martedì 13 febbraio 2024

Algoritmi e informazione

 


In questi giorni a causa di un banale raffreddore sono rimasto a casa più del solito e tra tv, internet e giornali, ho avuto modo di ragionare su quello che è diventato oggi il mondo dell'informazione.

Gli ultimi tristi avvenimenti in Palestina, alcuni reportage su quello che è diventato il mondo del lavoro e anche spettacoli come il festival di Sanremo, mi hanno fatto riflettere su quello che è diventato oggi il giornalismo.

In particolare mi hanno colpito quelle pratiche e quei modi di lavorare che molti hanno classificato come "governance algoritmica" delle news.

Quello che mi ha fatto pensare è che le strategie dell'informazione odierna sono palesemente regolate da algoritmi profilati ad hoc per pilotare i nostri gusti e per stabilire cosa potrebbe interessarci di più.
Soprattutto l'invadenza dei social ha contribuito ad uniformare il modo di pensare e la propagazione delle news ora segue le stesse identiche regole. 

In realtà le tecnologie digitali per anni sono state viste come una enorme possibilità per allargare ed estendere le nostre conoscenze - molti hanno visto internet come un mezzo per veicolare sapere a tutti.

Nelle note scritte nel '91 da Tim Berners-Lee, uno dei padri del World Wide Web, ci sono cose fantastiche sulla "distribuzione" della conoscenza, della cultura e dell'informazione. 
Parliamo di insegnamento a distanza, di scuole per tutti, di conoscenze condivise e di democrazia diffusa. 
Tutti argomenti sempre più attuali e sempre più dimenticati nei distopici mondi social dell'internet di oggi.

Con il senno di poi si è visto che lo sviluppo della Rete non è andato proprio in questa direzione e che quello che poteva essere un mezzo di comunicazione formidabile è diventato un generatore di realtà virtuali spesso completamente false e del tutto slegate dalla vita vera.

La condivisione culturale che avrebbe dovuto farci dimenticare pregiudizi e luoghi comuni è scomparsa dalla rete, sostituita spesso dall'amplificazione sistematica dei nostri difetti e delle nostre chiusure mentali.

La maggior parte dei mezzi di informazione di oggi sono molto più portati a costruire consensi su cose spesso futili creando universi virtuali completamente falsi, che a divulgare o a far conoscere avvenimenti, storie e situazioni altrimenti ignorate. 

Contenuti e avvenimenti importanti e interessanti non vengono neanche presi in considerazione se non rientrano negli schemi della moderna informazione.
E come accade nei social se non si parla di certi argomenti e se non si illustrano certe realtà queste neanche esistono.



lunedì 1 gennaio 2024

Adriano Olivetti e il computer che cambiò le regole

 


Quel 27 febbraio 1960 il treno che da Milano portava a Losanna venne fermato ad Aigle e un medico salì a bordo – un passeggero si era sentito male.

Quel passeggero era Adriano Olivetti.

Alcuni testimoni dissero che aveva dimenticato il cappotto nel vagone ristorante, dopo cena era tornato a prenderlo ed era morto. 
Prima si parlò di infarto, poi di emorragia cerebrale ma non fu eseguita alcuna autopsia come di solito avviene in questi casi.

Per quello che sappiamo Olivetti stava cercando collaborazione e finanziamenti per quella che era la nuova creatura della sua industria, il computer Elea, e aveva in agenda incontri a Losanna e a Montreux.

Dopo anni di ricerche e di progetti, in Olivetti vide la luce un calcolatore modernissimo – Elea 9300 era uno dei primi mainframe interamente a stato solido con la capacità di eseguire 10000 istruzioni al secondo – superava agevolmente la concorrenza made in USA e la sua console e i suoi componenti disegnati da Ettore Sottsass, avevano una ergonomia e un design all’epoca incredibili.

Il capo progetto – l’ingegnere Mario Tchou – dimostrò che la tecnologia di Elea era avanti anni rispetto alla concorrenza.

Anche un occhio inesperto poteva vedere che Elea 9300 era il futuro – tutti gli altri calcolatori commercializzati in quegli anni da un giorno all’altro divennero dei ferrivecchi non soltanto da un punto di vista meramente estetico ma anche prestazionale.

La sua realizzazione non fu facile; mancavano anche i semiconduttori (transistor e diodi) necessari – a tale scopo Adriano Olivetti creò la SGS – praticamente rese operativa in meno di due anni una fabbrica di semiconduttori partendo da zero – per inciso la società è ancora esistente come ST Microelectronics.

All’epoca transistor veloci erano disponibili in piccole quantità e a prezzi elevati soltanto in America e Olivetti pensò bene di entrare anche in questo segmento strategico di mercato.

In breve tempo furono venduti una quarantina di esemplari Elea e questo preoccupò non poco le industrie americane che avevano iniziato a vendere i loro prodotti in Europa praticamente in regime di monopolio.

Altro motivo di preoccupazione per le industrie a stelle e strisce era stata l’acquisizione di Underwood (un produttore di macchine per scrivere e calcolatori elettromeccanici) da parte del gruppo Olivetti. 
Uno dei motivi dell’acquisizione era quello di produrre Elea e tutte le altre macchine che sarebbero state ideate poi, in quello che era il mercato più promettente al mondo. 
Un anno dopo – il nove novembre 1961 – Mario Tchou morì in un incidente stradale mentre stava andando da Milano ad Ivrea nella sede Olivetti. 

Anche in questo caso non furono fatte indagini approfondite e poco dopo il gruppo di progettisti che Tchou aveva messo insieme venne sciolto.

Nel giorno dei funerali di Adriano Olivetti dei ladri entrarono nel suo studio ma nessuno seppe cosa stavano cercando. Sembrerebbe che poi alcuni componenti Elea sparirono durante una consegna a Roma.
Anni dopo tecnici Olivetti affermarono di avere visto in America un grosso mainframe con parti simili.
Nel 1964 il sogno di Adriano Olivetti finisce: il settore elettronico viene venduto alla General Electric (nessuno vuole finanziare avventure come quelle di Elea) e gli azionisti tra i quali il gruppo Fiat preferiscono non rischiare  ed incassare subito svendendo tutto il settore del calcolo elettronico della società di Ivrea.

Il canto del cigno di quello che rimaneva del gruppo di ricercatori Olivetti guidato poi dall’ingegnere progettista Pier Giorgio Perotto, fu un’altra realizzazione memorabile – la Programma 101 - forse il primo desktop computer moderno.

Concepita tra il 1962 e il 1964 fu commercializzata dal ’65 al ’71. Era un calcolatore programmabile che poteva stare su un tavolo, con un consumo di 350 watt poteva essere alimentato dalla normale rete elettrica e aveva programmi già fatti e disponibili per finanza, geometria, statistica e ingegneria.

Il design fu affidato a Mario Bellini – un esemplare della P101 è esposto al MoMA di New York.
Presentata a New York nell’ottobre del 1965 divenne un best-seller.

Nel 1968 Hewlett Packard copiò spudoratamente la P101 violandone il brevetto con il suo modello 9100A e dovette risarcire l’Olivetti con 900.000 dollari per evitare guai giudiziali.

La Programma 101 ebbe un ottimo successo di vendita. Enti federali americani come la NASA ne acquistarono diversi esemplari. 

Prima dell’Apple II, prima del pc IBM e di tanti altri, P101 fu il computer da tavolo che poteva essere usato dopo un addestramento basico brevissimo senza avere conoscenze particolari di informatica.

Purtroppo la direzione dell’Olivetti non diede seguito all’exploit della P101 nonostante fosse stata venduta in più di 44.000 esemplari con il 90% delle vendite negli USA.

La mancanza di una figura carismatica come quella di Adriano Olivetti e divisioni interne alla famiglia portarono alla direzione dell’azienda azionisti come Mediobanca di Enrico Cuccia, Pirelli e la famiglia Agnelli tutti facenti parte del “gruppo di intervento” per risanare il bilancio.

In realtà la situazione non era così drammatica come veniva dipinta da politici come Bruno Visentini e tanti altri; la Olivetti aveva investito negli USA nella acquisizione di Underwood (azienda che produceva macchine per scrivere e calcolatori elettromeccanici) per avviare la produzione di elaboratori elettronici direttamente in quello che era il mercato più promettente.    
La società di Ivrea aveva aperto un centro ricerche – prima a New Caanan poi a Cupertino in quella che poi sarebbe diventata la Silicon Valley (vi dice qualcosa?) e se avesse continuato a percorrere la strada del calcolo elettronico, avrebbe potuto seriamente minare la superiorità americana nel settore.

Probabilmente per compiacere gli USA gli azionisti preferirono uscire dal settore dei calcolatori elettronici e non perdere gli aiuti finanziari americani – importanti soprattutto per la FIAT di Valletta. 


Così finì il sogno di Adriano Olivetti.

 

 




 

 

Attribuzione fotografie:

Autore sconosciuto (Mondadori Publishers) - http://www.gettyimages.co.uk/detail/news-photo/italian-engineer-adriano-olivetti-president-of-the-news-photo/141551307, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41318442

 

Autore sconosciuto - Perotto e il suo gruppo. Laboratorio-Museo Tecnologicamente. Retrieved on 8 January 2017. Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44607454


venerdì 15 dicembre 2023

Potere e informazione

 


Nella Rai, ormai asservita completamente alla carciofara - nessun accenno all'anniversario della strage di Piazza Fontana ma sappiamo tutto sull'addio al calcio di Chiellini e sugli slip mancanti di Elodie.
Nel frattempo gli introiti pubblicitari sono andati a picco e gli indici di gradimento neanche vengono più pubblicati. 

Una manna per le tv mediaset e per le altre tv private - la distruzione del servizio pubblico televisivo analogamente a quanto sta accadendo per il sistema sanitario nazionale asservito totalmente ai privati e ai trasporti pubblici praticamente al collasso - è una realtà.

La carciofara sta pedissequamente mettendo in pratica l'agenda Draghi come hanno fatto stolidamente i suoi predecessori - tutto assegnato ai privati, nessun rispetto per chi non se lo può economicamente permettere e una totale indifferenza per le fasce più deboli della popolazione e per le necessità reali del paese.

Secondo lei il problema sono gli extracomunitari, non gli stipendi che non crescono come avviene in tutta l'Europa, il problema sono i rave, non gli extra-profitti non tassati.
Dalla abolizione delle accise all'abolizione della legge Fornero siamo andati a finire all'aumento dei carburanti più elevato nella storia economica italiana e alle pensioni che probabilmente prenderemo a 72 anni. 

E purtroppo c'è ancora c'è chi la giustifica. 
Ancora non si vede un'opposizione combattiva e puntuale su questi temi. Come è sempre accaduto, l'opposizione si divide su sottili distinguo, perde tempo - quattro mesi soltanto per organizzare il congresso PD - e non riesce a rappresentare più da secoli quella maggioranza silente di popolazione che da anni neanche va più a votare.

Il livello delle nostre retribuzioni e delle nostre pensioni è tra gli ultimi d'Europa e non si riesce a capire come con questi stipendi da fame sia possibile far risalire commercio e scambi economici o pagare welfare e pensioni.
Perché in fondo il problema è tutto qui - con retribuzioni come queste come pensiamo di poter garantire pensioni decenti e aumentare il potere d'acquisto per sostenere l'economia del paese?

Il problema è effettivamente semplice - occorrono soldi per sostenere un welfare degno di questo nome e se non si prendono da chi ce li ha, certamente pensionati, gente a reddito fisso e piccole imprese, non potranno mai e poi mai sostenere un sistema pubblico pienamente funzionante.

Ormai questa opposizione da operetta è perfettamente inutile. Se non si mettono in primo piano obiettivi reali e condivisi e se non si riesce a capire le reali esigenze della gente si produce soltanto fuffa. 
E di fuffa i nostri governanti se ne intendono bene.


martedì 7 novembre 2023

Cessioni e catastrofi.

 


Il cda di TIM ha dato il via libera all'offerta di 22 miliardi del fondo americano Kkr per l'acquisizione della rete. Non è ancora chiaro il destino di Sparkle - la consociata che gestisce le reti di connessione internazionali.
Con questa acquisizione le comunicazioni italiane saranno interamente in mano a soggetti privati esteri che potranno condizionare e controllare le nostre connessioni e i collegamenti con il mondo.

Da tempo si sapeva che questa acquisizione prima o poi sarebbe andata avanti. La prima fase riguarderà il controllo delle reti primarie e dell'intera attività wholesale - in seguito un accordo quadro definirà l'erogazione e l'assegnazione dei servizi.

La gravità di queste manovre d'acquisizione non è stata percepita interamente dai nostri governanti. 
In realtà tutto è nato nel '97 con lo smantellamento dell'IRI e con l'inizio delle privatizzazioni selvagge che nel 2001 hanno reso possibile la cessione e la svendita di Telecom. 

Prodi e Draghi furono i principali attori di questa commedia che riuscì a trasformare quella che era un'azienda in attivo in un comodo bancomat per soggetti come Fiat, Benetton, Tronchetti-Provera e tanti altri. 

Lo slogan in voga era che "ce lo chiedeva l'Europa" - in realtà tutti i paesi europei hanno tenuto le telecomunicazioni nazionali sotto stretto controllo considerando giustamente questi assett essenziali per la sicurezza nazionale. 
Francia e Germania, pur privatizzando la gestione delle reti, hanno conservato un "nocciolo duro" nell'azionariato delle varie società per continuare ad avere potere decisionale.

Ora con questa acquisizione avremo un settore strategico come quello delle telecomunicazioni con un centro direzionale di comando all'estero che elaborerà strategie sulla base dei propri vantaggi e delle proprie esigenze che non sempre coincideranno con le nostre.

Con Telecom siamo stati fra i primi a creare reti in fibra ottica e data center moderni - ora siamo tra gli ultimi paesi europei per tasso di digitalizzazione. 
Prima del '97 Telecom era in attivo - dopo l'ondata di privatizzazioni il debito è cresciuto di anno in anno fino a raggiungere dimensioni catastrofiche.

Un passo avanti verso il completo asservimento nel generale silenzio di tutti.



 

lunedì 6 novembre 2023

Macchine di Turing

 


Il concetto di calcolo è una cosa abbastanza ovvia che gran parte di noi capisce più o meno intuitivamente. 

Prendiamo in esame la funzione f(x) = x + 5. Quando x è cinque, f(5) = 5 + 5. Dieci. 

Facile. 

Sembra ovvio che questa funzione sia sempre e comunque calcolabile. Ma alcune funzioni non sono così semplici e non è così facile determinare se possono essere calcolate, il che significa che potrebbero non darci mai una risposta definitiva.

Nel 1928, i matematici tedeschi David Hilbert e Wilhelm Ackermann proposero una domanda chiamata Entscheidungsproblem ("problema decisionale"). Col tempo, la loro domanda avrebbe portato a una definizione formale di computabilità, che avrebbe permesso ai matematici di rispondere a una serie di nuovi problemi e gettato le basi per l'informatica teorica moderna.

La definizione venne da uno studente universitario di 23 anni di nome Alan Turing, che nel 1936 scrisse un documento fondamentale che non solo formalizzò il concetto di calcolo, ma dimostrò anche una questione fondamentale in matematica e creò le basi intellettuali per l'invenzione del calcolatore elettronico. 

La grande intuizione di Turing è stata quella di fornire una risposta concreta alla domanda di calcolo sotto forma di una macchina astratta, in seguito chiamata la macchina di Turing dal suo consulente di dottorato, Alonzo Church. 

È astratta perché non esiste e non può esistere fisicamente come dispositivo tangibile ma soltanto come modello concettuale di calcolo: se la macchina può calcolare una funzione, allora la funzione è calcolabile.

Una macchina di Turing funziona perché può leggere e alterare i simboli su un ipotetico nastro infinitamente lungo, come dettato da una tabella di regole. Il nastro è composto da "celle", ognuna delle quali può memorizzare esattamente un simbolo, e la macchina legge e riscrive il contenuto delle celle con una testina del nastro. Ogni regola nella tabella determina cosa dovrebbe fare la macchina in base sia al suo stato attuale sia al simbolo che sta leggendo. 

La macchina può entrare in uno stato finale ("stato di accettazione" o "stato di rifiuto") in cui si ferma, accettando o rifiutando l'input. Oppure cade in un ciclo infinito e continua a leggere il nastro per sempre.

Il modo migliore per comprendere una macchina di Turing è considerare un semplice esempio. Immaginiamone uno progettato per dirci se un dato input è il numero zero. Useremo il numero di input 0001 accompagnato da simboli vuoti (#), quindi "#0001#" è la parte rilevante del nostro nastro.

La macchina si avvia nello stato iniziale, che chiameremo q0. Legge la cella più a sinistra del nostro nastro e trova uno spazio vuoto. Le regole dicono: "Quando sei nello stato q0, se il simbolo è #, lascialo com'è senza modifiche, sposta una cella a destra e cambia lo stato della macchina in q1". Dopo questo passaggio, la macchina è nello stato q1 e la sua testa sta leggendo il secondo simbolo, 0.

Ora cerchiamo una regola che si applichi a queste condizioni. Ne troviamo uno che dice: "Rimani nello stato q1 e sposta la testa di una cella a destra". Questo ci lascia nella stessa posizione (nello stato q1, leggendo "0"), quindi continuiamo a spostarci verso destra finché la testa finalmente legge un numero diverso, l'1.

Quando consultiamo nuovamente la tabella, troviamo una nuova regola: "Se incontriamo un 1, transizione a q2, che è uno stato di 'rifiuto'". La macchina si ferma, rispondendo "No" alla domanda originale, "'0001' è zero?"

Se invece l'input è "#0000#", la macchina incontrerà un # dopo tutti quegli zeri. Quando consultiamo la tabella, troviamo una regola che dice che questo significa che la macchina entra nello stato q3, uno stato di “accettazione”. Ora la macchina risponde "Sì" alla domanda "'0000' è z

Turing ha dimostrato che una funzione è calcolabile se esiste un algoritmo in grado di eseguire il compito desiderato. Allo stesso tempo, ha dimostrato che un algoritmo è un processo che può essere definito da una macchina di Turing. Quindi, una funzione calcolabile è una funzione che ha una macchina di Turing per calcolarla. Questo può sembrare un modo tortuoso per definire la computabilità, ma è il meglio che abbiamo oggi e che probabilmente avremo per molto tempo.

"Non è che tu abbia la possibilità di definirlo in un altro modo", ha affermato Michael Sipser, scienziato informatico teorico presso il Massachusetts Institute of Technology. "Penso che sia comunemente accettato che la tesi di Church-Turing affermi che la nozione informale di algoritmo corrisponde a ciò che qualsiasi modello computazionale 'ragionevole' può fare".

Altri matematici hanno escogitato diversi modelli di calcolo che sembrano abbastanza diversi in superficie ma in realtà sono equivalenti: possono eseguire qualsiasi calcolo che le macchine di Turing possono fare e viceversa.

Solo pochi anni dopo che Kurt Gödel aveva dimostrato che la matematica era incompleta, Church e Turing dimostrarono con questo lavoro che alcuni problemi in matematica sono indecidibili: nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può dirci se la risposta è sì o no. Entrambi furono colpi devastanti per Hilbert, che aveva sperato che la matematica avrebbe avuto risposte ordinate e idealizzate. Ma forse è meglio così: se esistesse una soluzione generale all'Entscheidungsproblem, significherebbe che tutti i problemi matematici potrebbero essere ridotti a semplici calcoli meccanici.

Oltre a rispondere a queste domande fondamentali, la macchina di Turing ha anche portato direttamente allo sviluppo dei computer moderni, attraverso una variante nota come macchina universale di Turing. Questo è un tipo speciale di macchina di Turing in grado di simulare qualsiasi altra macchina di Turing su qualsiasi input. Può leggere una descrizione di altre macchine di Turing (le loro regole e nastri di input) e simulare i loro comportamenti sul proprio nastro di input, producendo lo stesso output che produrrebbe la macchina simulata, proprio come i computer di oggi possono leggere qualsiasi programma ed eseguirlo. Nel 1945, John von Neumann propose un'architettura di computer, chiamata architettura di von Neumann, che rendeva possibile il concetto universale di macchina di Turing in una macchina reale.

Quando Sanjeev Arora, uno scienziato informatico teorico alla Princeton University, insegna questo concetto - sottolinea un quadro filosofico più ampio. "Ci sono due nozioni di 'universale'". Una nozione dell'universale è che può far funzionare qualsiasi altra macchina di Turing. Ma l'altra, più grande nozione di "universale" è che può eseguire qualsiasi calcolo che ti viene in mente nell'universo. 

Nel mondo della fisica classica, qualsiasi processo fisico può essere modellato o simulato utilizzando algoritmi che, a loro volta, possono essere simulati da una macchina di Turing.

Un'altra variante notevole e sempre più utile è la macchina probabilistica di Turing. A differenza di una normale macchina di Turing, che ha una reazione ben definita a ogni input, una macchina di Turing probabilistica può avere più reazioni basate sulle probabilità. Ciò significa che può produrre risultati diversi per lo stesso input in momenti diversi. Sorprendentemente, questo tipo di strategia probabilistica può essere più efficiente di un approccio puramente deterministico per determinati problemi. Le idee delle macchine di Turing probabilistiche si sono dimostrate praticamente utili in aree come la crittografia, l'ottimizzazione e l'apprendimento automatico.

Queste macchine astratte sono forse la migliore prova che porre domande fondamentali può essere tra le cose più utili che uno scienziato possa fare.

Ad oggi il modo più efficiente per concepire una macchina di Turing probabilistica è quello di prevedere l'impiego di computer quantistici in grado di associare una reazione definita a diversi stadi di input.

 

Crediti: in realtà questo post è il frutto di uno scambio di idee con una moltitudine di persone che come me, sono appassionate a questi problemi. Dopo anni di mail, scambi di opinioni e di contributi non sono più in grado di stabilire chi abbia detto cosa. Vi chiedo umilmente perdono.

 

venerdì 22 settembre 2023

Quello che ci manca

 

Appare ormai evidente che i servizi pubblici italiani - sanità, scuola, pensioni e trasporti - versano in uno stato ignobilmente pietoso.

Soprattutto la sanità che era considerata una delle migliori d'europa, da una trentina d'anni è sempre meno efficiente. Pronto soccorsi con attese di giorni, analisi di routine con tempi di prenotazione assurdi (che miracolosamente si accorciano se ci si rivolge, ovviamente pagando, al settore privato) ed episodi sempre più frequenti di palese inefficienza.

Un altro segnale preoccupante è quello dell'aspettativa di vita che qui da noi sta da qualche tempo diminuendo in modo preoccupante in netta controtendenza rispetto agli altri paesi d'europa. 

Praticamente molti hanno rinunciato a curarsi; soprattutto i ceti meno abbienti che non potendo rivolgersi alla sanità privata, tirano avanti come facevano i nostri nonni e il risultato ci avvicinerà sempre più ai paesi in via di sviluppo . 

Malattie e patologie in teoria perfettamente curabili mietono sempre più vittime. Paradossalmente vent'anni fa era molto più facile curarsi che adesso. 

Tutti gli schieramenti politici hanno ripetuto e ripetono ancora il mantra delle "risorse limitate", della "carenza di fondi", della "mancanza di mezzi" - nessuno escluso. 

Destra e sinistra hanno chiuso ospedali, nosocomi e pronto soccorsi e hanno affidato sempre più frequentemente attività basilari ed importanti ai privati.

In un passato neanche troppo lontano, molti politici italiani - anche progressisti - hanno magnificato la privatizzazione delle attività pubbliche. 

Ormai abbiamo settori vitali, come quello delle telecomunicazioni, completamente in mano ai privati (ricordate la privatizzazione di Telecom sponsorizzata da Prodi e da D'Alema che ancora stiamo pagando ...?) e anche la sanità pubblica è stata completamente distrutta da queste scelte folli.

Abbiamo sempre meno ospedali e meno posti letto e la fasce deboli della popolazione sono sempre più a rischio. 

Gino Strada profeticamente, espose questi dubbi tanti anni fa - qualcuno lo avrebbe voluto ministro della sanità ma poi è andata come è andata - se avete modo rileggetevi quello che aveva detto in proposito.

Quello che secondo me dobbiamo metterci in testa è che molti settori dei servizi pubblici non produrranno mai guadagni diretti e non potranno mai essere gestiti come un'azienda privata.

Trasporti pubblici funzionanti ad esempio possono ridurre l'inquinamento in modo sostanziale, ridurre le ore di lavoro perse nel traffico delle auto private, rendere le nostre strade e le nostre città sempre più vivibili, anche se non saranno mai completamente renumerativi nel normale esercizio. 

Dovrebbe essere facile da capire - invece di farci cambiare auto ogni tre anni per acquistare modelli più "ecologici" - immaginiamo di poter lasciare l'auto parcheggiata sotto casa e andare a lavorare in metropolitana.

Immaginiamo di poterci curare senza attese assurde e immaginiamo che i soggetti più esposti come gli anziani o i malati cronici possano avere una qualità di vita migliore e pesare meno sulle famiglie - soprattutto quelle a basso reddito.

Ovviamente per raggiungere questi obiettivi servono risorse economiche notevoli e non è pensabile che queste vengano trovate continuando a ridurre il tenore di vita della gente comune, dei lavoratori dipendenti, dei pensionati o delle piccole imprese.

I soldi vanno presi a chi ne ha in abbondanza - occorre tassare gli extra-profitti (pensiamo a quelli del mercato dell'energia o a quelli delle banche), prevedere una tassazione sui grandi patrimoni e razionalizzare il sistema fiscale.

Non sto parlando di provvedimenti da soviet ma di cose che paesi europei come Germania, Spagna e Francia hanno già fatto da tempo seriamente. 

Purtroppo qui da noi anche lo schieramento progressista - o presunto tale - non sarà mai ricordato per politiche economiche avanzate - basti pensare al sostegno alla fantomatica "agenda Draghi" o all'inerzia in tema di politiche di tassazione più razionali o a provvedimenti per il sostegno delle fasce più deboli della popolazione.

I nostri salari sono tra i più bassi d'Europa e per chi è finito fuori dal mercato del lavoro non c'è alcuna protezione come avviene invece in altri paesi. Gli stessi sindacati che dovrebbero tutelare la forza lavoro, hanno siglato accordi criminali per retribuzioni infami al limite dello schiavismo.

Occorre tener presente quello che dovrebbe essere l'obiettivo fondamentale fondamentale della politica - il miglioramento del tenore e della qualità della vita di tutti - nessuno escluso.



domenica 20 agosto 2023

Ecologia

 



L'ecologia è un argomento che ultimamente occupa sui social e sui mezzi di informazione spazi importanti. Articoli, servizi e post sono dedicati interamente ai diversi punti di vista su come salvaguardare l'ambiente, come ridurre consumi ed emissioni e come vivere in sintonia con il pianeta.

Ormai si parla di auto elettriche, di togliere caldaie a gas, di vietare tout-court la circolazione di mezzi ritenuti inquinanti e qualcuno si fa anche prendere "dall'ansia ecologica" - una nuova patologia che meriterebbe di essere studiata più a fondo.

Portacontainer e camion girano il mondo per portarci prodotti spesso acquistati compulsivamente - arance sudamericane hanno soppiantato nei nostri supermercati le produzioni locali e la nostra spesa arriva dai quattro angoli del pianeta. Acquistiamo prodotti che hanno fatto migliaia di chilometri - magari comodamente consegnati a casa da un esercito di trasportatori e distruggiamo parte dei nostri raccolti perché "non conviene distribuirli".

I sindaci di città come Roma stanno pensando di vietare la circolazione delle auto più vecchie anche se il problema reale è quello dell'inefficienza dei collegamenti e dei trasporti pubblici mai risolto da nessuno. 
Paradossalmente i trasporti pubblici di Roma (ma anche di altre città) sono andati sensibilmente peggiorando con il tempo e spesso, il mezzo privato è l'unica soluzione per andare a lavorare e chi non può permettersi di cambiarlo non si capisce cosa possa fare.

I luminari che ci governano per ora sono stati capaci di consigliarci di mettere un maglione in più d'inverno per abbassare i riscaldamenti o di sopportare il caldo d'estate per non accendere i condizionatori. 
Si cerca di incrementare l'elettrico ma le stazioni di ricarica sono ancora pochissime e problemi come lo smaltimento delle batterie non sono mai stati affrontati seriamente. Inoltre l'energia elettrica distribuita in rete è ancora in gran parte ottenuta impiegando combustibili fossili e il suo prezzo è in continuo aumento.

Per inciso con l'estrazione dei materiali necessari alla produzione di batterie e di elettroniche stiamo affamando l'Africa tenendo in condizione di schiavitù intere nazioni. Ragazzini di sette anni lavorano a mani nude per estrarre le sostanze necessarie a produrre accumulatori elettrici per le nostre auto ecologiche ma sembra che di questo non freghi niente a nessuno.
Tutt'al più poi ci infastidiamo per la presenza di poveri cristi che cercano di scappare dagli inferni che abbiamo contribuito a creare.

Purtroppo la "transizione ecologica" deve tener conto di tutte le filiere implicate nella gestione delle risorse. 
Guidare un'auto elettrica ricaricata con energia ancora prodotta in gran parte da combustibili fossili o sacrificare terreni agricoli per riempirli di pannelli fotovoltaici, non sono grandi idee tranne che per chi produrrà auto "ecologiche" o i pannelli stessi.

Siamo stati i primi a produrre centrali solari termodinamiche a concentrazione che producono più energia occupando meno spazio del fotovoltaico ma adesso non facciamo altro che acquistare pannelli solari cinesi. 

Carlo Rubbia aveva ideato il progetto Archimede per la costruzione di centrali termodinamiche ma tra lungaggini burocratiche e sostanziale disinteresse è andato in Spagna realizzando lì una centrale termodinamica all'avanguardia ora in produzione.

Ricerche su altri mezzi per produrre energia - idrogeno, fusione nucleare, combustibili alternativi - vanno praticamente avanti su basi volontarie senza suscitare nessun interesse nei nostri governanti.

Insomma diventeremo tutti "green" con oltre tremila navi portacontainer in giro, con migliaia di camion e furgoni che provvedono a portarci prodotti da tutto il mondo, senza una produzione locale di risorse e con un esercito di schiavi che lavora per noi - grandissimo risultato.


sabato 12 agosto 2023

Fusione nucleare


Nel dicembre 2022 i ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory hanno annunciato i risultati di una serie di esperimenti condotti nei mesi precedenti sull'innesco di una reazione di fusione nucleare controllata. 
Rispetto a quelli effettuati in passato - i nuovi esperimenti e le nuove prove del LLNL hanno rilevato un significativo incremento dell'energia prodotta e della stabilità della reazione stessa.

Ancora non avremo un bilancio energetico positivo per molto tempo - praticamente ora per ottenere una reazione di fusione stiamo impiegando più energia di quanta ne produciamo - ma la quantità di energia aumenta significativamente di anno in anno mano a mano che gli esperimenti e gli studi procedono.

Le stime più pessimistiche fissano in trenta o quaranta anni la meta per ottenere un bilancio energetico positivo e poter sfruttare la fusione per produrre energia pulita. Se però guardiamo i progressi fatti in tutto il mondo, probabilmente il traguardo potrebbe essere raggiunto anche  una decina di anni prima.

Perché le ricerche sulla fusione nucleare sono importanti? Fino a oggi la produzione di energia con il nucleare è stata fatta impiegando reattori a fissione. Senza addentrarci troppo nella tecnologia nucleare possiamo immaginare un reattore tradizionale come qualcosa di non completamente e non facilmente controllabile. 

Immaginate di dover controllare nella vostra cucina l'acqua che bolle senza poter regolare il gas e avendo come unica opzione quella di aggiungere acqua nel caso evaporasse troppo rapidamente o quella di raffreddare in qualche modo la pentola se l'acqua si consumasse troppo velocemente.

Le criticità dei reattori tradizionali sono proprio quelle inerenti al controllo della fissione e al raffreddamento del nucleo. Incidenti come quello di Chernobyl o come quello di Fukushima sono il risultato delle caratteristiche della reazione di fissione. 
In parole povere il controllo di una reazione di fissione non è mai assicurato al 100%. 

Impianti di raffreddamento non funzionanti al momento giusto, sensori che rilevano dati in modo errato o raffreddamento insufficiente del nucleo fissile come accaduto in Giappone, mettono a rischio interi territori con inquinamento da radiazioni e avvelenamento da contaminazione radioattiva.

Il metodo che consentirà di produrre energia tramite fusione è invece l'ideale per evitare tutti questi inconvenienti - la reazione può essere innescata e fermata quando occorre, non ci sono emissioni significative di radioattività nell'ambiente o emissioni di composti pericolosi.
Altra cosa importante da considerare è che la fusione non impiega materiali radioattivi ma soltanto deuterio e trizio ricavati dall'idrogeno.

Tutte queste caratteristiche spiegano bene perché in tutti i paesi sviluppati le ricerche sulla fusione procedono a ritmo serrato. In Italia siamo stati tra i pionieri in queste ricerche anche se poi i finanziamenti destinati alla fusione vengono sempre più erogati con il contagocce con la lungimiranza che contraddistingue i nostri governanti.

Abbiamo contribuito a progettare e costruire macchine e dispositivi come il "tokamak" - un reattore sperimentale costruito a Cadarache nel sud della Francia. 
Questo dispositivo interessante ha consentito di mettere le basi per una possibile modalità di fusione nucleare ma i mezzi per continuare questi studi sono legati all'intelligenza e alla sensibilità e alla cultura dei nostri politici.

Anche l'esperimento DTT che prevede la costruzione di un dispositivo tokamak più moderno a Frascati è iniziato nel 2020 e speriamo che possa progredire e si possano trovare i soldi necessari per continuarlo.

Per ora non c'è un piano a lungo termine ma richieste delle università e degli enti di ricerca spesso non coordinate.
Manca una direzione efficace e puntuale che possa affrontare il problema e reperire le risorse necessarie a questi studi con il rischio che pur avendo studiato la materia per primi, in un futuro prossimo saremo magari costretti ad acquistare reattori a fusione da qualcun altro.