domenica 29 giugno 2025

Spagna

 


La Spagna è in grande crescita. Il PIL del 2024 è salito al 3,2% - più o meno il quadruplo della media europea. Anche il tasso di occupazione e le retribuzioni sono in salita.

Aumentano i contratti di lavoro a tempo indeterminato e diminuiscono quelli a tempo parziale. Il costo della vita poi non ha avuto aumenti significativi come è successo qui da noi.

Un trend che è l'esatto opposto di quanto sta succedendo in tutti gli stati  d'Europa.

A fare la parte del leone non è soltanto il turismo pur essendo aumentato significativamente, ma anche le attività tecnologiche e le esportazioni. 

Un gran numero di start-up nate in una situazione economica e legislativa favorevolissima, stanno guadagnando soldi esportando prodotti e tecnologie avanzate in mezzo mondo.

Investimenti a tappeto nelle energie rinnovabili fatti con un coordinamento qui da noi impensabile e una riforma del mercato del lavoro estremamente razionale stanno contribuendo a questo miracolo mentre qui da noi la crescita è bloccata allo 0,7%.

In Spagna c'è il reddito di cittadinanza e il salario minimo - provvedimenti tanto vituperati dai nostri politici che per ora, l'unico impegno che hanno saputo prendere è stato quello di acquistare più armi alla faccia degli investimenti per il welfare e per i servizi e di garantire un posto di lavoro sicuro a parenti e amici e simpatizzanti.




lunedì 9 giugno 2025

Referendum parte seconda

 


Purtroppo come previsto da molti, i referendum non hanno raggiunto il quorum per essere validi. Nemmeno il 30% degli aventi diritto è andato a votare e il trend di rimanere a casa quando ci sono da prendere decisioni importanti è diventato ormai una moda.

Complici i mezzi di informazione che hanno parlato pochissimo dell'argomento e complice soprattutto il governo che ha rifiutato di accorparli alle elezioni amministrative e ha addirittura esortato tutti ad andare al mare, una grande occasione si è volatilizzata.

Non soltanto la maggioranza ha cercato di parlare dei referendum il meno possibile ma anche buona parte del polo progressista ha tirato fuori le solite questioni di lana caprina e di sesso degli angeli pur di non seguire la segretaria del PD che invece ha fatto una notevole campagna elettorale a tappeto cercando di coinvolgere più gente possibile. 

Gran parte dei ras del partito viceversa, hanno fatto finta di niente o addirittura hanno remato contro come purtroppo sempre più spesso avviene su questioni fondamentali.

Eppure questi referendum per certi versi erano più importanti delle tradizionali elezioni. 

In Europa siamo tra gli ultimi a livello retributivo e siamo tra i primi a poter essere licenziati con relativa facilità; siamo tra i pochi che in caso di incidenti gravi durante le attività produttive - soprattutto quelle in subappalto - rischiamo di non essere tutelati e neanche pagati a causa di una legislazione sul lavoro estremamente carente.

Nonostante questo e nonostante il progressivo impoverimento degli italiani le responsabilità di certe situazioni ancora non vengono individuate chiaramente da tutti. 

Molti - forse troppi - pensano di essere immuni da certe dinamiche economiche salvo poi caderci dentro a capofitto e lasciarci le penne.

Basta dare uno sguardo agli ostelli e alle mense della Caritas, dove da qualche anno la percentuale di italiani è in continuo aumento, per capire cosa stia succedendo e come purtroppo gran parte di noi ragiona.

Un umorista, scherzando, affermò tempo fa che gli italiani non si accorgono dell'esistenza della merda fino quando non ci mettono il piede sopra e anche argomenti d'importanza vitale per chi lavora, ancora una volta sono stati perfettamente ignorati. 

Occorre anche dire che a un popolo come quello italiano in genere pochissimo informato, allergico agli approfondimenti e in balia di una stampa e una televisione asservite e pilotate - gli schieramenti progressisti e il PD in particolare, con questi referendum hanno chiesto moltissimo, forse troppo. 

Dopo aver accettato/invocato i provvedimenti di Monti e della legge Sacconi/Fornero, dopo aver varato il job act con Renzi, accarezzato le politiche liberiste ad oltranza di Draghi, ora si chiede di non tenere più conto di queste cose e dimenticare tutto. 

Cambiare idea è bello ma è difficile da spiegare bene e l'elettorato è stato lasciato in confusione a se stesso sperando che tutti gli argomenti di questo ripensamento potessero essere chiari.

Tutto ciò ha probabilmente aumentato il clima sonnolento che ormai contraddistingue la nostra partecipazione alla politica.

Di solito qui da noi in Italia queste fasi di acquiescenza e di torpore durano almeno una ventina d'anni o più. 
Gli italiani hanno sopportato Mussolini per vent'anni (e se non ci fosse stata la guerra forse di più) - la democrazia cristiana almeno per altri venti e così via tutti quelli che si sono avvicendati al governo.

E in un certo senso ci si è abituati a non essere interpellati e a non contare niente quando comunque si decide del nostro destino. 



E quindi si va al mare.




domenica 25 maggio 2025

Referendum

 


Ascoltando gli istituti di ricerche demoscopiche i prossimi referendum, l'otto e il nove giugno, difficilmente raggiungeranno il quorum. 

Secondo diversi pareri non più del 35% degli aventi diritto si recherà a votare e probabilmente, questi cinque referendum saranno l'ennesima occasione perduta. 

I mezzi di informazione tranne poche eccezioni non danno risalto a nessuno dei cinque quesiti; si pensa che poco meno del 30% dei possibili votanti sappia effettivamente di cosa si parli nel dettaglio. 

Ed è un vero peccato -  questi referendum per certi versi sono più importanti e più significativi delle tradizionali elezioni politiche dove designiamo soltanto chi ci dovrebbe rappresentare sperando che lo faccia correttamente. 

Nei referendum non scegliamo politici, non scegliamo schieramenti, fissiamo invece dei punti fermi per tutte le parti e per tutti i partiti. Parliamo di argomenti reali ed importanti e di mete da raggiungere direttamente senza delegare qualcuno che lo faccia per noi.

Purtroppo in questo clima addormentato e con tutti i mezzi di comunicazione ormai quasi totalmente asserviti, perfino esponenti del governo istituzionale - vergognosamente - stanno dicendo di non votare e di rimanere a casa.

E come in una brutta favola, anche nello schieramento progressista che dovrebbe essere solidale con gli argomenti trattati, i sottili distinguo e le discussioni sul sesso degli angeli si sprecano, allontanando ancora di più gli indecisi e i disinformati.


Speriamo bene. Non vi fate fregare - andate a votare.



domenica 27 aprile 2025

Lo zero

 


Uno dei fondamentali della matematica moderna è lo zero. Gli arabi introdussero il concetto intorno all’anno mille mutuandolo dagli indiani che sembrerebbe già da alcuni secoli avessero elaborato dei sistemi di calcolo simili a quelli odierni. 
Le nostre maestre di scuola elementare ci hanno insegnato che senza lo zero è estremamente complicato rappresentare grandi numeri – provate a “tradurre” 1.956.000.240 in numeri romani – e che la notazione decimale rende più semplici tutti i calcoli. 
Quest’argomentazione è solidissima ma il concetto di zero è importante anche per esprimere e formulare correttamente teorie e postulati alla base della fisica moderna, dell’astronomia, della geometria e del calcolo matematico avanzato. 
Provate a pensare al punto d’origine dei quadranti algebrici o alla teoria del big bang senza il concetto di punto zero o di istante zero. 
E cosa sarebbe la ricerca delle particelle subatomiche se non fosse possibile ipotizzare la particella finale, quella che si differenzia dalle altre soltanto perché emerge dal nulla cioè dallo zero. Proprio la rappresentazione del nulla è quella che consente la raffigurazione del tutto partendo da zero.
Anche nei modi di dire lo zero è usato per esprimere concetti ben precisi: “partire da zero” o “ritornare a zero” . Molti apprezzano come qualità personale l’essere “partiti da zero” o quella di illustrare decisioni in modo risoluto – “le chiacchiere stanno a zero”.
Altro concetto che è possibile esprimere è la raffigurazione del valore e delle doti personali: “vale zero”, “è proprio uno zero”, “zero assoluto” (che per inciso è anche un concetto della termodinamica assai intrigante). 
Tutti gli apprezzamenti negativi insistono quasi sempre sulla assenza di qualsiasi qualità personale legata proprio al non muoversi dal punto d’origine. 
“Rimanere a zero” ed essere nullità complete, rimanere in una stasi accidiosa e colpevole negando qualsiasi possibilità di cambiamento o di evoluzione.
Ora proprio questo permanere stolidamente al punto di partenza, negare ogni possibilità di cambiamento, uccidere qualsiasi curiosità rappresentando soltanto 
il nulla è la seconda natura del concetto dello zero; oltre che punto d’inizio anche indicatore dell’assenza di cambiamenti evolutivi e quasi negazione della vita stessa.
Spesso le persone presentano questa interessante doppia personalità in molte situazioni – non ascoltano ragioni nel timore di allontanarsi dal loro punto d’origine, non si muovono, non si trasformano, non cambiano idea, non si mettono in discussione, non fanno autocritica e non imparano nulla dagli errori commessi. 


Zero.



domenica 12 gennaio 2025

Automobile in crisi

 


Nonostante i 47 miliardi spesi dagli italiani per acquisto di nuove auto - un record storico - il numero delle vendite di automobili in realtà è diminuito di quasi il 22% nell'ultimo anno, indice di una profonda crisi del settore. I miliardi spesi per l'acquisto di automobili in realtà sono da mettersi in relazione all'aumento dei prezzi che negli ultimi vent'anni è salito continuamente.

I prezzi delle automobili sono in continua ascesa - negli ultimi anni il costo di un modello di fascia media è salito fino a quasi 30.000 euro - più o meno quasi una ventina di stipendi medio bassi.

Mio padre nel '71 acquistò una Fiat 128 pagandola circa 1 milione e quattrocentomila lire, circa 7 o 8 stipendi medi dell'epoca. 

L'aumento del costo delle auto è stato di oltre il 40% in cinque anni e modelli di fascia bassa - quelle che erano le utilitarie di una volta - sono praticamente scomparsi. 

Le cilindrate sotto i 900 cc. sono in gran parte uscite dai listini da diversi anni, molte auto sono ibride (e costano di più) mentre le vendite dei modelli elettrici qui in Italia non hanno decollato mai in modo significativo penalizzate dal costo dell'energia e dall'assenza di una rete di ricarica.

Da noi l'età del parco macchine in circolazione sta nuovamente aumentando dopo gli anni del boom.

Molti dicono che l'auto non è più commercialmente un prodotto di punta come è stato in passato ma non sono molto d'accordo. In un paese come il nostro, con un sistema di trasporti pubblici poco più che embrionale, l'auto per molti è ancora una necessità vitale.

Il problema è che nessun costruttore ha realmente innovato e cercato di vendere modelli realmente appetibili. Se vediamo i modelli di auto oggi in commercio, possiamo notare che all'interno di una stessa fascia di appartenenza tutti quelli che i vari costruttori propongono sono in realtà quasi identici con caratteristiche praticamente uguali, spesso con parti meccaniche unificate e prestazioni molto simili.

Le case costruttrici poi non hanno più rischiato come nel passato introducendo modelli realmente innovativi o aprendo altre fasce di mercato. Paradossalmente la Fiat di Valletta è stata molto più moderna e innovativa della Stellantis di John Elkann.

Le case automobilistiche di oggi investono poco rispetto a quanto succedeva cinquanta anni fa e cercano comunque di guadagnare alzando i prezzi.

Quello dell'auto è un mercato ingessato senza novità reali e con una unificazione e una banalizzazione dell'offerta sempre più elevata e credo che dovremmo preparaci ad affrontare una crisi del settore sempre più profonda che segnerà profondamente l'economia europea e l'economia italiana.

Quasi tutti i governi d'Europa non stanno gestendo bene la trasformazione ecologica e i cambiamenti del mercato dell'auto e la crisi ormai si fa sentire anche in quei paesi dove l'industria automobilistica l'ha fatta da padrone per decenni.


mercoledì 25 dicembre 2024

Prodotto Interno Lordo

 


I dati relativi all'andamento dell'economia italiana che la stampa europea ha pubblicizzato ultimamente (chissà perché argomento trascurato da tutti i nostri mezzi d'informazione) sono impietosi e fotografano una situazione apparentemente senza via d'uscita.

Nonostante un mercato del lavoro ormai senza regole, nonostante le retribuzioni e gli stipendi tra i più bassi d'Europa, nonostante i tagli indiscriminati a sanità e servizi, l'Italia non cresce come dovrebbe.

I nostri governanti hanno incolpato il reddito di cittadinanza, il superbonus, i costi energetici, la crisi dei migranti, il terrorismo, la brexit, le fasi lunari, l'influenza aviaria e le piogge acide.

In realtà brexit e terrorismo c'entrano poco e i migranti per niente – il paese non cresce perché è ormai chiuso da politiche assurde che pochi capiscono e a cui pochi si oppongono. 

Domandate a tutti quelli che hanno provato oggi ad iniziare un'attività - a mettere su “bottega” - i costi che hanno sostenuto, le burocrazia ottusa e tutte le difficoltà che incontrano e tutti gli ostacoli che superano quotidianamente.

Parlando di economia spesso siamo portati a pensare ai grandi gruppi finanziari o alle grandi industrie ma l'Italia è stata sempre caratterizzata dalla presenza di imprese medie e piccole, di artigiani e di piccoli imprenditori. 

Settori come il turismo e la moda sono rappresentati da una miriade di piccole realtà spesso gestite su basi familiari che non hanno mai avuto paura di niente e di nessuno; idee nuove, fantasia, creatività e flessibilità hanno da sempre caratterizzato queste attività che oltretutto hanno formato professionalità invidiabili.

Altro fatto è poi quello delle "partite iva" - teoricamente liberi professionisti ma in realtà per buona metà lavoratori che emettono fattura ad un solo cliente. Praticamente soggetti che in una realtà meno distopica potrebbero e dovrebbero essere dei normali dipendenti.

I grandi gruppi industriali (per fortuna non tutti)  hanno spesso avuto comportamenti simili a quelli di uno sciame di cavallette; sempre coccolati con aiuti statali a pioggia e politiche protezionistiche compiacenti - quando i giochi hanno iniziato a diventare duri, hanno alzato le braccia al cielo delocalizzando la produzione, licenziando e trasferendo attività, contabilità e sede fiscale; il caso FIAT/FCA/Stellantis è un classico del genere - quando va tutto bene capitalisti, quando le cose si complicano tutti a richiedere l'intervento dello stato. 

Per anni questo gruppo ha incassato soldi e favori dallo stato per poi spostare sede fiscale in Olanda continuando a delocalizzare la produzione fuori dall'Italia. 
Ora che le cose vanno male hanno richiesto per l'ennesima volta l'intervento degli italiani che hanno già pagato anni di cassa integrazione e di finanziamenti vari senza ottenere in cambio qualcosa. Con gli aiuti elargiti in questi anni tutti avremmo dovuto avere gratis almeno un'automobile fiat in garage. 

Ma anche in questo caso, fatta terra bruciata, l'unica soluzione sembra essere quella di scappare a gambe levate verso altri lidi.

Altro punto da considerare è che in tempo di crisi le politiche di austerità non hanno mai funzionato in nessun paese del mondo; ridurre i servizi serve solo a bloccare ogni tentativo di crescita e a scatenare l'incertezza; aumentare l'età pensionabile, come sicuramente avverrà ancora, serve soltanto ad ingessare un mercato del lavoro già asfittico.

Oggi nel nostro paese per la prima volta in sessant'anni i figli sono più poveri dei genitori e con minori possibilità di realizzarsi; la certezza di miglioramento che ha accompagnato la vita delle vecchie generazioni non è più scontata e il futuro appare sempre più incerto. 

Purtroppo sembra che molti siano praticamente “addormentati” e soprattutto i giovani che dovrebbero essere la forza propulsiva di ogni cambiamento, sembrano latitare pericolosamente.

I nostri governanti stanno dimostrando un dilettantismo e un pressapochismo totale, presi da altre preoccupazioni come mettere le mani sulla costituzione o evitare argomenti spinosi come le pensioni, il sistema sanitario o l'istruzione che riforme da incompetenti hanno completamente rovinato.

Abbiamo acquistato e continuiamo a comprare costosi aerei F35 e altri sistemi d'arma sofisticati e fino ad ora nessuno è riuscito a quantificare quanto costano esattamente gli aiuti e gli interventi militari – tanto poi chiudiamo ospedali e mettiamo a pagamento prestazioni sanitarie per cercare di pareggiare i conti.

Con un sistema fiscale come il nostro un dipendente, un piccolo imprenditore, un artigiano o un pensionato in proporzione paga più tasse di Amazon, di Thales o di Stellantis. 

Non è pensabile che con queste risorse sia possibile mandare avanti la baracca, avere servizi funzionanti e pagare le pensioni, senza contare poi che il numero dei nuovi lavoratori cala e quello dei pensionati aumenta; purtroppo stiamo diventando un paese di vecchi dove il numero delle nuove famiglie è in drammatica diminuzione. 

Gli immigrati che potrebbero contribuire anche loro al welfare, vengono invece sfruttati - nei loro confronti ci comportiamo come i soliti furbacchioni; paghiamo se va bene cinque euro l'ora chi raccoglie frutta e pomodori pensando di fare un affare senza capire che quei lavoratori se regolarizzati potrebbero contribuire anche loro a mandare avanti la baracca. 

Il fatto è che nessuna formazione politica italiana ha mai avuto il coraggio di tassare gli extra-profitti - pensiamo ai farmaceutici, all'industria degli armamenti o al settore energetico. Destra e sinistra non hanno mai preso in considerazione l'idea che i soldi vanno presi a chi ce li ha.

Paesi come la Germania o la Spagna non certo governati dai soviet - con la tassazione differenziata degli extra profitti stanno cercando d difendere le fasce più deboli della popolazione e quelle più giovani, cercando di garantire retribuzioni eque e servizi migliori.

Qui da noi, anche quello che dovrebbe essere il polo "progressista" latita pericolosamente nell'affrontare certi argomenti e in tema di politica economica non ha idee chiare se non tirare a campare in qualche modo.

Una cosa che dovrebbe far pensare è l'assenteismo che cresce ad ogni tornata elettorale - nelle ultime elezioni hanno votato più o meno soltanto due o tre italiani su cinque. Evidentemente c'è una forte crisi di rappresentatività della politica che non riesce a sintonizzarsi su quelli che sono i bisogni e le preoccupazioni reali delle persone.

Quello che dovrebbe essere il maggior partito d'opposizione è bloccato da una nomenclatura strutturata similmente a quella della vecchia DC e proposte reali per superare questo stato di crisi spesso non vengono neanche prese in considerazione per non invadere gli orticelli degli "amici" dei vari ras.

In tema di politica economica i capitani coraggiosi della nostra opposizione non hanno saputo fare altro che rivolgersi pedissequamente al "tecnico" di turno, Monti, Fornero o Draghi e le destre hanno fatto esattamente lo stesso. Nessuno vuole prendersi la responsabilità di fare opposizione seriamente.

Poi ci meravigliamo del disinteresse o dell'assenteismo elettorale.



giovedì 21 novembre 2024

Maggioranza silenziosa - parte seconda




Nelle ultime elezioni in Emilia-Romagna e in Umbria praticamente il vero vincitore è stato l'assenteismo. 

Un umbro su tre non è andato a votare e in Emilia l'affluenza è stata del 44,5%. 

L'assenteismo da qualche tempo è diventato il primo partito. 
Evidentemente nessuno riesce realmente a coinvolgere i possibili elettori e a farli uscire di casa per andare a votare. 
Un partito di gente che purtroppo ha deciso da tempo che esprimere il proprio parere votando non serve più a niente.
Il bello è che molti politici considerano ormai il fenomeno dell'astensione "fisiologico" e praticamente quasi normale.

Altri politici invece, non sanno fare altro che accusare e rimproverare i mancati elettori come se fossero bambini cattivi senza cercare di capire a fondo il fenomeno dell'astensione, ormai diventato veramente preoccupante.
Il classico atteggiamento del "ditino alzato" che stigmatizza, critica e punisce ma non comprende.

Secondo me oggi, l'astensionismo diffuso illustra perfettamente lo scollamento tra politica e realtà che caratterizza purtroppo da anni il rapporto tra governanti e governati in Italia. 
Paghiamo a caro prezzo l'omologazione di tutte le parti politiche su argomenti vitali e importantissimi.

L'esempio lampante è quello della politica economica legata alle retribuzioni, al sostegno al lavoro e alle pensioni - negli ultimi anni destra e sinistra qui da noi su questi temi hanno portato avanti politiche praticamente identiche.

Personaggi come Draghi sono rispettati, temuti e ascoltati da destra e sinistra come se fossero oracoli e le politiche economiche di tutti gli schieramenti, soprattutto sulle retribuzioni, sulle pensioni e sulla sanità sono pericolosamente affini.

L'Italia in tema di stipendi sta diventando il fanalino di coda d'Europa e questa debacle è iniziata paradossalmente quando ha governato il centro-sinistra. 
Le privatizzazioni in stile Thatcher qui da noi sono iniziate sotto governi di sinistra, non sotto quelli di destra come ci si potrebbe aspettare e come è accaduto in altri paesi europei. 

Quelli che sono sempre stati gli obiettivi tipici dei partiti progressisti di tutta Europa, in Italia  sono stati praticamente dimenticati e sacrificati ad una criticabile ecumenica ed ipocrita visione in tema di politica economica.

Provvedimenti come quelli della legge Fornero e come quelli del governo Monti hanno avuto la benedizione di gran parte della sinistra italiana. 
Sinistra che ora non riesce più a capire perché in tanti non vanno più a votare. 

I progressisti di casa nostra hanno originato provvedimenti come il Job Act, hanno mandato in pensione in ritardo migliaia di italiani e hanno privatizzato sanità, trasporti e telecomunicazioni in modo irresponsabile senza un piano preciso e senza pensare alle conseguenze.

Politiche e provvedimenti discutibili hanno creato un mercato del lavoro prono alla grande industria e ai grandi gruppi economici.

Abbiamo settantacinquenni morti sul lavoro cadendo da un'impalcatura o stritolati da una pressa o giovanissimi che muoiono nel primo impiego o durante il periodo di prova nella totale indifferenza di tutti. 

Ora fortunatamente - almeno  in parte - i nostri coraggiosissimi capitani progressisti hanno cambiato rotta, e finalmente stanno seriamente mettendo sul tavolo argomenti reali e problemi urgenti, cercando consensi senza però rendersi conto che devono necessariamente recuperare la credibilità perduta e che si devono differenziare una volta per tutte dalla destra - altrimenti il luogo comune di chi non va a votare - "tanto sono tutti uguali" -  sarà sempre più reale.

Chi non capirà questo sarà destinato a ripetere in continuazione gli stessi errori e a non cambiare niente se non a chiacchiere.


martedì 29 ottobre 2024

Maggioranza silenziosa

 


Dopo le elezioni in Liguria a sinistra sento sempre le stesse lamentele - gli italiani "non capiscono", "non vedono quello che ha fatto la destra", non tengono conto "della situazione", dimenticano quello che si "dice a destra".

Innanzitutto oltre il 50% degli elettori è rimasto a casa, Evidentemente nessuno è è riuscito realmente a coinvolgere queste persone e a farle uscire per andare a votare. E questa secondo me è la vera sconfitta.

Il bello è che quando argomenti convincenti sono stati messi sul tavolo molti sono usciti di casa e hanno espresso il loro parere.
Ad esempio quando alcune lotte sindacali hanno finalmente proposto e compreso obiettivi fondamentali, lavoratori che avevano abbandonato il sindacato da anni si sono rimessi nuovamente in gioco e sono ritornati in prima fila.
Quando le primarie per eleggere il nuovo segretario del pd hanno messo in primo piano la Schlein contro i soliti noti, molti sono andati a votare dopo anni di assenza politica e hanno espresso il loro parere nella speranza che qualcosa sarebbe potuto anche cambiare con una che sembrava essere fuori dai soliti giochi di partito. 
E anche ora in Liguria il partito della Schlein è stato comunque premiato dai numeri - anche se questi non sono bastati a capovolgere la situazione.
Quello che mi stupisce è che molti "sinistresi" pensano di ottenere risultati diversi comportandosi però sempre allo stesso modo da trent'anni e più. 
Il principale partito d'opposizione per certi versi è diventato una nuova democrazia cristiana dimenticando spesso di proporre mete e obiettivi realmente progressisti.

Si cercano "campi larghi" coinvolgendo cattolici e conservatori in alleanze improbabili per cercare di ottenere più voti e dimenticando quella gran parte di elettori che rimangono a casa e che ormai hanno rinunciato ad esprimersi.

Quella "maggioranza silenziosa" è quella che realmente potrebbe contare ma nessuno fa più niente da anni per coinvolgerla. 
Anzi, molti prendono atto della cosa giudicandola "fisiologica".

Si parla di Renzi o di Calenda, si parla di cattolici "progressisti" (secondo me un ossimoro in termini) ma di chi rimane a casa perché non si riconosce più in nessuna parte politica nessuno se ne cura.

In questi ultimi vent'anni per la gente comune, in tema di retribuzioni, pensioni e servizi le cose non sono migliorate ma peggiorate di anno in anno. 
La sinistra ha in gran parte supportato i provvedimenti di Monti e Fornero e ora la destra fa esattamente lo stesso applicando pedissequamente quella che era la ricetta della "agenda Draghi".

Non si tassano gli extra profitti, non si riesce a proporre e tanto meno a fare una patrimoniale valida e l'unica soluzione ormai ovvia è come sempre, ridurre i servizi, privatizzarli e tartassare sempre più la gente comune aumentando ancora una volta l'età pensionabile e riducendo l'importo reale delle pensioni stesse.

Sinceramente mi sono rotto i coglioni delle solite scuse e dei soliti discorsi che sento in continuazione. 
Purtroppo in tema di economia e di servizi non ci sono state per ora molte differenze tra governi di destra e di sinistra - facciamocene una ragione.

Perché aspettarsi che avvenga un cambiamento sostanziale se poi si continua a dire e a fare sempre le stesse cose?

Perché aspettarsi che la gente ti voti quando retribuzioni e tassazione non sono cambiate neanche quando eri al governo?

Gli italiani, rispetto ad altri, sono strani. Si informano molto meno rispetto ad altri popoli europei, leggono poco, studiano ancora meno e abbandonano spesso la scuola (stiamo diventando il fanalino di coda nel panorama dell'istruzione europea).

Sono poi molto lenti nel prendere decisioni - i trend politici qui da noi durano almeno vent'anni. 
C'è stato un ventennio fascista, un ventennio democristiano, un ventennio di centro-sinistra e così via.
Ora probabilmente ci sarà un ventennio di destra. 
Come già successo altre volte, tra vent'anni molti vedranno che gli stipendi saranno diventati ancora più bassi e i servizi sempre più inefficienti e cambieranno parere ma per ora perdonano ai politici voltafaccia clamorosi e dichiarazioni contraddittorie - vedi Salvini con il ponte sullo stretto o la Meloni con le accise sui carburanti o sul canone Rai.

Per invertire la tendenza e incidere realmente servirebbe essere veramente progressisti ma non si vede luce in fondo al tunnel rispetto a questo argomento.