sabato 23 luglio 2016

Atmosfere e bufale


L'atmosfera che i mezzi di informazione hanno contribuito a creare dopo gli attentati di Nizza e di Monaco si è fatta pesante. Dirette tv che senza raccontare niente mostrano cadaveri e danno spazio a opinioni deliranti, social network impazziti dove tutti diventano politologi o sfogano istinti repressi, televisioni occupate a trasmettere il nulla e magari a coltivare e incoraggiare possibili emulatori.
Non è l'isis ad attaccarci ma lo stesso nostro sistema dei media che è bacato e incapace di fare informazione a tutto tondo.
Qualsiasi scemo con uno smartphone oggi ha buone possibilità di essere mandato in diretta e sembra che giornalisti professionisti, fotografi e cameraman siano diventati una specie in via di estinzione. La ricerca di immagini forti, la ricerca delle sensazioni da grand guignol, degli spari in diretta ci ha fatto dimenticare il perché di certi avvenimenti.
Non si approfondiscono le ragioni e i motivi che sono alla base di sconvolgimenti e catastrofi – anzi sono tutti molto attenti a non scavare e a non fare informazione vera per non schierarsi rischiando magari di disturbare il potente di turno.
Quindi ci preoccupiamo degli extracomunitari e dei profughi ma non delle armi vendute e degli appoggi dati a dittatori criminali o delle guerre di conquista mascherate da “interventi umanitari” o “a sostegno alla democrazia” – ci preoccupiamo dei vaccini ma non dello sfascio del nostro sistema sanitario – il problema è quello dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, non delle infiltrazioni mafiose nei partiti e nella politica.
Si parla di riforma costituzionale senza che la nostra cara e vecchia costituzione sia mai stata applicata interamente al cento per cento – basti pensare alle misure anti-corruzione, alla legge 194 o alla legislazione in tema di lavoro o alle finalità del sistema scolastico.
Oggi più che mai mi trovo in difficoltà a discutere su questi argomenti e a cercare di capirne di più a causa dell'andazzo pressapochista e generalista che argomenti del genere sembrano scatenare.
Un'altra difficoltà è quella dei “tuttologi” che imperversano sui social; dopo discussioni infinite ho smesso anche di tentare di contrastarli. Su un blog di qualche tempo fa Uriel Fanelli spiegava che anche il solo pensare di discutere con queste frange estremiste è tempo perso – la sua teoria della “montagna di merda” mi trova d'accordo. Certa gente produce più merda di quanta ne puoi spalare e discuterci non serve a niente.
Mentre tu ti preoccupi di studiare, approfondire e consultare fonti attendibili per non sparare cazzate, questa gente sembra avere un parere su tutto, dalla fisica quantistica, all'economia globale e alla preparazione della carbonara e tu sarai sempre in svantaggio con le tue assurde fissazioni di correttezza e obiettività.
Nonostante le possibilità di collegamento globale di internet e l'accesso istantaneo ai mezzi d'informazione credo che il vero giornalismo sia ormai agonizzante e influenzi molto poco la coscienza comune.