domenica 29 marzo 2026

Quando c'era Lui.

 


Ciclicamente puntuali come un orologio svizzero ecco che sui social arrivano periodicamente post nostalgici inneggianti a quando “c'era Lui”. 

Anche tra i miei contatti qualcuno ci casca e con improbabili paragoni propone storie e paralleli assurdi.

Ho perso ogni speranza circa la possibilità di convincere questi recalcitranti nostalgici ma vorrei spiegare alcune cose circa il ventennio.

Invito a rileggervi le pagine di Denis Mack Smith sull'Italia e la sua storia. Smith – uno storico non certo marxista – nella biografia di Mussolini e nella Storia d'Italia ha illustrato in modo chiaro quello che eravamo e come vivevamo nel ventennio fascista.

Quello che per molti ancora è una epoca mitica della nostra storia è stato in realtà uno dei periodi di maggior corruzione – poche persone accumularono fortune con il beneplacito e la protezione del fascismo. 

Entrammo in guerra nel 1940 con meno risorse del 1914 ma il sistema di appalti e forniture fece decollare molti gruppi finanziari e arricchì profittatori e arrivisti – alcuni di questi gruppi fanno ancora parte del panorama economico odierno ...

Già negli anni '30 un operaio italiano aveva un reddito che era circa un terzo o poco più di quello di un operaio francese pur lavorando quasi il doppio.

Le pensioni sociali non esistevano, saranno introdotte soltanto nel 1969 – esisteva un fondo, la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, su base volontaria al quale avrebbero dovuto aderire anche gli industriali (!) ma che non decollò mai e rimase marginale nell'assistenza ai lavoratori.

Gli investimenti nell'industria e nell'innovazione di fatto non c'erano e la politica estera dissennata aveva tagliato fuori l'Italia da ogni possibilità di commercio. Mancavano materie prime, prodotti chimici, metalli, carbone e l'industria si arrangiava autarchicamente – per questo avevamo ancora aerei di legno e tela e usavamo surrogato al posto del caffè e carcadè in luogo del tè.

Anche le opere pubbliche languivano; la costruzione di strade e infrastrutture in realtà era iniziata con Giolitti che giustamente vedeva nella mancanza di collegamenti e di strade un handicap per lo sviluppo del paese. 

Mussolini però creò opere spesso di facciata ma intere regioni erano praticamente isolate senza strade, acquedotti o collegamenti ferroviari efficienti.

I treni poi non arrivavano in orario, il sistema ferroviario era poco più che embrionale – semplicemente era proibito divulgare notizie circa ritardi o disservizi. 
Tenete presente che in tutte le stazioni ferroviarie più grandi erano diffusi gli "alberghi diurni" - posti dove era possibile riposare, tagliarsi i capelli o bere qualcosa a qualsiasi ora mentre si aspettavano i treni.

Opere pubbliche sbandierate dalla propaganda come la bonifica delle paludi pontine in realtà erano iniziate agli albori della civiltà romana e proseguite per secoli – alcuni progetti di bonifica erano addirittura quelli di Leonardo da Vinci (tra i migliori - attuabili e funzionanti).

Mussolini spostò soltanto braccianti ed ex reduci della grande Guerra dal Veneto, allora regione depressa, nelle zone pontine. 

Falcidiati dalla malaria e dalla fame e con pochi mezzi riuscirono comunque a proseguire la trasformazione di quelle paludi in terreni coltivabili pagando un prezzo assurdo – una storia che pochi hanno raccontato fedelmente.

L'assistenza sanitaria era ridotta al minimo e garantita soltanto per alcune categorie del pubblico impiego. 
Gli ospedali non avevano risorse e farmaci moderni e morire per cause banali era la regola.

Questo è il periodo “mitico” tanto sbandierato oggi.

Non voglio scatenare polemiche ma prima di scrivere certe cose vi invito a documentarvi, a leggere e a considerare le cose con maggior attenzione, anche perché in questa parte di storia è facile individuare delle tare e dei comportamenti che sono arrivati fino a noi. 

Il disprezzo dello stato, l'amministrazione  della cosa pubblica come se fosse proprietà privata, il peculato e le commistioni tra politici e gente di malaffare sono iniziate in quel periodo. 

Intendiamoci, c'erano anche prima ma non erano la normalità – oggi sembrano essere la regola forse grazie proprio al ventennio.




domenica 8 marzo 2026

Trasformazioni e lavoro.

 


Nuove ondate di licenziamenti stanno colpendo nei settori più diversi lavoratori di tutto il mondo 
Per l'ennesima volta Amazon ha annunciato una riduzione globale della forza lavoro di circa quattordicimila persone. 
AI - intelligenza artificiale, razionalizzazione e riorganizzazione delle attività sono le giustificazioni espresse dal vicepresidente Beth Galetti sui comunicati aziendali.

Anche Oracle, uno dei giganti dell'IT, ha annunciato un piano di licenziamenti. Qui le cose sono più complesse; a causa di massicci investimenti su nuovi data center Oracle ha avuto una crisi di liquidità. 
Da considerare che i nuovi data center lavorano in gran parte per Meta, per OpenAI e per xAI - aziende cha hanno anche loro annunciato pesanti riduzioni dei dipendenti.

In realtà in tutte le società del settore (e non solo) sta prendendo piede l'idea che sia possibile rinunciare a gran parte della forza lavoro aumentando l'automazione e il ricorso alle risorse di intelligenza artificiale.
Da trent'anni a questa parte è facile vedere che la forza lavoro impiegata dalle aziende del mondo IT o dalle aziende tecnologicamente "innovative" sia in realtà in continua diminuzione.

Il mondo delle nuove tecnologie e delle nuove imprese oggi si caratterizza per avere guadagni enormi con ricadute minime.
Rispetto ad aziende tradizionali di decenni orsono - pensiamo a quelle della meccanica o quelle dell'automobile, che hanno cambiato la vita di molti distribuendo lavoro e risorse - le nuove imprese sembrano avere il comportamento e la connotazione di animali parassiti che sfruttano al massimo le cose sulle quali riescono a mettere le mani ma cambiano la vita di chi ci lavora spesso soltanto in negativo.

Con tutti i loro difetti e le loro tare le imprese tradizionali quasi sempre avevano la capacità di cambiare positivamente  la vita delle persone.
Le città dove aprivano fabbriche e attività produttive cambiavano rapidamente volto, si ingrandivano e chi trovava un lavoro cambiava vita (anche se magari faticosamente) e garantiva un futuro e un'istruzione ai figli, acquistava una casa e una macchina - insomma cresceva insieme al suo datore di lavoro.

Le nuove imprese in gran parte hanno invece una visione strettamente legata agli investimenti - il singolo capitalista con un sogno da far diventare realtà non esiste quasi più.
Fondi di investimento, venture capital o strutture simili dominano le aziende e ne stabiliscono i comportamenti.

Non si licenziano lavoratori soltanto quando le cose vanno male ma si licenziano se conviene e a prescindere dagli eventuali guadagni. 
Con questa logica abbiamo visto gruppi bancari chiudere bilanci annuali con incrementi stratosferici per poi avviare piani di prepensionamenti e licenziamenti pur di "snellire" le strutture o lo stesso gruppo Amazon licenziare migliaia di persone in tutto il mondo pur con bilanci con utili finanziari di tutto rispetto.

Il fatto è che le esigenze della gente comune e quelle dei grossi gruppi economici da tempo non coincidono più neanche parzialmente.

Il lavoratore ideale di oggi non deve avere esigenze come quelle legate ad una retribuzione decente, deve essere sempre pronto a lavori straordinari, a trasferimenti e magari a demansionamenti e non deve rompere le scatole pretendendo cose strane come orari e pagamenti certi.

Interi settori d'attività si reggono su questi presupposti. Mondi imprenditoriali come quello del turismo hanno visto stipendi e retribuzioni in continuo calo e ciclicamente imprenditori che comunque si lamentano perché non riescono più a trovare personale da schiavizzare.

E ora questa sembra essere dappertutto la connotazione del "nuovo" mondo del lavoro.