Quel 27 febbraio 1960 il treno che da Milano portava a Losanna venne fermato ad
Aigle e un medico salì a bordo – un passeggero si era sentito male.
Quel
passeggero era Adriano Olivetti.
Alcuni testimoni dissero che
aveva dimenticato il cappotto nel vagone ristorante, dopo cena era tornato a
prenderlo ed era morto.
Prima si parlò di infarto, poi di emorragia cerebrale
ma non fu eseguita alcuna autopsia come di solito avviene in questi casi.
Per quello che sappiamo
Olivetti stava cercando collaborazione e finanziamenti per quella che era la
nuova creatura della sua industria, il computer Elea, e aveva in agenda
incontri a Losanna e a Montreux.
Dopo anni
di ricerche e di progetti, in Olivetti vide la luce un calcolatore modernissimo
– Elea 9300 era uno dei primi mainframe interamente a stato solido con la
capacità di eseguire 10000 istruzioni al secondo – superava agevolmente la
concorrenza made in USA e la sua console e i suoi componenti disegnati da Ettore
Sottsass, avevano una ergonomia e un design all’epoca incredibili.
Il
capo progetto – l’ingegnere Mario Tchou – dimostrò che la tecnologia di Elea
era avanti anni rispetto alla concorrenza.
Anche un occhio inesperto
poteva vedere che Elea 9300 era il futuro – tutti gli altri calcolatori
commercializzati in quegli anni da un giorno all’altro divennero dei
ferrivecchi non soltanto da un punto di vista meramente estetico ma anche
prestazionale.
La
sua realizzazione non fu facile; mancavano anche i semiconduttori (transistor e
diodi) necessari – a tale scopo Adriano Olivetti creò la SGS – praticamente rese
operativa in meno di due anni una fabbrica di semiconduttori partendo da zero –
per inciso la società è ancora esistente come ST Microelectronics.
All’epoca transistor veloci
erano disponibili in piccole quantità e a prezzi elevati soltanto in America e
Olivetti pensò bene di entrare anche in questo segmento strategico di mercato.
In
breve tempo furono venduti una quarantina di esemplari Elea e questo preoccupò
non poco le industrie americane che avevano iniziato a vendere i loro prodotti
in Europa praticamente in regime di monopolio.
Altro
motivo di preoccupazione per le industrie a stelle e strisce era stata l’acquisizione di
Underwood (un produttore di macchine per scrivere e calcolatori elettromeccanici) da parte del gruppo Olivetti.
Uno dei motivi dell’acquisizione era
quello di produrre Elea e tutte le altre macchine che sarebbero state ideate
poi, in quello che era il mercato più promettente al mondo.
Un
anno dopo – il nove novembre 1961 – Mario Tchou morì in un incidente stradale mentre
stava andando da Milano ad Ivrea nella sede Olivetti.
Anche in questo caso non
furono fatte indagini approfondite e poco dopo il gruppo di progettisti che
Tchou aveva messo insieme venne sciolto.
Nel
giorno dei funerali di Adriano Olivetti dei ladri entrarono nel suo studio ma
nessuno seppe cosa stavano cercando. Sembrerebbe che poi alcuni componenti Elea
sparirono durante una consegna a Roma.
Anni dopo tecnici Olivetti
affermarono di avere visto in America un grosso mainframe con parti simili.
Nel 1964 il sogno di Adriano
Olivetti finisce: il settore elettronico viene venduto alla General Electric (nessuno vuole finanziare avventure come quelle di Elea) e gli azionisti tra i quali
il gruppo Fiat preferiscono non rischiare ed incassare subito svendendo tutto il settore del
calcolo elettronico della società di Ivrea.
Il canto del cigno di quello che rimaneva del gruppo
di ricercatori Olivetti guidato poi dall’ingegnere progettista Pier Giorgio
Perotto, fu un’altra realizzazione memorabile – la Programma 101 - forse il
primo desktop computer moderno.
Concepita
tra il 1962 e il 1964 fu commercializzata dal ’65 al ’71. Era un calcolatore
programmabile che poteva stare su un tavolo, con un consumo di 350 watt poteva
essere alimentato dalla normale rete elettrica e aveva programmi già fatti e disponibili
per finanza, geometria, statistica e ingegneria.
Il
design fu affidato a Mario Bellini – un esemplare della P101 è esposto al MoMA
di New York.
Presentata a New York nell’ottobre
del 1965 divenne un best-seller.
Nel
1968 Hewlett Packard copiò spudoratamente la P101 violandone il brevetto con il
suo modello 9100A e dovette risarcire l’Olivetti con 900.000 dollari per
evitare guai giudiziali.
La Programma 101 ebbe un
ottimo successo di vendita. Enti federali americani come la NASA ne
acquistarono diversi esemplari.
Prima dell’Apple II, prima del pc IBM e di
tanti altri, P101 fu il computer da tavolo che poteva essere usato dopo
un addestramento basico brevissimo senza avere conoscenze particolari di
informatica.
Purtroppo
la direzione dell’Olivetti non diede seguito all’exploit della P101 nonostante
fosse stata venduta in più di 44.000 esemplari con il 90% delle vendite negli
USA.
La
mancanza di una figura carismatica come quella di Adriano Olivetti e divisioni
interne alla famiglia portarono alla direzione dell’azienda azionisti come Mediobanca
di Enrico Cuccia, Pirelli e la famiglia Agnelli tutti facenti parte del “gruppo di intervento” per
risanare il bilancio.
In
realtà la situazione non era così drammatica come veniva dipinta da politici
come Bruno Visentini e tanti altri; la Olivetti aveva investito negli USA nella acquisizione di Underwood (azienda che produceva macchine per scrivere e calcolatori elettromeccanici) per avviare la produzione di elaboratori elettronici direttamente in quello che era il mercato più promettente.
La società di Ivrea aveva aperto un
centro ricerche – prima a New Caanan poi a Cupertino in quella che
poi sarebbe diventata la Silicon Valley (vi dice qualcosa?) e se avesse
continuato a percorrere la strada del calcolo elettronico, avrebbe potuto
seriamente minare la superiorità americana nel settore.
Probabilmente
per compiacere gli USA gli azionisti preferirono uscire dal settore dei
calcolatori elettronici e non perdere gli aiuti finanziari americani –
importanti soprattutto per la FIAT di Valletta.
Così finì il sogno di Adriano
Olivetti.
Attribuzione
fotografie:
Autore
sconosciuto (Mondadori Publishers) -
http://www.gettyimages.co.uk/detail/news-photo/italian-engineer-adriano-olivetti-president-of-the-news-photo/141551307,
Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41318442
Autore
sconosciuto - Perotto e il suo gruppo. Laboratorio-Museo Tecnologicamente.
Retrieved on 8 January 2017. Pubblico dominio,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44607454