Su
diversi giornali sta girando una notizia come una musica in in
sottofondo. Senza sensazionalismi e con un certo misunderstanding,
alcuni quotidiani hanno riferito che in Italia il tasso di mortalità
è aumentato di circa l'undici per cento in poco più di un anno.
Circa sessantasettemila morti in più rispetto al 2014 che in assenza
di dati strutturati (situazioni specifiche, fasce d'età, rilevazioni
demografiche precise) ci rimandano comunque agli anni '40.
Secondo
l'Istat servirà ancora qualche mese per avere a disposizione analisi
più complete ed esaustive. Possiamo comunque fare alcune ipotesi: la
più evidente è quella che vede il nostro paese invecchiare sempre
più. Si fanno meno figli, ci si sposa più tardi e l'indice di
natalità è sempre più basso. L'Italia sta diventando un paese di
vecchi; in ogni settore l'accesso e la presenza dei giovani è sempre
più rarefatta – il mondo del lavoro è ingessato, preso in una
morsa soffocante tra pensioni sempre più lontane e precariato sempre
più diffuso che rende difficile ai giovani l'accesso al
lavoro, al "mestiere" e la possibilità di mettere su famiglia.
I
tentativi fatti dai nostri governanti per risolvere il problema in
realtà lo hanno profondamente aggravato – un sistema scolastico
ridotto ad una farsa, un avviamento al lavoro inesistente e il
collasso del sistema pensionistico hanno causato una situazione di
precarietà sociale degna di una guerra.
Il
sistema sanitario potrebbe essere una delle cause del problema;
sempre più persone con patologie serie non riescono più ad avere
accesso alle cure necessarie per inefficienza dei servizi o più
semplicemente perché nonostante i limiti d'età, ancora costretti a
lavorare senza possibilità di avere tempo e risorse occorrenti alle
terapie di base.
Sembrerebbe
che i decessi per patologie cardiovascolari o quelli causati da
malattie croniche come il diabete siano improvvisamente aumentati.
Nell'indifferenza
generale sanità, assistenza e istruzione stanno facendo terribili
passi indietro. Quello che mi domando è se sia giusto che la
politica continui a perseguire obiettivi distanti dal bene comune; si
preferisce salvare banche o privilegi dei grossi gruppi finanziari in
nome di una visione economica superata. La storia ci ha insegnato a
più riprese che aumentare le tasse e ridurre e comprimere lo stato
sociale non ha mai aiutato a risolvere le crisi economiche, anzi le
ha aggravate – basta vedere l'aumento del tasso di disoccupazione
di questi anni e il numero delle imprese costrette a chiudere i
battenti.








