Dopo aver espresso monosillabicamente il nostro parere il quattro dicembre, siamo ritornati alla cruda realtà. Il tempo perso a dibattere sulle riforme costituzionali e le energie spese dai fronti opposti non sono riusciti a mascherare lo stato delle cose. Una economia che non cresce, scuola e sanità paralizzate da provvedimenti discutibili, un mercato del lavoro da terzo mondo e una pressione fiscale in continuo aumento caratterizzano l’Italia di oggi.
Gli
unici investimenti che non risentono di questa situazione sono quelli
delle spese militari; acquistiamo aerei, sistemi d’arma sempre più
sofisticati (almeno sulla carta) e in proporzione spendiamo come una
super potenza in missioni militari dagli esiti incerti. Altre spese che
non diminuiscono mai sono quelle dalla macchina dello stato: sempre più
inefficiente, sempre più lenta e sempre più costosa.
Trasporti,
comunicazioni, infrastrutture pubbliche sono abbandonati a se stessi
– le balle governative di questi ultimi tempi sono servite soltanto
a nascondere la spazzatura sotto i tappeti.
Come
sempre succede quando le forze progressiste non sono più tali,
l’economia privilegia i grandi gruppi e se ne fotte allegramente
delle piccole realtà che sono la maggior parte del nostro tessuto
produttivo con il risultato che abbiamo tutti sotto gli occhi. I
media italiani cercano di nascondere la situazione pubblicando
favolette ma le statistiche degli ultimi tempi sono impietose: il
paese non cresce, gli stipendi e le retribuzioni sono tra i più
bassi d’Europa e molte attività stanno morendo.
Se
e quando si arriverà alle elezioni chi le vincerà dovrà affrontare
un lavoro di ricostruzione paragonabile a quello del dopoguerra senza
poter contare su nessun aiuto e con un’Europa ormai finita –
senza solidarietà e senza le nobili motivazioni dei padri fondatori.
La
vera battaglia inizia adesso; riuscire ad andare ad elezioni in tempi
brevi e cercare di cambiare le cose e di rimettere in moto il paese
per non dichiarare fallimento e diventare un serbatoio di forza
lavoro a basso costo, una terra di conquista dove con un ticket
acquistato in tabaccheria, sia possibile sfruttare manodopera
omettendo il rispetto delle garanzie più elementari.








