Sono
sempre stato appassionato dalla conquista dello spazio e ho sempre
seguito le tutte le missioni dal programma Gemini in poi. Anche
quando i lanci sembravano diventati una routine cercavo informazioni
sui giornali per capirne di più e ora con internet li seguo sempre più
accanitamente.
Confesso
di essere anche un fan sfegatato di fantascienza e quest’interesse
mi ha spinto a cercare di conoscere anche gli scienziati e le figure
di rilievo che con il loro lavoro e le loro intuizioni hanno permesso
le esplorazioni spaziali.
Nel
2015 il presidente Obama ha insignito con una Medal of Freedom una
donna di colore, Katherine Johnson per i suoi meriti nel campo
astronautico e nella ricerca spaziale.
La
sua storia merita di essere raccontata – quella di un’insegnante
di matematica che alla Nasa ebbe accesso a uno dei compiti più
delicati: il calcolo delle rotte delle navicelle spaziali delle prime
missioni americane con uomini a bordo. Verificò i calcoli del lancio
di Alan Shepard – il primo americano nello spazio - e John Glenn
mise come condizione irrinunciabile del suo volo che le verifiche e
il controllo dei calcoli di rotta fossero eseguiti da Katherine.
Di
lei si è sempre parlato poco, non ha avuto la notorietà di altri
scienziati e tecnici della Nasa e pochi sanno chi è e che cosa ha
fatto.
Nata
in West Virginia nel 1918 è stata tra le prime donne di colore ad
accedere prima al college a 15 anni e poi all’università dove nel
1937 si laureò “summa cum laude” in matematica e francese. La
sua famiglia l’incoraggiò pur non avendo grandi mezzi e quando
frequentò l’università si trasferì vicino al campus per
seguirla ed incoraggiarla.
Nell’America
di quegli anni sembrò che la sua carriera dovesse finire come
insegnante in qualche college per gente di colore quando la National
Advisory Committee for Aeronautics – un ente di ricerca che poi
sarebbe diventato la Nasa – iniziò a cercare tecnici, scienziati,
ingegneri senza le preclusioni e le barriere razziali comuni in quel
periodo.
Katherine
Johnson entrò a far parte di un gruppo di lavoro all’epoca quasi
esclusivamente maschile, che si occupava di ricerche aeronautiche e
aerospaziali.
La
sfida di quei tempi era quella di mettere su sistemi di calcolo
usando i primi computer; con la supervisione di numerosi matematici
tra cui Dorothy
Vaughan (la prima scienziata
di colore assunta
alla
Nasa) venne
creato
un
sistema
che permetteva
modifiche rapide ed elasticità nelle procedure di missione.
All’inizio
le abilità di Katherine Johnson vennero impiegate per il controllo
dei calcoli ma in breve tempo le sue capacità le consentirono di
studiare i problemi inerenti le finestre di lancio, i calcoli che
permettevano rendez-vous tra veicoli spaziali e le traiettorie di
rientro.
La
sua abilità nei calcoli di volo e il suo intuito divennero
leggendari e apprezzati da tutti i team coinvolti nell’avventura
spaziale. Partecipò a quasi tutte le missioni più importanti e
durante quella di Apollo 13 contribuì ad elaborare la rotta che
permise all’equipaggio di tornare a terra in sicurezza nonostante i
problemi causati dall’esplosione di un serbatoio. Partecipò anche alle
prime missioni Shuttle e prima di ritirarsi contribuì ad elaborare
le linee guida di quello che sarà il prossimo viaggio su Marte.
Attribuzione
foto:
Foto
NASA; restaurata da Adam Cuerden
http://www.nasa.gov/sites/default/files/thumbnails/image/1966-l-06717.jpeg, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47431407
http://www.nasa.gov/sites/default/files/thumbnails/image/1966-l-06717.jpeg, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47431407
