domenica 29 marzo 2026

Quando c'era Lui.

 


Ciclicamente puntuali come un orologio svizzero ecco che sui social arrivano periodicamente post nostalgici inneggianti a quando “c'era Lui”. 

Anche tra i miei contatti qualcuno ci casca e con improbabili paragoni propone storie e paralleli assurdi.

Ho perso ogni speranza circa la possibilità di convincere questi recalcitranti nostalgici ma vorrei spiegare alcune cose circa il ventennio.

Invito a rileggervi le pagine di Denis Mack Smith sull'Italia e la sua storia. Smith – uno storico non certo marxista – nella biografia di Mussolini e nella Storia d'Italia ha illustrato in modo chiaro quello che eravamo e come vivevamo nel ventennio fascista.

Quello che per molti ancora è una epoca mitica della nostra storia è stato in realtà uno dei periodi di maggior corruzione – poche persone accumularono fortune con il beneplacito e la protezione del fascismo. 

Entrammo in guerra nel 1940 con meno risorse del 1914 ma il sistema di appalti e forniture fece decollare molti gruppi finanziari e arricchì profittatori e arrivisti – alcuni di questi gruppi fanno ancora parte del panorama economico odierno ...

Già negli anni '30 un operaio italiano aveva un reddito che era circa un terzo o poco più di quello di un operaio francese pur lavorando quasi il doppio.

Le pensioni sociali non esistevano, saranno introdotte soltanto nel 1969 – esisteva un fondo, la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, su base volontaria al quale avrebbero dovuto aderire anche gli industriali (!) ma che non decollò mai e rimase marginale nell'assistenza ai lavoratori.

Gli investimenti nell'industria e nell'innovazione di fatto non c'erano e la politica estera dissennata aveva tagliato fuori l'Italia da ogni possibilità di commercio. Mancavano materie prime, prodotti chimici, metalli, carbone e l'industria si arrangiava autarchicamente – per questo avevamo ancora aerei di legno e tela e usavamo surrogato al posto del caffè e carcadè in luogo del tè.

Anche le opere pubbliche languivano; la costruzione di strade e infrastrutture in realtà era iniziata con Giolitti che giustamente vedeva nella mancanza di collegamenti e di strade un handicap per lo sviluppo del paese. 

Mussolini però creò opere spesso di facciata ma intere regioni erano praticamente isolate senza strade, acquedotti o collegamenti ferroviari efficienti.

I treni poi non arrivavano in orario, il sistema ferroviario era poco più che embrionale – semplicemente era proibito divulgare notizie circa ritardi o disservizi. 
Tenete presente che in tutte le stazioni ferroviarie più grandi erano diffusi gli "alberghi diurni" - posti dove era possibile riposare, tagliarsi i capelli o bere qualcosa a qualsiasi ora mentre si aspettavano i treni.

Opere pubbliche sbandierate dalla propaganda come la bonifica delle paludi pontine in realtà erano iniziate agli albori della civiltà romana e proseguite per secoli – alcuni progetti di bonifica erano addirittura quelli di Leonardo da Vinci (tra i migliori - attuabili e funzionanti).

Mussolini spostò soltanto braccianti ed ex reduci della grande Guerra dal Veneto, allora regione depressa, nelle zone pontine. 

Falcidiati dalla malaria e dalla fame e con pochi mezzi riuscirono comunque a proseguire la trasformazione di quelle paludi in terreni coltivabili pagando un prezzo assurdo – una storia che pochi hanno raccontato fedelmente.

L'assistenza sanitaria era ridotta al minimo e garantita soltanto per alcune categorie del pubblico impiego. 
Gli ospedali non avevano risorse e farmaci moderni e morire per cause banali era la regola.

Questo è il periodo “mitico” tanto sbandierato oggi.

Non voglio scatenare polemiche ma prima di scrivere certe cose vi invito a documentarvi, a leggere e a considerare le cose con maggior attenzione, anche perché in questa parte di storia è facile individuare delle tare e dei comportamenti che sono arrivati fino a noi. 

Il disprezzo dello stato, l'amministrazione  della cosa pubblica come se fosse proprietà privata, il peculato e le commistioni tra politici e gente di malaffare sono iniziate in quel periodo. 

Intendiamoci, c'erano anche prima ma non erano la normalità – oggi sembrano essere la regola forse grazie proprio al ventennio.




domenica 8 marzo 2026

Trasformazioni e lavoro.

 


Nuove ondate di licenziamenti stanno colpendo nei settori più diversi lavoratori di tutto il mondo 
Per l'ennesima volta Amazon ha annunciato una riduzione globale della forza lavoro di circa quattordicimila persone. 
AI - intelligenza artificiale, razionalizzazione e riorganizzazione delle attività sono le giustificazioni espresse dal vicepresidente Beth Galetti sui comunicati aziendali.

Anche Oracle, uno dei giganti dell'IT, ha annunciato un piano di licenziamenti. Qui le cose sono più complesse; a causa di massicci investimenti su nuovi data center Oracle ha avuto una crisi di liquidità. 
Da considerare che i nuovi data center lavorano in gran parte per Meta, per OpenAI e per xAI - aziende cha hanno anche loro annunciato pesanti riduzioni dei dipendenti.

In realtà in tutte le società del settore (e non solo) sta prendendo piede l'idea che sia possibile rinunciare a gran parte della forza lavoro aumentando l'automazione e il ricorso alle risorse di intelligenza artificiale.
Da trent'anni a questa parte è facile vedere che la forza lavoro impiegata dalle aziende del mondo IT o dalle aziende tecnologicamente "innovative" sia in realtà in continua diminuzione.

Il mondo delle nuove tecnologie e delle nuove imprese oggi si caratterizza per avere guadagni enormi con ricadute minime.
Rispetto ad aziende tradizionali di decenni orsono - pensiamo a quelle della meccanica o quelle dell'automobile, che hanno cambiato la vita di molti distribuendo lavoro e risorse - le nuove imprese sembrano avere il comportamento e la connotazione di animali parassiti che sfruttano al massimo le cose sulle quali riescono a mettere le mani ma cambiano la vita di chi ci lavora spesso soltanto in negativo.

Con tutti i loro difetti e le loro tare le imprese tradizionali quasi sempre avevano la capacità di cambiare positivamente  la vita delle persone.
Le città dove aprivano fabbriche e attività produttive cambiavano rapidamente volto, si ingrandivano e chi trovava un lavoro cambiava vita (anche se magari faticosamente) e garantiva un futuro e un'istruzione ai figli, acquistava una casa e una macchina - insomma cresceva insieme al suo datore di lavoro.

Le nuove imprese in gran parte hanno invece una visione strettamente legata agli investimenti - il singolo capitalista con un sogno da far diventare realtà non esiste quasi più.
Fondi di investimento, venture capital o strutture simili dominano le aziende e ne stabiliscono i comportamenti.

Non si licenziano lavoratori soltanto quando le cose vanno male ma si licenziano se conviene e a prescindere dagli eventuali guadagni. 
Con questa logica abbiamo visto gruppi bancari chiudere bilanci annuali con incrementi stratosferici per poi avviare piani di prepensionamenti e licenziamenti pur di "snellire" le strutture o lo stesso gruppo Amazon licenziare migliaia di persone in tutto il mondo pur con bilanci con utili finanziari di tutto rispetto.

Il fatto è che le esigenze della gente comune e quelle dei grossi gruppi economici da tempo non coincidono più neanche parzialmente.

Il lavoratore ideale di oggi non deve avere esigenze come quelle legate ad una retribuzione decente, deve essere sempre pronto a lavori straordinari, a trasferimenti e magari a demansionamenti e non deve rompere le scatole pretendendo cose strane come orari e pagamenti certi.

Interi settori d'attività si reggono su questi presupposti. Mondi imprenditoriali come quello del turismo hanno visto stipendi e retribuzioni in continuo calo e ciclicamente imprenditori che comunque si lamentano perché non riescono più a trovare personale da schiavizzare.

E ora questa sembra essere dappertutto la connotazione del "nuovo" mondo del lavoro.



domenica 4 gennaio 2026

Fisica



Fabiola Giannotti non sarà più la direttrice del CERN di Ginevra. Per due mandati - prima donna ad ricoprire questa carica - ha diretto la struttura di ricerca ginevrina ed è anche membro del Fermilab, dell'accademia dei Lincei ed è professore onorario dell'università di Edimburgo.

Il suo lavoro più noto è lo studio sul bosone di Higgs e sulla composizione della materia.
E' anche diplomata in pianoforte al conservatorio di Milano e il suo contributo allo studio delle particelle elementari è riconosciuto in tutto il mondo. Ha detto che ritornerà a fare ricerca sull'iterazione elettromagnetica e sulle particelle subatomiche.

Sulla stampa e sui mezzi di informazione esteri diversi articoli hanno raccontato il suo lavoro e la sua vita, le sue scelte e i suoi studi.
Qui da noi non ne ha parlato quasi nessuno e i nostri baldi governanti hanno ignorato completamente l'argomento. Anche il ministro dell'istruzione, occupatissima nell'individuare pericolosi "comunisti", ha ignorato bellamente l'accaduto.
Ma per come vanno le cose non poteva essere che così.

Se pensiamo che molti dei nostri (pochi) laureati vanno a lavorare all'estero e che la scuola italiana occupa le ultime posizioni in Europa nel numero di diplomati e laureati, non ci dobbiamo meravigliare che nessuno dei nostri politici ha parlato dell'argomento e che molti neanche sanno chi è Fabiola Giannotti.

Quello che però mi lascia perplesso è che neanche l'opposizione presunta progressista ha detto o scritto qualcosa sull'argomento.
Sembra che certe cose non ci tocchino e non solo non ne parliamo ma non riusciamo nemmeno a capirle.



Siamo proprio messi male.



sabato 3 gennaio 2026

Venti di guerra

 


Speravamo tutti che il nuovo anno fosse un anno di pace ma stanno accadendo cose che non fanno per niente ben sperare.
Gli USA hanno attaccato il Venezuela e ne hanno addirittura rapito il presidente e in Medio Oriente praticamente nulla è cambiato e si continua a morire.

USA e Russia stanno mostrando il loro volto peggiore da tempo - Trump e Putin fanno del tutto per imporre i loro voleri senza neanche tentare di giustificarsi.

Il Venezuela con le sue risorse petrolifere è da anni sotto osservazione americana e quella di combattere il narcotraffico è palesemente una scusa per condizionare direttamente la politica venezuelana. 
In realtà stiamo ritornando agli anni '50, '60 e '70 dove in Sudamerica gli USA la facevano da padroni. 

Ricordate i regimi come quello di Pinochet in Cile o di Banzer in Bolivia? 
Gli USA stanno applicando ancora una volta le stesse regole.

Il bello è che le stanno applicando anche nei nostri confronti. L'affare dei dazi è un perfetto indicatore della politica estera di Trump ed il nostro governo ne è addirittura contento riscuotendo ovviamente il plauso della nostra "libera informazione".

Salvini ha detto più volte che i dazi sono un'opportunità (non si capisce per chi) e dopo la telefonata Meloni-Trump sono tutti contenti perché quelli sulla pasta sono stati ridotti di pochi punti percentuali e la nostra beneamata presidente viene acclamata come se fosse una grande statista.

Purtroppo l'Europa sta pagando amaramente lo scotto di non avere più partiti  progressisti realmente attivi e funzionanti con l'eccezione della sola Spagna.

Per anni molte compagini di sinistra in Europa hanno fatto politiche difficilmente distinguibili da quelle dei partiti più conservatori. 
Soprattutto in tema d'economia, di retribuzioni, di servizi e di tassazione da una trentina di anni è molto difficile distinguere le politiche progressiste da quelle conservatrici e ora ne paghiamo tutti quanti lo scotto.

Quello che è successo in Italia dove al potere c'è un governo dichiaratamente di destra, è accaduto anche in altri paesi europei e per ora non si vedono soluzioni immediate all'orizzonte. 
Il fronte progressista europeo è confuso e non ha una linea chiara e spesso le soluzioni che propone sono incomprensibili ai più.

Per contro la destra - pur con altisonanti frescacce e palesi bugie - sembra avere maggior presa sugli elettori, maggior ascolto e maggior presenza.

Probabilmente c'è una questione di linguaggio alla base di questi avvenimenti. 
Purtroppo è ormai palese che molti politici e molti attivisti progressisti parlano in modo non più comprensibile a tutti. Qui da noi il fenomeno dell'astensionismo in continua crescita ne è il sintomo perfetto.

Anni or sono i nostri politici progressisti erano perfettamente in grado di farsi capire senza problemi. 
Figure come Pertini o Berlinguer sono entrate quasi nel mito e sono ricordate da tutti proprio per questo.

I progressisti di oggi invece hanno elaborato un loro linguaggio difficilmente comprensibile dalla gente comune, spesso difficilmente interpretabile e destinato soltanto a colleghi o a gruppi specifici.

Grazie a questo modo di comunicare la destra ha vinto a mani basse secondo il principio che una semplice bugia è molto più comprensibile di una verità complessa.

Quello che sta succedendo qui da noi è un classico di quanto affermato - abbiamo gli stipendi più bassi di Europa ma abbiamo cercato di costruire campi di raccolta in Albania per gli extracomunitari. 
La scuola pubblica è ridotta al lumicino, senza risorse e senza provvedimenti intelligenti ma ci preoccupiamo del crocifisso e dell'educazione sessuale degli alunni e non degli abbandoni e del numero sempre più basso di diplomati e laureati.

Si potrebbe continuare quasi all'infinito nell'elencare questi argomenti sui quali sono state vinte campagne elettorali dove gli eletti hanno convinto gli elettori a votarli parlando del nulla.

Come detto da molti, il capolavoro di certi politici è stato quello di fare credere a gente con 1200 euro di stipendio che le colpe siano tutte di chi ne guadagna 500 e che il problema da risolvere sia quello dei lavoratori extracomunitari che "rubano" casa e lavoro agli italiani. 

Purtroppo gran parte degli elettori c'è cascata in pieno e passerà tempo prima che inizino ad accorgersi di essere stati solennemente fregati.

Nel frattempo saremo sempre più legati agli USA che ci tratteranno come una colonia.
In passato avevamo provato con buoni risultati ad aprire scambi e commerci con altri paesi - ricordate la "Via della Seta" per commerciare con la Cina? - ma l'attuale governo è completamente prono alle richieste e alle politiche economiche americane.

Abbiamo un sistema sanitario e dei servizi pubblici sempre meno efficienti ma acquisteremo sempre più armi secondo quanto ordinato dagli USA, fino ad una quota ragguardevole del PIL. 
E anche su questo argomento i progressisti di casa nostra hanno preferito non esprimersi univocamente parlando tutti la stessa lingua.

Riguardo questo sono abbastanza pessimista. 
Noi italiani siamo piuttosto lenti e ottusi per quanto riguarda questi temi e ci muoviamo ragionando in decine di anni; abbiamo avuto un ventennio fascista seguito poi da due ventenni sostanzialmente democristiani e da un altro ventennio berlusconiano - qualche governo tecnico e poi nuovamente la destra al potere.


E da quello che sembra non abbiamo ancora imparato niente.






sabato 6 dicembre 2025

Pensioni e pensionati

 


Oltre sessantamila lavoratori precari pur versando regolarmente contributi, per l'Inps non esistono.
Grazie a questo governo in tema di pensioni si è passati da vent'anni a trent'anni di contributi minimi e quindi un esercito di lavoratori pagherà ma non beneficerà mai di qualcosa. 
Per tutti questi soggetti l'unica certezza (si spera) sarà la pensione di vecchiaia a settantuno anni.

Gli under 35 saranno ovviamente quelli più colpiti da questa situazione.
Il governo della carciofara doveva abolire la Fornero ma l'ha resa in realtà più stringente - altro che mille euro con un click o mille euro di minima per tutti.
Di fatto sarà sempre più difficile andare in pensione e ci si andrà progressivamente sempre più tardi.

Altra cosa da notare è che a forza di chiedere risorse ai soliti noti - lavoratori dipendenti, pensionati, artigiani e piccoli imprenditori - il tenore di vita sta peggiorando e la qualità dei servizi si sta abbassando di giorno in giorno.

Sanità, scuola e trasporti pubblici sono sempre meno efficienti e le risorse a loro destinate oltre ad essere impiegate in modo discutibile, sono sempre più ridotte.

Servono soldi ma ci si ostina a non chiederli a chi ce li ha. Super ricchi, aziende del comparto energia, banche, grandi gruppi industriali e gruppi finanziari pagano in proporzione meno tasse che un dipendente o un pensionato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
I dubbi di molti politici circa un'imposta patrimoniale sono poi un classico di questi tempi.

Anche nelle compagini progressiste spesso argomenti come questi sembrano essere tabù ma i conti pubblici sono tristemente impietosi; se spendi soldi per acquistare armi, se utilizzi risorse senza criterio per cercare di fare un ponte sullo stretto, se non controlli i conti pubblici e se non incassi, i risultati sono chiaramente sotto gli occhi di tutti: impoverimento collettivo, riduzione drastica dei bilanci familiari e uno stato di crisi documentata che è sempre più difficile nascondere.

La nostra imparziale informazione spesso si affida a comunicati come quello di Moody's o simili senza pensare che certi indicatori finanziari non raccontano mai quella che è la vita reale.
Puoi avere un rating Baa2 e aziende che chiudono, file lunghissime alle mense della Caritas o trentenni che abitano ancora con i genitori a causa di lavori precari e non continuativi.

Altro fatto da considerare è il congelamento del mercato del lavoro sempre più chiuso all'ingresso di risorse fresche.
Settantenni che lavorano sui ponteggi, che guidano camion o stanno in fonderia oltre a rischiare la vita - e le statistiche degli incidenti sul lavoro sono tristemente chiare - sono la cartina di tornasole circa il ricambio generazionale, diversamente da quello che avviene in paesi più civili del nostro.

Questo governo, quando chiamato in causa, ha dato la colpa ai governi precedenti, agli extraterrestri, alle macchie solari e alle scie chimiche ma dopo tre anni non ha ovviamente scusanti credibili. 

Purtroppo molti italiani non se ne sono ancora accorti.



mercoledì 22 ottobre 2025

Nascite

 


Secondo dati Istat nel 2024 in  Italia le nascite sono calate del 2,6% - un nuovo minimo storico. A fronte di circa 650.000 decessi le nuove nascite non hanno superato le 369.000 unità.

Un saldo negativo che equivale più o meno alla scomparsa della popolazione di una città come Venezia o Catania. E nel primo semestre del 2025 questa tendenza negativa sembrerebbe continui ad aumentare in modo preoccupante.

Altri dati contribuiscono ad illustrare dei cambiamenti per niente buoni; la scolarizzazione diminuisce, diminuiscono i laureati e siamo diventati i penultimi in Europa come numero di diplomati.

Se teniamo anche conto di tutti quei giovani che usciti dalle nostre università vanno a lavorare all'estero, il quadro è veramente desolante. 

Per ora nessuno sembra preoccuparsi troppo anche se stiamo diventando un paese di vecchi. Gli anni del boom economico sono lontani e ormai mettere su famiglia è sempre più difficile e costoso.

Mestieri e professioni che garantivano una vita normale ormai neanche assicurano più la sopravvivenza; una fascia notevole della popolazione pur lavorando, è finita sotto la soglia di povertà - una tendenza in forte aumento con la quale prima o poi dovremo fare i conti.

Basta vedere chi oggi frequenta le sedi della Caritas o di altri enti assistenziali. Qui il numero di persone che hanno un lavoro ma non riescono comunque a vivere decentemente è in continua crescita.

Questo è un problema che ci sta letteralmente facendo scomparire come paese e sta complicando l'economia e la qualità dei servizi.

Con queste tendenze non si capisce chi sosterrà il costo dei servizi e delle pensioni dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Qui da noi purtroppo nessun politico ha mai pensato di prendere i soldi a chi ce li ha. L'assenza di una patrimoniale efficace, un sistema fiscale che è in gran parte sulle spalle di chi percepisce un reddito fisso o di chi è un piccolo imprenditore o artigiano, hanno fatto si che servizi pubblici come sanità, scuola e trasporti funzionino sempre peggio a causa di una ovvia e cronica mancanza di risorse. 

L'età pensionabile viene aumentata in continuazione per cercare di risparmiare risorse anche se poi questo trend blocca il mercato del lavoro e produce altri guai. La tanto deprecata legge Fornero è attuale più che mai, anzi proprio chi voleva abrogarla la sta rendendo sempre più severa.

Oggi non è infrequente vedere settantenni su impalcature o alla guida di camion o di macchine per il movimento terra e il numero dei morti sul lavoro è in preoccupante aumento.

Scuola e sanità qui da noi sono enormi carrozzoni senza risorse e senza pianificazione intelligente - basta vedere le liste di attesa per prestazioni sanitarie basiche e la qualità delle stesse.

Credo che questi argomenti non siano mai stati affrontati fino in fondo da nessuna forza politica e nessun partito, una cosa che ha fatto si che la disaffezione alla vita pubblica e alla politica sia diventata un'abitudine comune a molti.

Ad ogni tornata elettorale aumenta il numero di chi rimane a casa. Anche alle ultime regionali il numero dei non votanti è salito - praticamente il 50% non ha partecipato al gioco.

Se fossi un politico mi preoccuperei moltissimo di questa disaffezione crescente, di questo apatico disinteresse diffuso - invece per molti rappresentanti di partito l'astensionismo sembra essere diventato inevitabile, quasi fisiologico.

Probabilmente la politica progressista di oggi non parla più la stessa lingua della gente e non propone più argomenti e obiettivi degni di considerazione. In effetti è da tempo che si propone poco e si combatte sempre contro qualcuno ma mai per qualcosa.

Anche le alleanze - i "campi larghi" spesso non portano avanti rivendicazioni, non propongono soluzioni, non parlano del raggiungimento di  certi obiettivi ma trovano la loro ragione d'essere semplicemente per cercare di battere l'avversario.

Un classico è rappresentato dai modi con cui si fa campagna elettorale - la preoccupazione principale non è quella di proporre e illustrare obiettivi ma è quella di proporre candidati.

Le alleanze sono fatte tra chi è d'accordo sulle persone da eleggere. Delle proposte, degli obiettivi e su cosa fare per raggiungerli si parla pochissimo o non si parla per niente. 

Probabilmente se cambiasse questo modo di fare politica chissà, magari quell'italiano su due che rimane fuori dai giochi potrebbe ritornare a dire la sua e il nostro paese potrebbe risvegliarsi e ritornare a crescere. 





mercoledì 27 agosto 2025

Automobili

 


Stellantis sta per chiedere la cassa integrazione in deroga per tutti i 3750 operai dello stabilimento di Pomigliano d'Arco.

Quella che fino a qualche tempo fa era la fabbrica dei grandi numeri, oggi soffre per il calo delle vendite della Panda e per i dazi di Trump che hanno reso antieconomica la fabbricazione della Dodge Hornet.

L'azienda ne ha annunciato lo stop anche se Salvini ha detto che i dazi vanno visti come "opportunità da cogliere".

I dazi hanno poi colpito moltissime altre aziende del settore e ne vedremo le conseguenze già nei prossimi mesi.

Nonostante il fatto che più del 60% delle auto italiane prodotte nell'ultimo anno vengano da Pomigliano il calo delle vendite rispetto agli altri anni è stato importante.

Probabilmente la crisi potrebbe essere superata o quanto meno ridotta in modo significativo se Stellantis avesse intenzione di investire per razionalizzare le produzioni ma sembra che il leit-motiv aziendale ora sia quello di sganciarsi e andare verso altri lidi e altre attività dimenticando che lo stabilimento di Pomigliano è stato edificato con l'apporto di risorse pubbliche purtroppo erogate a fondo perduto.

Anche nello stabilimento di Termoli verrà rinnovato il contratto di solidarietà fino ad agosto 2026 per circa duemila persone e analogamente Stellantis non sembra orientata a fare investimenti che potrebbero cambiare il destino di questi lavoratori.

Si profila un periodo di crisi nera nel settore automotive - vedi anche la fine che hanno fatto Iveco e Magneti Marelli - e i nostri governanti non hanno neanche idea di quello che sta per succedere e di come poter correre ai ripari.

Per ora dal governo vengono emessi periodicamente i soliti annunci trionfali riguardanti l'occupazione e la produzione industriale che poi l'Istat puntualmente smentisce ma un piano politico con provvedimenti per evitare il peggio non si vede.

E la vera tragedia è che non si vedono neanche soggetti intelligenti e capaci di gestire questa crisi ma soltanto clown bugiardi ai quali purtroppo molti ancora credono. 





domenica 10 agosto 2025

Vacanze italiane

 


Anche quest'anno l'aumento dei costi delle vacanze sta tenendo banco su tutti i mezzi d'informazione. In molte regioni il numero dei vacanzieri italiani è diminuito e anche i turisti stranieri sembrano aver preferito altri siti.

Da altre parti il numero dei turisti è leggermente aumentato ma i soldi che hanno speso sono diminuiti rispetto agli anni scorsi.

Anche posti come la riviera romagnola o i litorali pugliesi hanno registrato un calo di presenze - molti hanno fatto notare che andare in vacanza costa troppo e sembrerebbe che circa il quarantanove per cento degli italiani rimanga a casa.

Senza dubbio i prezzi sono aumentati di molto in pochi anni e non sempre la qualità dei servizi è aumentata di conseguenza. 

Gran parte dei nostri imprenditori balneari ad esempio, pur usufruendo di discutibili concessioni a bassissimo costo e di altre agevolazioni, hanno aumentato i prezzi di più del trenta per cento in meno di due anni.

La concorrenza di paesi come l'Albania poi si è fatta sentire soprattutto nei confronti delle mete turistiche del sud Italia.
Un altro modo di andare in vacanza, quello delle crociere sta poi prendendo piede sempre più, sottraendo clienti ai siti turistici tradizionali.

Però oltre questo, secondo me ci sono anche altri motivi che hanno innescato questo trend. 
Non è soltanto una questione di moda o di scelta di destinazioni turistiche.

Il motivo principale è quello che gli stipendi italiani sono da diverso tempo tra i più bassi d'Europa e che il lavoro spesso non da sicurezza come avviene in altri paesi; troppi contratti a termine, troppo lavoro interinale e discontinuo, troppi lavoratori costretti ad aprire partita iva per poi magari lavorare soltanto per un soggetto e in molti settori non c'è più percezione di continuità nelle attività - l'incertezza del futuro è aumentata.

Mio padre negli anni '60 prendeva uno stipendio da operaio specializzato; con quello si poteva permettere di portarci in vacanza ogni estate almeno per quindici o venti giorni senza grossi problemi. 

Certamente all'epoca le strutture turistiche erano più  a "misura di famiglia" di oggi e tante cose erano sicuramente meno complicate ma mio padre e tanti altri come lui, oltre alle vacanze, ha acquistato una casa e ha garantito alla famiglia un tenore di vita più che dignitoso senza problemi o particolari sacrifici.

Ricordo da ragazzo di essere stato sulle Dolomiti, sulla riviera ligure e su quella romagnola, in Calabria e in molte altre bellissime zone d'Italia. 
E tantissime altre famiglie come la mia facevano lo stesso.
Certo, eravamo stipati in un'utilitaria, pranzavamo al sacco e andare al ristorante non era un'abitudine ma non rinunciavamo a viaggiare e a vedere tanti bei posti.

Non credo che un operaio specializzato di oggi possa andare in vacanza, mantenere una famiglia, comperare un'auto e una casa e magari risparmiare anche qualcosa come accadeva cinquanta o sessant'anni fa. 

Da questo punto di vista il nostro è un paese che sta lentamente affondando. L'età media della forza lavoro è in continuo aumento e quelli che riescono a "mettere su famiglia" sono sempre meno. 

E sono sempre meno quelli che possono permettersi le canoniche due o tre settimane di ferie.

Di questo non si parla abbastanza - non si parla del fatto che il nostro paese va avanti grazie a tutti quelli che lavorano ottenendo in cambio briciole - un argomento spinoso che anche molti progressisti qui da noi cercano accuratamente di evitare. 

Purtroppo oltre alle retribuzioni calano in continuazione i livelli dei servizi; una sanità come quella di oggi ha fatto si che le persone si stanno curando sempre meno a causa dei lunghi tempi d'attesa e dell'impossibilità di pagare prestazioni che in un mondo perfetto dovrebbero essere gratuite. 
Oppure i servizi di trasporto pubblico sempre più carenti che costringono molti ad usare l'auto per spostarsi.

Il tenore di vita delle classi meno abbienti e della stessa classe media sta diventando sempre più basso e le abitudini e i modi di vita cambieranno di conseguenza e servirà farci i conti sempre più spesso e non soltanto nel settore del turismo.

Sempre più di frequente sui mezzi d'informazione si sentono i nostri imprenditori - "ore rotundo" - che si lamentano del fatto che la gente in vacanza "spende poco", che non acquista più auto o altri beni, che preferisce soltanto prodotti a basso costo.
Ormai l'argomento è diventato una litania ricorrente.


Chiedetevi perché.




domenica 3 agosto 2025

Recessione

 


L'applicazione dei dazi alle nostre esportazioni negli Stati Uniti ha complicato ed aggravato una situazione economica già abbastanza precaria.

Probabilmente se nell'immediato non cambierà qualcosa dovremo aspettarci una recessione economica notevole. 
Con una situazione che ha visto i gruppi industriali più grandi progressivamente ritirarsi dal nostro paese o vendere asset importanti, anche le industrie che esportavano in uno dei mercati più redditizi al mondo dovranno superare grosse difficoltà.

Fino ad ora i nostri governanti non hanno neanche provato a discutere per difendere il nostro export. Per alcuni di loro i dazi USA potrebbero addirittura essere "un'opportunità" - non si capisce per fare cosa.

Neanche l'Europa purtroppo ha cercato di opporsi seriamente. Sembra che dovremo subire una politica economica dove pagheremo l'energia sempre di più, spenderemo sempre più soldi in armi e avremo difficoltà a vendere i nostri prodotti all'estero.

Per quanto ci riguarda si prevede un aggravio di circa quindici o venti miliardi di euro all'anno o poco più. Praticamente un ponte sullo stretto ogni 365 giorni. 

Nel 2021 l'export negli USA è stato di circa 49 miliardi di euro - moda, macchinari industriali, elettronica, alimentari, prodotti agricoli e vini, elettromedicali e componenti tecnologici hanno contribuito a sostenere il nostro apparato produttivo che per altri versi non ha ottenuto grandi risultati - vedi quello che è successo nel settore delle auto con le dismissioni di marchi storici e di attività consolidate.

Già molte industrie e diversi settori produttivi stanno parlando di "ridimensionamento" e come al solito, i lavoratori ne faranno le spese.

Nessuno ha pensato a tassare gli extra-guadagni dei grandi gruppi americani che qui da noi godono di trattamenti di favore in tema di tassazione.

I nostri governanti fino ad ora hanno tenuto un atteggiamento che ricorda quello di fedeli camerieri, fregandosene delle conseguenze e dicendo cose che rivelano una totale ignoranza in materia d'economia.

La nostra coraggiosissima premier non è riuscita a fare altro che chiedere un prestito europeo che pagheranno anche i nostri nipoti per l'acquisto di armi. 

Per quanto riguarda però il problema delle esportazioni negli USA silenzio assoluto.




domenica 29 giugno 2025

Spagna

 


La Spagna è in grande crescita. Il PIL del 2024 è salito al 3,2% - più o meno il quadruplo della media europea. Anche il tasso di occupazione e le retribuzioni sono in salita.

Aumentano i contratti di lavoro a tempo indeterminato e diminuiscono quelli a tempo parziale. Il costo della vita poi non ha avuto aumenti significativi come è successo qui da noi.

Un trend che è l'esatto opposto di quanto sta succedendo in tutti gli stati  d'Europa.

A fare la parte del leone non è soltanto il turismo pur essendo aumentato significativamente, ma anche le attività tecnologiche e le esportazioni. 

Un gran numero di start-up nate in una situazione economica e legislativa favorevolissima, stanno guadagnando soldi esportando prodotti e tecnologie avanzate in mezzo mondo.

Investimenti a tappeto nelle energie rinnovabili fatti con un coordinamento qui da noi impensabile e una riforma del mercato del lavoro estremamente razionale stanno contribuendo a questo miracolo mentre qui da noi la crescita è bloccata allo 0,7%.

In Spagna c'è il reddito di cittadinanza e il salario minimo - provvedimenti tanto vituperati dai nostri politici che per ora, l'unico impegno che hanno saputo prendere è stato quello di acquistare più armi alla faccia degli investimenti per il welfare e per i servizi e di garantire un posto di lavoro sicuro a parenti e amici e simpatizzanti.




lunedì 9 giugno 2025

Referendum parte seconda

 


Purtroppo come previsto da molti, i referendum non hanno raggiunto il quorum per essere validi. Nemmeno il 30% degli aventi diritto è andato a votare e il trend di rimanere a casa quando ci sono da prendere decisioni importanti è diventato ormai una moda.

Complici i mezzi di informazione che hanno parlato pochissimo dell'argomento e complice soprattutto il governo che ha rifiutato di accorparli alle elezioni amministrative e ha addirittura esortato tutti ad andare al mare, una grande occasione si è volatilizzata.

Non soltanto la maggioranza ha cercato di parlare dei referendum il meno possibile ma anche buona parte del polo progressista ha tirato fuori le solite questioni di lana caprina e di sesso degli angeli pur di non seguire la segretaria del PD che invece ha fatto una notevole campagna elettorale a tappeto cercando di coinvolgere più gente possibile. 

Gran parte dei ras del partito viceversa, hanno fatto finta di niente o addirittura hanno remato contro come purtroppo sempre più spesso avviene su questioni fondamentali.

Eppure questi referendum per certi versi erano più importanti delle tradizionali elezioni. 

In Europa siamo tra gli ultimi a livello retributivo e siamo tra i primi a poter essere licenziati con relativa facilità; siamo tra i pochi che in caso di incidenti gravi durante le attività produttive - soprattutto quelle in subappalto - rischiamo di non essere tutelati e neanche pagati a causa di una legislazione sul lavoro estremamente carente.

Nonostante questo e nonostante il progressivo impoverimento degli italiani le responsabilità di certe situazioni ancora non vengono individuate chiaramente da tutti. 

Molti - forse troppi - pensano di essere immuni da certe dinamiche economiche salvo poi caderci dentro a capofitto e lasciarci le penne.

Basta dare uno sguardo agli ostelli e alle mense della Caritas, dove da qualche anno la percentuale di italiani è in continuo aumento, per capire cosa stia succedendo e come purtroppo gran parte di noi ragiona.

Un umorista, scherzando, affermò tempo fa che gli italiani non si accorgono dell'esistenza della merda fino quando non ci mettono il piede sopra e anche argomenti d'importanza vitale per chi lavora, ancora una volta sono stati perfettamente ignorati. 

Occorre anche dire che a un popolo come quello italiano in genere pochissimo informato, allergico agli approfondimenti e in balia di una stampa e una televisione asservite e pilotate - gli schieramenti progressisti e il PD in particolare, con questi referendum hanno chiesto moltissimo, forse troppo. 

Dopo aver accettato/invocato i provvedimenti di Monti e della legge Sacconi/Fornero, dopo aver varato il job act con Renzi, accarezzato le politiche liberiste ad oltranza di Draghi, ora si chiede di non tenere più conto di queste cose e dimenticare tutto. 

Cambiare idea è bello ma è difficile da spiegare bene e l'elettorato è stato lasciato in confusione a se stesso sperando che tutti gli argomenti di questo ripensamento potessero essere chiari.

Tutto ciò ha probabilmente aumentato il clima sonnolento che ormai contraddistingue la nostra partecipazione alla politica.

Di solito qui da noi in Italia queste fasi di acquiescenza e di torpore durano almeno una ventina d'anni o più. 
Gli italiani hanno sopportato Mussolini per vent'anni (e se non ci fosse stata la guerra forse di più) - la democrazia cristiana almeno per altri venti e così via tutti quelli che si sono avvicendati al governo.

E in un certo senso ci si è abituati a non essere interpellati e a non contare niente quando comunque si decide del nostro destino. 



E quindi si va al mare.




domenica 25 maggio 2025

Referendum

 


Ascoltando gli istituti di ricerche demoscopiche i prossimi referendum, l'otto e il nove giugno, difficilmente raggiungeranno il quorum. 

Secondo diversi pareri non più del 35% degli aventi diritto si recherà a votare e probabilmente, questi cinque referendum saranno l'ennesima occasione perduta. 

I mezzi di informazione tranne poche eccezioni non danno risalto a nessuno dei cinque quesiti; si pensa che poco meno del 30% dei possibili votanti sappia effettivamente di cosa si parli nel dettaglio. 

Ed è un vero peccato -  questi referendum per certi versi sono più importanti e più significativi delle tradizionali elezioni politiche dove designiamo soltanto chi ci dovrebbe rappresentare sperando che lo faccia correttamente. 

Nei referendum non scegliamo politici, non scegliamo schieramenti, fissiamo invece dei punti fermi per tutte le parti e per tutti i partiti. Parliamo di argomenti reali ed importanti e di mete da raggiungere direttamente senza delegare qualcuno che lo faccia per noi.

Purtroppo in questo clima addormentato e con tutti i mezzi di comunicazione ormai quasi totalmente asserviti, perfino esponenti del governo istituzionale - vergognosamente - stanno dicendo di non votare e di rimanere a casa.

E come in una brutta favola, anche nello schieramento progressista che dovrebbe essere solidale con gli argomenti trattati, i sottili distinguo e le discussioni sul sesso degli angeli si sprecano, allontanando ancora di più gli indecisi e i disinformati.


Speriamo bene. Non vi fate fregare - andate a votare.



domenica 27 aprile 2025

Lo zero

 


Uno dei fondamentali della matematica moderna è lo zero. Gli arabi introdussero il concetto intorno all’anno mille mutuandolo dagli indiani che sembrerebbe già da alcuni secoli avessero elaborato dei sistemi di calcolo simili a quelli odierni. 
Le nostre maestre di scuola elementare ci hanno insegnato che senza lo zero è estremamente complicato rappresentare grandi numeri – provate a “tradurre” 1.956.000.240 in numeri romani – e che la notazione decimale rende più semplici tutti i calcoli. 
Quest’argomentazione è solidissima ma il concetto di zero è importante anche per esprimere e formulare correttamente teorie e postulati alla base della fisica moderna, dell’astronomia, della geometria e del calcolo matematico avanzato. 
Provate a pensare al punto d’origine dei quadranti algebrici o alla teoria del big bang senza il concetto di punto zero o di istante zero. 
E cosa sarebbe la ricerca delle particelle subatomiche se non fosse possibile ipotizzare la particella finale, quella che si differenzia dalle altre soltanto perché emerge dal nulla cioè dallo zero. Proprio la rappresentazione del nulla è quella che consente la raffigurazione del tutto partendo da zero.
Anche nei modi di dire lo zero è usato per esprimere concetti ben precisi: “partire da zero” o “ritornare a zero” . Molti apprezzano come qualità personale l’essere “partiti da zero” o quella di illustrare decisioni in modo risoluto – “le chiacchiere stanno a zero”.
Altro concetto che è possibile esprimere è la raffigurazione del valore e delle doti personali: “vale zero”, “è proprio uno zero”, “zero assoluto” (che per inciso è anche un concetto della termodinamica assai intrigante). 
Tutti gli apprezzamenti negativi insistono quasi sempre sulla assenza di qualsiasi qualità personale legata proprio al non muoversi dal punto d’origine. 
“Rimanere a zero” ed essere nullità complete, rimanere in una stasi accidiosa e colpevole negando qualsiasi possibilità di cambiamento o di evoluzione.
Ora proprio questo permanere stolidamente al punto di partenza, negare ogni possibilità di cambiamento, uccidere qualsiasi curiosità rappresentando soltanto 
il nulla è la seconda natura del concetto dello zero; oltre che punto d’inizio anche indicatore dell’assenza di cambiamenti evolutivi e quasi negazione della vita stessa.
Spesso le persone presentano questa interessante doppia personalità in molte situazioni – non ascoltano ragioni nel timore di allontanarsi dal loro punto d’origine, non si muovono, non si trasformano, non cambiano idea, non si mettono in discussione, non fanno autocritica e non imparano nulla dagli errori commessi. 


Zero.



domenica 12 gennaio 2025

Automobile in crisi

 


Nonostante i 47 miliardi spesi dagli italiani per acquisto di nuove auto - un record storico - il numero delle vendite di automobili in realtà è diminuito di quasi il 22% nell'ultimo anno, indice di una profonda crisi del settore. I miliardi spesi per l'acquisto di automobili in realtà sono da mettersi in relazione all'aumento dei prezzi che negli ultimi vent'anni è salito continuamente.

I prezzi delle automobili sono in continua ascesa - negli ultimi anni il costo di un modello di fascia media è salito fino a quasi 30.000 euro - più o meno quasi una ventina di stipendi medio bassi.

Mio padre nel '71 acquistò una Fiat 128 pagandola circa 1 milione e quattrocentomila lire, circa 7 o 8 stipendi medi dell'epoca. 

L'aumento del costo delle auto è stato di oltre il 40% in cinque anni e modelli di fascia bassa - quelle che erano le utilitarie di una volta - sono praticamente scomparsi. 

Le cilindrate sotto i 900 cc. sono in gran parte uscite dai listini da diversi anni, molte auto sono ibride (e costano di più) mentre le vendite dei modelli elettrici qui in Italia non hanno decollato mai in modo significativo penalizzate dal costo dell'energia e dall'assenza di una rete di ricarica.

Da noi l'età del parco macchine in circolazione sta nuovamente aumentando dopo gli anni del boom.

Molti dicono che l'auto non è più commercialmente un prodotto di punta come è stato in passato ma non sono molto d'accordo. In un paese come il nostro, con un sistema di trasporti pubblici poco più che embrionale, l'auto per molti è ancora una necessità vitale.

Il problema è che nessun costruttore ha realmente innovato e cercato di vendere modelli realmente appetibili. Se vediamo i modelli di auto oggi in commercio, possiamo notare che all'interno di una stessa fascia di appartenenza tutti quelli che i vari costruttori propongono sono in realtà quasi identici con caratteristiche praticamente uguali, spesso con parti meccaniche unificate e prestazioni molto simili.

Le case costruttrici poi non hanno più rischiato come nel passato introducendo modelli realmente innovativi o aprendo altre fasce di mercato. Paradossalmente la Fiat di Valletta è stata molto più moderna e innovativa della Stellantis di John Elkann.

Le case automobilistiche di oggi investono poco rispetto a quanto succedeva cinquanta anni fa e cercano comunque di guadagnare alzando i prezzi.

Quello dell'auto è un mercato ingessato senza novità reali e con una unificazione e una banalizzazione dell'offerta sempre più elevata e credo che dovremmo preparaci ad affrontare una crisi del settore sempre più profonda che segnerà profondamente l'economia europea e l'economia italiana.

Quasi tutti i governi d'Europa non stanno gestendo bene la trasformazione ecologica e i cambiamenti del mercato dell'auto e la crisi ormai si fa sentire anche in quei paesi dove l'industria automobilistica l'ha fatta da padrone per decenni.


mercoledì 25 dicembre 2024

Prodotto Interno Lordo

 


I dati relativi all'andamento dell'economia italiana che la stampa europea ha pubblicizzato ultimamente (chissà perché argomento trascurato da tutti i nostri mezzi d'informazione) sono impietosi e fotografano una situazione apparentemente senza via d'uscita.

Nonostante un mercato del lavoro ormai senza regole, nonostante le retribuzioni e gli stipendi tra i più bassi d'Europa, nonostante i tagli indiscriminati a sanità e servizi, l'Italia non cresce come dovrebbe.

I nostri governanti hanno incolpato il reddito di cittadinanza, il superbonus, i costi energetici, la crisi dei migranti, il terrorismo, la brexit, le fasi lunari, l'influenza aviaria e le piogge acide.

In realtà brexit e terrorismo c'entrano poco e i migranti per niente – il paese non cresce perché è ormai chiuso da politiche assurde che pochi capiscono e a cui pochi si oppongono. 

Domandate a tutti quelli che hanno provato oggi ad iniziare un'attività - a mettere su “bottega” - i costi che hanno sostenuto, le burocrazia ottusa e tutte le difficoltà che incontrano e tutti gli ostacoli che superano quotidianamente.

Parlando di economia spesso siamo portati a pensare ai grandi gruppi finanziari o alle grandi industrie ma l'Italia è stata sempre caratterizzata dalla presenza di imprese medie e piccole, di artigiani e di piccoli imprenditori. 

Settori come il turismo e la moda sono rappresentati da una miriade di piccole realtà spesso gestite su basi familiari che non hanno mai avuto paura di niente e di nessuno; idee nuove, fantasia, creatività e flessibilità hanno da sempre caratterizzato queste attività che oltretutto hanno formato professionalità invidiabili.

Altro fatto è poi quello delle "partite iva" - teoricamente liberi professionisti ma in realtà per buona metà lavoratori che emettono fattura ad un solo cliente. Praticamente soggetti che in una realtà meno distopica potrebbero e dovrebbero essere dei normali dipendenti.

I grandi gruppi industriali (per fortuna non tutti)  hanno spesso avuto comportamenti simili a quelli di uno sciame di cavallette; sempre coccolati con aiuti statali a pioggia e politiche protezionistiche compiacenti - quando i giochi hanno iniziato a diventare duri, hanno alzato le braccia al cielo delocalizzando la produzione, licenziando e trasferendo attività, contabilità e sede fiscale; il caso FIAT/FCA/Stellantis è un classico del genere - quando va tutto bene capitalisti, quando le cose si complicano tutti a richiedere l'intervento dello stato. 

Per anni questo gruppo ha incassato soldi e favori dallo stato per poi spostare sede fiscale in Olanda continuando a delocalizzare la produzione fuori dall'Italia. 
Ora che le cose vanno male hanno richiesto per l'ennesima volta l'intervento degli italiani che hanno già pagato anni di cassa integrazione e di finanziamenti vari senza ottenere in cambio qualcosa. Con gli aiuti elargiti in questi anni tutti avremmo dovuto avere gratis almeno un'automobile fiat in garage. 

Ma anche in questo caso, fatta terra bruciata, l'unica soluzione sembra essere quella di scappare a gambe levate verso altri lidi.

Altro punto da considerare è che in tempo di crisi le politiche di austerità non hanno mai funzionato in nessun paese del mondo; ridurre i servizi serve solo a bloccare ogni tentativo di crescita e a scatenare l'incertezza; aumentare l'età pensionabile, come sicuramente avverrà ancora, serve soltanto ad ingessare un mercato del lavoro già asfittico.

Oggi nel nostro paese per la prima volta in sessant'anni i figli sono più poveri dei genitori e con minori possibilità di realizzarsi; la certezza di miglioramento che ha accompagnato la vita delle vecchie generazioni non è più scontata e il futuro appare sempre più incerto. 

Purtroppo sembra che molti siano praticamente “addormentati” e soprattutto i giovani che dovrebbero essere la forza propulsiva di ogni cambiamento, sembrano latitare pericolosamente.

I nostri governanti stanno dimostrando un dilettantismo e un pressapochismo totale, presi da altre preoccupazioni come mettere le mani sulla costituzione o evitare argomenti spinosi come le pensioni, il sistema sanitario o l'istruzione che riforme da incompetenti hanno completamente rovinato.

Abbiamo acquistato e continuiamo a comprare costosi aerei F35 e altri sistemi d'arma sofisticati e fino ad ora nessuno è riuscito a quantificare quanto costano esattamente gli aiuti e gli interventi militari – tanto poi chiudiamo ospedali e mettiamo a pagamento prestazioni sanitarie per cercare di pareggiare i conti.

Con un sistema fiscale come il nostro un dipendente, un piccolo imprenditore, un artigiano o un pensionato in proporzione paga più tasse di Amazon, di Thales o di Stellantis. 

Non è pensabile che con queste risorse sia possibile mandare avanti la baracca, avere servizi funzionanti e pagare le pensioni, senza contare poi che il numero dei nuovi lavoratori cala e quello dei pensionati aumenta; purtroppo stiamo diventando un paese di vecchi dove il numero delle nuove famiglie è in drammatica diminuzione. 

Gli immigrati che potrebbero contribuire anche loro al welfare, vengono invece sfruttati - nei loro confronti ci comportiamo come i soliti furbacchioni; paghiamo se va bene cinque euro l'ora chi raccoglie frutta e pomodori pensando di fare un affare senza capire che quei lavoratori se regolarizzati potrebbero contribuire anche loro a mandare avanti la baracca. 

Il fatto è che nessuna formazione politica italiana ha mai avuto il coraggio di tassare gli extra-profitti - pensiamo ai farmaceutici, all'industria degli armamenti o al settore energetico. Destra e sinistra non hanno mai preso in considerazione l'idea che i soldi vanno presi a chi ce li ha.

Paesi come la Germania o la Spagna non certo governati dai soviet - con la tassazione differenziata degli extra profitti stanno cercando d difendere le fasce più deboli della popolazione e quelle più giovani, cercando di garantire retribuzioni eque e servizi migliori.

Qui da noi, anche quello che dovrebbe essere il polo "progressista" latita pericolosamente nell'affrontare certi argomenti e in tema di politica economica non ha idee chiare se non tirare a campare in qualche modo.

Una cosa che dovrebbe far pensare è l'assenteismo che cresce ad ogni tornata elettorale - nelle ultime elezioni hanno votato più o meno soltanto due o tre italiani su cinque. Evidentemente c'è una forte crisi di rappresentatività della politica che non riesce a sintonizzarsi su quelli che sono i bisogni e le preoccupazioni reali delle persone.

Quello che dovrebbe essere il maggior partito d'opposizione è bloccato da una nomenclatura strutturata similmente a quella della vecchia DC e proposte reali per superare questo stato di crisi spesso non vengono neanche prese in considerazione per non invadere gli orticelli degli "amici" dei vari ras.

In tema di politica economica i capitani coraggiosi della nostra opposizione non hanno saputo fare altro che rivolgersi pedissequamente al "tecnico" di turno, Monti, Fornero o Draghi e le destre hanno fatto esattamente lo stesso. Nessuno vuole prendersi la responsabilità di fare opposizione seriamente.

Poi ci meravigliamo del disinteresse o dell'assenteismo elettorale.