Si parla sempre più di intelligenza artificiale - ogni giorno mezzi di informazione, pubblicità e social ci informano sui suoi sviluppi e sembra che ogni aspetto della nostra vita, ogni nostra scelta, ogni lavoro sia ormai influenzato dal termine magico "A.I."
Gli studi sulla possibilità di avere a disposizione una intelligenza simile alla nostra, capace di imparare, di elaborare concetti e di relazionarsi in modo diretto e "umano" con la realtà, sono molto avanzati - la possibilità di avere a disposizione una macchina di Turing che possa operare secondo logica e agire come un essere umano, anche grazie ai progressi del calcolo quantistico, è ormai diventata reale.
Scienziati di fama tra cui Stephen Hawking hanno illustrato chiaramente i pericoli derivanti dalla creazione di un elaboratore basato sulla I.A. - filosofi hanno illustrato gli aspetti etici di questa disciplina che - secondo alcuni - potrebbe minacciare l'esistenza dell'intera umanità.
Ad oggi facciamo tutti i conti con l'intelligenza predittiva tipica dei social che tramite il processamento dei nostri dati personali, cerca di capire (e pilotare) i nostri gusti e le nostre opinioni.
Ormai pubblicità e politica si fanno in gran parte sui social e siamo tutti parte di questa realtà artificiale spesso distante dal mondo reale ma - agli occhi di molti - più presente e più vicina della realtà stessa.
Realtà e opinioni vengono regolarmente filtrate e modificate dai social e spesso completamente stravolte. Sui mondi social si creano falsi miti, universi artificiali e distopici e personaggi fuori dal mondo.
Oggi il rischio è che la A.I. sostituisca l'intelligenza predittiva nei social e nei mezzi di informazione; con capacità di ragionamento e capacità di apprendimento indistinguibili da quelle umane, la possibilità di pilotare scelte ed opinioni e di incidere sulla vita delle persone saranno di molti ordini superiori a quelle di oggi.
Nel 2019 la UE ha definito delle linee guida per un impiego etico della A.I.
Sono stati elaborati dei punti che stabiliscono una supervisione "umana" sui processi di intelligenza artificiale mettendo al primo posto i diritti fondamentali dell'uomo.
Il grosso rischio è che il business che gira intorno all'A.I. per ora se ne frega di tali regole.
Nel 2021 la UE ha anche elaborato una vera e propria proposta di legge - lo A.I. Act - che prende in esame diversi livelli d'uso di questa disciplina come il social scoring - praticamente l'associazione di un valore o punteggio ad ogni singola persona per stabilire quanto sia utile (una procedura che in Cina è stata già messa in atto). Questo uso dell'A.I. in questa proposta di legge è vietato.
Altro uso dell'A.I. criticato dalla UE è l'analisi dei cv dei lavoratori o degli studenti - considerato ad alto rischio e sconsigliato senza una supervisione "umana".
Oltre questo l'A.I. Act prende in considerazione il rispetto per la dignità delle persone, il rispetto per la privacy, l'imparzialità e l'inclusione.
Di questa proposta di legge se ne è parlato pochissimo anche se - dato l'argomento e l'urgenza - sarebbe fondamentale comprenderla e applicarla.
Tra poco potremmo avere l'ultima occasione per farlo.