Stellantis sta per chiedere la cassa integrazione in deroga per tutti i 3750 operai dello stabilimento di Pomigliano d'Arco.
Quella che fino a qualche tempo fa era la fabbrica dei grandi numeri, oggi soffre per il calo delle vendite della Panda e per i dazi di Trump che hanno reso antieconomica la fabbricazione della Dodge Hornet.
L'azienda ne ha annunciato lo stop anche se Salvini ha detto che i dazi vanno visti come "opportunità da cogliere".
I dazi hanno poi colpito moltissime altre aziende del settore e ne vedremo le conseguenze già nei prossimi mesi.
Nonostante il fatto che più del 60% delle auto italiane prodotte nell'ultimo anno vengano da Pomigliano il calo delle vendite rispetto agli altri anni è stato importante.
Probabilmente la crisi potrebbe essere superata o quanto meno ridotta in modo significativo se Stellantis avesse intenzione di investire per razionalizzare le produzioni ma sembra che il leit-motiv aziendale ora sia quello di sganciarsi e andare verso altri lidi e altre attività dimenticando che lo stabilimento di Pomigliano è stato edificato con l'apporto di risorse pubbliche purtroppo erogate a fondo perduto.
Anche nello stabilimento di Termoli verrà rinnovato il contratto di solidarietà fino ad agosto 2026 per circa duemila persone e analogamente Stellantis non sembra orientata a fare investimenti che potrebbero cambiare il destino di questi lavoratori.
Si profila un periodo di crisi nera nel settore automotive - vedi anche la fine che hanno fatto Iveco e Magneti Marelli - e i nostri governanti non hanno neanche idea di quello che sta per succedere e di come poter correre ai ripari.
Per ora dal governo vengono emessi periodicamente i soliti annunci trionfali riguardanti l'occupazione e la produzione industriale che poi l'Istat puntualmente smentisce ma un piano politico con provvedimenti per evitare il peggio non si vede.
E la vera tragedia è che non si vedono neanche soggetti intelligenti e capaci di gestire questa crisi ma soltanto clown bugiardi ai quali purtroppo molti ancora credono.
