sabato 20 maggio 2023

Alluvione

 



https://protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/attualita/conto-corrente-alluvioni-maggio-2023



Credo che altre parole non servano a niente




martedì 2 maggio 2023

Sanità

 


Lo stato della sanità pubblica italiana va peggiorando di giorno in giorno - nonostante le belle parole della politica (quella di ieri e quella di oggi) - accedere ai servizi sanitari sta diventando una roulette e le strutture ospedaliere stanno affondando rapidamente, senza personale e senza risorse significative. 

L'aspettativa di vita media si sta lentamente riducendo in modo curioso: una persona di sessantacinque anni per l'inps può ancora lavorare ma a causa di molte patologie diffuse è spesso considerata dai medici un "soggetto fragile".

Nel nostro ottenebrato mercato del lavoro questi "soggetti fragili" stanno comunque sui ponteggi, lavorano in cantiere, passano ore davanti ad una pressa o un tornio o portano camion e mezzi pesanti.

Negli ospedali pubblici spesso i servizi importanti sono appaltati a privati e mancano figure professionali indispensabili. Cooperative, aziende private e soggetti terzi ormai gestiscono servizi basilari come analisi mediche, pulizie, assistenza e ristorazione, tutti nelle mani di società che hanno come unico scopo il profitto.

Gli italiani sembrano di non accorgersi di tutto questo, magari fino a quando non vengono purtroppo coinvolti personalmente.

Un anno fa mia moglie è venuta a mancare in un ospedale qui in zona - con la sua patologia probabilmente non avrebbe avuto scampo ma nessuno mi ha saputo spiegare perché - impossibilitata a muoversi - nessuno le dava da mangiare; ho dovuto smettere di lavorare per nutrirla e quando ho protestato con la direzione mi è stato risposto che non era disponibile personale "adatto".

Nella farmacia dell'ospedale spesso mancavano farmaci essenziali - anche qui mi hanno dato ricette per prenderli fuori in farmacia e portarli in ospedale. 

L'attuale governo ha ancora ridotto il budget sanitario come peraltro fatto dai governi precedenti, regalando ancora interi settori e  attività ai privati. 

Il mantra che sostiene che il privato possa svolgere attività in modo più efficace rispetto al pubblico è sempre attuale e nessun politico - anche d'opposizione - si è mai pronunciato contro questa scemenza.

Ovviamente lo scopo principale di una attività privata è quello di fare soldi ma garantire un servizio pubblico efficace non ha mai fatto guadagnare nessuno. 

Quindi la "mancanza di risorse" ha costituito sempre la scusa principale per girare ai privati servizi e prestazioni essenziali.

Nessuno ha pensato che i soldi vanno tolti a chi ce li ha; chi consegue extra profitti o i detentori di grandi patrimoni e simili dovrebbero pagare questi servizi. 

Certamente pensionati, piccole aziende o lavoratori dipendenti (con le retribuzioni più basse d'Europa) non potranno mai sostenere un sistema pubblico.

Le parole di Gino Strada che qualcuno voleva addirittura nominare ministro della sanità, sono state purtroppo dimenticate in fretta.




giovedì 30 marzo 2023

Limiti

 


In Italia sembrerebbe ci siano oltre sei milioni di persone sotto la soglia di povertà e grosso modo nove-dieci milioni che vivono pericolosamente vicino a questo limite.

In tutto circa quindici milioni di persone sul filo del rasoio sempre più ai margini della società.

Per molti la perdita del lavoro, l'impossibilità di andare in pensione o di ricollocarsi è diventato un incubo e ha precipitato persone e famiglie “normali” nel baratro della povertà. Una bolletta troppo alta, la perdita del lavoro o una malattia grave hanno cambiato la vita di moltissime famiglie facendole precipitare nell'indigenza.

Famiglie con un tenore di vita normale per problemi come questi sono passate da una vita faticosa ma decente a fare la fila alla mensa della Caritas.

Le trasformazioni del mercato del lavoro poi hanno aumentato la precarietà di molte situazioni e diminuito i redditi percepiti senza aumentare l'occupazione reale. 

La riforma Fornero ha ingessato l'accesso al lavoro dei più giovani e ha creato centinaia di migliaia di casi scoraggianti – lavoratori troppo anziani per ricollocarsi e troppo giovani per andare in pensione.

Negli ultimi anni a causa della crisi migliaia di aziende hanno chiuso i battenti; per le piccole imprese non c'è stata neanche la percezione esatta di quello che è successo – silenziosamente sono scomparse nel nulla moltissime attività e realtà artigiane, negozi e piccole manifatture nella totale indifferenza dei media e senza alcun tipo di ammortizzatori sociali o di pubblicità.

In passato qui da noi, grandi gruppi industriali e finanziari hanno accumulato fortune che spesso sono andate a finire all'estero – investendo solitamente meno dello stretto necessario e uscendo fuori dal gioco quando la situazione iniziava a diventare critica.

Quelle che hanno contribuito maggiormente al nostro benessere sono state proprio le piccole realtà che adesso stanno soffrendo di più – basti pensare a tutte quelle legate al turismo e all'accoglienza, all'artigianato e alla moda, ai servizi, a quelle piccole imprese che hanno formato personale qualificatissimo e sono andate avanti sul territorio nonostante la burocrazia ottusa, le tasse esagerate e tutte le difficoltà tipiche del nostro paese. 

Le grandi industrie e i grandi gruppi hanno sempre reinvestito poco e niente dei loro guadagni pur beneficiando spesso di grandi quantità di aiuti e commesse statali e di una legislazione compiacente.

Fatte le debite proporzioni una piccola azienda subisce una pressione fiscale enorme e gode di ben pochi aiuti rispetto a realtà più grandi – l'esempio Fiat - ora Stellantis - è illuminante. 

Per anni la casa automobilistica torinese ha goduto di aiuti e leggi tagliate su misura operando spesso in regime di quasi monopolio; quando il gioco si è fatto duro sono partite le delocalizzazioni, le chiusure e i licenziamenti e ormai il marchio ha praticamente spostato le attività principali e potenzialmente più redditizie fuori dall'Italia.

Altro punto dolente è che gli introiti derivanti dal fisco vengono impiegati in modi fantasiosi, basti pensare al bilancio della difesa. Quando venne abolita la leva obbligatoria molti dissero che un esercito più piccolo e professionale avrebbe assorbito meno risorse e avrebbe pesato meno sul bilancio.

Così non è stato: abbiamo sommergibili oceanici, satelliti militari (!), stiamo partecipando all'acquisto di aerei F35 che non è ancora chiaro se e quando funzioneranno e a cosa serviranno. 

Le missioni all'estero e gli aiuti poi stanno assorbendo cifre folli perseguendo spesso politiche a noi sfavorevoli come accaduto in Libia, in Afghanistan o in Ucraina fatte solo per compiacere gli USA - i veri padroni del vapore.

Sembrerebbe che la difesa paghi 17 euro un rotolo di asciugatutto e che gran parte del bilancio dedicato ad essa in realtà assicuri la sopravvivenza di una vera e propria casta oligarchica privilegiata.

Per contro molte delle auto delle forze dell'ordine sono immobilizzate perché guaste, troppo vecchie o più prosaicamente perché senza benzina, alla faccia del “controllo capillare del territorio” tanto sbandierato da tutti nelle campagne elettorali.

Nelle cancellerie dei tribunali non è più possibile fare fotocopie e negli ospedali c'è una situazione da terzo mondo con pazienti sulle barelle del pronto soccorso per tre o quattro giorni prima del ricovero e personale insufficiente.

In una situazione politica praticamente senza una opposizione di rilievo, tra tweet e supercazzole sembra essere tornati agli anni trenta. 

Possibile che chi fa opposizione in parlamento ancora si perda in discorsi sul sesso degli angeli, tentennamenti, distinguo così sottili da essere incomprensibili e giri di parole da nonsense o da limerick?

Dopo aver aperto la porta a Renzi prima e poi a Draghi ora i nostri oppositori da operetta hanno messo il broncio e sembra non riescano a capire bene cosa fare.

Molti si stanno scatenando proponendo azioni su questioni già decise; ormai molti giochi sono fatti senza nessuna possibilità di trattativa – bastava pensarci prima ragazzi. 

Ora si parla di salario minimo o di retribuzioni o di sanità e di pensioni - argomenti che sono stati sistematicamente ignorati per anni proprio da chi doveva difenderli.

Credo che siamo arrivati a questo proprio per la distanza tra chi ci dovrebbe rappresentare e il mondo reale; quando li sento parlare mi domando sempre dove vivono, su che costellazione fanno la spesa e in che pianeta risiedano.

Altra caratteristica delle nostre opposizioni è la lentezza esasperante – tra precisazioni, prese di posizione e chiarimenti passano i mesi e anche le poche proposte valide perdono motivo di essere, superate dall'evolversi della vita-paese.

Poi ci meravigliamo dell'anti-politica, dell'astensionismo o dello scarso interesse per la cosa pubblica e magari ce la prendiamo con gli anarchici o con i centri sociali o con i rave.

Per come è finita questa opposizione non lamentiamoci - ci potevano capitare alba dorata, i nazisti dell'Illinois o peggio – altro che i rave.





domenica 12 febbraio 2023

A.I. Intelligenza artificiale

 


Da parecchio tempo si discute sulle implicazioni dell'incredibile progresso delle capacità di calcolo dei computer. 

I progressi della cibernetica stanno rendendo reale la possibilità di avere in un futuro molto prossimo macchine pensanti che valutando gli errori commessi possano “imparare”, “crescere” o addirittura "decidere".

I pessimisti pensano che computer sempre più potenti possano magari formarsi una “coscienza di classe”, cercando anche di sottomettere gli uomini che li hanno creati come illustrato in molti racconti di fantascienza - ricordate Isaac Asimov o Ray Bradbury?

Altri più banalmente, fanno notare che i computer hanno già da tempo un ruolo dominante di controllo delle nostre vite che ha raggiunto livelli intollerabili e poco compatibili con le più elementari libertà personali.

Siamo però ancora molto distanti dall'avere una macchina “cosciente” e forse arrivarci non sarebbe neanche un grande traguardo pratico.
Una macchina simile a noi avrebbe troppi limiti per essere reputata produttiva e/o indispensabile.

Noi uomini abbiamo notevoli capacità di adattamento – facciamo un po' di tutto non avendo specializzazioni biologiche estreme; ci adattiamo a climi e situazioni diverse e siamo in grado di cambiare modi di vivere, usanze e credenze nello spazio di una generazione.

Ma è proprio questa caratteristica positiva a essere anche il nostro più grande limite. Facciamo tutto e male e non riusciamo al 100% in niente.

Nella vita pratica un robot specializzato di solito svolge poche attività ben precise magari per 24 ore al giorno sempre perfettamente.

Un tornio robotizzato lavorerà pezzi perfetti pur non sapendo cantare e il sistema di parcheggio della nostra auto ci assisterà nelle manovre ma non suonerà il violoncello e non perché non sia tecnicamente possibile ma semplicemente perché non sarebbe utile ed economico farlo.

Inoltre lo scoglio da superare per avere una parvenza di “umanità” in un computer è il parallelismo delle nostre strutture cerebrali.

Abbiamo una quantità enorme di neuroni e di sinapsi che funzionano sia su basi chimiche che elettriche – una quantità enorme di “processori” molto semplici che formano una rete di miliardi di nodi con una ridondanza elevatissima.

In un certo senso è l'esatto opposto di un computer che rispetto a noi ha pochi processori di calcolo e un bus di comunicazione che confrontato con il nostro midollo spinale è molto più rozzo e di diversi ordini di grandezza inferiore.

Probabilmente è per questo che non avremo un “droide protocollare” ai nostri ordini come C-3PO di Star Wars, perlomeno nell'immediato futuro.

Quello che possiamo avere oggi è un'altra cosa che sta avendo sviluppi promettenti; l'iterazione tra sistemi artificiali e sistemi naturali ha permesso di curare alcune malattie e alcune patologie ritenute senza possibili soluzioni di guarigione. 

Molti privi dell'udito hanno avuto la possibilità di sentire suoni e voci per la prima volta e si pensa che sia possibile impiantare una telecamera a che è privo della vista o a sostituire arti mancanti o danneggiati con equivalenti artificiali comandati direttamente dal sistema nervoso.

Dai primi pacemaker le possibili connessioni tra artificiale e naturale hanno fatto passi da gigante – la ricerca vede impiegate risorse della medicina, della biologia e dell'informatica in una interdisciplinarità allargata impensabile fino a pochi anni fa.

Altro campo in cui l'intelligenza artificiale è già pesantemente presente è quello della gestione di internet, dell'informazione e dei social. 

Già da tempo i nostri comportamenti sui social sono gestiti da algoritmi che cercano di classificare i nostri gusti e di avere a disposizione quanti più dati personali possibili inerenti alla vita, alle abitudini e ai desideri di chi frequenta i social network.

Opinioni, desideri, passioni ed interessi vengono pilotati pesantemente da anni e i social scelgono per noi cosa acquistare, che musica ascoltare o che politico votare anche se pochi sembrano accorgersene. In questo campo l'intelligenza artificiale predittiva ha veramente fatto passi da gigante. 

Algoritmi originariamente impiegati nei motori di ricerca, oggi gestiscono le attività di milioni e milioni di utenti sui social. Siamo bombardati da pubblicità sempre più mirate e adattate ai nostri gusti e il mondo parallelo dei social si sta sostituendo in modo preoccupante al mondo reale.

Anche la politica si è immediatamente adeguata alla situazione; scelte fatte senza argomentazioni e senza discussioni, sulla base della pancia dell'elettorato e spesso completamente slegate dai bisogni della vita reale - provvedimenti inutili ma di grande visibilità - veri e propri argomenti di distrazione di massa.

Politici del calibro di Donald Trump o Boris Johnson sono sempre stati perfetti e presenti sui social e sui social hanno fatto campagna elettorale e politica attiva prima ancora che nelle sedi istituzionali. 

Squadre di influencer e di specialisti della comunicazione hanno lavorato per loro influenzando opinioni e gusti e pilotando informazioni e avvenimenti creando dal nulla la loro reputazione di personaggi politici nel mondo virtuale e distopico dei social.

Ormai quasi tutti i politici ragionano nel quotidiano con un "mi piace" o "non mi piace" spesso entrando in contraddizione con quanto affermato poco tempo prima. 
Ma contraddizioni e voltafaccia non sono importanti; in questo universo parallelo la memoria individuale è ridotta a pochi giorni. 

Si può essere stati contrari alle trivellazioni in Adriatico e oggi invocarle a gran voce, si può aver affermato che Ruby fosse la nipote di Mubarak, si può aver votato per la riforma Fornero o per i provvedimenti economici di Monti ma oggi dire tranquillamente di essere dalla parte dei lavoratori. 


Tanto il passato non esiste.





lunedì 26 dicembre 2022

Medioevo

 


Un trend singolare sta caratterizzando le attività e le uscite del nostro governo ed è quello di un pervicace ritorno al passato su molti temi.

No allo SPID e magari ritorno al fax, limiti ai pagamenti eseguiti con i POS - idea poi bocciata dalla UE -  smart working dimenticato, corsa classista al "merito" nelle scuole e tante altre cose strane forse originate da antipatie e incapacità personali nel capire e nell'accettare gli inevitabili cambiamenti del modo di vivere quotidiano.

Ministri neanche laureati pontificano sul reddito di cittadinanza dimenticando di essere beneficiari di stipendi tra i più alti del mondo ma costringendo praticamente  i percettori dell'RdC ad accettare qualsiasi lavoro sottopagato disponibile.  

Già da un pezzo vediamo laureati da McDonald e sembra che questo piaccia molto ai nostri governanti.

Spendiamo soldi per istruire i nostri giovani e poi li mandiamo a consegnare pizze o magari li costringiamo ad emigrare.

In questo universo virtuale è più conveniente essere eletti alla camera che essere nominati AD di IBM o di qualche altra multinazionale ma i nostri politici parlano di "inevitabili sacrifici" e di "risorse non disponibili".

Ovviamente di tassare gli extra-guadagni e i grandi patrimoni neanche se ne parla e come al solito, la manovra economica cadrà sulle spalle dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e delle piccole imprese.

Nel frattempo con una cifra praticamente analoga a quella assorbita dall'RdC si finanzieranno le società calcistiche. 

Regalino forse fatto al nuovo eletto Lotito ...? Mah ...

Un'altra caratteristica del nuovo governo sono tutte quelle proposte di legge che sembrano elaborate durante la sagra della salsiccia; pensiamo al contributo a chi si sposa in chiesa o all'emendamento alla finanziaria per la caccia nelle zone urbane e a tante altre ideone del genere.

Tutto questo accade mentre a Natale nella sede dell'associazione "Pane Quotidiano" a Milano la fila per ricevere un pasto caldo è stata di quasi mezzo chilometro, mentre le sedi della Caritas sono strapiene e l'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita è diventato ormai una chimera.



venerdì 23 dicembre 2022

Siamo rimasti gli ultimi

 


Anche il governo spagnolo ha deciso di tassare gli extra-profitti. 

Banche, gruppi farmaceutici e colossi dell'energia e delle armi contribuiranno ad assicurare più risorse alla sanità pubblica, alla scuola, alle pensioni e alle fasce più deboli della popolazione. 

L'equivalente del nostro reddito di cittadinanza - l'ingresso minimo vitale - salirà del 8,5%.

Aiuti alle madri e ai soggetti non autosufficienti con una tassa di solidarietà che pagheranno le grandi aziende e i gruppi industriali più importanti, saranno destinati ad aiutare realmente chi non riesce ad arrivare a fine mese.

Mentre da noi i finanziamenti alle società di calcio supereranno i soldi stanziati fino ad ora per il tanto vituperato reddito di cittadinanza, in Spagna si cerca di combattere l'inflazione e la crisi economica con provvedimenti mirati per aiutare pensionati e lavoratori e per combattere il carovita e l'inflazione.

Una patrimoniale progressiva consentirà di raccogliere più di dieci miliardi di euro.

Anche gli spagnoli hanno capito che i soldi vanno presi a chi ce li ha mentre da noi la manovra economica sarà come al solito ancora sulle spalle di pensionati, dipendenti e piccole imprese.

Anche l'iprem - l'indice che viene usato per concedere aiuti pubblici (potrebbe essere paragonato più o meno al nostro isee) è stato rivalutato per adeguarlo al momento di crisi. 

Borse di studio, aiuti per gli affitti o contributi per i conti dell'energia verranno erogati in maggior misura e a fasce di popolazione sempre più larghe.

Gli stipendi seguiranno una politica di rivalutazione più significativa in linea con la diminuzione del potere d'acquisto e l'aumento del costo della vita.

I treni a media distanza e quelli suburbani rimarranno gratuiti fino al 2023 per cercare di evitare l'uso delle auto private e probabilmente, questa misura verrà prorogata visti i buoni risultati ottenuti.

Buoni affitto per soggetti a basso reddito, incentivi agli studenti, sconti sulle fatture dell'energia sono resi possibili da un sistema di tassazione che colpisce i profitti e i guadagni più alti a differenza del nostro sistema fiscale che ignora i guadagni dei grandi gruppi  e che in proporzione, fa pagare più tasse ad un pensionato o a un dipendente che ad Amazon o a Thales.



venerdì 9 dicembre 2022

Ritorno a casa

 


Ieri sera il rientro a casa è stato quanto mai avventuroso; per “danni causati dal maltempo” (leggi: “inverno”) ho fatto un viaggio in treno in stile transiberiana. 
Come spesso succede, per ingannare il tempo ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con degli studenti di un istituto tecnico della zona che cercavano di raggiungere casa.

Parlando di matematica e di informatica mi hanno chiesto chi secondo me, poteva essere ricordato oggi per aver contribuito alla creazione del nostro mondo digitale.

Dopo un primo momento di imbarazzo - di solito in treno non si affrontano argomenti così elevati - mi sono venuti in mente tre nomi: Alan Turing, Tim Berners-Lee e Dennis Ritchie.

Da qualche anno si parla molto di Turing – un film non eccezionale e una biografia strepitosa hanno fatto conoscere al grande pubblico quello che è uno dei padri della cibernetica e dell'informatica moderna; purtroppo per motivi di sicurezza nazionale, gran parte dei suoi lavori più interessanti hanno potuto vedere la luce soltanto negli primi anni '60. 
Per l'ipocrisia del tempo e per l'omofobia imperante Turing è morto suicida nel 1954. 

Matematico, logico e crittoanalista ha posto i fondamenti dell'informatica elaborando i concetti di algoritmo e di macchina “universale” programmabile e di “intelligenza artificiale” illustrandoli logicamente in modo chiarissimo.

Quelle che erano brillanti intuizioni - ricordiamo Ada Lovelace e la sua corrispondenza con Charles Babbage e Luigi Menabrea - si sono trasformate in una visione organica e moderna che ha posto le basi dell'informatica attuale.

Giù il cappello di fronte ad Alan – senza di lui noi smanettoni, attacca-cavi e macinatori di programmi avremmo potuto dedicarci all'agricoltura anche se poi forse non sarebbe stato proprio un male …

Tim Berners-Lee è il secondo nome che mi è venuto in mente – un ingegnere informatico che al Cern di Ginevra ha contribuito a creare e sviluppare un progetto sugli ipertesti che ha originato il World Wide Web. 

Non ha brevettato nessuno dei suoi lavori consentendone la diffusione planetaria e sostenendo da sempre che Internet debba restare aperta, gratuita e neutrale. 
Neanche Carlo Rubbia all'epoca influente collaboratore del Cern, volle proporre lo sfruttamento industriale degli studi sul www. 
Con il senno di poi quella che sembrò una posizione “originale e strana” del fisico italiano (secondo i giornali dell'epoca) ci ha regalato Internet così come la conosciamo.

Dennis Ritchie è il meno conosciuto dei tre, ci ha lasciato nel 2011 e soltanto pochi se ne sono accorti. 
Brillante fisico e matematico sviluppò la prima versione del sistema operativo Unix e nel 1971 insieme a Thompson e a Kernighan creò il linguaggio di programmazione C usatissimo anche ai giorni nostri. 

In ogni dispositivo di rete, computer o procedura informatizzata troverete sempre un pezzettino della sua opera. Chiunque usi uno smartphone, un computer, un bancomat o un servizio informatico sta usando qualcosa scritto da Ritchie.

Quello che mi stupisce è che queste cose non si studiano a scuola; qualche professore “illuminato” ne parla ma quasi mai in profondità. 
Anche i giornali e le tv perdono tempo a stabilire se il crocifisso debba essere esposto o no nelle aule scolastiche ma quasi mai parlano di questi uomini e di quello che hanno fatto.


mercoledì 7 dicembre 2022

Stipendi ed illusioni

 


L'immagine che vedete è la rilevazione dell'Ocse che illustra la variazione delle retribuzioni in Europa dal 1990 al 2020. 
Un'immagine secondo me tristissima ma non recepita fino in fondo da noi italiani. 
In tutti i paesi europei i salari sono aumentati progressivamente cercando di adeguarsi al costo della vita - da noi no.

Le spiegazioni di questo fenomeno penoso sono le più varie; teorie di politica economica da master universitario, recriminazioni ipocrite di parte, fantasie complottiste e tante altre stronzate che abbiamo imparato ad accettare ormai acriticamente.

In realtà il nostro sistema fiscale ha sempre fatto acqua da tutte le parti. 
I grandi gruppi finanziari ed economici pagano in proporzione meno tasse di un dipendente o di un piccolo imprenditore. Ed è così da anni.

Pensare quindi di alimentare i bisogni di scuola, sanità, trasporti e servizi con le tasse dei piccoli soggetti - dipendenti, pensionati, artigiani e piccole imprese - è semplicemente un'illusione.

Non serve avere un nobel in economia, appare chiaro che i soldi vanno presi a chi ne ha di più - anche la Germania dove non governano certo i soviet - sta tassando gli extra profitti delle multinazionali e dei gruppi finanziari dell'energia per sostenere l'economia.
Inoltre aiuta le sue imprese con finanziamenti mirati e studiati e non con regali arbitrari come accade qui da noi. 
Molti altri paesi stanno preparando politiche del genere o le hanno già in essere da tempo.

In Italia invece grandi gruppi economici hanno ricevuto aiuti importanti a fondo perduto pur continuando a delocalizzare le produzioni e a spostare le sedi fiscali all'estero.
Amazon e asset simili pagano una percentuale ridicola sui profitti - in proporzione un pensionato o uno studente universitario paga più tasse di loro.

Da qui il mantra della "mancanza di risorse" che ha regalato interi settori ai privati nell'illusione di poter erogare servizi in modo comunque insoddisfacente. 
Anche chi ha vinto le ultime elezioni ora si trova a dover rimangiarsi tutte le promesse fatte in campagna elettorale sempre per "mancanza di risorse" e si sta preparando a svendere parti della sanità e di altri servizi essenziali per l'ennesima volta.

Certamente l'attuale crisi internazionale ha poi aggravato le cose, ma rispetto ad altri paesi il problema del fisco ci caratterizza da anni. 
Una struttura fiscale che non riesce a combattere fattivamente l'evasione, una burocrazia ottusa che impedisce di fatto le iniziative innovative e i possibili nuovi modi di fare economia, completano il desolante panorama italico.

Qui da noi per le start-up la vita è molto più difficile che in altri posti e per i giovani le possibilità di affermarsi sono ridotte al lumicino.
Sarebbe interessante ricordare - quando si parla di flussi migratori e richiedenti asilo - che molte migliaia di giovani italiani sono costretti ad andare all'estero ogni anno per poter vivere e lavorare decentemente. 

Hanno studiato qui ma i risultati delle loro capacità saranno tutti a beneficio di altre economie.