La notizia che in questi giorni occupa le pagine dei giornali finanziari e le rubriche specializzate delle tv è quella delle previsioni di bilancio della Apple che da ottobre indicano una perdita di 450 miliardi di dollari – per intenderci il valore di Facebook.
Giovedì 3 gennaio, quando le stime di bilancio sono state rese pubbliche il prezzo delle azioni Apple è sceso del 9,96%.
L’ad Tim Cook si troverà in una situazione che forse avrebbe preferito non vivere e che ricorda moltissimo quella di J. Sculley, l’amministratore in carica prima del ritorno al timone di Jobs nel 1996.
Ufficialmente le previsioni del ribasso sono state motivate dalla guerra economica in atto con la Cina e dalla saturazione dei mercati ma il parallelo con quello che successe all’Apple negli anni ‘90 è inevitabile.
La questione cinese è probabilmente un paravento che nasconde altri motivi e ben altre difficoltà.
Prodotti che hanno forse perso il loro sex-appeal, innovazioni non più così evidenti e prezzi piuttosto alti potrebbero essere la causa di queste previsioni al ribasso.
IPhone e IPad non rappresentano più l’eccellenza tecnologica come nel 2007 e il segmento dei laptop e dei server propone devices molto eleganti ma un po’ datati e destinati a ritornare in una nicchia di mercato che potrebbe non avere più i grandi numeri ai quali eravamo abituati.
In Apple si è creata una atmosfera simile a quella presente in altre aziende tecnologiche; il desiderio di sfruttare commercialmente prodotti di punta il più a lungo possibile ha fatto passare in secondo piano il fatto che più che al singolo prodotto, Apple deve i suoi numeri all’innovazione.
Se questa manca per troppo tempo, tutto si perde nei meandri del mercato e nuovi concorrenti occuperanno spazi sempre più vasti in tempi brevi.
L’information technology in realtà quasi mai vende i singoli prodotti per quello che sono ma per quello che riescono a cambiare nelle nostre abitudini e nei nostri modi di vita.
Mac, IPod, IPhone, Apple TV e tante altre cose uscite da Cupertino prima ancora che cose da vendere sono state tecnologie che hanno cambiato il modo di vivere e di comunicare - ora quest'onda di innovazione sembra essersi fermata; probabilmente non è così ma la percezione generale è questa e sta causando un ribasso economico che altre aziende, americane e non, vedono con preoccupazione.
Per molti addetti ai lavori è sempre stato chiaro che tecnologia e innovazione devono procedere di pari passo ma i dipartimenti finanziari spesso cercano di vendere prodotti tecnologici come fossero detersivi da supermarket e i risultati sono questi - finita la novità le vendite ristagnano e la concorrenza aumenta.
La capacità di vedere oltre e di immaginare è l'ingrediente del cambiamento - anche quando non da luogo a ricavi immediati - l'esempio di Elon Musk è illuminante. Anche se Tesla ancora non ha conquistato vette di mercato significative ha dettato nuove regole e ha messo in moto ricerche e tecnologie alle quali tutti i competitor dovranno adeguarsi.
La stessa cosa è successa – con le ovvie differenze – nel polo tecnologico italiano. Mancanza di convinzione, assenza di pianificazione concertata, ricerca ridotta al lumicino hanno fatto si che l’Italia abbia commercializzato il primo mainframe a stato solido, una delle prime calcolatrici programmabili e ora importi anche i componenti elettronici più semplici. Una classe di industriali pavidi e ansiosi di giocare sul sicuro poi ha fatto terra bruciata di molte realtà che avrebbero potuto diventare interessanti – ormai da anni siamo fuori dai giochi; sopravvivono e prosperano alcuni soggetti di nicchia che grazie al lavoro duro, alla testardaggine e alle competenze riescono a realizzare cose interessanti anche per il panorama internazionale.
Mi piacerebbe che fossero prese ad esempio e che si potesse ripartire da qui.
Giovedì 3 gennaio, quando le stime di bilancio sono state rese pubbliche il prezzo delle azioni Apple è sceso del 9,96%.
L’ad Tim Cook si troverà in una situazione che forse avrebbe preferito non vivere e che ricorda moltissimo quella di J. Sculley, l’amministratore in carica prima del ritorno al timone di Jobs nel 1996.
Ufficialmente le previsioni del ribasso sono state motivate dalla guerra economica in atto con la Cina e dalla saturazione dei mercati ma il parallelo con quello che successe all’Apple negli anni ‘90 è inevitabile.
La questione cinese è probabilmente un paravento che nasconde altri motivi e ben altre difficoltà.
Prodotti che hanno forse perso il loro sex-appeal, innovazioni non più così evidenti e prezzi piuttosto alti potrebbero essere la causa di queste previsioni al ribasso.
IPhone e IPad non rappresentano più l’eccellenza tecnologica come nel 2007 e il segmento dei laptop e dei server propone devices molto eleganti ma un po’ datati e destinati a ritornare in una nicchia di mercato che potrebbe non avere più i grandi numeri ai quali eravamo abituati.
In Apple si è creata una atmosfera simile a quella presente in altre aziende tecnologiche; il desiderio di sfruttare commercialmente prodotti di punta il più a lungo possibile ha fatto passare in secondo piano il fatto che più che al singolo prodotto, Apple deve i suoi numeri all’innovazione.
Se questa manca per troppo tempo, tutto si perde nei meandri del mercato e nuovi concorrenti occuperanno spazi sempre più vasti in tempi brevi.
L’information technology in realtà quasi mai vende i singoli prodotti per quello che sono ma per quello che riescono a cambiare nelle nostre abitudini e nei nostri modi di vita.
Mac, IPod, IPhone, Apple TV e tante altre cose uscite da Cupertino prima ancora che cose da vendere sono state tecnologie che hanno cambiato il modo di vivere e di comunicare - ora quest'onda di innovazione sembra essersi fermata; probabilmente non è così ma la percezione generale è questa e sta causando un ribasso economico che altre aziende, americane e non, vedono con preoccupazione.
Per molti addetti ai lavori è sempre stato chiaro che tecnologia e innovazione devono procedere di pari passo ma i dipartimenti finanziari spesso cercano di vendere prodotti tecnologici come fossero detersivi da supermarket e i risultati sono questi - finita la novità le vendite ristagnano e la concorrenza aumenta.
La capacità di vedere oltre e di immaginare è l'ingrediente del cambiamento - anche quando non da luogo a ricavi immediati - l'esempio di Elon Musk è illuminante. Anche se Tesla ancora non ha conquistato vette di mercato significative ha dettato nuove regole e ha messo in moto ricerche e tecnologie alle quali tutti i competitor dovranno adeguarsi.
La stessa cosa è successa – con le ovvie differenze – nel polo tecnologico italiano. Mancanza di convinzione, assenza di pianificazione concertata, ricerca ridotta al lumicino hanno fatto si che l’Italia abbia commercializzato il primo mainframe a stato solido, una delle prime calcolatrici programmabili e ora importi anche i componenti elettronici più semplici. Una classe di industriali pavidi e ansiosi di giocare sul sicuro poi ha fatto terra bruciata di molte realtà che avrebbero potuto diventare interessanti – ormai da anni siamo fuori dai giochi; sopravvivono e prosperano alcuni soggetti di nicchia che grazie al lavoro duro, alla testardaggine e alle competenze riescono a realizzare cose interessanti anche per il panorama internazionale.
Mi piacerebbe che fossero prese ad esempio e che si potesse ripartire da qui.







