sabato 11 luglio 2015

L'extraterrestre




In questi giorni a Roma Ignazio Marino sembra essere nella bufera. Le indagini sul malaffare e sugli scandali di “mafiacapitale” hanno escluso ogni responsabilità del sindaco ma la situazione di malessere vissuta dai cittadini romani e le continue inefficienze hanno scatenato una campagna mediatica durissima per invitarlo a dare le dimissioni.
Una connessione più che trentennale fra politica e delinquenza non può essere cancellata in un attimo e sicuramente Marino è il meno responsabile tra tutti i politici che hanno amministrato la città eterna ma anch'io come altri, sono arrivato alla conclusione che il suo operato in questa situazione è perfettamente inutile e forse anche dannoso.
Roma ha bisogno di ripartire da zero immediatamente con uomini nuovi e completamente estranei all'oligarchia criminale che l'ha guidata fino ad oggi. Ogni giorno di ritardo renderà sempre più difficile e costoso uscire da questo pantano di disonestà e inefficienza.
Una soluzione possibile potrebbe essere il commissariamento totale dell'intera giunta per cercare di spezzare questa spirale di corruzione quotidiana che non ha risparmiato nessun settore della vita cittadina e ha paralizzato anche le gestioni ordinarie.
Pulizia, ordine pubblico e trasporti sono nel caos; i costi dei lavori per le nuove linee della metro sono aumentati a dismisura in modo incontrollato, circa il 30% dei mezzi pubblici sono inutilizzabili in attesa di riparazioni e tra circa cento giorni ci sarà un giubileo con un prevedibile grande afflusso di turisti mentre anche l'acquisto del gasolio per i bus è un problema.
Nel frattempo Marino se la è presa con i macchinisti della metro che secondo lui, non “producono” abbastanza. Ho il sospetto che non abbia mai visto la cabina di guida di un treno della Roma – Lido o lo stato dei materiali Atac; nel 2015 è semplicemente vergognoso che ci siano persone costrette a lavorare in queste condizioni in un'azienda che ha più manager che autisti, meccanici e tecnici. Non vivo più a Roma da quattro anni e faccio il pendolare – affermo queste cose con cognizione di causa.
Molti hanno segnalato che il personale dei trasporti di Milano lavora più ore a settimana – verissimo, ma con materiali e condizioni di lavoro ben differenti.
L'allegra gestione di Alemanno & compagni, le esternalizzazioni e i lavori appaltati ad “amici e parenti” hanno fatto il resto; non c'è praticamente quasi nessuna stazione della metro con tutte le scale mobili e gli ascensori funzionanti (il tragico episodio avvenuto alla stazione di Furio Camillo è indicativo della situazione) e la qualità dei servizi non è mai stata così scadente. Anche la ferrovie urbane e regionali soffrono gli stessi problemi e rendono Roma una città irraggiungibile, impraticabile e invivibile.
Spostarsi a Roma usando i mezzi pubblici non è mai stato così difficile; alcune misure come l'ultima riorganizzazione dei percorsi e delle linee bus hanno addirittura peggiorato la situazione.
La raccolta dei rifiuti è un altro male endemico a cui nessuno ha cercato di porre rimedio.
Servirebbero soluzioni e delibere rapide ma quasi sempre ci si è limitati ad annunci sensazionali quasi mai seguiti dai fatti – (Renzi docet) – sono state inaugurate strutture poi dimenticate, sono state annunciate politiche e manovre mai messe in atto ma pubblicizzate fino alla nausea.
Trovo goffi, strumentali e qualche volta vergognosi gli attacchi subiti da Marino in questi giorni ma sono dell'idea che un sistema del genere non si possa cambiare più. L'unica soluzione è ripartire da zero abbandonando completamente una classe di amministratori che si è rivelata la peggiore del dopoguerra.


sabato 4 luglio 2015

Disastri annunciati


Gli avvenimenti in Grecia hanno cancellato definitivamente il sogno di una Europa unita; ancora una volta gli interessi della gente comune sono stati sacrificati dalla legge del più forte. Mai come adesso l'ipocrisia delle frasi fatte di questi anni - “ce lo chiede l'Europa”, “nascita di un grande progetto economico”, “verso gli stati uniti europei” - appare tragicamente evidente.
Non occorre essere dei geni per capire che in questo momento di recessione economica tutte le misure di austerità, tutti gli attacchi al welfare e gli aumenti della pressione fiscale serviranno soltanto a proteggere gli interessi della Germania e di pochi grandi gruppi economici.
Il benessere dei popoli del vecchio continente non è stato neanche preso in considerazione, i greci non potranno tassare le rendite dei patrimoni più grandi ma – come noi italiani – dovranno aspettarsi una economia sempre più pilotata dagli interessi dei gruppi finanziari tedeschi e francesi.
Jean-Claude Juncker che nel 2013 aveva dato le dimissioni dal governo del Lussemburgo dopo essere stato sospettato di aver agevolato con provvedimenti fiscali compiacenti diverse multinazionali e aver creato una polizia segreta per spiare migliaia di cittadini, ora svolge il lavoro sporco: privilegiare gli interessi di pochi a scapito di molti con una inflessibilità che rasenta la monomania.
Una colossale opera di disinformazione ha instillato in tutti gli europei una fatalistica rassegnazione nell'accettare queste politiche e la paura di metterle in discussione.
La Germania sembra aver dimenticato il trattamento economico di favore che le ha permesso di rinascere, di riunificarsi e diventare l'economia più forte del continente.
Ma quale che sia il risultato del referendum in Grecia l'Europa ha comunque perso.
Se i greci voteranno contro le misure economiche avranno creato un pericoloso precedente – se voteranno a favore queste misure dovranno funzionare a tutti i costi per non minare la credibilità internazionale (già scarsa) dell'unione europea.
La cravatta che Renzi ha regalato a Tsipras potrebbe soffocarci tutti.





domenica 14 giugno 2015

Ornette Coleman





Ornette Coleman credo sia stato uno dei più influenti musicisti di jazz degli ultimi sessant'anni.
E' venuto a mancare l'undici giugno e nonostante l'età ha suonato e composto musica incessantemente dall'inizio degli anni '50. Miles Davis quando lo ascoltò per la prima volta lo definì “uno svitato” ma la sua musica ha influenzato il jazz moderno con l'uso dell'improvvisazione, le contaminazioni tra rock, blues elettrico e musica seria e il suo originale modo di comporre ha contribuito a creare una nuova generazione di musicisti.
Quando frequentavo il liceo ascoltarlo insieme ad altri artisti come Sonny Rollins o Miles Davis era quasi un obbligo – la sua musica dava un senso di freschezza e di liberazione inusuale per quei tempi.
Con il passare degli anni ho ritrovato ispirazioni alle sue melodie e ai suoi modi di suonare in molti artisti più giovani; non solo nel jazz ma anche nella musica elettronica d'avanguardia e nella world music – con il senno di poi mi sono reso conto che quella che consideravo una moda passeggera era un contributo all'arte e alla musica importantissimo.

sabato 30 maggio 2015

Mary Ellen Mark



Alcuni giorni fa ci ha lasciato Mary Ellen Mark una grande fotografa americana che con le sue immagini vive, crude e dirette ha segnato un'epoca.
Ho iniziato a conoscere le sue immagini a metà degli anni '70.
I soggetti che prediligeva erano spesso strani, inusuali, borderline e nell'atmosfera patinata di quell'epoca facevano effetto. Le sue immagini apparentemente senza regole compositive evidenti, in realtà erano studiate e preparate con cura. Se avete conosciuto le sue foto di scena e i suoi reportage capirete quello che dico.
Di Mary Ellen Mark ho sempre ammirato il coraggio di andare contro corrente e la capacità analitica affilata come un rasoio. Aveva il dono di raccontare storie in pochissime immagini e il suo tratto caratteristico era originalissimo.
Non posso pubblicare su questo blog le sue foto per ovvie ragioni di copyright ma non è difficile vederle in rete. Vi invito a trovarle – in tempi come questi dove, tra smartphone selfie e photoshop il gusto per l'immagine sembra essersi appiattito, osservare i suoi lavori è una stimolante ventata di aria fresca e i suoi reportages sono ancora attuali.
Le sue celebri foto di scena sembrano qualche volta indicare un percorso narrativo parallelo al film e al soggetto ripreso – vedi il ritratto di Marlon Brando/Kurz di Apocalypse Now o le foto scattate a Federico Fellini ; una grande reporter che riusciva ad illustrare molti “destini incrociati” in una sola immagine.
Rivedendo i suoi lavori ho provato le stesse sensazioni di trent'anni fa e trovo ancora validissime gran parte delle sue cose.







venerdì 15 maggio 2015

Episodi


Ultimamente mi sono capitati alcuni episodi spiacevoli per aver pubblicato dei post su facebook in cui parlavo di politica, di governo e di opposizione.
Amici di lungo corso hanno mostrato uno spiacevole lato oscuro insultandomi semplicemente perché non la penso come loro. Altri hanno preferito rispondere a frasi fatte e luoghi comuni non capendo un tubo di quanto scritto.
Ho sempre messo in conto che le discussioni sui social sono un po' come i muri dei bagni alla stazione – spesso riescono a scatenare il lato peggiore delle persone, quindi pazienza …
Quello che vorrei ribadire è che la diversità di opinioni è fantastica e poter discutere è bellissimo; gli insulti eliminano ogni possibilità di spiegazione, le frasi fatte o gli slogan chiudono ogni porta.
Cari ex amici lo so che ho cambiato forse strada e idee - qualche anno fa pensavo che un grande partito di sinistra dovesse rappresentare degnamente chi lo votava e che i numeri fossero importanti; pensavo che un partito doveva avere l'opportunità di essere maggioranza per governare e votarlo servisse effettivamente a cambiare le cose.
Certamente occorreva accettare qualche compromesso, uscire dalle dialettiche “tutto e subito”, accettare come compagni di strada altri soggetti con radici diverse e approvare politiche e provvedimenti distanti dal mio modo di pensare per non disperdere energie e per fare fronte comune. Col tempo però i compromessi sono diventati sempre più pesanti e velenosi e le cose fatte sempre più distanti e contrarie a quello che ritenevo giusto - fino a non farmi distinguere più differenze tra quello che volevo e quello che combattevo.
Qualcuno mi ha detto che cambiare idee non è un dramma – sono d'accordo – ma non credo poi di aver cambiato idee o valori in modo sostanziale.
Mangio più verdure e cerco di fumare meno e cerco anche di essere più educato di un tempo ma credo ancora che il mondo che ci circonda possa essere reso migliore per tutti e non per pochi.
Carissimi fatevene una ragione – vi rispetto, se non la pensate come me non mi offendo - abbiate però il coraggio di fare altrettanto.
Affettuosamente vostro

giovedì 14 maggio 2015

I ricordi e il digitale


L'avanzare dell'elettronica e del digitale nella vita di tutti i giorni ha reso obsoleti molti dispositivi. Macchine fotografiche, walkman, registratori, giradischi e radio sono stati sostituiti da smartphone e tablet.
Trenta-quaranta anni fa il computer cambiò definitivamente il modo di scrivere e di prendere appunti o di ascoltare musica e vedere film – oggi dispositivi sempre più piccoli e meno ingombranti hanno cambiato le nostre abitudini in maniera ancora più radicale che allora.

Ci scambiamo messaggi, facciamo partecipi i nostri amici e conoscenti della nostra presenza e dei nostri stati d'animo attraverso i social e siamo sempre visibili, raggiungibili e collegati. Inviamo le nostre immagini in tempo reale condividendo i posti visitati, le situazioni vissute e le emozioni provate.

Una caratteristica abbastanza sinistra del digitale è che finita la condivisione immediata - delle nostre informazioni rimangono ben poche cose da ricordare: le immagini e le situazioni vengono subito sostituite dalle successive e anche quelle che vorremmo conservare spesso finiscono cancellate/dimenticate/superate per disattenzione o disinteresse o magari per l'acquisto di un nuovo dispositivo più cool ma completamente diverso dal vecchio.

Soprattutto per le immagini è cambiato il modo con cui le usiamo e le consumiamo. La fotografia tradizionale - “analogica” - veniva eseguita con il preciso intento di ricordare; dovevi caricare la tua macchina, scattare e aspettare che le foto fossero pronte magari cinque o sei giorni dopo.
Inoltre i costi e le limitazioni della pellicola rendevano l'atto di fotografare probabilmente più “pensato” - dovevi raccontare la vacanza in dodici o trentasei pose, immortalare l'evento e condensarlo rinunciando da subito a qualsiasi pretesa “real time”.

Le prime foto istantanee polaroid fecero scalpore proprio perché con questi foglietti di plastica malamente colorati ti sembrava di abbattere delle barriere insormontabili e guadagnare in spontaneità e immediatezza con l'immagine ancora “calda”, visibile e pronta mentre gli eventi erano ancora in corso.

Un'altra insidia del digitale poi è la rapida obsolescenza dei formati. Chi trent'anni fa usava i primi word processor oggi difficilmente riuscirà a leggere le cose scritte all'epoca a meno che non le abbia stampate su carta così come le immagini elaborate e archiviate all'epoca difficilmente potranno essere recuperate dai vecchi supporti di memorizzazione.

Tutto sommato le tradizionali foto “chimiche” reggono ancora bene; risentono poco del tempo – soprattutto se ben conservate – e molto meno delle prime stampe a colori a getto d'inchiostro che sbiadiscono irrimediabilmente in poco tempo.
Diapositive kodachrome di cinquant'anni fa sono ancora più che presentabili mentre diventa difficile leggere alcuni supporti di memoria che il rapido progresso ha reso superati e archivi interi sono miseramente scomparsi per un hardisk rotto o per essere stati archiviati su sistemi inaffidabili e ormai irreperibili - oppure più prosaicamente - per una password di accesso al cloud andata persa.

Possiamo ancora ascoltare un disco in vinile ma alcuni dei primi cd a causa di inchiostri delle etichette chimicamente troppo aggressivi, sono ora irrimediabilmente danneggiati e inascoltabili.

Probabilmente questi nostri anni rischiano di essere tra i meno documentati e paradossalmente soltanto i documenti e le immagini messi in cloud su internet avranno una qualche probabilità di salvarsi – sempre che non vengano sommersi dall'enorme quantità di altri dati e non scompaiano in questo enorme rumore bianco che distingue la Rete.

L'eccessiva quantità di informazioni – l'alea - spesso rende difficile trovare quello che ci interessa – non mi ricordo chi disse che le informazioni utili su internet sono come piccoli diamanti in un oceano di fango.

Aveva ragione.

domenica 10 maggio 2015

Occasioni perdute


Con la discussione sul job act e quella sulla legge elettorale la minoranza del PD ha dimostrato che in un partito come questo “l'opposizione leale”, “la coscienza critica” e lo “spirito unitario” non servono a niente e ha perso forse l'ennesima occasione per contare qualcosa.
La partecipazione al teatrino, i mugugni, le interviste piene di frasi oblique e di ammiccamenti che sembrano altolà (e viceversa) hanno dimostrato la distanza tra la politica di questi “oppositori” e la realtà di tutti i giorni.
Una riforma del lavoro che non avrebbe immaginato neanche la Thatcher, scritta con un pressapochismo preoccupante e promulgata senza possibilità reali di discussione ora viene vista come la panacea universale – la medicina che ci dovrebbe far uscire dalla crisi, la bacchetta magica che tutto risolve e tutto aggiusta.
La scuola non versa in migliori condizioni – il governo ha partorito dei provvedimenti da pazzi che riusciranno ad affossare definitivamente il settore dell'insegnamento.
I nostri baldi combattenti per ora brontolano, qualche volta minacciano (velatamente) ma restano aggrappati alla poltrona tranne pochissime eccezioni – l'addio di Civati è stato fino ad ora, l'unico gesto coerente e coraggioso.
In questo gioco sicuramente ha avuto un peso notevole anche la predilezione degli italiani a delegare la gestione della cosa pubblica all'ennesimo “uomo del destino”. Dopo Mussolini, Craxi e Berlusconi, è probabile che ci tocchi ora un ventennio in stile Renzi – tutto tweet, annunci, supercazzole, selfie e gelati.
Mentre quello che era il maggior partito progressista italiano è diventato simile alla democrazia cristiana della prima repubblica il resto del mondo è andato avanti – culture ed economie ci sopravanzano allegramente infischiandosene delle nostre beghe, dei nostri sottili distinguo e dei nostri buoni propositi e relegando l'Italia ad un ruolo sempre più marginale.
Poi ci sorprendiamo che la Mogherini non sia stata neanche interpellata mentre si discuteva con Putin o che una banda di olandesi ubriachi abbia bloccato e devastato il centro storico di Roma.
Ci sorprendiamo che i giovani siano costretti ad emigrare per trovare lavoro ma abbiamo la legge Fornero.
Ci meravigliamo che la scuola sia finita in malora ma i ministri della pubblica istruzione degli ultimi trent'anni hanno rappresentato il peggio che si poteva esprimere.
Ci sorprendiamo della durata della crisi ma aumentiamo l'iva, aumentiamo le tasse e la burocrazia nella speranza che l'economia si risollevi.
Ci meravigliamo per la corruzione ma spesso per proteggere interessi personali vengono promulgate leggi sempre più “colabrodo” e sempre più permissive e indagati e condannati siedono in parlamento in quasi tutti gli schieramenti.


venerdì 1 maggio 2015

Pedalare a vuoto


La sentenza della Consulta – peraltro ampiamente prevedibile – ha bocciato la riforma Fornero; la legge proposta tra lacrime e tweet ora costerà miliardi di euro e probabilmente polverizzerà il “tesoretto” di Renzi (sempre che esista e sia reale).
Quelli che erano i “tecnici” al governo si sono rivelati un branco di dilettanti; tra i provvedimenti economici di Monti e Fornero e le discutibili manovre sul lavoro dell'attuale governo l'economia non riparte e il baratro sembra essere sempre più profondo – basta leggere le ultime statistiche pubblicate da quei pericolosi gufi sovversivi dell'Istat.
Non serve aver studiato ad Harvard per capire che diminuzione dei diritti e aumento delle tasse non hanno mai fatto ripartire le economie. Purtroppo maggioranze e opposizioni che si sono succedute al comando in questi anni sembrano stolidamente non capirlo.
La minoranza del pd e molti suoi elettori ora accusano Renzi per la “deriva impressa al partito” ma le cose sono iniziate molto prima con le bicamerali a vuoto, con il mettere in discussione i diritti del lavoro e con tante altre cose non fatte come la revisione del bilancio della difesa, l'abolizione reale degli enti inutili e riforme da ottenebrati come quella della scuola che ha precipitato il settore dell'istruzione nel terzo mondo.
Intellettuali e figure pubbliche come il vignettista Staino danno la colpa a Bersani e al vecchio gruppo dirigente del pd per non aver fermato Renzi ignorando che la logica conseguenza di errori commessi vent'anni fa ha spianato le porte all'ex sindaco di Firenze e a tutta la corte di yes-men che ha intorno come già accaduto con Berlusconi.
Non esiste secondo me un prima senza Renzi e un dopo con Renzi – certe idee vengono da lontano, commistioni tra politici, delinquenti e imprenditori non sono di adesso ma inquinano da tempo opposizioni e maggioranze di governo – certi tentennamenti e certi compromessi ora vengono al pettine in tutta la loro gravità.
Buon primo maggio a tutti.