L'ultimo rapporto della Caritas disegna una realtà impietosa. Il numero di quelli che vengono considerati "poveri" ha raggiunto i massimi storici e per la prima volta le statistiche ci dicono che gran parte degli assistiti in realtà ha un lavoro ma con la retribuzione percepita non è in grado comunque di vivere decentemente.
Quasi il dieci per cento della popolazione vive in uno stato di povertà assoluta - dati Istat - e il numero di chi si rivolge alla Caritas o a strutture simili è in continuo aumento.
Cala la presenza degli stranieri che ora è valutata intorno al 57% e aumenta la presenza degli italiani, gran parte dei quali avevano una vita normale fino a qualche tempo fa.
Ormai si parla di "lavoro povero" quando la retribuzione non consente di uscire dalla fascia di povertà. E purtroppo il bello è che gran parte dei rapporti occupazionali non garantiscono una vita decente.
L'Italia dal punto di vista retributivo sta diventando il fanalino di coda europeo; la produzione industriale continua a calare e i servizi come scuola e sanità a peggiorare.
Nessuno schieramento politico riesce a capire che i soldi per il welfare vanno presi a chi ce li ha - pensionati, dipendenti e piccole aziende non possono sostenere i costi dei servizi.
Andremo in pensione sempre più tardi e secondo il CNEL, sarà necessario aumentare almeno di tre/cinque anni l'età pensionabile.
Si cerca di risparmiare risorse ma si ingesserà sempre più un mercato del lavoro che non incoraggia e non premia certo l'ingresso dei giovani nelle attività produttive.
Anche l'attuale governo di destra - nonostante le promesse (mille euro con un click, togliamo le accise, meno tasse per tutti ecc.) sta proseguendo e perseguendo le politiche economiche fallimentari dei governi precedenti.
Per ora ignorare la realtà e trovare comodi capri espiatori ha pagato; ce la siamo presa con gli sbarchi di poveracci, cerchiamo il presidenzialismo e l'autonomia differenziata, inneggiamo alla decima ma di argomenti come questi non ce ne preoccupiamo ancora troppo.
Il governo è più forte che mai ma si sta preparando un futuro certamente complicato per tutti.
Senza una patrimoniale, senza una tassazione progressiva dei redditi, senza far pagare le tasse ai grossi gruppi non potremo avere altro che servizi sempre meno efficienti e finanziati sempre meno - (già oggi l'aspettativa di vita degli italiani in molte regioni non cresce più a causa della difficoltà di curarsi nelle strutture pubbliche) - e il modo di vivere di molti cambierà completamente.
Gran parte dei gruppi economici italiani ormai qui non pagano neanche più le tasse - sedi fiscali all'estero - anche se nel corso degli anni hanno percepito aiuti importanti dallo stato e hanno delocalizzato gran parte delle produzioni ma sono sempre stati giustificati a farlo da un certo tipo di politicanti.
Stellantis - ex Fiat - praticamente non produce quasi più niente in Italia giustificando con "gli alti costi" l'abbandono delle attività qui da noi.
Poi però scopriamo che uno dei suoi sub-fornitori più importanti è austriaco e che parte della produzione è fatta in Olanda.
Su questi temi gli italiani sembrano essere più o meno addormentati fino a quando non sono investiti direttamente da problemi del genere; anche i partiti progressisti sembrano spesso ignorare certi obiettivi e certe mete tirando a campare e seguendo il parere dei "tecnici" quando il gioco diventa effettivamente duro e ci si trovano davanti i grossi gruppi economici e finanziari.