Ciclicamente puntuali come un orologio svizzero ecco che sui social arrivano periodicamente post nostalgici inneggianti a quando “c'era Lui”.
Anche tra i miei contatti qualcuno ci casca e con improbabili paragoni propone storie e paralleli assurdi.
Ho perso ogni speranza circa la possibilità di convincere questi recalcitranti nostalgici ma vorrei spiegare alcune cose circa il ventennio.
Invito a rileggervi le pagine di Denis Mack Smith sull'Italia e la sua storia. Smith – uno storico non certo marxista – nella biografia di Mussolini e nella Storia d'Italia ha illustrato in modo chiaro quello che eravamo e come vivevamo nel ventennio fascista.
Quello che per molti ancora è una epoca mitica della nostra storia è stato in realtà uno dei periodi di maggior corruzione – poche persone accumularono fortune con il beneplacito e la protezione del fascismo.
Entrammo in guerra nel 1940 con meno risorse del 1914 ma il sistema di appalti e forniture fece decollare molti gruppi finanziari e arricchì profittatori e arrivisti – alcuni di questi gruppi fanno ancora parte del panorama economico odierno ...
Già negli anni '30 un operaio italiano aveva un reddito che era circa un terzo o poco più di quello di un operaio francese pur lavorando quasi il doppio.
Le pensioni sociali non esistevano, saranno introdotte soltanto nel 1969 – esisteva un fondo, la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, su base volontaria al quale avrebbero dovuto aderire anche gli industriali (!) ma che non decollò mai e rimase marginale nell'assistenza ai lavoratori.
Gli investimenti nell'industria e nell'innovazione di fatto non c'erano e la politica estera dissennata aveva tagliato fuori l'Italia da ogni possibilità di commercio. Mancavano materie prime, prodotti chimici, metalli, carbone e l'industria si arrangiava autarchicamente – per questo avevamo ancora aerei di legno e tela e usavamo surrogato al posto del caffè e carcadè in luogo del tè.
Anche le opere pubbliche languivano; la costruzione di strade e infrastrutture in realtà era iniziata con Giolitti che giustamente vedeva nella mancanza di collegamenti e di strade un handicap per lo sviluppo del paese.
Mussolini però creò opere spesso di facciata ma intere regioni erano praticamente isolate senza strade, acquedotti o collegamenti ferroviari efficienti.
Opere pubbliche sbandierate dalla propaganda come la bonifica delle paludi pontine in realtà erano iniziate agli albori della civiltà romana e proseguite per secoli – alcuni progetti di bonifica erano addirittura quelli di Leonardo da Vinci (tra i migliori - attuabili e funzionanti).
Mussolini spostò soltanto braccianti ed ex reduci della grande Guerra dal Veneto, allora regione depressa, nelle zone pontine.
Falcidiati dalla malaria e dalla fame e con pochi mezzi riuscirono comunque a proseguire la trasformazione di quelle paludi in terreni coltivabili pagando un prezzo assurdo – una storia che pochi hanno raccontato fedelmente.
Questo è il periodo “mitico” tanto sbandierato oggi.
Non voglio scatenare polemiche ma prima di scrivere certe cose vi invito a documentarvi, a leggere e a considerare le cose con maggior attenzione, anche perché in questa parte di storia è facile individuare delle tare e dei comportamenti che sono arrivati fino a noi.
Il disprezzo dello stato, l'amministrazione della cosa pubblica come se fosse proprietà privata, il peculato e le commistioni tra politici e gente di malaffare sono iniziate in quel periodo.
Intendiamoci, c'erano anche prima ma non erano la normalità – oggi sembrano essere la regola forse grazie proprio al ventennio.














