lunedì 9 giugno 2025

Referendum parte seconda

 


Purtroppo come previsto da molti, i referendum non hanno raggiunto il quorum per essere validi. Nemmeno il 30% degli aventi diritto è andato a votare e il trend di rimanere a casa quando ci sono da prendere decisioni importanti è diventato ormai una moda.

Complici i mezzi di informazione che hanno parlato pochissimo dell'argomento e complice soprattutto il governo che ha rifiutato di accorparli alle elezioni amministrative e ha addirittura esortato tutti ad andare al mare, una grande occasione si è volatilizzata.

Non soltanto la maggioranza ha cercato di parlare dei referendum il meno possibile ma anche buona parte del polo progressista ha tirato fuori le solite questioni di lana caprina e di sesso degli angeli pur di non seguire la segretaria del PD che invece ha fatto una notevole campagna elettorale a tappeto cercando di coinvolgere più gente possibile. 

Gran parte dei ras del partito viceversa, hanno fatto finta di niente o addirittura hanno remato contro come purtroppo sempre più spesso avviene su questioni fondamentali.

Eppure questi referendum per certi versi erano più importanti delle tradizionali elezioni. 

In Europa siamo tra gli ultimi a livello retributivo e siamo tra i primi a poter essere licenziati con relativa facilità; siamo tra i pochi che in caso di incidenti gravi durante le attività produttive - soprattutto quelle in subappalto - rischiamo di non essere tutelati e neanche pagati a causa di una legislazione sul lavoro estremamente carente.

Nonostante questo e nonostante il progressivo impoverimento degli italiani le responsabilità di certe situazioni ancora non vengono individuate chiaramente da tutti. 

Molti - forse troppi - pensano di essere immuni da certe dinamiche economiche salvo poi caderci dentro a capofitto e lasciarci le penne.

Basta dare uno sguardo agli ostelli e alle mense della Caritas, dove da qualche anno la percentuale di italiani è in continuo aumento, per capire cosa stia succedendo e come purtroppo gran parte di noi ragiona.

Un umorista, scherzando, affermò tempo fa che gli italiani non si accorgono dell'esistenza della merda fino quando non ci mettono il piede sopra e anche argomenti d'importanza vitale per chi lavora, ancora una volta sono stati perfettamente ignorati. 

Occorre anche dire che a un popolo come quello italiano in genere pochissimo informato, allergico agli approfondimenti e in balia di una stampa e una televisione asservite e pilotate - gli schieramenti progressisti e il PD in particolare, con questi referendum hanno chiesto moltissimo, forse troppo. 

Dopo aver accettato/invocato i provvedimenti di Monti e della legge Sacconi/Fornero, dopo aver varato il job act con Renzi, accarezzato le politiche liberiste ad oltranza di Draghi, ora si chiede di non tenere più conto di queste cose e dimenticare tutto. 

Cambiare idea è bello ma è difficile da spiegare bene e l'elettorato è stato lasciato in confusione a se stesso sperando che tutti gli argomenti di questo ripensamento potessero essere chiari.

Tutto ciò ha probabilmente aumentato il clima sonnolento che ormai contraddistingue la nostra partecipazione alla politica.

Di solito qui da noi in Italia queste fasi di acquiescenza e di torpore durano almeno una ventina d'anni o più. 
Gli italiani hanno sopportato Mussolini per vent'anni (e se non ci fosse stata la guerra forse di più) - la democrazia cristiana almeno per altri venti e così via tutti quelli che si sono avvicendati al governo.

E in un certo senso ci si è abituati a non essere interpellati e a non contare niente quando comunque si decide del nostro destino. 



E quindi si va al mare.