domenica 27 aprile 2025
Lo zero
domenica 12 gennaio 2025
Automobile in crisi
Nonostante i 47 miliardi spesi dagli italiani per acquisto di nuove auto - un record storico - il numero delle vendite di automobili in realtà è diminuito di quasi il 22% nell'ultimo anno, indice di una profonda crisi del settore. I miliardi spesi per l'acquisto di automobili in realtà sono da mettersi in relazione all'aumento dei prezzi che negli ultimi vent'anni è salito continuamente.
I prezzi delle automobili sono in continua ascesa - negli ultimi anni il costo di un modello di fascia media è salito fino a quasi 30.000 euro - più o meno quasi una ventina di stipendi medio bassi.
Mio padre nel '71 acquistò una Fiat 128 pagandola circa 1 milione e quattrocentomila lire, circa 7 o 8 stipendi medi dell'epoca.
L'aumento del costo delle auto è stato di oltre il 40% in cinque anni e modelli di fascia bassa - quelle che erano le utilitarie di una volta - sono praticamente scomparsi.
Le cilindrate sotto i 900 cc. sono in gran parte uscite dai listini da diversi anni, molte auto sono ibride (e costano di più) mentre le vendite dei modelli elettrici qui in Italia non hanno decollato mai in modo significativo penalizzate dal costo dell'energia e dall'assenza di una rete di ricarica.
Da noi l'età del parco macchine in circolazione sta nuovamente aumentando dopo gli anni del boom.
Molti dicono che l'auto non è più commercialmente un prodotto di punta come è stato in passato ma non sono molto d'accordo. In un paese come il nostro, con un sistema di trasporti pubblici poco più che embrionale, l'auto per molti è ancora una necessità vitale.
Il problema è che nessun costruttore ha realmente innovato e cercato di vendere modelli realmente appetibili. Se vediamo i modelli di auto oggi in commercio, possiamo notare che all'interno di una stessa fascia di appartenenza tutti quelli che i vari costruttori propongono sono in realtà quasi identici con caratteristiche praticamente uguali, spesso con parti meccaniche unificate e prestazioni molto simili.
Le case costruttrici poi non hanno più rischiato come nel passato introducendo modelli realmente innovativi o aprendo altre fasce di mercato. Paradossalmente la Fiat di Valletta è stata molto più moderna e innovativa della Stellantis di John Elkann.
Le case automobilistiche di oggi investono poco rispetto a quanto succedeva cinquanta anni fa e cercano comunque di guadagnare alzando i prezzi.
Quello dell'auto è un mercato ingessato senza novità reali e con una unificazione e una banalizzazione dell'offerta sempre più elevata e credo che dovremmo preparaci ad affrontare una crisi del settore sempre più profonda che segnerà profondamente l'economia europea e l'economia italiana.
Quasi tutti i governi d'Europa non stanno gestendo bene la trasformazione ecologica e i cambiamenti del mercato dell'auto e la crisi ormai si fa sentire anche in quei paesi dove l'industria automobilistica l'ha fatta da padrone per decenni.
mercoledì 25 dicembre 2024
Prodotto Interno Lordo
I dati relativi all'andamento dell'economia italiana che la stampa europea ha pubblicizzato ultimamente (chissà perché argomento trascurato da tutti i nostri mezzi d'informazione) sono impietosi e fotografano una situazione apparentemente senza via d'uscita.
Nonostante un mercato del lavoro ormai senza regole, nonostante le retribuzioni e gli stipendi tra i più bassi d'Europa, nonostante i tagli indiscriminati a sanità e servizi, l'Italia non cresce come dovrebbe.
I nostri governanti hanno incolpato il reddito di cittadinanza, il superbonus, i costi energetici, la crisi dei migranti, il terrorismo, la brexit, le fasi lunari, l'influenza aviaria e le piogge acide.
In realtà brexit e terrorismo c'entrano poco e i migranti per niente – il paese non cresce perché è ormai chiuso da politiche assurde che pochi capiscono e a cui pochi si oppongono.
Domandate a tutti quelli che hanno provato oggi ad iniziare un'attività - a mettere su “bottega” - i costi che hanno sostenuto, le burocrazia ottusa e tutte le difficoltà che incontrano e tutti gli ostacoli che superano quotidianamente.
Parlando di economia spesso siamo portati a pensare ai grandi gruppi finanziari o alle grandi industrie ma l'Italia è stata sempre caratterizzata dalla presenza di imprese medie e piccole, di artigiani e di piccoli imprenditori.
Settori come il turismo e la moda sono rappresentati da una miriade di piccole realtà spesso gestite su basi familiari che non hanno mai avuto paura di niente e di nessuno; idee nuove, fantasia, creatività e flessibilità hanno da sempre caratterizzato queste attività che oltretutto hanno formato professionalità invidiabili.
Altro fatto è poi quello delle "partite iva" - teoricamente liberi professionisti ma in realtà per buona metà lavoratori che emettono fattura ad un solo cliente. Praticamente soggetti che in una realtà meno distopica potrebbero e dovrebbero essere dei normali dipendenti.
I grandi gruppi industriali (per fortuna non tutti) hanno spesso avuto comportamenti simili a quelli di uno sciame di cavallette; sempre coccolati con aiuti statali a pioggia e politiche protezionistiche compiacenti - quando i giochi hanno iniziato a diventare duri, hanno alzato le braccia al cielo delocalizzando la produzione, licenziando e trasferendo attività, contabilità e sede fiscale; il caso FIAT/FCA/Stellantis è un classico del genere - quando va tutto bene capitalisti, quando le cose si complicano tutti a richiedere l'intervento dello stato.
Ma anche in questo caso, fatta terra bruciata, l'unica soluzione sembra essere quella di scappare a gambe levate verso altri lidi.
Altro punto da considerare è che in tempo di crisi le politiche di austerità non hanno mai funzionato in nessun paese del mondo; ridurre i servizi serve solo a bloccare ogni tentativo di crescita e a scatenare l'incertezza; aumentare l'età pensionabile, come sicuramente avverrà ancora, serve soltanto ad ingessare un mercato del lavoro già asfittico.
Oggi nel nostro paese per la prima volta in sessant'anni i figli sono più poveri dei genitori e con minori possibilità di realizzarsi; la certezza di miglioramento che ha accompagnato la vita delle vecchie generazioni non è più scontata e il futuro appare sempre più incerto.
Purtroppo sembra che molti siano praticamente “addormentati” e soprattutto i giovani che dovrebbero essere la forza propulsiva di ogni cambiamento, sembrano latitare pericolosamente.
I nostri governanti stanno dimostrando un dilettantismo e un pressapochismo totale, presi da altre preoccupazioni come mettere le mani sulla costituzione o evitare argomenti spinosi come le pensioni, il sistema sanitario o l'istruzione che riforme da incompetenti hanno completamente rovinato.
Abbiamo acquistato e continuiamo a comprare costosi aerei F35 e altri sistemi d'arma sofisticati e fino ad ora nessuno è riuscito a quantificare quanto costano esattamente gli aiuti e gli interventi militari – tanto poi chiudiamo ospedali e mettiamo a pagamento prestazioni sanitarie per cercare di pareggiare i conti.
Con un sistema fiscale come il nostro un dipendente, un piccolo imprenditore, un artigiano o un pensionato in proporzione paga più tasse di Amazon, di Thales o di Stellantis.
Non è pensabile che con queste risorse sia possibile mandare avanti la baracca, avere servizi funzionanti e pagare le pensioni, senza contare poi che il numero dei nuovi lavoratori cala e quello dei pensionati aumenta; purtroppo stiamo diventando un paese di vecchi dove il numero delle nuove famiglie è in drammatica diminuzione.
Gli immigrati che potrebbero contribuire anche loro al welfare, vengono invece sfruttati - nei loro confronti ci comportiamo come i soliti furbacchioni; paghiamo se va bene cinque euro l'ora chi raccoglie frutta e pomodori pensando di fare un affare senza capire che quei lavoratori se regolarizzati potrebbero contribuire anche loro a mandare avanti la baracca.
Il fatto è che nessuna formazione politica italiana ha mai avuto il coraggio di tassare gli extra-profitti - pensiamo ai farmaceutici, all'industria degli armamenti o al settore energetico. Destra e sinistra non hanno mai preso in considerazione l'idea che i soldi vanno presi a chi ce li ha.
Paesi come la Germania o la Spagna non certo governati dai soviet - con la tassazione differenziata degli extra profitti stanno cercando d difendere le fasce più deboli della popolazione e quelle più giovani, cercando di garantire retribuzioni eque e servizi migliori.
Qui da noi, anche quello che dovrebbe essere il polo "progressista" latita pericolosamente nell'affrontare certi argomenti e in tema di politica economica non ha idee chiare se non tirare a campare in qualche modo.
Una cosa che dovrebbe far pensare è l'assenteismo che cresce ad ogni tornata elettorale - nelle ultime elezioni hanno votato più o meno soltanto due o tre italiani su cinque. Evidentemente c'è una forte crisi di rappresentatività della politica che non riesce a sintonizzarsi su quelli che sono i bisogni e le preoccupazioni reali delle persone.
Quello che dovrebbe essere il maggior partito d'opposizione è bloccato da una nomenclatura strutturata similmente a quella della vecchia DC e proposte reali per superare questo stato di crisi spesso non vengono neanche prese in considerazione per non invadere gli orticelli degli "amici" dei vari ras.
In tema di politica economica i capitani coraggiosi della nostra opposizione non hanno saputo fare altro che rivolgersi pedissequamente al "tecnico" di turno, Monti, Fornero o Draghi e le destre hanno fatto esattamente lo stesso. Nessuno vuole prendersi la responsabilità di fare opposizione seriamente.
Poi ci meravigliamo del disinteresse o dell'assenteismo elettorale.
giovedì 21 novembre 2024
Maggioranza silenziosa - parte seconda
Nelle ultime elezioni in Emilia-Romagna e in Umbria praticamente il vero vincitore è stato l'assenteismo.
Un umbro su tre non è andato a votare e in Emilia l'affluenza è stata del 44,5%.
Chi non capirà questo sarà destinato a ripetere in continuazione gli stessi errori e a non cambiare niente se non a chiacchiere.
martedì 29 ottobre 2024
Maggioranza silenziosa
Dopo le elezioni in Liguria a sinistra sento sempre le stesse lamentele - gli italiani "non capiscono", "non vedono quello che ha fatto la destra", non tengono conto "della situazione", dimenticano quello che si "dice a destra".
Innanzitutto oltre il 50% degli elettori è rimasto a casa, Evidentemente nessuno è è riuscito realmente a coinvolgere queste persone e a farle uscire per andare a votare. E questa secondo me è la vera sconfitta.
Si cercano "campi larghi" coinvolgendo cattolici e conservatori in alleanze improbabili per cercare di ottenere più voti e dimenticando quella gran parte di elettori che rimangono a casa e che ormai hanno rinunciato ad esprimersi.
Si parla di Renzi o di Calenda, si parla di cattolici "progressisti" (secondo me un ossimoro in termini) ma di chi rimane a casa perché non si riconosce più in nessuna parte politica nessuno se ne cura.
Non si tassano gli extra profitti, non si riesce a proporre e tanto meno a fare una patrimoniale valida e l'unica soluzione ormai ovvia è come sempre, ridurre i servizi, privatizzarli e tartassare sempre più la gente comune aumentando ancora una volta l'età pensionabile e riducendo l'importo reale delle pensioni stesse.
Perché aspettarsi che avvenga un cambiamento sostanziale se poi si continua a dire e a fare sempre le stesse cose?
Perché aspettarsi che la gente ti voti quando retribuzioni e tassazione non sono cambiate neanche quando eri al governo?
Gli italiani, rispetto ad altri, sono strani. Si informano molto meno rispetto ad altri popoli europei, leggono poco, studiano ancora meno e abbandonano spesso la scuola (stiamo diventando il fanalino di coda nel panorama dell'istruzione europea).
Per invertire la tendenza e incidere realmente servirebbe essere veramente progressisti ma non si vede luce in fondo al tunnel rispetto a questo argomento.
domenica 22 settembre 2024
Immigrati e immigranti.
Continua imperterrito il mantra sulla presenza di "troppi immigrati" in Italia, molti si sentono "meno sicuri" (nonostante in realtà i reati contro il patrimonio siano in netta diminuzione da anni a differenza di quelli finanziari) e invocano una maggior "fermezza" dello stato e delle istituzioni.
Queste affermazioni hanno fatto la fortuna elettorale di molti partiti - Fratelli d'Italia e Lega tra i primi e dominano i mezzi di informazione.
Anche sui social l'immigrato "cattivo" è ormai un personaggio ricorrente come quelli della Disney o della LucasFilm.
Una cosa che vorrei ricordare è che in moltissimi paesi siamo stati in realtà noi italiani a portare vera delinquenza; controllo del gioco d'azzardo e della prostituzione, gestione dei traffici di stupefacenti, speculazione edilizia, controllo dei lavoratori e dei sindacati - dico che probabilmente senza la mafia gli USA sarebbero ancora fermi all'abigeato o all'assalto di diligenze.
Sembra che fenomeni come la 'ndrangheta o la camorra siano ormai anche pesantemente presenti in molti paesi del nord-Europa che consideriamo "civili".
I nostri mezzi d'informazione a reti unificate in genere però raccontano questa favoletta sugli "arrivi" dimenticando il numero, da anni in continuo aumento, degli italiani che scelgono l'estero per studiare e per lavorare rispetto a tutti gli stranieri che vogliono entrare in Italia.
Dopo aver sistematicamente affamato e impoverito quelli che chiamiamo "paesi in via di sviluppo" ci meravigliamo se poi orde di poveracci cerchino di scappare degli inferni che abbiamo contribuito a creare.
Mi preoccupa poi pure che dei dementi parlino di "razza italica" senza sapere che gli italiani non sono niente altro che il prodotto di invasioni ripetute, fughe e mescolanze continue.
Il fatto è che per non scomparire come paese abbiamo bisogno di giovani che possano mettere su famiglia e che lavorino pagando le tasse, pagando i servizi come scuole e sanità e pagando anche le nostre pensioni.
Non vedo come la "razza italica" possa continuare ad esistere a queste condizioni.
Pensateci prima di cedere ai soliti luoghi comuni.
sabato 14 settembre 2024
Germania in crisi
giovedì 20 giugno 2024
Nuova povertà
L'ultimo rapporto della Caritas disegna una realtà impietosa. Il numero di quelli che vengono considerati "poveri" ha raggiunto i massimi storici e per la prima volta le statistiche ci dicono che gran parte degli assistiti in realtà ha un lavoro ma con la retribuzione percepita non è in grado comunque di vivere decentemente.
Ormai si parla di "lavoro povero" quando la retribuzione non consente di uscire dalla fascia di povertà. E purtroppo il bello è che gran parte dei rapporti occupazionali non garantiscono una vita decente.
L'Italia dal punto di vista retributivo sta diventando il fanalino di coda europeo; la produzione industriale continua a calare e i servizi come scuola e sanità a peggiorare.
Nessuno schieramento politico riesce a capire che i soldi per il welfare vanno presi a chi ce li ha - pensionati, dipendenti e piccole aziende non possono sostenere i costi dei servizi.
Su questi temi gli italiani sembrano essere più o meno addormentati fino a quando non sono investiti direttamente da problemi del genere; anche i partiti progressisti sembrano spesso ignorare certi obiettivi e certe mete tirando a campare e seguendo il parere dei "tecnici" quando il gioco diventa effettivamente duro e ci si trovano davanti i grossi gruppi economici e finanziari.







