Nel dicembre 2022 i ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory hanno annunciato i risultati di una serie di esperimenti condotti nei mesi precedenti sull'innesco di una reazione di fusione nucleare controllata.
Rispetto a quelli effettuati in passato - i nuovi esperimenti e le nuove prove del LLNL hanno rilevato un significativo incremento dell'energia prodotta e della stabilità della reazione stessa.
Ancora non avremo un bilancio energetico positivo per molto tempo - praticamente ora per ottenere una reazione di fusione stiamo impiegando più energia di quanta ne produciamo - ma la quantità di energia aumenta significativamente di anno in anno mano a mano che gli esperimenti e gli studi procedono.
Le stime più pessimistiche fissano in trenta o quaranta anni la meta per ottenere un bilancio energetico positivo e poter sfruttare la fusione per produrre energia pulita. Se però guardiamo i progressi fatti in tutto il mondo, probabilmente il traguardo potrebbe essere raggiunto anche una decina di anni prima.
Perché le ricerche sulla fusione nucleare sono importanti? Fino a oggi la produzione di energia con il nucleare è stata fatta impiegando reattori a fissione. Senza addentrarci troppo nella tecnologia nucleare possiamo immaginare un reattore tradizionale come qualcosa di non completamente e non facilmente controllabile.
Immaginate di dover controllare nella vostra cucina l'acqua che bolle senza poter regolare il gas e avendo come unica opzione quella di aggiungere acqua nel caso evaporasse troppo rapidamente o quella di raffreddare in qualche modo la pentola se l'acqua si consumasse troppo velocemente.
Le criticità dei reattori tradizionali sono proprio quelle inerenti al controllo della fissione e al raffreddamento del nucleo. Incidenti come quello di Chernobyl o come quello di Fukushima sono il risultato delle caratteristiche della reazione di fissione.
In parole povere il controllo di una reazione di fissione non è mai assicurato al 100%.
Impianti di raffreddamento non funzionanti al momento giusto, sensori che rilevano dati in modo errato o raffreddamento insufficiente del nucleo fissile come accaduto in Giappone, mettono a rischio interi territori con inquinamento da radiazioni e avvelenamento da contaminazione radioattiva.
Il metodo che consentirà di produrre energia tramite fusione è invece l'ideale per evitare tutti questi inconvenienti - la reazione può essere innescata e fermata quando occorre, non ci sono emissioni significative di radioattività nell'ambiente o emissioni di composti pericolosi.
Altra cosa importante da considerare è che la fusione non impiega materiali radioattivi ma soltanto deuterio e trizio ricavati dall'idrogeno.
Tutte queste caratteristiche spiegano bene perché in tutti i paesi sviluppati le ricerche sulla fusione procedono a ritmo serrato. In Italia siamo stati tra i pionieri in queste ricerche anche se poi i finanziamenti destinati alla fusione vengono sempre più erogati con il contagocce con la lungimiranza che contraddistingue i nostri governanti.
Abbiamo contribuito a progettare e costruire macchine e dispositivi come il "tokamak" - un reattore sperimentale costruito a Cadarache nel sud della Francia.
Questo dispositivo interessante ha consentito di mettere le basi per una possibile modalità di fusione nucleare ma i mezzi per continuare questi studi sono legati all'intelligenza e alla sensibilità e alla cultura dei nostri politici.
Anche l'esperimento DTT che prevede la costruzione di un dispositivo tokamak più moderno a Frascati è iniziato nel 2020 e speriamo che possa progredire e si possano trovare i soldi necessari per continuarlo.
Per ora non c'è un piano a lungo termine ma richieste delle università e degli enti di ricerca spesso non coordinate.
Manca una direzione efficace e puntuale che possa affrontare il problema e reperire le risorse necessarie a questi studi con il rischio che pur avendo studiato la materia per primi, in un futuro prossimo saremo magari costretti ad acquistare reattori a fusione da qualcun altro.
