domenica 8 marzo 2026

Trasformazioni e lavoro.

 


Nuove ondate di licenziamenti stanno colpendo nei settori più diversi lavoratori di tutto il mondo 
Per l'ennesima volta Amazon ha annunciato una riduzione globale della forza lavoro di circa quattordicimila persone. 
AI - intelligenza artificiale, razionalizzazione e riorganizzazione delle attività sono le giustificazioni espresse dal vicepresidente Beth Galetti sui comunicati aziendali.

Anche Oracle, uno dei giganti dell'IT, ha annunciato un piano di licenziamenti. Qui le cose sono più complesse; a causa di massicci investimenti su nuovi data center Oracle ha avuto una crisi di liquidità. 
Da considerare che i nuovi data center lavorano in gran parte per Meta, per OpenAI e per xAI - aziende cha hanno anche loro annunciato pesanti riduzioni dei dipendenti.

In realtà in tutte le società del settore (e non solo) sta prendendo piede l'idea che sia possibile rinunciare a gran parte della forza lavoro aumentando l'automazione e il ricorso alle risorse di intelligenza artificiale.
Da trent'anni a questa parte è facile vedere che la forza lavoro impiegata dalle aziende del mondo IT o dalle aziende tecnologicamente "innovative" sia in realtà in continua diminuzione.

Il mondo delle nuove tecnologie e delle nuove imprese oggi si caratterizza per avere guadagni enormi con ricadute minime.
Rispetto ad aziende tradizionali di decenni orsono - pensiamo a quelle della meccanica o quelle dell'automobile, che hanno cambiato la vita di molti distribuendo lavoro e risorse - le nuove imprese sembrano avere il comportamento e la connotazione di animali parassiti che sfruttano al massimo le cose sulle quali riescono a mettere le mani ma cambiano la vita di chi ci lavora spesso soltanto in negativo.

Con tutti i loro difetti e le loro tare le imprese tradizionali quasi sempre avevano la capacità di cambiare positivamente  la vita delle persone.
Le città dove aprivano fabbriche e attività produttive cambiavano rapidamente volto, si ingrandivano e chi trovava un lavoro cambiava vita (anche se magari faticosamente) e garantiva un futuro e un'istruzione ai figli, acquistava una casa e una macchina - insomma cresceva insieme al suo datore di lavoro.

Le nuove imprese in gran parte hanno invece una visione strettamente legata agli investimenti - il singolo capitalista con un sogno da far diventare realtà non esiste quasi più.
Fondi di investimento, venture capital o strutture simili dominano le aziende e ne stabiliscono i comportamenti.

Non si licenziano lavoratori soltanto quando le cose vanno male ma si licenziano se conviene e a prescindere dagli eventuali guadagni. 
Con questa logica abbiamo visto gruppi bancari chiudere bilanci annuali con incrementi stratosferici per poi avviare piani di prepensionamenti e licenziamenti pur di "snellire" le strutture o lo stesso gruppo Amazon licenziare migliaia di persone in tutto il mondo pur con bilanci con utili finanziari di tutto rispetto.

Il fatto è che le esigenze della gente comune e quelle dei grossi gruppi economici da tempo non coincidono più neanche parzialmente.

Il lavoratore ideale di oggi non deve avere esigenze come quelle legate ad una retribuzione decente, deve essere sempre pronto a lavori straordinari, a trasferimenti e magari a demansionamenti e non deve rompere le scatole pretendendo cose strane come orari e pagamenti certi.

Interi settori d'attività si reggono su questi presupposti. Mondi imprenditoriali come quello del turismo hanno visto stipendi e retribuzioni in continuo calo e ciclicamente imprenditori che comunque si lamentano perché non riescono più a trovare personale da schiavizzare.

E ora questa sembra essere dappertutto la connotazione del "nuovo" mondo del lavoro.