Un elettorato di vecchi ha deciso di
far uscire l'Inghilterra dall'Europa. In contrasto con le intenzioni
delle giovani generazioni hanno vinto le paure e le ansie provocate
da un'Europa unita solo finanziariamente.
La Gran Bretagna aveva già ottenuto
molto in termini di autonomia e di libertà di manovra rispetto agli
altri membri del consesso UE ma per una serie di motivi tutto questo
non è stato sufficiente a convincere gli inglesi.
La stampa inglese da mesi pubblica
immagini di barconi e parla dei profughi di Calais (circa cinquemila,
quanti ne sbarcano da noi in quattro/cinque giorni) come se fossero
orde barbariche pronte ad invadere la madrepatria e a metterla a
ferro e fuoco.
Cameron con il referendum ha cercato
di rimettersi in gioco e ritornare agli indici di gradimento di
qualche tempo fa ma goffamente ha ottenuto l'esatto opposto portando
il paese in una zona inesplorata.
L'exit, seppure di stretta misura
disegna perfettamente il malessere di gran parte dei cittadini
europei e già adesso molti tra cui gli olandesi premono per
effettuare consultazioni come quella inglese.
Il fatto è che essere parte di un
Europa come questa non viene percepito da tutti come un vantaggio –
decisioni favorevoli solo ai potentati economici, obblighi validi
solo per i membri più poveri e lo strapotere della Germania, hanno
affossato l'idea di un'unione politica sovranazionale.
Tutti i governi hanno dato per
scontato che con “ce lo chiede l'Europa” potessero passare
provvedimenti e leggi incomprensibili e potessero essere richiesti
sacrifici economici per salvare gruppi bancari e finanziari che poco
hanno a che vedere con le idee che hanno originato la UE.
Personalmente non sono favorevole al
distacco o all'uscita dall'Europa. Da sempre il progresso è stato
originato dall'assenza di frontiere, dalla collaborazione, dagli
scambi economici e culturali mai dall'isolazionismo e dalle chiusure
ma occorre fare i conti con quello che l'Europa nei fatti è
diventata.
In tema di unione europea il
distacco dei politici dal mondo reale sembra aumentare di giorno in
giorno. Tipi come Schäuble sembrano usciti dal consiglio di
amministrazione di qualche multinazionale e ne adottano anche il
linguaggio – non c'è spazio per la visione originale di Europa
unita nei loro discorsi e valori come solidarietà e cammini
condivisi non sono più il leit-motiv dell'unione degli Stati
d'Europa e sembrano quasi parolacce.
Dopo il referendum in un giorno le
borse hanno bruciato una quantità di denaro (in gran parte virtuale)
maggiore di quello del debito greco. Finanzieri scaltri hanno
guadagnato cifre folli speculando sull'uscita della Gran Bretagna e
continueranno a guadagnarci ancora per un bel pezzo.
Ma proprio aver sostituito l'Europa
dei sogni con quella delle borse e dei fondi ha causato questa
disaffezione generale e soprattutto la classe media in molti paesi è
quella più spaventata dai cambiamenti indotti da queste politiche.
La nonna inglese percepisce l'immigrato nigeriano come quello che
toglierà a suo nipote la possibilità di lavoro e sopporta a fatica
l'infermiere o il medico italiano che lavorano nel sistema sanitario
inglese.
La gente comune non ha capito
l'affare dei diesel tedeschi che ora con una legge ad hoc, non
inquinano più – non riesce a capire perché non sia possibile
difendere i prodotti tipici della sua terra o scegliere come
impiegare i risparmi di una vita. Fino ad ora l'Europa è stata un
guardiano arcigno che parla una lingua incomprensibile e invece di
proporre soluzioni alla crisi economica sembra agitare il coltello
nella piaga con provvedimenti che aumentano il malessere sociale e la
distanza tra le classi sociali.
Le sinistre europee, tranne
pochissime eccezioni, non hanno capacità e peso politico per
contrastare queste politiche e ormai ne fanno parte.
