sabato 21 marzo 2020

Tutti a casa




In questi giorni passati chiuso in casa penso a tante cose e come molti, cerco di trovare un senso a quello che sta succedendo.
Confesso che dopo i primi giorni in cui leggevo per ore e sentivo di tutto, ora cerco di capire come sarà la vita dopo questa pandemia e neanche leggo più la quantità di post e di articoli che sui social e sui media escono a getto continuo.
Sicuramente niente sarà più lo stesso – spero che in tutti ci sia un ripensamento di quello che è stato il nostro modo di vivere fino ad oggi.
Nei canali di Venezia è ritornata acqua limpida e sono tornati i pesci e i delfini sono ritornati ad affacciarsi al Lido e fuori i canali.
In tutte le grandi città il blocco forzato ha finalmente ridotto l’inquinamento atmosferico a valori mai misurati da anni.
Qui da me l’albero davanti casa è pieno di uccelli e l’odore dei gas di scarico e il chiasso della movida sono già diventati un ricordo.
Il mondo va avanti anche senza il nostro contributo e forse, va avanti anche meglio.
Non è tempo di polemiche – ormai quello che è fatto è fatto – ma sono contento che ci siamo accorti, anche se in colpevole ritardo, dell’importanza della sanità pubblica, del rispetto delle regole e dell’importanza del lavoro di tante persone che fino a poco tempo fa erano invisibili ai più.
Medici, infermieri, trasportatori, personale delle pulizie, operatori sanitari e tanti altri che stanno lavorando per noi con turni massacranti e spesso, con retribuzioni da fame.
Abbiamo dato per scontato tante cose, soltanto adesso sono riuscito a capire a fondo i racconti di mia nonna che appena adolescente, aveva vissuto l’epidemia di spagnola dopo la prima guerra mondiale e non l’aveva affrontata chiusa comodamente a casa con internet e tv ma da sola con altri bambini e ragazzi lavorando nei campi. Erano storie che non capivo e che mi sembravano tanto lontane e quasi irreali.
Poche generazioni sono bastate a cancellare quello che nelle nostre vite è realmente importante e non riesco a capire quelli che continuano a mettere a repentaglio la loro vita e la vita degli altri – neanche mi indigno più – sentendoli, con le loro scuse fantasiose e con le loro penose giustificazioni quando vengono pescati allegramente in giro, neanche li capisco – è come se parlassero un’altra lingua, come se venissero da un altro pianeta.
Quello che manca è la capacità di cambiare, anche nelle piccole cose - ora vedo questa massa di imbecilli che non riesce a rinunciare neanche all’uscita con gli amici o alla passeggiata nei centri commerciali, che “interpretano” all’italiana le norme e le raccomandazioni con il solito atteggiamento da furbetti fichi, come se fossero invulnerabili e come se gli altri non esistessero.
Questi atteggiamenti mi mettono paura e mi preoccupano; chi non si sa adattare, chi vede soltanto il suo piccolo mondo e le sue esigenze è destinato a scomparire – in natura è così da sempre ma ora non tutti lo capiscono.