il mercato più promettente al mondo. 
Un anno dopo – il nove novembre 1961 – Mario Tchou morì in un incidente stradale mentre stava andando da Milano ad Ivrea nella sede Olivetti. 

Anche in questo caso non furono fatte indagini approfondite e poco dopo il gruppo di progettisti che Tchou aveva messo insieme venne sciolto.

Nel giorno dei funerali di Adriano Olivetti dei ladri entrarono nel suo studio ma nessuno seppe cosa stavano cercando. Sembrerebbe che poi alcuni componenti Elea sparirono durante una consegna a Roma.
Anni dopo tecnici Olivetti affermarono di avere visto in America un grosso mainframe con parti simili.
Nel 1964 il sogno di Adriano Olivetti finisce: il settore elettronico viene venduto alla General Electric (nessuno vuole finanziare avventure come quelle di Elea) e gli azionisti tra i quali il gruppo Fiat preferiscono non rischiare  ed incassare subito svendendo tutto il settore del calcolo elettronico della società di Ivrea.

Il canto del cigno di quello che rimaneva del gruppo di ricercatori Olivetti guidato poi dall’ingegnere progettista Pier Giorgio Perotto, fu un’altra realizzazione memorabile – la Programma 101 - forse il primo desktop computer moderno.

Concepita tra il 1962 e il 1964 fu commercializzata dal ’65 al ’71. Era un calcolatore programmabile che poteva stare su un tavolo, con un consumo di 350 watt poteva essere alimentato dalla normale rete elettrica e aveva programmi già fatti e disponibili per finanza, geometria, statistica e ingegneria.

Il design fu affidato a Mario Bellini – un esemplare della P101 è esposto al MoMA di New York.
Presentata a New York nell’ottobre del 1965 divenne un best-seller.

Nel 1968 Hewlett Packard copiò spudoratamente la P101 violandone il brevetto con il suo modello 9100A e dovette risarcire l’Olivetti con 900.000 dollari per evitare guai giudiziali.

La Programma 101 ebbe un ottimo successo di vendita. Enti federali americani come la NASA ne acquistarono diversi esemplari. 

Prima dell’Apple II, prima del pc IBM e di tanti altri, P101 fu il computer da tavolo che poteva essere usato dopo un addestramento basico brevissimo senza avere conoscenze particolari di informatica.

Purtroppo la direzione dell’Olivetti non diede seguito all’exploit della P101 nonostante fosse stata venduta in più di 44.000 esemplari con il 90% delle vendite negli USA.

La mancanza di una figura carismatica come quella di Adriano Olivetti e divisioni interne alla famiglia portarono alla direzione dell’azienda azionisti come Mediobanca di Enrico Cuccia, Pirelli e la famiglia Agnelli tutti facenti parte del “gruppo di intervento” per risanare il bilancio.

In realtà la situazione non era così drammatica come veniva dipinta da politici come Bruno Visentini e tanti altri; la Olivetti aveva investito negli USA nella acquisizione di Underwood (azienda che produceva macchine per scrivere e calcolatori elettromeccanici) per avviare la produzione di elaboratori elettronici direttamente in quello che era il mercato più promettente.    
La società di Ivrea aveva aperto un centro ricerche – prima a New Caanan poi a Cupertino in quella che poi sarebbe diventata la Silicon Valley (vi dice qualcosa?) e se avesse continuato a percorrere la strada del calcolo elettronico, avrebbe potuto seriamente minare la superiorità americana nel settore.

Probabilmente per compiacere gli USA gli azionisti preferirono uscire dal settore dei calcolatori elettronici e non perdere gli aiuti finanziari americani – importanti soprattutto per la FIAT di Valletta. 


Così finì il sogno di Adriano Olivetti.

 

 




 

 

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Autore sconosciuto - Perotto e il suo gruppo. Laboratorio-Museo Tecnologicamente. Retrieved on 8 January 2017. Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44607454