Siamo abituati a pensare di vivere nell’epoca dei computer - ogni giorno entriamo in contatto con l’automazione, con l’informatizzazione e con la virtualizzazione dei nostri dati personali e di tanti altri aspetti della nostra esistenza.
Teniamo gli
occhi incollati sui nostri smartphone – praticamente dei computer
sempre con noi e costantemente collegati.
In
pochi anni ci siamo abituati al fatto che l’informatica è sempre
più presente in tutte le attività quotidiane.
Un mondo senza software, senza computer e senza rete ormai sarebbe inconcepibile. Sul fatto che l’informatizzazione sempre più estesa sia un vantaggio e garantisca sempre e comunque una migliore qualità della vita ci sarebbe molto da discutere ma la tendenza ad affidare agli algoritmi delle reti informatiche tutto quello che facciamo non può essere più invertita.
Molti
pensano che l’era dell’informatica sia iniziata alla fine degli
anni 40 – in realtà in quegli anni le tecnologie disponibili
permisero di realizzare idee che erano state elaborate almeno cento
anni prima.
Charles
Babbage, un matematico e filosofo inglese dell’ottocento teorizzò
e cercò di costruire la prima macchina calcolatrice per tabulare
funzioni polinomiali che permettessero di risolvere con buona
approssimazione funzioni trigonometriche e logaritmi.
Babbage
teorizzò anche la realizzazione di una macchina “analitica universale” che
potesse permettere la soluzione di calcoli generici tramite una
“programmazione” e una concezione simile a quella degli odierni
calcolatori – un sistema di input a schede perforate, una unità di
memoria e una unità logico-aritmetica per la soluzione dei calcoli.
Questa
macchina non fu mai costruita ma destò l’interesse di molti
matematici dell’epoca tra cui Ada Lovelace che teorizzò diversi
usi mediante “programmi” veri e propri, tra cui un algoritmo per il
calcolo dei numeri di Bernoulli che può essere considerato il primo
software della storia.
Ada
Lovelace era la figlia di Lord Byron e fin dall’infanzia, aveva
manifestato una abilità nel comprendere la logica matematica non
comune. Purtroppo morì a 37 anni e problemi fisici e di salute hanno segnato la sua vita e impedito che potesse dedicarsi interamente ai suoi studi.
Forse ancor più di Babbage che aveva studiato la
realizzazione di queste macchine calcolatrici, ne comprese perfettamente le
implicazioni e le possibilità.
Iniziò una fitta corrispondenza con Babbage e con il matematico italiano Menabrea dove mise in risalto la programmabilità delle “calcolatrici” e addirittura espresse per sommi capi il concetto di “intelligenza artificiale” e di “macchina programmabile” che poi Alan Turing sviluppò quasi cento anni dopo.
Ricordatela
quando usate il vostro smartphone o il vostro pc.
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Sarah Carpenter








