sabato 14 novembre 2015

Parigi



Sentendo le notizie che arrivano da Parigi non posso fare a meno di ricordare i bei momenti passati con mia moglie proprio nel XI arrondissement e i giorni trascorsi alla scoperta di una delle più belle città del mondo.
Le stragi di Parigi rappresentano indubbiamente il fallimento della politica che l'occidente e i paesi industrializzati hanno perseguito nei confronti dei paesi islamici e di quelli del terzo mondo.
Le ingerenze, gli aiuti elargiti a gruppi estremisti, le guerre scatenate per rovesciare regimi non graditi, i governi fantoccio stolidamente sostenuti per anni hanno portato a questi risultati.
Quando l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan gli Stati Uniti non trovarono di meglio che finanziare ed armare i talebani; quella che era una minoranza senza appoggi e con poco seguito, venne finanziata e armata e riuscì a prendere il controllo di gran parte del paese e ad allearsi perfino con i gruppi vicini ad Osama bin Laden – le manovre dell'occidente crearono un mostro. Con l'isis è avvenuta probabilmente la stessa cosa.
Nel 1953 in Iran un colpo di stato favorito e forse organizzato dagli USA e dal Regno Unito eliminò il premier Mossadeq fautore di una politica democratica riformista ed equidistante da Unione Sovietica e USA e consegnò l'Iran allo Scià Pahlavi che instaurò un regime di polizia ma confermò immediatamente i privilegi delle compagnie petrolifere occidentali. Lo Scià venne sostenuto fino all'ultimo, eliminando ogni possibilità di crescita di un'opposizione democratica e spianando la strada agli ayatollah.
Nei confronti del terzo mondo e dei paesi meno sviluppati la politiche sono state sempre improntate al massimo sfruttamento possibile passando sopra a tutte le più elementari regole del vivere civile. Dittatori sanguinari e politici corrotti sono stati aiutati e coccolati; gruppi di terroristi sono stati addestrati e finanziati nell'illusione di usarli e poi di poterli spegnere come avviene con gli elettrodomestici di casa.
Pagheremo per molto tempo ancora queste azioni dissennate alle quali purtroppo ha partecipato attivamente anche l'Italia; nella nostra costituzione ripudiamo la guerra ma siamo tra i maggiori esportatori di armi e non perdiamo occasione per intervenire in situazioni poco chiare. Questi interventi hanno causato esodi biblici di migliaia di persone che cercano di fuggire dalla guerra e dal terrore.
In queste ore qui da noi oltre alle solite dichiarazioni deliranti della lega e della destra, sembra che nessuno comprenda quello che sta accadendo; si inneggia a possibili “soluzioni d'intervento militare” dimenticando che il terrorismo è capace di colpire ovunque e che non ha “basi” individuabili nel senso militare del termine.
Sembra che pochi si accorgano che in questo momento le politiche e gli atteggiamenti dissennati del passato ci stanno presentando il conto.


sabato 7 novembre 2015

Divagare




Questo blog è nato semplicemente per gioco. Mi è sempre piaciuto annotare quello che mi passa in mente senza alcuna pretesa, solo per il piacere di farlo. Ho volutamente evitato strategie di comunicazione complicate e ho usato questo spazio come un bloc-notes. Mentre scrivo ora, guardo la mia gatta Maia che si stiracchia sul divano e per una volta mi rendo conto di non voler scrivere di qualcuno in particolare o di un argomento preciso; voglio dedicare questo post a chi - come la gatta – si accontenta di cose semplici, a chi si è stancato di dialogare dei massimi sistemi, a chi desidera piccole cose.
Bertrand Russel disse che l'equilibrio tranquillizza ma la pazzia è molto più interessante – è vero, ma alla lunga essere pazzi è stancante. Essere fuori dagli schemi e lottare per continuare ad esserlo è qualche volta faticoso e frustrante. Ripetere mille volte cose per me ovvie è un esercizio che non è piacevole, quindi oggi il post è dedicato al riposo e ai piccoli desideri.
Un piccolo balcone al sole, un libro che avevi letto vent'anni fa, una canzone dimenticata o una vecchia fotografia e cose del genere che contribuiscono a ricaricare la batterie.




domenica 1 novembre 2015

Internet


In questi giorni al parlamento europeo si è discusso di internet e di comunicazioni globali; tra strafalcioni, pressapochismo e ignoranza assoluta della materia (il livello dei parlamentari europei è quello che è …) alcune proposte potrebbero cambiare in peggio gli equilibri che rendono internet libera e imparziale come è stata fino ad ora.
Molti dei provider di telecomunicazioni più grandi e diversi gruppi finanziari sono favorevoli ad introdurre dei cambiamenti che potrebbero stravolgere completamente la rete così come la conosciamo oggi:

  1. Corsie preferenziali per il collegamento veloce di alcuni siti. Tutto il traffico diretto verso siti in grado di pagare, acquisterà visibilità immediata a dispetto del reale interesse degli utenti. Potrebbe non fregarmi niente degli argomenti e dei temi trattati da un certo sito ma mi ritroverei sempre le sue pagine onnipresenti a scapito di altre.
  2. Zero rating”, cioé non conteggiare nella bolletta dell’utente il collegamento a determinate applicazioni.
    Ovviamente solo quelle che possono pagare il servizio.

  3. La possibilità per i provider di definire “Classi di servizi” e di decidere se rallentare – o accelerare – il loro traffico e nei fatti, di impedirlo.

  4. La facoltà dei provider di gestire il traffico su internet e di rallentarlo per sventare una non meglio definita “Minaccia di congestione del traffico - in parole povere la facoltà di scegliere che tipo di traffico instradare in assoluta autonomia senza doverne rendere conto a nessuno.
Pochissimi mezzi di informazione si stanno occupando dell'argomento – molti gruppi editoriali sono probabilmente favorevoli a una deriva del genere che consentirebbe la loro sopravvivenza e farebbe aumentare i ricavi. Internet così come è strutturata oggi, consente la visibilità di soggetti e argomenti che non troverebbero spazio sui media tradizionali. Blog come questo, pagine dedicate a minoranze etniche e culturali, siti dedicati ad argomenti interessanti ma poco comuni hanno potuto vivere e comunicare attraverso l'imparzialità e la neutralità di internet. Start-up che nella rete hanno potuto nascere, vivere e ingrandirsi solo in forza delle loro idee – magari con pochi capitali ma con una visibilità assicurata senza l'impiego di grandi risorse.
Da qualche tempo, ciclicamente, nei parlamenti nazionali e negli organi transnazionali le proposte per “regolamentare” la comunicazione globale sembrano moltiplicarsi; anche molti soggetti politici apparentemente progressisti sembrano aderire a questa linea – magari con scuse fumose come quelle inerenti alla “privacy”, al controllo di eventuali frange “terroriste” o più semplicemente per la contiguità con i grandi gruppi editoriali e/o finanziari.
Lottare per conservare la rete così com'è è importantissimo. Fermatevi a riflettere su come potrebbe essere internet se fosse gestita da gruppi finanziari o direttamente dai governi. Sarebbe un mezzo di controllo di massa formidabile e qualsiasi voce fuori dal coro scomparirebbe nel nulla. In tutti i paesi in cui si esercita il controllo della rete la democrazia non esiste o viene quotidianamente messa in discussione. Più che a controllare la rete dovremmo lavorare a migliorarla, a garantirne l'accesso a tutti, a potenziare cose come l'istruzione e l'insegnamento a distanza ma tutto questo non sembra interessare molti.

sabato 26 settembre 2015

Trucchi e inganni



Il caso Volkswagen e la manipolazione dei software per “truccare” i test sulle emissioni in questi giorni ha tenuto banco su tutti i mezzi d'informazione.
Molti con malcelata soddisfazione, hanno accolto la notizia sottolineando che anche i meticolosi e precisi tedeschi si sono comportati da “italiani” e sono caduti in tentazione come se fossero dei “terroni” qualsiasi. Altri hanno sottolineato che i tedeschi in genere amano dettare regole a tutti e ora le hanno infrante ripetutamente e su scala industriale.
In realtà la vicenda ha dei risvolti drammatici e non solo per l'economia tedesca. La quotazione del gruppo VW è precipitata e l'inevitabile calo delle vendite si ripercuoterà anche su di noi; sembra che l'indotto dei sub-fornitori occupi direttamente almeno due o tremila persone qui in Italia oltre a diverse altre attività collegate indirettamente al gruppo di Wolfsburg.
Approfondendo la vicenda VW sembrerebbe che comportamenti del genere potrebbero essere la norma e non l'eccezione di molti altri costruttori che per ora tengono un basso profilo senza neanche cercare di precisare o smentire le voci sui risultati dei test d'inquinamento eseguiti sulle loro auto.
Se dimentichiamo gli stereotipi nazionali l'accaduto dovrebbe insegnarci che senza controlli meticolosi e frequenti tutti i gruppi industriali perseguono un solo obiettivo: il guadagno. Correttezza e onestà passano in secondo piano - qualsiasi sistema è buono se porta profitti. In Italia vicende come quelle dell'Ilva sono emblematiche e illustrano perfettamente quali sono le priorità dell'industria: profitti e guadagno. Con la complicità della politica e con il ricatto dei posti di lavoro sono nati dei mostri che inquinano, mentono, corrompono senza alcun riguardo per le regole e per il bene comune.


domenica 23 agosto 2015

Sacco e Vanzetti




Il 23 agosto del 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti pagarono con la vita il fatto di essere anarchici e italiani. Nonostante l'evidente estraneità ai fatti furono condannati per l'omicidio di una guardia e di un contabile di un calzaturificio. A nulla valse una confessione di un detenuto che li scagionava e il lavoro di una commissione d'inchiesta che metteva in dubbio le modalità del processo. 

Il governatore del Massachusetts A.T. Fuller si oppose alle richieste di grazia e di revisione del processo.
Negli USA di quegli anni imperversava la “paura rossa” - tutti quelli bollati come “sovversivi” non avevano alcun diritto legale e venivano bestialmente perseguiti. 

Il tipografo Andrea Salsedo, amico di Vanzetti, nel 1920 fu buttato da una finestra del Ministero della Giustizia (ricordate Pinelli?) e le proteste che seguirono furono represse brutalmente e fecero dei due anarchici due elementi da colpire come tutti quelli che avevano partecipato ai comizi e agli scioperi che seguirono.

Il fatto di essere italiani costituì un'aggravante in un periodo storico in cui l'emigrazione italiana negli USA era rilevante. 
Da un lato l'opportunità di avere manodopera a basso costo e dall'altro l'incapacità di integrare i “wops”, i “mangiaspaghetti” che pur contribuendo al sogno americano lavorando come bestie con paghe da fame e diritti inesistenti, erano trattati come animali.

A nulla valsero le richieste di clemenza di gran parte degli intellettuali americani e del governo italiano e le proteste di piazza in tutta Europa.

Solo cinquant'anni dopo il governatore Dukakis proclamò ufficialmente l'innocenza dei due anarchici italiani.

giovedì 20 agosto 2015

Social network, internet e bufale



Da qualche tempo ho notato un incredibile aumento del potere dei social network nel creare consenso e nel “fare opinione”.
Su alcuni temi come il lavoro, l'immigrazione, l'economia e l'inquinamento sembra che le opinioni espresse sui social siano ampiamente pilotate e confezionate ad arte per confondere le idee. Teorie farneticanti e prive di ogni fondamento scientifico e razionale sono propagandate come fossero il vangelo e discussioni politiche sembrano attrarre lo stesso pubblico e le stesse persone che scrivono sui bagni degli autogrill e delle stazioni.
La riforma della scuola è stato un esempio lampante – molti hanno crocifisso quegli insegnanti che magari a cinquant'anni hanno rifiutato di trasferirsi e di iniziare tutto da capo per continuare a lavorare; quasi nessuno ha pensato che con 1300 euro al mese trasferirsi in un'altra città e continuare a mantenere una famiglia nel posto d'origine sia un po' complicato e che il tanto agognato “posto in ruolo” poteva essere visto come un ricatto dopo anni di precariato.
Il massimo è stato raggiunto nelle critiche fatte dai giornalisti dell'Unità ai soliti “gufi”. 
Dimenticando che ormai il giornale fondato da Gramsci senza soldi pubblici sarebbe chiuso da anni, questi signori sono saliti in cattedra difendendo ad oltranza una riforma pressapochista e insultando chi non accetta o non può accettare di trasferirsi e di cambiare tutto per continuare a lavorare; anche la Pravda anni 50' funzionava così.
In tema di immigrazione e di lavoro poi i social network hanno sfiorato il paradossale; i vari Salvini, Meloni e compagnia hanno improvvisamente “dimenticato” chi firmò gli accordi di Dublino o chi votò a favore della legge Fornero o del governo Monti o dei vari interventi militari all'estero che hanno scatenato esodi biblici.
Questi capipopolo (che in gran parte hanno lucrato su profughi e migranti) hanno ormai preso il sopravvento – sembra che il problema principe dell'Italia siano gli immigrati e molti “dimenticano” che più di mezzo milione di italiani hanno lasciato il paese negli ultimi due anni in cerca di lavoro e di una vita migliore e che questo numero è destinato ad aumentare – anche se “stiamo uscendo dalla crisi”.
Uno degli argomenti elettorali preferiti di Le Pen – per inciso grande amica di Salvini – e di David Cameron è proprio la lotta all'emigrazione: ricordo agli “urlatori” dei social che anche i vostri figli potrebbero trovarsi costretti ad emigrare per studiare o per lavorare e a subire tutte le conseguenze di questa scelta e che stronzate tipo “l'Italia agli italiani”, “prima gli italiani” o bufale simili ci si ritorceranno contro come già successo in Svizzera e come succederà presto in Inghilterra, in Francia e in Germania.
Un altro classico argomento è quello dei mutamenti climatici per molti causati dalle “scie chimiche” o da segretissimi esperimenti di geoingegneria - l'inquinamento è in continuo aumento in tutto il mondo complice anche la crisi economica, ma molti credono a complotti condotti su scala planetaria da chissà quali oscure entità; nessuno si scandalizza per il ricatto di molti grandi gruppi industriali che giustificano il loro operato con la sopravvivenza dell'economia (il caso Ilva a Taranto è un esempio tragico) e nessuno si scandalizza per lo scioglimento del Corpo Forestale o per la assoluta mancanza di controlli ambientali sistematici. Sembra più facile dare la colpa a complotti segreti che al capitalismo selvaggio senza regole di questi anni.
Una regola aurea del giornalismo d'inchiesta recita “se vuoi sapere che succede vai appresso ai soldi”. Se lasciate stare complotti alieni, disinformazione pilotata e congiure dei klingon e ragionate serenamente vi accorgerete che l'economia selvaggia di oggi è riuscita a creare mostri. Quando i nostri politici parlano dell'istruzione, dei trasporti e della sanità come se fossero aziende private e non servizi primari per i cittadini servirebbe indignarsi veramente ricordando le parole di Gino Strada e non quelle di Renzi.

sabato 15 agosto 2015

Autismo e Ferragosto



Da lunedì prossimo la onlus “Fondazione Bambini e Autismo” in Friuli sarà costretta a sospendere le attività; la convenzione che assicura i finanziamenti è scaduta nel 2014 e la regione sembra aver “dimenticato” di rinnovarla. I metodi di supporto di questa onlus sono all'avanguardia nell'assistenza a chi soffre di queste patologie e nell'aiuto alle famiglie che vivono questo dramma.
Nel settembre 2013 la commissione salute del senato aveva convocato i vertici della fondazione per un'audizione ritenendo il lavoro eseguito in Friuli un modello d'assistenza possibile e praticabile in tutta Italia ma come spesso accade, alle parole non sono seguiti i fatti.
Da gennaio 2015 la fondazione è comunque andata avanti grazie a donazioni private e a sottoscrizioni ma ora sembra che non sia più possibile continuare oltre.
Le richieste di incontri con il ministero non hanno neanche ricevuto una risposta e da lunedì chi avrà necessità di usufruire dei servizi specialistici erogati dall'associazione dovrà pagare.
Per l'ennesima volta agli annunci roboanti non sono seguiti i fatti – dopo la proposta di legge sull'autismo pubblicizzata a reti unificate e strombazzata ai quattro venti questa è la situazione reale (che i media hanno beatamente ignorato tranne alcune rare eccezioni perse tra i soliti pezzi sulle vacanze dei vip e sugli effetti della chirurgia plastica).
Anche in questo caso i proclami sono stati molti ma i fatti pochi.
Buon Ferragosto a tutti.


domenica 9 agosto 2015

Linux

La storia


Nel 1990 uno studente finlandese, Linus Torvalds, cercava un sistema operativo per il suo computer 386 che fosse meno cerebroleso e più economico di quelli reperibili all'epoca. Ispirandosi al sistema Minix (una sorta di Unix a microkernel sperimentale per p.c.) iniziò a scrivere l'ossatura di un possibile sistema operativo.
L'idea geniale fu quella di implementare Unix in un singolo kernel adatto, chiedere aiuto alla comunità dei programmatori e lasciare tutto di libero dominio. Dopo un primo periodo di sviluppo fu rilasciata una versione del sistema funzionante e molti ricercatori contribuirono a perfezionarla. Questo anche grazie alla politica di licenza pubblica GNU che ha permesso il continuo sviluppo di Linux e l'elaborazione di una documentazione completa disponibile a tutti. 

Oggi


Linux è diventato - soprattutto nei sistemi di rete - un punto di riferimento e un temibile concorrente dei software proprietari. Internet "gira" al 90% su Linux, e molti dei dispositivi tecnologici che usiamo sono Linux o derivati direttamente da esso. Smartphone, tablet, decoder tv, mediacenter e tante altre cose impiegano questo sistema operativo.
Importanti aziende lo hanno installato sui loro server, apprezzandone la stabilità e la economicità. Molte organizzazioni hanno creato delle "distribuzioni" - raccolte di programmi e applicazioni che permettono di installare facilmente Linux con tutto quello che serve per iniziare a lavorare: software di rete, applicazioni office, database, programmi per l'elaborazione grafica ecc.
Il tutto con un vero multitasking e con una affidabilità elevatissima. Molti ritengono Linux un sistema per hacker o per tecnici; personalmente ho avuto più difficoltà nell'installare e nell'usare windows 8 e sono un utilizzatore normale non certo un guru. Certamente potrebbe servire documentarsi e studiare un po', ma il gioco vale la candela. Inoltre ho apprezzato la sicurezza e l'immunità a virus, worm, spyware e dataminer vari.

Primi passi con linux


Ho installato Linux la prima volta quasi dodici anni fa per pura curiosità su un vecchio computer destinato al pensionamento; con mia grande meraviglia, dopo qualche difficoltà dovuta alla mia totale inesperienza, ho ottenuto una workstation efficientissima che ha fatto sfigurare una nuova macchina pagata fior di quattrini.
Via via che sono stati disponibili, ho installato gli aggiornamenti e ho provato nuove distribuzioni.
Tutto l'hardware di normale diffusione è pienamente supportato e i programmi d'installazione sono ormai semplici e intuitivi.
Le uniche difficoltà nascono con periferiche vecchiotte o non molto diffuse; ricordate però che da qualche tempo, molti produttori si sono accorti di Linux e gran parte del nuovo hardware spesso è pienamente supportato dal pinguino. Non avete più scuse ... provatelo!

Ora al lavoro!


Prima di tutto procuratevi una distribuzione adatta all'hardware che intendete usare. Personalmente consiglio Ubuntu o OpenSuse - sono quelle con un installer migliore, supportano una quantità di hardware vecchio e nuovo e comprendono già quasi tutti i programmi di cui si può aver bisogno; distribuzioni come Slack o Gentoo lasciatele ai puristi o ai maghi dell'informatica. Per imparare usate distribuzioni orientate alla grande utenza e non agli specialisti; di solito sono quelle più documentate e più aggiornate.
Cercate di non usare distribuzioni datate a meno che non prevediate di usarle su macchine vecchiotte. Ogni distribuzione viene aggiornata almeno con cadenza mensile oltre che per il kernel anche per il nuovo hardware e le correzioni dei bug. Leggete e installate gli how-to inclusi nelle distribuzioni. Non ho mai trovato difficoltà che non potessere essere risolte aprendo le pagine d'aiuto o sbirciando i forum degli utenti.
Attualmente ho installato Ubuntu su un vecchio mini-pc con una connessione a larga banda. L'unica accortezza è stata quella di espandere la ram; questo minicomputer è quello che uso ormai molte ore al giorno anche per lavorare, scrivere queste pagine, collegarmi da casa alla rete dell'ufficio e ascoltare musica.

Installazione


Il primo passo è quello di raccogliere più informazioni possibili riguardo all'hardware che intendete utilizzare. Tutte le distribuzioni hanno una lista dei dispositivi compatibili - consultatela! Iniziate con l'installare un sistema di base con pochi fronzoli che consenta di rendervi conto delle caratteristiche di Linux; farete sempre in tempo a caricare altri programmi in seguito.
Quasi tutte le distribuzioni hanno poi anche edizioni live con cui è possibile provare Linux senza installarlo e scoprire eventuali incompatibilità o più prosaicamente vedere se è quello che fa per voi, se vi piace la grafica e l'aspetto e se tutto funziona come volete.
Per adesso lasciate eventuali compilazioni del kernel o altre operazioni astruse ai più esperti - accontentatevi di mettere in piedi un sistema stabile anche se ridotto all'osso e di imparare la sintassi dei principali comandi; anche se è possibile non usare mai la cli e lavorare in modo grafico con Kde o Gnome può essere utile, soprattutto in casi d'emergenza, conoscere l'uso della linea di comando.
Cercate di capire che Linux non può avere le stesse caratteristiche o gli stessi modi d'uso di windows e che il primo passo per conoscerlo è quello di poter accedervi rapidamente e con semplicità. Non serve installare cose soltanto per vedere come vanno; spesso una lettura della documentazione dei programmi vi farà risparmiare tempo.
Cercate di perdere le brutte abitudini ...
Consultate le pagine dedicate a Linux e i gruppi di discussione. Spesso problemi apparentemente insormontabili son stati già affrontati e risolti brillantemente da qualcun'altro.
In breve le difficoltà più comuni sono quelle causate da incompatibilità hardware soprattutto per quello che riguarda schede video - la regola d'oro è quella di impiegare dispositivi d'uso comune per montare un sistema funzionante - fatto questo è possibile fare eventuali esperimenti di sostituzione con i singoli componenti se proprio non riuscite a smettere di smanettare.
In linea di massima è possibile mettere su un sistema Linux in meno di un'ora su tutto l'hardware più comune, portatili e netbook compresi.
Ovviamente è molto comodo disporre di una connessione internet veloce, soprattutto per scaricare gli aggiornamenti o addirittura le immagini iso delle varie distribuzioni.