Credo che altre parole non servano a niente
Lo stato della sanità pubblica italiana va peggiorando di giorno in giorno - nonostante le belle parole della politica (quella di ieri e quella di oggi) - accedere ai servizi sanitari sta diventando una roulette e le strutture ospedaliere stanno affondando rapidamente, senza personale e senza risorse significative.
L'aspettativa di vita media si sta lentamente riducendo in modo curioso: una persona di sessantacinque anni per l'inps può ancora lavorare ma a causa di molte patologie diffuse è spesso considerata dai medici un "soggetto fragile".
Nel nostro ottenebrato mercato del lavoro questi "soggetti fragili" stanno comunque sui ponteggi, lavorano in cantiere, passano ore davanti ad una pressa o un tornio o portano camion e mezzi pesanti.
Negli ospedali pubblici spesso i servizi importanti sono appaltati a privati e mancano figure professionali indispensabili. Cooperative, aziende private e soggetti terzi ormai gestiscono servizi basilari come analisi mediche, pulizie, assistenza e ristorazione, tutti nelle mani di società che hanno come unico scopo il profitto.
Gli italiani sembrano di non accorgersi di tutto questo, magari fino a quando non vengono purtroppo coinvolti personalmente.
Un anno fa mia moglie è venuta a mancare in un ospedale qui in zona - con la sua patologia probabilmente non avrebbe avuto scampo ma nessuno mi ha saputo spiegare perché - impossibilitata a muoversi - nessuno le dava da mangiare; ho dovuto smettere di lavorare per nutrirla e quando ho protestato con la direzione mi è stato risposto che non era disponibile personale "adatto".
Nella farmacia dell'ospedale spesso mancavano farmaci essenziali - anche qui mi hanno dato ricette per prenderli fuori in farmacia e portarli in ospedale.
L'attuale governo ha ancora ridotto il budget sanitario come peraltro fatto dai governi precedenti, regalando ancora interi settori e attività ai privati.
Il mantra che sostiene che il privato possa svolgere attività in modo più efficace rispetto al pubblico è sempre attuale e nessun politico - anche d'opposizione - si è mai pronunciato contro questa scemenza.
Ovviamente lo scopo principale di una attività privata è quello di fare soldi ma garantire un servizio pubblico efficace non ha mai fatto guadagnare nessuno.
Quindi la "mancanza di risorse" ha costituito sempre la scusa principale per girare ai privati servizi e prestazioni essenziali.
Nessuno ha pensato che i soldi vanno tolti a chi ce li ha; chi consegue extra profitti o i detentori di grandi patrimoni e simili dovrebbero pagare questi servizi.
Certamente pensionati, piccole aziende o lavoratori dipendenti (con le retribuzioni più basse d'Europa) non potranno mai sostenere un sistema pubblico.
Le parole di Gino Strada che qualcuno voleva addirittura nominare ministro della sanità, sono state purtroppo dimenticate in fretta.
In Italia sembrerebbe ci siano oltre sei milioni di persone sotto la soglia di povertà e grosso modo nove-dieci milioni che vivono pericolosamente vicino a questo limite.
In tutto circa quindici milioni di persone sul filo del rasoio sempre più ai margini della società.
Per molti la perdita del lavoro, l'impossibilità di andare in pensione o di ricollocarsi è diventato un incubo e ha precipitato persone e famiglie “normali” nel baratro della povertà. Una bolletta troppo alta, la perdita del lavoro o una malattia grave hanno cambiato la vita di moltissime famiglie facendole precipitare nell'indigenza.
Famiglie con un tenore di vita normale per problemi come questi sono passate da una vita faticosa ma decente a fare la fila alla mensa della Caritas.
Le trasformazioni del mercato del lavoro poi hanno aumentato la precarietà di molte situazioni e diminuito i redditi percepiti senza aumentare l'occupazione reale.
La riforma Fornero ha ingessato l'accesso al lavoro dei più giovani e ha creato centinaia di migliaia di casi scoraggianti – lavoratori troppo anziani per ricollocarsi e troppo giovani per andare in pensione.
Negli ultimi anni a causa della crisi migliaia di aziende hanno chiuso i battenti; per le piccole imprese non c'è stata neanche la percezione esatta di quello che è successo – silenziosamente sono scomparse nel nulla moltissime attività e realtà artigiane, negozi e piccole manifatture nella totale indifferenza dei media e senza alcun tipo di ammortizzatori sociali o di pubblicità.
In passato qui da noi, grandi gruppi industriali e finanziari hanno accumulato fortune che spesso sono andate a finire all'estero – investendo solitamente meno dello stretto necessario e uscendo fuori dal gioco quando la situazione iniziava a diventare critica.
Quelle che hanno contribuito maggiormente al nostro benessere sono state proprio le piccole realtà che adesso stanno soffrendo di più – basti pensare a tutte quelle legate al turismo e all'accoglienza, all'artigianato e alla moda, ai servizi, a quelle piccole imprese che hanno formato personale qualificatissimo e sono andate avanti sul territorio nonostante la burocrazia ottusa, le tasse esagerate e tutte le difficoltà tipiche del nostro paese.
Le grandi industrie e i grandi gruppi hanno sempre reinvestito poco e niente dei loro guadagni pur beneficiando spesso di grandi quantità di aiuti e commesse statali e di una legislazione compiacente.
Fatte le debite proporzioni una piccola azienda subisce una pressione fiscale enorme e gode di ben pochi aiuti rispetto a realtà più grandi – l'esempio Fiat - ora Stellantis - è illuminante.
Per anni la casa automobilistica torinese ha goduto di aiuti e leggi tagliate su misura operando spesso in regime di quasi monopolio; quando il gioco si è fatto duro sono partite le delocalizzazioni, le chiusure e i licenziamenti e ormai il marchio ha praticamente spostato le attività principali e potenzialmente più redditizie fuori dall'Italia.
Altro punto dolente è che gli introiti derivanti dal fisco vengono impiegati in modi fantasiosi, basti pensare al bilancio della difesa. Quando venne abolita la leva obbligatoria molti dissero che un esercito più piccolo e professionale avrebbe assorbito meno risorse e avrebbe pesato meno sul bilancio.
Così non è stato: abbiamo sommergibili oceanici, satelliti militari (!), stiamo partecipando all'acquisto di aerei F35 che non è ancora chiaro se e quando funzioneranno e a cosa serviranno.
Le missioni all'estero e gli aiuti poi stanno assorbendo cifre folli perseguendo spesso politiche a noi sfavorevoli come accaduto in Libia, in Afghanistan o in Ucraina fatte solo per compiacere gli USA - i veri padroni del vapore.
Sembrerebbe che la difesa paghi 17 euro un rotolo di asciugatutto e che gran parte del bilancio dedicato ad essa in realtà assicuri la sopravvivenza di una vera e propria casta oligarchica privilegiata.
Per contro molte delle auto delle forze dell'ordine sono immobilizzate perché guaste, troppo vecchie o più prosaicamente perché senza benzina, alla faccia del “controllo capillare del territorio” tanto sbandierato da tutti nelle campagne elettorali.
Nelle cancellerie dei tribunali non è più possibile fare fotocopie e negli ospedali c'è una situazione da terzo mondo con pazienti sulle barelle del pronto soccorso per tre o quattro giorni prima del ricovero e personale insufficiente.
In una situazione politica praticamente senza una opposizione di rilievo, tra tweet e supercazzole sembra essere tornati agli anni trenta.
Possibile che chi fa opposizione in parlamento ancora si perda in discorsi sul sesso degli angeli, tentennamenti, distinguo così sottili da essere incomprensibili e giri di parole da nonsense o da limerick?
Dopo aver aperto la porta a Renzi prima e poi a Draghi ora i nostri oppositori da operetta hanno messo il broncio e sembra non riescano a capire bene cosa fare.
Molti si stanno scatenando proponendo azioni su questioni già decise; ormai molti giochi sono fatti senza nessuna possibilità di trattativa – bastava pensarci prima ragazzi.
Ora si parla di salario minimo o di retribuzioni o di sanità e di pensioni - argomenti che sono stati sistematicamente ignorati per anni proprio da chi doveva difenderli.
Credo che siamo arrivati a questo proprio per la distanza tra chi ci dovrebbe rappresentare e il mondo reale; quando li sento parlare mi domando sempre dove vivono, su che costellazione fanno la spesa e in che pianeta risiedano.
Altra caratteristica delle nostre opposizioni è la lentezza esasperante – tra precisazioni, prese di posizione e chiarimenti passano i mesi e anche le poche proposte valide perdono motivo di essere, superate dall'evolversi della vita-paese.
Poi ci meravigliamo dell'anti-politica, dell'astensionismo o dello scarso interesse per la cosa pubblica e magari ce la prendiamo con gli anarchici o con i centri sociali o con i rave.
Per come è finita questa opposizione non lamentiamoci - ci potevano capitare alba dorata, i nazisti dell'Illinois o peggio – altro che i rave.
Da parecchio tempo si discute sulle implicazioni dell'incredibile progresso delle capacità di calcolo dei computer.
I progressi della cibernetica stanno rendendo reale la possibilità di avere in un futuro molto prossimo macchine pensanti che valutando gli errori commessi possano “imparare”, “crescere” o addirittura "decidere".
I pessimisti pensano che computer sempre più potenti possano magari formarsi una “coscienza di classe”, cercando anche di sottomettere gli uomini che li hanno creati come illustrato in molti racconti di fantascienza - ricordate Isaac Asimov o Ray Bradbury?
Altri più banalmente, fanno notare che i computer hanno già da tempo un ruolo dominante di controllo delle nostre vite che ha raggiunto livelli intollerabili e poco compatibili con le più elementari libertà personali.
Noi uomini abbiamo notevoli capacità di adattamento – facciamo un po' di tutto non avendo specializzazioni biologiche estreme; ci adattiamo a climi e situazioni diverse e siamo in grado di cambiare modi di vivere, usanze e credenze nello spazio di una generazione.
Ma è proprio questa caratteristica positiva a essere anche il nostro più grande limite. Facciamo tutto e male e non riusciamo al 100% in niente.
Nella vita pratica un robot specializzato di solito svolge poche attività ben precise magari per 24 ore al giorno sempre perfettamente.
Un tornio robotizzato lavorerà pezzi perfetti pur non sapendo cantare e il sistema di parcheggio della nostra auto ci assisterà nelle manovre ma non suonerà il violoncello e non perché non sia tecnicamente possibile ma semplicemente perché non sarebbe utile ed economico farlo.
Inoltre lo scoglio da superare per avere una parvenza di “umanità” in un computer è il parallelismo delle nostre strutture cerebrali.
Abbiamo una quantità enorme di neuroni e di sinapsi che funzionano sia su basi chimiche che elettriche – una quantità enorme di “processori” molto semplici che formano una rete di miliardi di nodi con una ridondanza elevatissima.
In un certo senso è l'esatto opposto di un computer che rispetto a noi ha pochi processori di calcolo e un bus di comunicazione che confrontato con il nostro midollo spinale è molto più rozzo e di diversi ordini di grandezza inferiore.
Probabilmente è per questo che non avremo un “droide protocollare” ai nostri ordini come C-3PO di Star Wars, perlomeno nell'immediato futuro.
Quello che possiamo avere oggi è un'altra cosa che sta avendo sviluppi promettenti; l'iterazione tra sistemi artificiali e sistemi naturali ha permesso di curare alcune malattie e alcune patologie ritenute senza possibili soluzioni di guarigione.
Molti privi dell'udito hanno avuto la possibilità di sentire suoni e voci per la prima volta e si pensa che sia possibile impiantare una telecamera a che è privo della vista o a sostituire arti mancanti o danneggiati con equivalenti artificiali comandati direttamente dal sistema nervoso.
Dai primi pacemaker le possibili connessioni tra artificiale e naturale hanno fatto passi da gigante – la ricerca vede impiegate risorse della medicina, della biologia e dell'informatica in una interdisciplinarità allargata impensabile fino a pochi anni fa.
Altro campo in cui l'intelligenza artificiale è già pesantemente presente è quello della gestione di internet, dell'informazione e dei social.
Già da tempo i nostri comportamenti sui social sono gestiti da algoritmi che cercano di classificare i nostri gusti e di avere a disposizione quanti più dati personali possibili inerenti alla vita, alle abitudini e ai desideri di chi frequenta i social network.
Opinioni, desideri, passioni ed interessi vengono pilotati pesantemente da anni e i social scelgono per noi cosa acquistare, che musica ascoltare o che politico votare anche se pochi sembrano accorgersene. In questo campo l'intelligenza artificiale predittiva ha veramente fatto passi da gigante.
Algoritmi originariamente impiegati nei motori di ricerca, oggi gestiscono le attività di milioni e milioni di utenti sui social. Siamo bombardati da pubblicità sempre più mirate e adattate ai nostri gusti e il mondo parallelo dei social si sta sostituendo in modo preoccupante al mondo reale.
Anche la politica si è immediatamente adeguata alla situazione; scelte fatte senza argomentazioni e senza discussioni, sulla base della pancia dell'elettorato e spesso completamente slegate dai bisogni della vita reale - provvedimenti inutili ma di grande visibilità - veri e propri argomenti di distrazione di massa.
Tanto il passato non esiste.
Un trend singolare sta caratterizzando le attività e le uscite del nostro governo ed è quello di un pervicace ritorno al passato su molti temi.
No allo SPID e magari ritorno al fax, limiti ai pagamenti eseguiti con i POS - idea poi bocciata dalla UE - smart working dimenticato, corsa classista al "merito" nelle scuole e tante altre cose strane forse originate da antipatie e incapacità personali nel capire e nell'accettare gli inevitabili cambiamenti del modo di vivere quotidiano.
Ministri neanche laureati pontificano sul reddito di cittadinanza dimenticando di essere beneficiari di stipendi tra i più alti del mondo ma costringendo praticamente i percettori dell'RdC ad accettare qualsiasi lavoro sottopagato disponibile.
Già da un pezzo vediamo laureati da McDonald e sembra che questo piaccia molto ai nostri governanti.
Spendiamo soldi per istruire i nostri giovani e poi li mandiamo a consegnare pizze o magari li costringiamo ad emigrare.
In questo universo virtuale è più conveniente essere eletti alla camera che essere nominati AD di IBM o di qualche altra multinazionale ma i nostri politici parlano di "inevitabili sacrifici" e di "risorse non disponibili".
Ovviamente di tassare gli extra-guadagni e i grandi patrimoni neanche se ne parla e come al solito, la manovra economica cadrà sulle spalle dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e delle piccole imprese.
Nel frattempo con una cifra praticamente analoga a quella assorbita dall'RdC si finanzieranno le società calcistiche.
Regalino forse fatto al nuovo eletto Lotito ...? Mah ...
Un'altra caratteristica del nuovo governo sono tutte quelle proposte di legge che sembrano elaborate durante la sagra della salsiccia; pensiamo al contributo a chi si sposa in chiesa o all'emendamento alla finanziaria per la caccia nelle zone urbane e a tante altre ideone del genere.
Tutto questo accade mentre a Natale nella sede dell'associazione "Pane Quotidiano" a Milano la fila per ricevere un pasto caldo è stata di quasi mezzo chilometro, mentre le sedi della Caritas sono strapiene e l'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita è diventato ormai una chimera.
Anche il governo spagnolo ha deciso di tassare gli extra-profitti.
Banche, gruppi farmaceutici e colossi dell'energia e delle armi contribuiranno ad assicurare più risorse alla sanità pubblica, alla scuola, alle pensioni e alle fasce più deboli della popolazione.
L'equivalente del nostro reddito di cittadinanza - l'ingresso minimo vitale - salirà del 8,5%.
Aiuti alle madri e ai soggetti non autosufficienti con una tassa di solidarietà che pagheranno le grandi aziende e i gruppi industriali più importanti, saranno destinati ad aiutare realmente chi non riesce ad arrivare a fine mese.
Mentre da noi i finanziamenti alle società di calcio supereranno i soldi stanziati fino ad ora per il tanto vituperato reddito di cittadinanza, in Spagna si cerca di combattere l'inflazione e la crisi economica con provvedimenti mirati per aiutare pensionati e lavoratori e per combattere il carovita e l'inflazione.
Una patrimoniale progressiva consentirà di raccogliere più di dieci miliardi di euro.
Anche gli spagnoli hanno capito che i soldi vanno presi a chi ce li ha mentre da noi la manovra economica sarà come al solito ancora sulle spalle di pensionati, dipendenti e piccole imprese.
Anche l'iprem - l'indice che viene usato per concedere aiuti pubblici (potrebbe essere paragonato più o meno al nostro isee) è stato rivalutato per adeguarlo al momento di crisi.
Borse di studio, aiuti per gli affitti o contributi per i conti dell'energia verranno erogati in maggior misura e a fasce di popolazione sempre più larghe.
Gli stipendi seguiranno una politica di rivalutazione più significativa in linea con la diminuzione del potere d'acquisto e l'aumento del costo della vita.
I treni a media distanza e quelli suburbani rimarranno gratuiti fino al 2023 per cercare di evitare l'uso delle auto private e probabilmente, questa misura verrà prorogata visti i buoni risultati ottenuti.
Buoni affitto per soggetti a basso reddito, incentivi agli studenti, sconti sulle fatture dell'energia sono resi possibili da un sistema di tassazione che colpisce i profitti e i guadagni più alti a differenza del nostro sistema fiscale che ignora i guadagni dei grandi gruppi e che in proporzione, fa pagare più tasse ad un pensionato o a un dipendente che ad Amazon o a Thales.
Parlando di matematica e di informatica mi hanno chiesto chi secondo me, poteva essere ricordato oggi per aver contribuito alla creazione del nostro mondo digitale.
Dopo un primo momento di imbarazzo - di solito in treno non si affrontano argomenti così elevati - mi sono venuti in mente tre nomi: Alan Turing, Tim Berners-Lee e Dennis Ritchie.
Matematico, logico e crittoanalista ha posto i fondamenti dell'informatica elaborando i concetti di algoritmo e di macchina “universale” programmabile e di “intelligenza artificiale” illustrandoli logicamente in modo chiarissimo.
Quelle che erano brillanti intuizioni - ricordiamo Ada Lovelace e la sua corrispondenza con Charles Babbage e Luigi Menabrea - si sono trasformate in una visione organica e moderna che ha posto le basi dell'informatica attuale.
Giù il cappello di fronte ad Alan – senza di lui noi smanettoni, attacca-cavi e macinatori di programmi avremmo potuto dedicarci all'agricoltura anche se poi forse non sarebbe stato proprio un male …
Tim Berners-Lee è il secondo nome che mi è venuto in mente – un ingegnere informatico che al Cern di Ginevra ha contribuito a creare e sviluppare un progetto sugli ipertesti che ha originato il World Wide Web.