In questi giorni passati chiuso in casa penso a tante cose e come
molti, cerco di trovare un senso a quello che sta succedendo.
Confesso che dopo i primi giorni in cui leggevo per ore e sentivo di
tutto, ora cerco di capire come sarà la vita dopo questa pandemia e neanche
leggo più la quantità di post e di articoli che sui social e sui media escono a
getto continuo.
Sicuramente niente sarà più lo stesso – spero che in tutti ci sia un
ripensamento di quello che è stato il nostro modo di vivere fino ad oggi.
Nei canali di Venezia è ritornata acqua limpida e sono tornati i pesci
e i delfini sono ritornati ad affacciarsi al Lido e fuori i canali.
In tutte le grandi città il blocco forzato ha finalmente ridotto l’inquinamento
atmosferico a valori mai misurati da anni.
Qui da me l’albero davanti casa è pieno di uccelli e l’odore dei gas
di scarico e il chiasso della movida sono già diventati un ricordo.
Il mondo va avanti anche senza il nostro contributo e forse, va avanti
anche meglio.
Non è tempo di polemiche – ormai quello che è fatto è fatto – ma sono
contento che ci siamo accorti, anche se in colpevole ritardo, dell’importanza
della sanità pubblica, del rispetto delle regole e dell’importanza del lavoro
di tante persone che fino a poco tempo fa erano invisibili ai più.
Medici, infermieri, trasportatori, personale delle pulizie, operatori
sanitari e tanti altri che stanno lavorando per noi con turni massacranti e
spesso, con retribuzioni da fame.
Abbiamo dato per scontato tante cose, soltanto adesso sono riuscito a
capire a fondo i racconti di mia nonna che appena adolescente, aveva vissuto
l’epidemia di spagnola dopo la prima guerra mondiale e non l’aveva affrontata
chiusa comodamente a casa con internet e tv ma da sola con altri bambini e
ragazzi lavorando nei campi. Erano storie che non capivo e che mi sembravano
tanto lontane e quasi irreali.
Poche generazioni sono bastate a cancellare quello che nelle nostre
vite è realmente importante e non riesco a capire quelli che continuano a
mettere a repentaglio la loro vita e la vita degli altri – neanche mi indigno
più – sentendoli, con le loro scuse fantasiose e con le loro penose
giustificazioni quando vengono pescati allegramente in giro, neanche li capisco
– è come se parlassero un’altra lingua, come se venissero da un altro pianeta.
Quello che manca è la capacità di cambiare, anche nelle piccole cose -
ora vedo questa massa di imbecilli che non riesce a rinunciare neanche
all’uscita con gli amici o alla passeggiata nei centri commerciali, che
“interpretano” all’italiana le norme e le raccomandazioni con il solito
atteggiamento da furbetti fichi, come se fossero invulnerabili e come se gli
altri non esistessero.
Questi atteggiamenti mi mettono paura e mi preoccupano; chi non si sa
adattare, chi vede soltanto il suo piccolo mondo e le sue esigenze è destinato
a scomparire – in natura è così da sempre ma ora non tutti lo capiscono.
