domenica 14 maggio 2017

Hacker




L’attacco ransomware avvenuto in questi giorni sembrerebbe aver colpito duecentotrentamila computer in tutto il mondo. Aziende come Renault, Telefonica, FedEx, istituzioni statali, scuole e università sono state pesantemente interessate dall’infezione di WannaCry – un malware che cripta i dati e richiede un riscatto in bitcoin per sbloccare la macchina infetta.
Sfruttando una vulnerabilità già nota nei sistemi Windows, il malware ha bloccato ospedali, università e reti di trasporto oltre ad un numero imprecisato di computer privati.
Il bello è che Microsoft aveva già provveduto a correggere questa falla di sicurezza a marzo scorso con un aggiornamento - la patch MS17-010 - che evidentemente non tutti hanno scaricato ed eseguito.
Analizzando il modus operandi di un attacco tipo appare evidente che negligenza, trascuratezza e assenza di misure di sicurezza sono i motivi che permettono il rapido propagarsi del malware; aziende e istituzioni con strutture informatiche datate e sistemi operativi obsoleti, senza nessun piano sistematico di gestione degli aggiornamenti e della sicurezza, sono state le prime prede degli hacker.
La gestione al minimo ribasso delle risorse it – fattore comune in molte realtà – come già successo in passato, è stata la principale alleata degli hacker.
Un copione già visto.
A Milano nell’ateneo della Bicocca, sono stati infettati alcuni computer usati dagli studenti. Sembrerebbe fortunatamente che i computer interessati non siano mai stati collegati al database dell’università e che i dati delle facoltà non sono quindi stati compromessi.
In Inghilterra molte delle strutture del sistema sanitario nazionale sono state attaccate da WannaCry. Secondo l’autorevole British Medical Journal il 90% dei computer del sistema sanitario usa ancora XP e le risorse destinate alla sicurezza informatica sono sempre più esigue a causa di tagli di bilancio.
In molte aziende computer non aggiornati hanno causato blocchi catastrofici e l’assenza di backup regolari, danni non facilmente calcolabili.
Da molti anni mi occupo professionalmente di networking e ho constatato diverse volte che i problemi inerenti alla sicurezza delle comunicazioni e dei dati sono visti come una inutile rottura di scatole e come una perdita di soldi e di tempo.
In genere l’installazione di un firewall o di applicazioni di sicurezza o l’attuazione di un piano regolare di backup sono ancora percepiti come uno spreco di risorse fino a quando non si presentano problemi catastrofici.
Il discorso è abbastanza complesso; dobbiamo tener presente che la digitalizzazione ha trasferito informazioni e dati sensibili dalla carta alle reti di computer. I vantaggi di un rapido accesso ai dati e di una migliore distribuzione degli stessi sono evidenti ma dobbiamo considerare alcuni punti chiave che caratterizzano questo scenario:

  • il primo è che i dispositivi che processano i nostri dati possono non funzionare correttamente o si possono banalmente rompere. Se dati e informazioni non sono salvati regolarmente da qualche parte è sufficiente un blackout o un guasto per perderli definitivamente. Sembra banale ma i backup regolari vengono fatti di solito quando si sono già verificate perdite catastrofiche. Detesto le frasi fatte ma l’esigenza dei backup spesso è sentita solo quando i buoi sono scappati.
  • Il secondo punto è che spesso non c’è protezione nell’accesso ai dati. Una volta che questi sono inseriti in un sistema informatico possono essere visti da chiunque se il sistema non garantisce accessi controllati e sicuri – cosa tutt’altro che scontata.
  • Il terzo punto da considerare è che in molti ambiti, dati e informazioni aziendali sono disponibili su terminali mobili come smartphone, tablet ecc. Mail, documenti, informazioni riservate, accessi alle reti aziendali possono essere facilmente aggrediti perché distribuiti senza particolari protezioni a tutti gli utenti.
  • Il quarto punto non è immediatamente comprensibile ma è importantissimo. Un sistema non aggiornato, oltre ad essere oggetto di facili attacchi dall’esterno, prima o poi diventerà obsoleto e l’obsolescenza sarà direttamente proporzionale alla mancanza di aggiornamenti. Avete mai provato a leggere file da vecchi floppy-disk o a stampare documenti scritti con vecchi word-processor? Molte aziende all’improvviso si sono rese conto che i loro dati e i loro documenti non potevano più essere letti da sistemi moderni e hanno dovuto investire tempo e risorse per non rischiare di perderli affrontando job di proporzioni epiche in poco tempo quando sarebbe stato sufficiente pensarci prima passando a formati di archiviazione “aperti” ed eseguendo periodicamente aggiornamenti dei software.

Sembra che investire nella sicurezza dei sistemi sia l’ultima preoccupazione in molte attività – dell’argomento è probabile che se ne riparli solo dopo il prossimo attacco hacker.




Se non lo avete ancora fatto e avete un computer windows date un’occhiata a questo link e aggiornate seguendo le istruzioni ...

sabato 4 febbraio 2017

Ciao Antonio!


Qualche giorno fa ci ha lasciato Antonio Cantaro. Professore dell’istituto Majorana di Gela, da anni era diventato un punto di riferimento per la divulgazione della filosofia open-source ed è stato quello che ha fatto conoscere linux a scuola; un sistema creato da hacker che con i suoi consigli e le sue lezioni è diventato alla portata di tutti.
Molti hanno seguito le sue guide e i suoi insegnamenti e hanno imparato.
Non saprei dire di più – Antonio per me è stato il “professore” per antonomasia – è stato tutto quello che un insegnante dovrebbe essere e nonostante quello che è diventato il sistema scolastico oggi, un punto di riferimento per molti.

Ciao Antonio, averti conosciuto è stato un privilegio.

sabato 7 gennaio 2017

Katherine Johnson



Sono sempre stato appassionato dalla conquista dello spazio e ho sempre seguito le tutte le missioni dal programma Gemini in poi. Anche quando i lanci sembravano diventati una routine cercavo informazioni sui giornali per capirne di più e ora con internet li seguo sempre più accanitamente.
Confesso di essere anche un fan sfegatato di fantascienza e quest’interesse mi ha spinto a cercare di conoscere anche gli scienziati e le figure di rilievo che con il loro lavoro e le loro intuizioni hanno permesso le esplorazioni spaziali.
Nel 2015 il presidente Obama ha insignito con una Medal of Freedom una donna di colore, Katherine Johnson per i suoi meriti nel campo astronautico e nella ricerca spaziale.
La sua storia merita di essere raccontata – quella di un’insegnante di matematica che alla Nasa ebbe accesso a uno dei compiti più delicati: il calcolo delle rotte delle navicelle spaziali delle prime missioni americane con uomini a bordo. Verificò i calcoli del lancio di Alan Shepard – il primo americano nello spazio - e John Glenn mise come condizione irrinunciabile del suo volo che le verifiche e il controllo dei calcoli di rotta fossero eseguiti da Katherine.
Di lei si è sempre parlato poco, non ha avuto la notorietà di altri scienziati e tecnici della Nasa e pochi sanno chi è e che cosa ha fatto.
Nata in West Virginia nel 1918 è stata tra le prime donne di colore ad accedere prima al college a 15 anni e poi all’università dove nel 1937 si laureò “summa cum laude” in matematica e francese. La sua famiglia l’incoraggiò pur non avendo grandi mezzi e quando frequentò l’università si trasferì vicino al campus per seguirla ed incoraggiarla.
Nell’America di quegli anni sembrò che la sua carriera dovesse finire come insegnante in qualche college per gente di colore quando la National Advisory Committee for Aeronautics – un ente di ricerca che poi sarebbe diventato la Nasa – iniziò a cercare tecnici, scienziati, ingegneri senza le preclusioni e le barriere razziali comuni in quel periodo.
Katherine Johnson entrò a far parte di un gruppo di lavoro all’epoca quasi esclusivamente maschile, che si occupava di ricerche aeronautiche e aerospaziali.
La sfida di quei tempi era quella di mettere su sistemi di calcolo usando i primi computer; con la supervisione di numerosi matematici tra cui Dorothy Vaughan (la prima scienziata di colore assunta alla Nasa) venne creato un sistema che permetteva modifiche rapide ed elasticità nelle procedure di missione.
All’inizio le abilità di Katherine Johnson vennero impiegate per il controllo dei calcoli ma in breve tempo le sue capacità le consentirono di studiare i problemi inerenti le finestre di lancio, i calcoli che permettevano rendez-vous tra veicoli spaziali e le traiettorie di rientro.
La sua abilità nei calcoli di volo e il suo intuito divennero leggendari e apprezzati da tutti i team coinvolti nell’avventura spaziale. Partecipò a quasi tutte le missioni più importanti e durante quella di Apollo 13 contribuì ad elaborare la rotta che permise all’equipaggio di tornare a terra in sicurezza nonostante i problemi causati dall’esplosione di un serbatoio. Partecipò anche alle prime missioni Shuttle e prima di ritirarsi contribuì ad elaborare le linee guida di quello che sarà il prossimo viaggio su Marte.




Attribuzione foto:

Foto NASA; restaurata da Adam Cuerden 
http://www.nasa.gov/sites/default/files/thumbnails/image/1966-l-06717.jpeg, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47431407



domenica 11 dicembre 2016

La cruda realtà




Dopo aver espresso monosillabicamente il nostro parere il quattro dicembre, siamo ritornati alla cruda realtà. Il tempo perso a dibattere sulle riforme costituzionali e le energie spese dai fronti opposti non sono riusciti a mascherare lo stato delle cose. Una economia che non cresce, scuola e sanità paralizzate da provvedimenti discutibili, un mercato del lavoro da terzo mondo e una pressione fiscale in continuo aumento caratterizzano l’Italia di oggi.
Gli unici investimenti che non risentono di questa situazione sono quelli delle spese militari; acquistiamo aerei, sistemi d’arma sempre più sofisticati (almeno sulla carta) e in proporzione spendiamo come una super potenza in missioni militari dagli esiti incerti. Altre spese che non diminuiscono mai sono quelle dalla macchina dello stato: sempre più inefficiente, sempre più lenta e sempre più costosa.
Trasporti, comunicazioni, infrastrutture pubbliche sono abbandonati a se stessi – le balle governative di questi ultimi tempi sono servite soltanto a nascondere la spazzatura sotto i tappeti.
Come sempre succede quando le forze progressiste non sono più tali, l’economia privilegia i grandi gruppi e se ne fotte allegramente delle piccole realtà che sono la maggior parte del nostro tessuto produttivo con il risultato che abbiamo tutti sotto gli occhi. I media italiani cercano di nascondere la situazione pubblicando favolette ma le statistiche degli ultimi tempi sono impietose: il paese non cresce, gli stipendi e le retribuzioni sono tra i più bassi d’Europa e molte attività stanno morendo.
Se e quando si arriverà alle elezioni chi le vincerà dovrà affrontare un lavoro di ricostruzione paragonabile a quello del dopoguerra senza poter contare su nessun aiuto e con un’Europa ormai finita – senza solidarietà e senza le nobili motivazioni dei padri fondatori.
La vera battaglia inizia adesso; riuscire ad andare ad elezioni in tempi brevi e cercare di cambiare le cose e di rimettere in moto il paese per non dichiarare fallimento e diventare un serbatoio di forza lavoro a basso costo, una terra di conquista dove con un ticket acquistato in tabaccheria, sia possibile sfruttare manodopera omettendo il rispetto delle garanzie più elementari.

sabato 22 ottobre 2016

Renzi e la sfiga





In questi giorni la mia attenzione è stata catturata dalla missione Exomars che si propone di cercare tracce biologiche su Marte. Sono affascinato dalle esplorazioni spaziali e come tanti altri ho seguito le ultime fasi della missione.
Tutti attendevano con ansia che il lander Schiaparelli si posasse su Marte – poi c’è stato l’inevitabile tweet di Renzi "L'Europa arriva su Marte con una missione a guida italiana. Trepidazione e orgoglio" e poco dopo la sonda si è schiantata sembrerebbe per un malfunzionamento del computer di bordo che ha spento i razzi di frenata in anticipo.
L’inevitabile si è trasformato in ineluttabile e molti hanno ricordato gli sms che Renzi ha inviato agli atleti durante le olimpiadi di Rio 2016 - Federica Pellegrini, Vincenzo Nibali, Clemente Russo, Rossella Fiamingo e a quelli del del volley maschile – o l’annuncio : “Finalmente l’Italia c’è” alla quotazione della Ferrari in Borsa seguito da un crollo generale delle contrattazioni – per Wall Street la peggiore giornata dal 1932.
Anche i lavoratori di Almaviva hanno per così dire “beneficiato” delle attenzioni del presidente del consiglio – dopo il tanto strombazzato accordo di fine maggio che doveva ridare certezze all’attività ed evitarne la delocalizzazione, tutto è andato a rotoli: esuberi, commesse perse, licenziamenti, sedi in smobilitazione.
Per non parlare del job act o della riforma della scuola o dei provvedimenti di “riforma” della sanità che annunciati in pompa magna hanno prodotto risultati discutibili.
In rete si è ritornato a rivedere l’hashtag #renziportasfiga”.
Personalmente non sono superstizioso e non ho mai seguito questo trend; ho notato però una smania, quasi un bisogno psicologico dei nostri politici di oggi: quello di fare annunci su tutto e di farsi sempre e comunque notare e di fare spettacolo a tutti i costi su qualsiasi argomento e su ogni tema. D’altronde un annuncio costa poco e nel loro caso, non è quasi mai impegnativo ma da la sensazione che il governo “c’è”, è presente e si occupa di noi.
In piena campagna per il referendum del 4 dicembre i proclami si sprecano – promesse, intenzioni e desideri vengono trasformati in fatti; in realtà questo è quanto di più falso. Non c’è mai stato un governo come l’attuale che pur legiferando e disponendo, abbia inciso così poco pur combinando guai che impiegheremo anni a riparare.
Più che di sfiga si dovrebbe parlare di manifesta incapacità e di ignoranza a prova di proiettile.
Possono andare come hashtag secondo voi?


domenica 16 ottobre 2016

Si, No, Forse


Manca poco al referendum del quattro dicembre e siamo in piena campagna elettorale – televisioni e radio in modi più o meno velati stanno confermando che le statistiche sulla libertà di stampa che vedono l’informazione italiana tra le meno obiettive e più legate al potere politico ed economico, non sono campate in aria.
Già il testo sulla scheda elettorale è un capolavoro di ambiguità e di doppiezza ed è praticamente un palese invito a votare si – mentre le ragioni di chi si oppone alla riforma non hanno la visibilità e lo spazio che dovrebbero essere assicurati da una competizione realmente democratica. Stanno uscendo fuori le cose peggiori di un repertorio già collaudato: abolizione di equitalia, elargizioni di bonus, quattordicesima ai pensionati, migliaia di posti di lavoro (!), ciechi che tornano a vedere, miracolati ecc.
Con l’abilità di consumati venditori di stoviglie i nostri governanti confondono gli obiettivi: non abbasso la tassazione ma abolisco equitalia (tanto poi le tasse le incasserò in altro modo) – quattordicesima ai pensionati (che probabilmente verrà recuperata toccando le pensioni di reversibilità o costringendo quelli che vogliono andare in pensione ad accendere un mutuo) – bonus vari elargiti una tantum – come già avvenuto per gli 80 euro (verranno poi recuperati in altro modo o magari ne verrà chiesta poi la restituzione ...).
In questa colossale televendita si cerca di convincere gli indecisi che ancora rappresentano gran parte dell’elettorato e si cerca di far “dimenticare” alcune cose assurde come l’invio di truppe al confine con la Russia in spregio a quello che è scritto sulla nostra carta costituzionale, l’assenza di una politica economica che inneschi uno sviluppo da troppo trascurato o lo smantellamento della scuola e della sanità con riforme palesemente scritte da dilettanti incompetenti.
Sugli indecisi – come già accaduto altre volte – si giocherà la partita per la modifica della carta costituzionale e spero che questo referendum non cambi quella che è una costituzione che andrebbe applicata e non modificata.
Almeno per rispetto di tutti quelli che hanno dato la vita per essa.

domenica 28 agosto 2016

Terremoto


Mi piacerebbe, sopratutto in questi giorni, non leggere più le solite bufale sugli extracomunitari, sulla magnitudo del terremoti e sulla possibile previsione degli stessi.
Due o tre cose da considerare in breve:
sicuramente tra chi chiede asilo e tra chi fugge per venire qui ci saranno sempre la solite categorie di varia umanità - persone oneste, disonesti, finti profughi, veri profughi, opportunisti e persone rette come avviene per tuttel le nazionalità e per tutte le etnie da che mondo è mondo.
Noi italiani dovremmo avere la decenza di parlare dell'argomento solo a ragion veduta visto che mafia e 'ndrangheta sono ormai presenti in molti paesi del mondo – un mio amico, scherzosamente sostiene che negli USA, senza il contributo delle famiglie mafiose (gioco d'azzardo, controllo dei sindacati, racket della prostituzione e traffico di droga) probabilmente si sarebbe ancora fermi all'abigeato, alle rapine alle diligenze o all'assalto ai treni.
A parte la boutade cercate di non fare di tutta l'erba un fascio e di non cadere nelle grinfie di chi vuole scatenare una guerra tra poveri per coprire l'incapacità a governare onestamente.
Non era possibile prevedere questo terremoto – nessuno fino ad ora è riuscito a farlo - ma forse i miliardi spesi per gli F35 potevano essere spesi per cercare di riqualificare e restaurare i nostri borghi storici. Magari se invece di cercare di cambiare la costituzione a tutti i costi, qualcuno si fosse occupato degli uffici del catasto e dell'applicazione di incentivi seri per la ristrutturazione delle case più vecchie, ci sarebbe stata qualche vittima in meno nel conto. Le facoltà e i dipartimenti universitari di geologia si sono visti ridurre pesantemente i fondi – tanto a che serve perdere tempo per studiare una scienza così astrusa?
Il bello è che esportiamo in tutto il mondo le tecnologie per rendere antisismici case e palazzi e lo studio sull'uso di materiali alternativi nelle costruzioni ci vede protagonisti indiscussi ma non nel nostro paese.
Se per “grandi opere” fino ad ora si sono intese solo la TAV, il ponte sullo stretto o aeroporti da costruire in posti improbabili e non la riqualificazione del territorio, la manutenzione coerente delle strade e dei ponti, il trasporto locale e la mobilità regionale è solo colpa nostra. Se questo è il paese del ribasso minimo (aggiungi sabbia e togli cemento) è solo colpa nostra.
Se una banca non può fallire perché ha parenti tra politici mentre mancano risorse per i piccoli comuni è solo colpa nostra.
Sogniamo le olimpiadi ma non siamo capaci di gestire onestamente una gara d'appalto.
Permettiamo che la cattiva politica prosciughi tutte le risorse vitali del paese e poi ci meravigliamo – ma con quelli che abbiamo eletto che pretendete ora?
Mi avete rotto le scatole – sempre pronti a straparlare dopo - mai a combattere prima.


domenica 14 agosto 2016

Prodotto interno lordo



I dati relativi all'andamento del pil pubblicati in questi giorni sono impietosi – nonostante il prezzo del petrolio, nonostante un mercato del lavoro ormai senza regole, nonostante i tagli indiscriminati l'Italia non cresce. I nostri governanti hanno incolpato il terrorismo, la brexit e la crisi dei migranti.
In realtà brexit (avvenuta da troppo poco tempo per condizionare così la nostra economia) e terrorismo c'entrano poco, i migranti per niente – il paese non cresce perché è ormai chiuso da politiche assurde a cui pochi si oppongono. Domandate a tutti quelli che hanno provato oggi ad iniziare un'attività - a mettere su “bottega” - i costi che hanno sostenuto, le burocrazie e le difficoltà che incontrano e gli ostacoli che superano quotidianamente.
Parlando di economia spesso siamo portati a pensare ai grandi gruppi finanziari o alle grandi industrie ma l'Italia è stata sempre caratterizzata dalla presenza di imprese medie e piccole, di artigiani e di piccoli imprenditori. Settori come il turismo e la moda sono rappresentati da una miriade di piccole realtà spesso gestite su basi familiari che non hanno mai avuto paura di niente e di nessuno; idee nuove, fantasia e flessibilità hanno da sempre caratterizzato queste attività che oltretutto hanno formato professionalità invidiabili.
I grandi gruppi industriali invece hanno avuto comportamenti simili a quelli di uno sciame di cavallette; spesso coccolati con aiuti statali e politiche protezionistiche compiacenti, quando i giochi hanno iniziato a diventare duri le grandi imprese hanno alzato le braccia al cielo delocalizzando la produzione, licenziando e trasferendo attività e contabilità – il caso Fiat è un classico. Fatta terra bruciata, l'unica soluzione sembra essere quella di scappare verso altri lidi.
Altro punto da considerare è che in tempo di crisi le politiche di austerità non hanno mai funzionato in nessun paese del mondo; aumentare le tasse e ridurre i servizi serve solo a bloccare ogni tentativo di crescita e a scatenare l'incertezza.
Oggi nel nostro paese per la prima volta i figli sono più poveri dei genitori e con minori possibilità ; la certezza di miglioramento che ha accompagnato la vita delle vecchie generazioni non è più scontata e il futuro appare sempre più incerto. Purtroppo sembra che molti siano praticamente “addormentati” e sopratutto i giovani che dovrebbero essere la forza propulsiva di ogni cambiamento, sembrano latitare pericolosamente.
I nostri governanti – ora in ferie – stanno dimostrando un dilettantismo e un pressapochismo totale, presi da altre preoccupazioni come mettere le mani sulla costituzione, assistere alle olimpiadi o evitare argomenti spinosi come le pensioni, sistema sanitario o istruzione che riforme da dilettanti hanno completamente rovinato.
Acquistiamo F35 e fino ad ora nessuno è riuscito a quantificare quanto costano esattamente gli interventi militari – tanto poi chiudiamo ospedali e mettiamo a pagamento prestazioni sanitarie per risparmiare.